Stellaria media

Stellaria media

La Stellaria media, chiamata più comunemente Centocchio comune (Stellaria media, (L.) Dominique Villars, 1789) è una pianta di piccola taglia (alta fino a 40 cm) a ciclo biennale, di aspetto erbaceo e molto comune sul territorio italiano, appartenente alla famiglia delle Caryophyllaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico questa pianta appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Caryophyllidae, Ordine Caryophyllales, Famiglia Caryophyllaceae e quindi al Genere Stellaria ed alla Specie S. media.

Etimologia –
Il nome del genere (Stellaria) è di origine latina e fa chiaramente riferimento alla forma stellata del fiore. I nomi comuni (specialmente quelli vernacolari) fanno facilmente riferimento agli animali pennuti (sia uccelli che animali da pollaio) che si cibano delle giovani piante e dei suoi semi. In inglese questa pianta si chiama: Chickweed; mentre i francesi la chiamano: Mouron des oiseaux; i tedeschi la chiamano: Vogelmiere. La pianta è nota con altri nomi popolari: peverascia, erba de puddas, beccagallina, maviglina, centose, centocchio, gallinella, erba paperina.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Stellaria media è una specie Cosmopolita, è quindi con diffusione a tutte le zone del mondo senza alcuna zona di particolare preferenza. Probabilmente si tratta di una pianta archeofita, inizialmente di origine mediterranea, e poi in seguito divenuta cosmopolita.
Il suo Habitat preferito è comunque quello dei campi coltivati, delle zone frequentate dal bestiame, dei giardini ma anche in zone ruderali e sui margini di strade e sentieri. È facile trovarla anche nei centri urbani (è una pianta sinantropa). Questa pianta è indifferente al tipo di suolo e comunque è nitrofila. La sua diffusione va dal piano fino a 1600 m s.l.m.; raramente si spinge fino a 2500 m s.l.m..

Descrizione –
La Stellaria media è una pianta erbacea annua o bienne con fusti prostrato-ascendenti, ramificati sin dalla base e radicanti ai nodi alti 10-40 cm, verdognoli o in parte rossastri, con 1-2 linee di peli o a volte glabri. Le foglie sono opposte, patenti le inferiori ovate o ovato arrotondate, acuminate, intere, normalmente glabre, con picciolo della stessa lunghezza, le superiori simili, sessili, ma più grandi. Brattee fiorali erbacee, progressivamente ridotte.
I fiori di questa pianta sono numerosi, piccoli raccolti in un’infiorescenza cima a dicasio terminale, lassa, portati da pedicelli, eretti, con peli patenti che si allungano alla fruttificazione (4-6 volte il calice) e si riflettono verso il basso. Il calice è composto da 5 sepali lanceolati, ottusi, patenti e pelosi all’esterno di lunghi 3 -4 mm. I petali sono di colore bianco lunghi 1/3-2/3 dei sepali, profondamente bipartiti. Gli stami sono 5 poco più corti dei petali, filamenti filiformi bianchi con antere rotondeggianti, dorsifisse, viola-rossicce. Possiede un ovario uniloculare, ottuso e verdognolo, stili 3 eretti, bianchi. La capsula è piriforme più lunga del calice persistente (2,5 mm). Infine i semi di questa pianta sono reniformi, bruno rossicci, ricoperti da tubercoli arrotondati.

Coltivazione –
Il Centocchio comune predilige i luoghi semiombrosi e riparati dal vento. Non tollera il caldo afoso e teme i raggi diretti del sole. Predilige il terreno umido, fertile, ben drenato e con pH alcalino. Per quanto riguarda gli apporti idrici richiede costanti irrigazioni soprattutto se coltivata in vaso. Le annaffiature vanno effettuate al mattino presto o in tarda serata facendo attenzione a non bagnare le sue delicate foglioline.
Essendo una pianta nitrofila necessita di concimazione azotate per tutto il ciclo vitale in quanto tende ad impoverire il terreno di questo prezioso elemento in poco tempo. Le concimazioni azotate vanno effettuate prima della ripresa vegetativa della pianta. Si consiglia sempre dell’azoto dato nel periodo invernale sotto forma organica (ottimo lo stallatico bovino) e mai quello sotto forma nitrica per le evidenti controindicazioni sia sull’ecosistema biologico (la pianta diventa infestante) sia su quello del suolo e delle falde che sugli aspetti salutistici (per gli effetti dei composti azotati sulla salute umana).
In più di qualche caso il Centocchio comune è infatti considerata una pianta infestante per il suo rapidissimo sviluppo; inoltre, occupa spazio altrimenti disponibile per specie più utili, e assorbe molto azoto dal terreno impoverendolo velocemente.
La pianta si riproduce per seme ma si propaga molto facilmente mediante stoloni aerei o per propaggine. I semi vanno seminati direttamente a dimora in vaso o in piena terra. In un anno una pianta può produrre oltre diecimila semi che (si dice) rimangono quiescenti, nel terreno, fino a 80 anni. Il substrato di semina deve essere soffice, ben lavorato e soprattutto umido e ricco, come visto, di azoto. I fusti striscianti della Stellaria a contatto con il terreno emettono, come avviene nelle fragole, radici avventizie che generano numerose piante identiche a quella madre, capaci di vita autonoma. Per questo motivo questo può essere utilizzato come sistema di propagazione.
Per quanto riguarda la potatura, non necessita di essere operata ma si eliminano comunque gli steli appassiti per evitare la diffusione delle malattie fungine.
Pur se si tratta di una pianta rustica che è resistente agli afidi e alle cocciniglie, teme il marciume delle radici e la marcescenza degli steli striscianti se il terreno di coltivazione non è sufficientemente drenato.

Usi e Tradizioni –
Le sostanze presenti nella Stellaria media sono: saponine, sali alcalini, tannino, vitamine del gruppo B e C. questa pianta ha proprietà curative: diuretiche (facilita il rilascio dell’urina), vulnerarie (guarisce le ferite) e astringenti (limita la secrezione dei liquidi), galattogoga (aumenta la secrezione lattea), carminativa (favorisce la fuoriuscita dei gas intestinali), espettorante (favorisce l’espulsione delle secrezioni bronchiali), lassativa (ha proprietà purgative) e diaforetica (agevola la traspirazione cutanea).
Del Centocchio comune si usano: foglie e semi, raccolti in estate; si usa sotto forma di infuso o tintura. Le parti prima vanno essiccate al sole. Vengono consigliati anche bagni al “Centocchio” per depurare la pelle (prurito, eczema, foruncoli) oppure impacchi sulle parti irritate. È usato in Omeopatia.
Il centocchio è un ottimo nutrimento, una delle poche erbe che cresce abbondante anche in inverno, l’unico periodo dell’anno in cui non la si trova è nelle calde e secche giornate estive.
La sua abilità di rinfrescare, in particolare per chi ha febbre od infezioni, è insuperabile.
In aggiunta, contiene saponine steroidali. Le saponine sono come il sapone, emulsionano ed aumentano la permeabilità di tutte le membrane. Le saponine aumentano l’assorbimento di tutti i nutrienti, specialmente i minerali, dalla mucosa digestiva. Inoltre indeboliscono le pareti delle cellule batteriche, rendendole vulnerabili alla distruzione delle loro attività. Il succo di centocchio è così ricco di saponine che è usato per dissolvere verruche e altre escrescenze.
È la più versatile tra le erbe di pronto soccorso grazie alle sue incredibili proprietà calmanti e rinfrescanti. È utile per tutti i disturbi della pelle, inclusi eczemi, psoriasi, punture d’insetto, pelle secca, prurito, orticaria. È ottima per problemi agli occhi come congiuntiviti, arrossamenti. Calma e disinfiamma tutte le membrane interne (ulcere di bocca, gola, stomaco). Aiuta a dimagrire, sciogliendo il grasso corporeo e abbassando i livelli di colesterolo. È un potente nutriente del sistema linfatico e ghiandolare.
Le sue molteplici proprietà sono dovute anche al suo alto valore nutritivo.
Difatti è ricchissimo di sali minerali, tra cui calcio, ferro, magnesio, potassio, zinco, manganese, rame, cobalto, silicio e come visto di vitamine oltre a clorofilla, proteine e fibre, il tutto in uno stato altamente assimilabile.
In alcune zone il Centocchio viene mangiato in insalata (solo le parti apicali) o cotto; ma si deve fare attenzione per la presenza di saponina.
Tra gli animali si è notato che le oche sono ghiotte di quest’erba. Sembra che stimoli la femmina all’imbecco della prole.
Sono poche le notizie dell’uso del centocchio, sebbene sia stata una pianta parecchio diffusa nei paesi rurali. È riportato che le vecchie comari di un tempo erano solite suggerire l’acqua di centocchio come rimedio contro l’obesità. Si narra anche che un impiastro di beccagallina racchiuso in una mussola (benda di tessuto finissimo di cotone, di seta o di lana), sia stato un rimedio sicuro per un carbonchio (difficile a credersi anche perché non supportato scientificamente). Rimedio che oggi sappiamo essere del tutto inutile.
Scontato il suo utilizzo come mangime per gallinacei dal quale trae i suoi nomi comuni nelle varie lingue europee.
La presenza di una saponina glucosidica, di sali alcalini e tannini non la rendono molto appetibile per noi, ma forse risultano gustosi al palato delle gallin. Sebbene il gusto non sia dei più invitanti, la massiccia presenza di vitamine sia del gruppo B che la vitamina C, rendono la pianta interessante anche dal punto di vista immuno rafforzativo, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione invernale.
Ultimamente sono stati isolati anche triterpeni di nuova scoperta, le cui indagini fitochimiche sono ancora in fase di ultimazione, ma non dovrebbero avere effetti avversi dato che questa pianta viene impiegata da molti anni.
In un antico erbario urbinate del XVI secolo, conservato nella Biblioteca Vaticana, si ritrova questa ricetta relativa all’Herba Adriana,che potrebbe essere l’androsera oppure anche il centovchio, date le sue proprietà: “fanne polvere et danne at bevere con un poco de vino caldo, ad chi havesse fevre quartana, o terzana, mezza octava poco per volta. Item ad chi havesse alcuna postema, o altro male in nel corpo, piglia de dicta herba mezza octava per volta. Et è provato”.

Modalità di Preparazione –
In cucina si presta ad infiniti usi, tra cui i più semplici e salutari sono il suo consumo crudo in ottime insalate, il succo centrifugato, il pesto.
Si può comunque anche cuocere. Se poi volete sperimentare quest’erba in gustose ricette provate l’iInsalata di centocchio e mela, il pesto di centocchio, il succo di centocchio e kiwi.
L’uso più comune della stellaria media prevede l’impiego delle cimette per preparare dell’insalata. Vi basterà raccogliere le cimette, lavarle e condirle per poi gustare una fresca insalata. La stellaria cruda ha un sapore piuttosto selvatico quindi potete mescolarla con altre verdure come rucola, cicoria o tarassaco. La stellaria può essere consumata anche cotta. Il centocchio è molto delicato, per questo la cottura deve avere tempi brevissimi: vi basterà scottarla per 2 – 4 minuti. Le cimette giovani che sono cresciute all’ombra sono molto più tenere delle cime fiorite, quindi aumentate i tempi di cottura 5 – 7 minuti se avete scelto cime più datate.
Una delle ricette prevde, come dtto, il pesto al centocchio: Mettere nel tritatutto una tazza di centocchio, mezza tazza di pinoli, noci o mandorle, un pezzetto di parmigiano e sale e olio Q.b e tritare tutto. Si può utilizzare per condire la pasta o per crostini.
L’uso in cucina non si limita alle parti verdi della pianta. Dai semi si ricava una farina molto rara. Raccogliere i semi di stellaria non è facile, quindi trovare produttori di questa farina è piuttosto raro. I semi vanno raccolti quando le piante sono secche: vi basterà scuotere le fronte per vedere uscire i semi dalle capsule. Per la produzione di farina, i semi vanno macinati con un semplice macina-caffè, la farina di stellaria comune è perfetta da usare come addensante in zuppe, minestre e vellutate.
La stellaria comune è molto utile in inverno, quando scarseggia la verdura fresca. Per non acquistare prodotti fuori stagione è possibile raccogliere della stellaria selvatica (meglio definita come spontanea).
Tra gli antichi rimedi della nonna contro i disturbi della pelle, la stellaria veniva ridotta in poltiglia e usata fresca come cataplasma.
La tintura di centocchio, presa con fiducia per lunghi periodi, dissolve le cisti, specialmente quelle ovariche. In ogni caso, nonostante molti consiglino di utilizzarlo senza problemi e in quantità, la presenza di saponine e il loro effetto piuttosto forte potrebbe irritare persone particolarmente sensibili, quindi meglio provare ed in caso mangiare con parsimonia.

Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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