Come coltivare il Peperoncino

Come coltivare il Peperoncino

Il peperoncino appartiene al genere Capsicum L., quindi ai peperoni e si caratterizza in diverse varietà, di cui alcune ornamentali ed altre coltivate per uso alimentare. Uno dei parametri con cui si distinguono i vari peperoncini, oltre alla varietà, è il contenuto in capsaicina, uno degli alcaloidi responsabili della maggior parte della “piccantezza” dei peperoncini. Il grado di piccantezza di un peperoncino si misura con la scala di Scoville. Per questo motivo i peperoncini vengono coltivati sia a livello specializzato nelle aziende agricole ma anche a livello amatoriale. Ovviamente le tecniche di coltivazione cambiano anche notevolmente, considerando che a livello amatoriale può essere coltivato anche in vaso. In questa scheda vedremo di dare comunque gli elementi essenziali e come coltivare il Peperoncino a livello ortivo o di pieno campo. Per la coltivazione in biologico si rimanda poi all’apposita scheda.

 

Nonostante il peperoncino sia una pianta apparentemente rustica è comunque anche molto esigente in termini di coltivazione. I fattori fondamentali per la coltivazione del peperoncino sono: la temperatura e la luce, per dare frutti ben formati e piccanti. La temperatura, oltre alla luce, determina la sintesi della capsaicina (quindi la piccantezza) che si ha con condizioni ottimali di temperatura di 30 °C. La temperatura ottimale per la germinazione è tra i 20 e i 30°C; quella minima indispensabile per la vegetazione è di 10-12°C; mentre a temperature sotto 4 °C subiscono danni irreversibili. Infine con temperature elevate (cioè sopra i 32-34 °C anche se la fioritura è maggiore, aumenta anche la cascola dei frutticini appena allegati). Anche la forma varia, con frutti più lunghi a temperature basse e più tozzi a temperature alte. Per quanto riguarda la scelta del terreno, è preferibile un medio impasto con buona dotazione di sostanza organica (in particolare letame maturo). In terreni più compatti si possono avere buone coltivazioni ma vanno lavorati molto finemente ed essere comunque ben drenati. Per quanto riguarda il pH del terreno, il peperoncino, pur preferendo terreni subacidi (pH intorno a 6), ha una grande adattabilità anche a pH inferiori o superiori. Per quanto riguarda l’irrigazione, le piante di peperoncino non devono essere sottoposte a stress idrici, in quanto questo determina la cascola dei frutticini, il cattivo assorbimento degli elementi nutritivi ed una cattiva conformazione dei frutti. Problemi si hanno con gli esuberi di acqua che possono determinare marciumi radicali ma anche mancata allegazione. Per le produzioni agricole specializzate si ricorre alle trapiantatrici automatiche, mentre per piccole coltivazioni orticole conviene partire da piante prodotte in seminiere e trapianto in pieno campo quando la temperatura è salita sopra i 20 °C. Anche se più difficile (ma non impossibile) in grandi coltivazione sarebbe opportuno consociare il peperoncino con basilico, carota, pomodoro, melanzana e su tutte con la cipolla. Il trapianto in pieno campo va eseguito tra aprile a giugno nel momento in cui le temperature inizieranno ad aumentare. I peperoncini necessitano di un piccolo tutore per rinforzare il fusto principale. L’irrigazione può essere effettuata mediante impianto a goccia o comunque con metodi irrigui che non vanno a bagnare le foglie per evitare la proliferazione di malattie fungine. Per il peperoncino non sono necessari interventi come cimatura o altre potature verdi. Il sesto di impianto consigliato è di 50 cm tra le file e di 40 cm sulla fila. Ovviamente se si consocia si può andare su file binate (peperoncino-consociata) con sesti differenti in funzione dell’ingombro dell’altra pianta). Per quanto riguarda i parassiti i più frequenti sono il ragnetto rosso e gli afidi verdi. Tra i funghi i più frequenti sono: la Phytophtora capsici, il Verticillium Dahliae, il Fusarium vasinfectum e il Fusarium solani. Contro questi, è inutile ripeterlo, si devono adottare tecniche consentite in agricoltura biologica, quindi principi attivi consentiti. Un altro problema sono i batteri. Tra questi lo Pseudomonas solanacearum che provoca l’avvizzimento batterico. Le migliori tecniche per il contenimento di questi parassiti sono: la consociazione, un’attenta rotazione con colture meno soggette agli stessi parassiti, non utilizzare nitrati per l’apporto di azoto (ma sostanza organica), ed un’attenta gestione dei turni irrigui.




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