[:it] Non c’è ambientalismo senza ecologia umana [:en] There is no environmentalism without human ecology [:es] No hay ambientalismo sin ecología humana [:]

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Non c’è ambientalismo senza ecologia umana

Per ambientalismo o ecologismo, secondo Wikipedia, si intende l’ideologia e l’insieme delle iniziative politiche sociali e pratiche finalizzate alla tutela e al miglioramento dell’ambiente naturale, sotto la spinta di movimenti ambientalisti o ecologisti e movimenti sociali che operano a tale fine.
I primi movimenti ambientalisti nascono tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta del secolo scorso.
Tali movimenti nascono e si evolvono fino ad assumere le caratteristiche odierne per la preoccupazione legata all’incidenza negativa delle attività umane sull’ambiente circostante.
L’inquinamento, la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici, ecc., sono tra i temi (collegati tra loro) che sono al centro non solo dei movimenti e delle attività dell’ambientalismo ma, oramai, anche al centro di molte agende politiche e di molti programmi internazionali e nazionali.
Eppure dopo oltre mezzo secolo di impegni, di dibattiti, di attività, la questione ambientale è sempre più drammatica e le soluzioni sempre più complesse e lontane da essere raggiunte.
L’ambientalismo, negli anni, si è posto come luogo di critica e di denuncia nei riguardi di un mondo politico ed industriale ma forse è giunto il momento di fare un’autocritica.
È giunto il momento di cambiare le filosofie, le ideologie e quindi gli strumenti ed i destinatari dell’ambientalismo; la storia è matura per comprendere che senza porre al centro dell’ambientalismo l’ecologia umana significa far fallire ogni proposta ed ogni azione a salvaguardia dell’ecosistema.
Ci si preoccupa, correttamente e doverosamente, della perdita di biodiversità, della scomparsa di insetti, uccelli, mammiferi e così via, dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, dei cambiamenti climatici, ecc., senza comprendere spesso come su un piano correlato stiamo assistendo, soprattutto tra i popoli più “evoluti”, al degrado delle periferie dei grandi centri abitati, allo svuotamento dei piccoli centri, allo svuotamento del territorio, all’alienazione di intere generazioni, alla mancanza di sogni e prospettive di quelle più giovani.
C’è un intero ordine in pericolo dove gli obiettivi per l’ecologia ambientale non partono, troppo spesso, dalla esigenza di recuperare quella dignità umana, unica garanzia per un una società ecologicamente corretta.
Spesso abbiamo pietà per la sofferenza di animali, per la devastazione degli ecosistemi, dichiarandoci pronti (più spesso a parole che con fatti) ad azioni di tutela ma siamo divenuti troppo insensibili alle tragedie umanitarie che colpiscono non solo i popoli lontani ma anche quel prossimo a cui spesso non diamo attenzione quando attraversiamo frettolosamente le strade, le stazioni, le periferie, calpestando di fatto la sua dignità.
Agenda 2030, Green Deal, PNRR Europeo si stanno preoccupando, con varie sfaccettature, alle questioni legate ad una ripresa economica ecosostenibile, sviluppando un impegno notevole soprattutto di ordine finanziario.
Un impegno economico più che politico che pone al centro della questione una “transizione ecologica” fatta di tecnologie, di investimenti, di programmi che hanno di tutto tranne che dell’essenziale e cioè di rimettere la dignità umana al centro dell’ideologia politica, caso mai ne fosse rimasta un po’.

Si preannuncia invece un’ulteriore scollamento tra gli obiettivi di una finanza sempre più vestita di ambiguità (anche terminologica) e le vere necessità di un ecosistema che, senza la dignità umana, rischia di collassare definitivamente trascinando come nel Titanic equipaggio e passeggeri.
A scanso di equivoci la dignità umana non è l’aspetto esteriore di una persona ma col termine dignità, ci si riferisce al valore intrinseco dell’esistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di mantenerli liberamente per se stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.
Come diceva Aristotele “La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli”.
E siccome senza dignità non esiste l’ordinamento morale della persona parimenti non ci può essere comprensione dei rapporti etici e dei legami che intercorrono con l’ecosistema. In poche parole non possiamo aspettarci tutela o comportamenti ecologici da chi è privato da un minimo di dignità
Un’umanità senza dignità non può avere un orientamento corretto nei riguardi dell’ambiente che la circonda, così come uno sforzo ambientalista che non ponga come prioritaria la questione sociale è destinato a fallire e a non porsi come reale antagonista di un modello economico politico oramai fallito nei valori ideologici e finanziari.
Ancor prima di una transizione ecologica l’occidente ha bisogno di una conversione ecologica che ponga al centro della questione la dignità umana, dove la politica non può essere solo fatta di risorse finanziarie ma, prioritariamente, di obiettivi di recupero di tutte quelle dignità sottratte dal sistema colonialista liberista ai portafogli delle coscienze e dei saperi che la storia aveva accumulato con sangue e fatica.
La discussione sul futuro economico dell’Europa è alto, la questione attuale sull’equa distribuzione dei fondi del PNRR tra nord e sud è al centro dello scontro politico (il dibattito è cosa di altri tempi).
All’orizzonte non si vede però alcun raggio di ragionevole saggezza politica; siamo lontani anni luce dal concetto politico aristotelico e, ancor di più, stiamo imprimendo a questa falsa transizione ecologica una connotazione tecnologica e quindi tecnocratica ancor più pericolosa perché rischiamo di estromettere definitivamente la dignità umana quale centro della storia.
Ovunque la presenza umana, il suo lavoro, le sue fatiche, il suo rapporto con la Natura vanno sostituiti con droni, automatismi, macchine, ecc..
Basti pensare all’attuale dibattito sulla questione degli incendi boschivi che ha ulteriormente aggravato i sentimenti di odio (come quello della proposta di condanna a morte per i piromani, che ovviamente meritano pene esemplari) o come quello della richiesta della presenza dei corpi speciali (come quelli della forestale, che ovviamente sono necessari), per non capire che il degrado dell’ecosistema è direttamente collegato al degrado umano; non risolvendo quest’ultimo non c’è lotta ambientalista, politica o impegno finanziario che tenga.
Non possiamo credere più ad ambientalisti rivestiti di amore per l’ecosistema ed indifferenza per la dignità umana, a politici pieni di proclami a finanza colma di falsità terminologica se non cambiamo il paradigma della coscienza e della cultura del cosiddetto mondo occidentale.
Serve un rinascimento delle ideologie politiche che prenda le distanze sia dal positivismo del ‘900 che dal materialismo conseguente.
Serve mettere al centro della Politica la dignità umana e non i fabbisogni umani: sono due aspetti diametralmente opposti come la luce ed il buio.
Bisogna dare un passaggio agli ultimi per condurli, tutti insieme, sul carro di una corretta ecologia.

Guido Bissanti





[:en]

There is no environmentalism without human ecology

By environmentalism or ecologism, according to Wikipedia, we mean the ideology and the set of social and practical political initiatives aimed at the protection and improvement of the natural environment, under the pressure of environmental movements or ecologists and social movements that work for this purpose. .
The first environmental movements were born between the end of the sixties and the beginning of the seventies of the last century.
These movements are born and evolve to take on today’s characteristics due to the concern linked to the negative impact of human activities on the surrounding environment.
Pollution, loss of biodiversity, climate change, etc. they are among the (interconnected) issues that are at the center not only of environmentalism movements and activities but, by now, also at the center of many political agendas and many international and national programs.
Yet after more than half a century of commitments, debates and activities, the environmental question is increasingly dramatic and the solutions increasingly complex and far from being reached.
Over the years, environmentalism has established itself as a place of criticism and denunciation of a political and industrial world, but perhaps the time has come to make an internal criticism and denunciation.
The time has come to change the philosophies and ideologies of environmentalism; history is ripe to understand that without placing human ecology at the center of environmentalism, it means making every proposal and every action to safeguard the ecosystem fail.
We are concerned, correctly and dutifully, with the loss of biodiversity, the disappearance of insects, birds, mammals and so on, air and water pollution, climate change, etc. without often understanding how on a related level we are witnessing, especially among the more “evolved” peoples, the degradation of the peripheries of large inhabited centers, the emptying of small towns, the emptying of the territory, the alienation of entire generations, the lack of dreams and perspectives of younger ones.
There is an entire order in danger where the objectives for environmental ecology do not too often start from the need to recover that human dignity, the only guarantee for an ecologically correct society.
We often have pity for the suffering of animals, for the devastation of ecosystems, declaring ourselves ready (more often in words than in deeds) for actions of protection but we have become too insensitive to the humanitarian tragedies that affect not only distant peoples but the neighbor we risk to trample when we hastily cross the streets, stations, suburbs, actually trampling on his dignity.
Agenda 2030, Green Deal, European PNRR are worrying, with various facets, to the issues related to an eco-sustainable economic recovery, developing a significant commitment, especially of a financial nature.
An economic rather than political commitment that places at the center of the question an “ecological transition” made up of technologies, investments, programs that have everything but the essential: to put human dignity back at the center of political ideology, if anything stayed a while.

Instead, a further disconnect is expected between the objectives of a finance increasingly clothed in falsehood (including terminology) and the real needs of an ecosystem that, without human dignity, risks collapsing definitively, dragging crew and passengers as into the Titanic.
For the avoidance of doubt, human dignity is not the outward appearance of a person but with the term dignity, it refers to the intrinsic value of human existence that every man, as a person, is aware of representing in his own moral principles, in the necessity to keep them freely for himself and for others and to protect them against those who do not respect them.
As Aristotle said “Dignity does not consist in possessing honors, but in the awareness of deserving them”.
And since without dignity the moral order of the person does not exist, there can also be no understanding of the ethical relationships and ties that exist with the ecosystem.
A humanity without dignity cannot have a correct orientation towards the environment that surrounds it, just as an environmental effort that does not place the social question as a priority is destined to fail and not to act as a real antagonist of a failed political economic model. in ideological and financial values.
Even before an ecological transition, the West needs an ecological conversion that places human dignity at the center of the question where politics can not only be made up of financial resources but, above all, of objectives for the recovery of all those dignities stolen from the system. liberal colonialist to the portfolios of consciences and knowledge that history had accumulated with blood and effort.
The debate on the economic future of Europe is high, the current question on the fair distribution of PNRR funds between north and south is at the center of the political conflict (the debate is something of other times).
However, no ray of reasonable political wisdom can be seen on the horizon; we are light years away from the Aristotelian political concept and, even more so, we are giving this false ecological transition a technological and therefore technocratic connotation even more dangerous because we risk definitively ousting human dignity as the center of history.
Everywhere the human presence, his work, his efforts, his relationship with Nature must be replaced with drones, automatisms, machines.
Just think of the current debate on the issue of forest fires which has further aggravated the feelings of hatred (such as that of the proposed death sentence for arsonists, who obviously deserve exemplary penalties) or that of the request for the presence of special corps (such as those of the forestry, which are obviously necessary), in order not to understand that ecosystem degradation is directly linked to human degradation; by not solving the latter, there is no environmental, political or financial struggle that it holds.
We can no longer believe in environmentalists dressed in love for the ecosystem and indifference for human dignity, in politicians full of financial proclamations full of terminological falsehoods if we do not change the paradigm of consciousness and culture of the so-called Western world.
We need a renaissance of political ideologies that distances itself both from the positivism of the twentieth century and from the consequent materialism.
It is necessary to put human dignity and not human needs at the center of politics: they are two diametrically opposed aspects such as light and dark.
It is necessary to give a lift to the last ones to lead them, all together, on the chariot of a correct ecology.

Guido Bissanti





[:es]

No hay ambientalismo sin ecología humana

Por ambientalismo o ecologismo, según Wikipedia, nos referimos a la ideología y al conjunto de iniciativas políticas sociales y prácticas encaminadas a la protección y mejora del medio natural, bajo la presión de movimientos ambientalistas o ecologistas y movimientos sociales que trabajan para tal fin. .
Los primeros movimientos ecologistas nacieron entre finales de los sesenta y principios de los setenta del siglo pasado.
Estos movimientos nacen y evolucionan para asumir las características de hoy debido a la preocupación vinculada al impacto negativo de las actividades humanas en el entorno circundante.
Contaminación, pérdida de biodiversidad, cambio climático, etc. se encuentran entre los temas (interconectados) que están en el centro no solo de los movimientos y actividades ambientalistas sino, a estas alturas, también en el centro de muchas agendas políticas y muchos programas internacionales y nacionales.
Sin embargo, después de más de medio siglo de compromisos, debates y actividades, la cuestión ambiental es cada vez más dramática y las soluciones cada vez más complejas y lejos de alcanzarse.
A lo largo de los años, el ambientalismo se ha consolidado como un lugar de crítica y denuncia de un mundo político e industrial, pero quizás ha llegado el momento de hacer una crítica y denuncia interna.
Ha llegado el momento de cambiar las filosofías e ideologías del ambientalismo; La historia está madura para comprender que sin colocar la ecología humana en el centro del ambientalismo, significa hacer fracasar cada propuesta y cada acción para salvaguardar el ecosistema.
Nos preocupa, correcta y diligentemente, la pérdida de biodiversidad, la desaparición de insectos, aves, mamíferos, etc., la contaminación del aire y del agua, el cambio climático, etc. sin comprender muchas veces cómo en un plano afín estamos asistiendo, especialmente entre los pueblos más “evolucionados”, la degradación de las periferias de los grandes centros habitados, el vaciamiento de pequeños pueblos, el vaciamiento del territorio, la alienación de generaciones enteras, la falta de sueños y perspectivas de los más jóvenes.
Hay todo un orden en peligro donde los objetivos de la ecología ambiental no parten con demasiada frecuencia de la necesidad de recuperar esa dignidad humana, única garantía para una sociedad ecológicamente correcta.
A menudo sentimos lástima por el sufrimiento de los animales, por la devastación de los ecosistemas, declarándonos listos (más a menudo con palabras que con hechos) para acciones de protección, pero nos hemos vuelto demasiado insensibles a las tragedias humanitarias que afectan no solo a pueblos lejanos sino a la población. vecino corremos el riesgo de pisotear cuando cruzamos apresuradamente las calles, estaciones, suburbios, pisoteando su dignidad.
La Agenda 2030, Green Deal, PNRR europeo están preocupando, con diversas facetas, las cuestiones relacionadas con una recuperación económica eco-sostenible, desarrollando un compromiso considerable, especialmente de carácter financiero.
Un compromiso económico más que político que coloca en el centro de la cuestión una “transición ecológica” compuesta por tecnologías, inversiones, programas que tienen todo menos lo esencial: volver a poner la dignidad humana en el centro de la ideología política, si es que algo se quedó un tiempo.

En cambio, se espera una mayor desconexión entre los objetivos de una financiación cada vez más revestida de falsedad (incluida la terminología) y las necesidades reales de un ecosistema que, sin dignidad humana, corre el riesgo de colapsar definitivamente, arrastrando a la tripulación y a los pasajeros como al Titanic.
Para evitar dudas, la dignidad humana no es la apariencia exterior de una persona sino que con el término dignidad, se refiere al valor intrínseco de la existencia humana que todo hombre, como persona, es consciente de representar en sus propios principios morales, en la necesidad de guardarlos libremente para él y para los demás y protegerlos de quienes no los respetan.
Como decía Aristóteles “La dignidad no consiste en poseer honores, sino en la conciencia de merecerlos”.
Y como sin dignidad no existe el orden moral de la persona, tampoco puede haber comprensión de las relaciones y vínculos éticos que existen con el ecosistema.
Una humanidad sin dignidad no puede tener una correcta orientación hacia el medio que la rodea, así como un esfuerzo ambiental que no priorice la cuestión social está destinado al fracaso y no a actuar como un verdadero antagonista de un modelo político económico fallido. en valores ideológicos y financieros.
Incluso antes de una transición ecológica, Occidente necesita una conversión ecológica que coloque la dignidad humana en el centro de la cuestión donde la política no solo puede estar compuesta por recursos económicos sino, sobre todo, por objetivos para la recuperación de todas aquellas dignidades robadas a la sociedad. sistema colonialista liberal a las carteras de conciencias y saberes que la historia había acumulado con sangre y esfuerzo.
El debate sobre el futuro económico de Europa es alto, la cuestión actual sobre la distribución justa de los fondos del PNRR entre el norte y el sur está en el centro del conflicto político (el debate es algo de otros tiempos).
Sin embargo, no se ve en el horizonte ningún rayo de sabiduría política razonable; estamos a años luz del concepto político aristotélico y, más aún, le estamos dando a esta falsa transición ecológica una connotación tecnológica y por tanto tecnocrática aún más peligrosa porque corremos el riesgo de desbancar definitivamente la dignidad humana como centro de la historia.
En todas partes la presencia humana, su trabajo, su esfuerzo, su relación con la Naturaleza debe ser reemplazada por drones, automatismos, máquinas.
Basta pensar en el debate actual sobre el tema de los incendios forestales que ha agravado aún más los sentimientos de odio (como el de la propuesta de pena de muerte para los pirómanos, que obviamente merecen penas ejemplares) o el de la solicitud de presencia de cuerpos especiales ( como los de la silvicultura, que obviamente son necesarios), para no entender que la degradación de los ecosistemas está directamente relacionada con la degradación humana; al no resolver esto último, no hay lucha ambiental, política o financiera que tenga.
Ya no podemos creer en ecologistas vestidos de amor por el ecosistema e indiferencia por la dignidad humana, en políticos llenos de proclamas financieras llenas de falsedades terminológicas si no cambiamos el paradigma de conciencia y cultura del llamado mundo occidental.
Necesitamos un renacimiento de las ideologías políticas que se aleje tanto del positivismo del siglo XX como del consecuente materialismo.
Es necesario poner la dignidad humana y no las necesidades humanas en el centro de la política: son dos aspectos diametralmente opuestos como la luz y la oscuridad.
Es necesario dar un empujón a los últimos para conducirlos, todos juntos, en el carro de una correcta ecología.

Guido Bissanti





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