Acherontia atropos

Acherontia atropos

La sfinge testa di morto o atropo (Acherontia atropos Linnaeus, 1758) è un lepidottero della famiglia degli Sphingidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Protostomia, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Panorpoidea, Ordine Lepidoptera, Sottordine Glossata, Infraordine Heteroneura, Divisione Ditrysia, Superfamiglia Bombycoidea, Famiglia Sphingidae, Sottofamiglia Sphinginae, Tribù Acherontiini e quindi al Genere Acherontia ed alla Specie A. atropos.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’ Acherontia atropos è un lepidottero che ha un areale di diffusione che va dall’Africa , all’Europa ed alle parti occidentali del continente asiatico.
È quindi una specie paleotropicale, presente nelle regioni afrotropicale e mediterranea. Vive e si riproduce in Africa e nella parte meridionale del bacino mediterraneo ed in alcune aree dell’Asia occidentale. I confini del suo areale sono rappresentati nel confine orientale dal Kuwait ed Arabia saudita e si spinge a occidente fino alle isole Canarie e all’arcipelago delle Azzorre.
Nel periodo che va da maggio a settembre hanno luogo le migrazioni verso nord che portano gli animali in Europa, fino alla Scandinavia meridionale e all’Islanda.
A causa dei cambiamenti climatici il limite settentrionale dell’areale si è spostato verso nord negli ultimi anni. Questo insetto è stato trovato frequentemente in Paesi dell’Eurasia occidentale, ma soli pochi individui riescono a svernare con successo in queste zone.
L’habitat di questa farfalla è rappresentato da boscaglie aperte e luoghi secchi e assolati in cui si trovino piante appartenenti tra le altre, alle Solanaceae (come la belladonna, il giusquiamo, il tabacco e specialmente la patata), alle Verbenaceae, alle Bignoniaceae e alle Oleaceae.

Morfologia –
L’espressione “testa di morto” di questa falena alla presenza sul lato dorsale del torace di una macchia biancastra, con due puntini neri, che ricorda la forma di un teschio. questa caratteristica macchia alle volte può però essere assente.
Questo lepidottero è caratterizzato da un corpo massiccio fusiforme che è ricoperto da una folta peluria.
Le ali hanno una conformazione aerodinamica essendo disposte sull’addome come gli spioventi di un tetto.
Questa falena ha un peso medio di 1,5 g, un corpo lungo circa 6 cm ed un’apertura alare che può oscillare tra 90 e 130 mm.
Le antenne sono piumose e robuste, di diametro costante e presentano degli uncini all’estremità. La parte superiore delle ali anteriori è di colore brunastro, marmorizzata di biancastro e nerastro, e con una cellula discale bianca. Quella delle ali posteriori invece è di colore giallo con due ampie bande ondulate marrone scuro.
L’addome ha una colorazione gialla con bande nerastre trasversali, simile a quello di un calabrone.
La spiritromba è breve, più corta del torace, robusta, rigida e ricoperta di peluria.
Si sottolinea, inoltre, come la colorazione possa variare in intensità e i disegni sulle ali e sull’addome possono essere più o meno definiti.
Il bruco ha una colorazione verde chiara, che tende a scurirsi mano a mano che l’animale si nutre, delle bande gialle diagonali sui lati e un cornetto nero sull’ottavo segmento addominale, all’estremità della coda. Al secondo stadio, sul dorso del bruco compaiono numerose piccole spine. Nel terzo stadio larvale le bande diagonali gialle sviluppano dei margini violacei o blu e il cornetto caudale da nero e liscio diventa giallo e granuloso, ricurvo verso il basso. Nell’ultimo stadio le spine sul dorso scompaiono e la larva è lunga dai 13 ai 15 cm, ha un aspetto robusto e può assumere tre diverse colorazioni: verde, marrone o gialla.
La crisalide o pupa è liscia, lucida e color mogano tendente al rossastro.
Le uova sono di colore verde o grigio-blu.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il ciclo biologico della Acherontia atropos può avvenire in un numero variabile di generazioni che possono oscillare tra 1 e 3 durante l’anno.
Nelle popolazioni africane i cicli di covata si susseguono in continuo, mentre nelle regioni più settentrionali dell’areale la falena sverna allo stadio pupale, come crisalide nel terreno.
Le uova vengono deposte singolarmente sulla pagina abassiale delle foglie delle piante ospiti. Al momento della schiusa il bruco si muove poco, solo in cerca di foglie fresche di cui nutrirsi, e fa schioccare le mandibole o arriva addirittura a mordere se viene minacciato. Questo effettua 4 mute nel giro di circa 20 giorni, durante la quale cresce fino a una lunghezza di 120–130 mm e poi scava un buco nel terreno e si impupa in un bozzolo molto fragile, lungo 1,5–4,0 cm situato all’interno di una camera profonda. La falena nella sua forma adulta o immagine emerge dal terreno dopo una metamorfosi completa che può durare da 20 a 60 giorni.
L’adulto, grazie alla sua particolare conformazione e colorazione confonde il profilo del corpo con lo sfondo dove va a posizionarsi. Nelle ore diurne riposa sui rami degli alberi, appoggiato sui muri o sul terreno, nella lettiera. Le attività della falena e il volo si svolgono durante la notte, dal tramonto a qualche tempo dopo la mezzanotte. In questo lasso di tempo si possono trovare degli adulti in accoppiamento, coda contro coda o fianco a fianco, i quali possono rimanere in quella posizione tutta la notte oppure separarsi dopo qualche ora.
Le piante nutrici più appetite sono lo stramonio, il ligustro, la pianta di patata; altre piante: olivo, gelsomino, tabacco selvatico (Nicotiana glauca), lantana, bignonia rampicante, e molte altre.
La sfinge testa di morto di notte frequenta gli alveari, nei quali si nutre del miele prelevato perforando le cellette opercolate con la spiritromba corta e robusta. Questa falena è tanto ghiotta di miele che in alcuni casi ne assume tanto da non riuscire a lasciare l’alveare e da finire soffocata da un gruppo compatto di api. In questo caso, queste ultime ricoprono il suo cadavere con della propoli per evitare che la decomposizione porti infezioni nell’alveare.

Ruolo Ecologico –
L’Acherontia atropos, in molte parti del suo areale, risulta la falena dalle dimensioni maggiori e in Europa è seconda solamente alla saturnia del pero.
Per la sua attività negli alveari i danni inflitti alle colonie di api sono molto ridotti in Europa, dal momento che questa falena è divenuta molto rara, vittima degli insetticidi e dell’inquinamento luminoso, che interferiscono con la sua riproduzione e capacità di orientamento, per ragioni ancora non note, ma probabilmente legate all’impatto sul sistema ormonale.
Nel continente africano invece, dove questa specie è ancora molto diffusa e la predazione degli alveari rappresenta un problema reale per l’apicoltura. Oltre che di miele la falena si nutre bottinando alcune specie floreali, come ad esempio il gelsomino, la patata, il tabacco, il garofano, e succhiando la linfa dagli alberi e il succo dei frutti in marcescenza. I bruchi si sviluppano invece nutrendosi delle foglie delle piante ospite scelte opportunamente dalle madri tra una cinquantina di specie, al momento della deposizione delle uova.
Nella sua attività negli alveari questa falena viene comunque attaccata dalle api di guardia all’entrata dell’alveare, ma la sua folta peluria, la cuticola spessa e la resistenza al veleno che ha sviluppato le consentono di accedere al favo facendosi largo con saltelli e con il movimento vibratorio delle sue ali. Quando l’insetto è arrivato al suo interno si sposta indisturbato perché è in grado di diventare chimicamente invisibile alle api, cioè di produrre molecole chimiche che mimano gli acidi grassi cutanei emessi da questi Imenotteri, confondendosi quindi con essi.
Da sottolineare che l’ Acherontia atropos, a differenza delle altre specie del genere, attacca esclusivamente le colonie di Apis mellifera.
Tra le altre caratteristiche di questa falena si evidenza come questa sia l’unica farfalla al mondo capace di produrre un grido con la faringe che viene prodotto espellendo violentemente dell’aria che mette in vibrazione una piccola lamina situata all’imboccatura della faringe. Infatti, sia il bruco che l’adulto, quando vengono disturbati o si sentono minacciati emettono un suono abbastanza forte, simile a un cigolio o allo stridio di un topo. Questo comportamento è facile da osservare in maschi che hanno appena raggiunto una fonte di luce e che sono ancora nello stato di eccitazione caratteristico di questi momenti. Il suono è udibile fino a una quarantina di metri. Questo comportamento, unito a quello di sollevare le ali, di muovere rapidamente l’addome vivacemente colorato e alla secrezione di una sostanza dall’odore nauseante attraverso i peli ghiandolari dell’addome, ha la funzione di scoraggiare l’attacco dei predatori.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.



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