Come si coltiva il Pino mugo

Come si coltiva il Pino mugo

Il pino mugo (Pinus mugo Turra, 1764) è una specie sempreverde, con portamento cespuglioso prostrato, appartenente alla famiglia Pinaceae.
Questa pianta è stata inserita nell’elenco delle piante officinali spontanee soggette alle disposizioni della legge 6 gennaio 1931 n. 99. In quanto dai suoi rametti verdi, non ancora lignificati, viene estratto l’olio essenziale di mugolio.
In Italia si trova sulle Alpi dai 1500 ai 2700 metri di quota e su alcune cime dell’Appennino Ligure, Tosco-emiliano, Abruzzese e Campano.
Le sue strutture riproduttive sono: coni maschili che sono gialli e numerosi, quelli femminili più piccoli e rosso-viola; compaiono in aprile maggio a seconda della quota sulla stessa pianta. I frutti hanno forma ovale-conica e sono lunghi 3-5 cm; contengono piccoli semi nerastri provvisti di ala.

Coltivazione –
Il pino mugo è un arbusto che cresce spontaneamente nelle zone montuose, in particolare oltre i 1.500 metri d’altitudine, anche se ne esistono numerose varietà che si adattano ad altitudini inferiori e che è possibile acquistare e trapiantare nei nostri giardini.
Questa pianta per crescere bene ha bisogno di molta luce e di abbondante acqua: per fare in modo che l’acqua raggiunga tutte le radici è consigliabile creare una scanalatura attorno al tronco profonda circa dieci centimetri e riempirla d’acqua. In questo modo la pianta assorbirà l’acqua molto lentamente e questa avrà modo di raggiungere anche le radici più profonde.
La prima cosa da fare se si acquista una pianta di pino mugo è quella di trapiantarla il prima possibile, poiché questa pianta soffre molto in vaso.
È una pianta che ha bisogno di un terreno roccioso e va trapiantata in una zona soleggiata e irrigata regolarmente. Essendo un arbusto molto resistente non necessita di cure particolari, ma è bene posizionarlo in una zona spaziosa, poiché si diffonderà in larghezza sia sopra che sottosuolo.
Per il trapianto si consiglia di scegliere zone dove è disponibile l’acqua, anche se la pianta è in grado di vivere anche in terreni aridi e rocciosi, ma non riesce però a sopravvivere se non ha acqua a sufficienza.
Cresce bene in terreni calcarei ma non eccessivamente alcalini o troppo umidi; in queste condizioni la pianta inizierà a soffrire per carenze nutrizionali.
La messa a dimora va operata nel periodo che va dalla fine dell’inverno all’inizio della primavera: può essere trapiantata anche in autunno, ma solo nel periodo più freddo. Per trapiantarlo bisogna scavare una buca, in cui mettere una buona dose di sostanza organica, in cui l’arbusto va posizionato seguendo la naturale inclinazione delle radici, per evitare che queste vengano danneggiate nel posizionamento. Una volta posizionata la pianta e ricoperta la buca è utile ricoprire la zona attorno al tronco con pacciamatura composta da aghi di pino e corteccia.

Usi –
Un tempo il legno del Pinus mugo veniva impiegato come legna da ardere, per la produzione di carbone da legna e per l’estrazione della resina. Molto apprezzato anche per la preparazione del mugolio (olio essenziale ad azione balsamica, impiegato nella cura delle affezioni respiratorie), di sciroppi e di liquori utilizzando le giovani pigne e i germogli ricchi di resine.
Dal punto di vista ecologico è una pianta pioniera e stabilizzatrice di terreni sterili, incoerenti e pietrosi, dove, frammentando il manto nevoso invernale, contribuisce anche a proteggere i fondovalle dalle slavine, quindi utilissima ancorché ecologicamente legata alle sole quote montane. Offre riparo e rifugio a molte specie animali, fra cui il gallo forcello e il crociere, fra gli uccelli, ed il camoscio, fra i mammiferi ungulati, che è pressoché semi-simbiotico con la specie, dei cui germogli ed aghi si nutre nelle stagioni più ingrate.
Un bosco di pino mugo si chiama mugheto e trattandosi di una specie protetta è bene ricordare che l’arbusto non va danneggiato.

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