Taraxacum officinale

Taraxacum officinale

Il Taràssaco comune (Taraxacum officinale, Weber ex F.H.Wigg. 1780, conosciuto soprattutto con il nome dente di leone, è una pianta a fiore della famiglia delle Asteracee.

Sistematica –
Dal punto sistematico il tarassaco appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Cichorioideae, Tribù Cichorieae, Sottotribù Crepidinae e quindi al Genere Taraxacum ed alla Specie T. officinale.

Etimologia –
Il termine Taràssaco, s econdo alcuni autori deriva dal greco τάραχος tárachos disordine e da ἄκος ácos rimedio, nel senso di rimedio per ogni male; secondo Calflora è un nome medioevale derivato attraverso l’arabo dall’antico persiano talkh chakok che significa erba amara; secondo The Free Dictionary, il termine proviene dal latino medioevale derivato dall’arabo tarakhshaqūn cicoria selvatica, forse d’origine persiana. L’epitetico specifico invece da offícina, laboratorio medioevale; cioè usabile in farmaceutica, erboristeria, liquoristica, profumeria e simili. Il Taràssaco comune è conosciuto anche come: dente di leone, dente di cane, soffione, cicoria selvatica, cicoria asinina, grugno di porco, ingrassaporci, brusaoci, insalata di porci, pisciacane, lappa, missinina, piscialletto, girasole dei prati, erba del porco.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Taraxacum officinale cresce ovunque, nei prati fertili e negli incolti, tra febbraio e maggio, fino a un’altitudine di 2000 m s.l.m. ed in alcuni casi con carattere infestante. È una pianta tipica del clima temperato e, anche se per crescere non ha bisogno di terreni e di esposizioni particolari, predilige maggiormente un suolo sciolto e gli spazi aperti, soleggiati o a mezzombra.

Descrizione –
Il Taraxacum officinale è una specie erbacea perenne con rizoma verticale più o meno cilindrico che continua fino a formare una radice a fittone; nella parte superiore il rizoma presenta numerose cicatrici semicircolari dovute alle inserzioni delle foglie degli anni precedenti. Ha fusti semplici, fistolosi privi di foglie, alti fino a 40 centimetri. Le foglie, che sono riunite in una rosetta basale, possono essere più o meno erette o sdraiate al suolo con forma lanceolata od obovale e irregolarmente incisa; l’apice è spesso triangolare, i lobi arcuati o falciformi. Ha fiori riuniti in capolini portati singolarmente all’apice dei fusti fistolosi; i capolini formano un involucro con più serie di brattee; i fiori hanno una corolla tubulare prolungata in una ligula normalmente gialla e aranciata solo nei fiori periferici. Da questi si forma un frutto (achenio) bislungo che porta all’apice il pappo composto da setole ramificate e disposte a forma di ombrello.

Coltivazione –
È una specie erbacea che si può riprodurre efficientemente per seme con una particolarità. Infatti la sua riproduzione è molto efficiente ed asessuata. In pratica, ogni seme produce una pianta che è un clone di quella da cui è derivato. Questo crea una situazione sistematica particolare, in cui una specie è, dal punto di vista biologico, un agglomerato di tante sottospecie (fino a settanta) che si propagano in modo sempre identico senza ma ibridarsi fra di loro. Di fatto il tarassaco è un clonatore vivente.

Usi e Tradizioni –
La storia del Taraxacum officinale è curiosa. Era noto già agli antichi che però non lo mangiavano perché era considerato troppo amaro, e non lo usavano molto neanche in medicina, almeno a giudicare dai testi degli scrittori medici greco-romani. La pianta divenne importante in seguito durante il Rinascimento, periodo in cui viene identificata come uno dei più importanti rimedi depurativi. Il tarassaco contiene un lattice bianco, non irritante ma che può provocare allergie in individui sensibili, e dotato di proprietà simile al caucciù; per questo motivo nella la Seconda Guerra Mondiale, una varietà di tarassaco venne coltivata in Russia proprio per produrre gomma per pneumatici (questo perché i Giapponesi si erano impossessati delle coltivazioni di gomma di Giava). In quel periodo fu usato come succedaneo del caffè anche in Italia. Il tarassaco è una pianta edule molto interessante ma si consiglia di non utilizzare le piante che crescono in ambienti urbani in quanto questa specie ha la capacità di accumulare metalli pesanti. È una importante pianta mellifera in quanto fiorisce presto e prolunga la fioritura fino in tardo autunno, fornendo nettare alle api in periodi in cui le fioriture sono scarse. Il miele di tarassaco è, del resto, molto conosciuto ed apprezzato.

Modalità di Preparazione –
Del tarassaco si mangia praticamente tutto. Le tenere rosette delle foglie primaverili vengono consumate in insalata o cotte come verdura depurativa. È una pianta ricercatissima perché realmente è una delle migliori verdure primaverili da presentare sulle nostre mense: spesso, infatti, viene appositamente coltivato. Comunque è meglio utilizzare le piante spontanee e cresciute lontano da centri abitati. Il suo gusto amarognolo dispone l’organismo alla digestione, quindi fa della pianta un contorno ideale per tutte le pietanze. Le foglie del tarassaco sono sovente utilizzate anche crude, condite con olio, aceto e sale come insalata fresca. Anche in questo caso i risultati sono ottimi.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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