Harungana madagascariensis

Harungana madagascariensis

L’Haronga (Harungana madagascariensis Lam. ex Poir.) è una specie arbustiva o arborea appartenente alla famiglia delle Clusiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Ordine Theales,
Famiglia Clusiaceae,
Genere Harungana,
Specie H. madagascariensis.
Sono sinonimi i termini:
– Arungana paniculata Pers.;
– Haronga madagascariensis (Lam. ex Poir.) Choisy;
– Haronga paniculata (Pers.) Lodd. ex Steud.;
– Harungana robynsii Spirlet.

Etimologia –
Il termine Harungana proviene dal nome Haronga, epiteto vernacolare di questa pianta.
L’epiteto specifico madagascariensis viene da Madagascar, stato insulare situato nell’oceano Indiano, al largo della costa orientale dell’Africa, di fronte al Mozambico.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Haronga è una pianta di origine tropicale presente in un areale che comprende Senegal, Sudan, Kenya, Angola, Zimbabwe, Mozambico e Madagascar.
Il suo habitat è quello della foresta pluviale di pianura e di montagna, foresta marginale, savana, radure, localmente abbondante nella recente ricrescita delle foreste secondarie, dal livello del mare ad altitudini di 1.800 metri
L’albero si trova spesso vicino a vecchi villaggi in Gabon come reliquia di precedenti coltivazioni.

Descrizione –
L’Haronga è un piccolo albero cespuglioso che cresce 4 – 7 m di altezza fino a 25 metri.
Da un tronco cilindrico si dipartono i vari armi.
La chioma assume cuna colorazione verde dorata.
La corteccia appare di colore marrone rossiccio ed è fessurata verticalmente. Le squame sono disposte verticalmente e possono essere sfaldate facilmente. L’albero può essere immediatamente identificato per il suo lattice arancione, quasi fluorescente, che fuoriesce dalle zone danneggiate, da parti di corteccia staccate dal fusto o quando si staccano le foglie o si rompono i rami. La maggior parte della superficie dell’albero è ricoperta da peli stellati.
Le foglie sono opposte, semplici e ovate con lame fogliari di 6-20 di 3–10 cm e di consistenza lucida. La parte inferiore della lamina fogliare è ricoperta da peli o scaglie stellate. Sono presenti venature prominenti e la superficie inferiore è ricoperta da una fitta peluria arrugginita. Sono presenti, inoltre, numerose nervature laterali. Le foglie giovani si distinguono per la superficie inferiore di colore marrone. Tutte le foglie ahnno un apice affusolato ed un picciolo lungo 1,5–3 cm.
I fiori sono piccoli, di circa 5-6 mm, bisessuali. Hanno colore bianco o crema e profumano di mandorla. I sepali sono contrassegnati da punti rosso-brunastri scuri. Gli stami sono fusi in cinque fasci, di solito due o tre stami per fascio, anche se, occasionalmente si possono trovare anche singoli stami.
L’ovario è caratterizzato da macchie ghiandolari scure. Gli steli e il calice sono ricoperti da brevi peli arrugginiti.
Nell’Africa meridionale, la fioritura può essere osservata da gennaio ad aprile e la stagione di fruttificazione dura fino a ottobre. In Sierra Leone, la fioritura della pianta inizia a maggio e raggiunge il suo massimo in agosto e settembre, per poi diminuire verso dicembre.
I frutti sono piccoli di circa 3 mm di diametro, +/- globulari. Il frutto appare di colore arancio-verdastro e diventa rosso quando è maturo. Il calice è persistente ed i frutti sono contrassegnati da punti e striature ghiandolari. La superficie dell’endocarpo è dura, il che rende difficile il taglio.
I suoi cotiledoni sono largamente spathulati, i margini sono contrassegnati da ghiandole “oleose” scure, i piccioli relativamente lunghi e sottili. Al decimo stadio fogliare: le ghiandole “oleose” sembrano molto scure, visibili alla luce trasmessa e sul lato inferiore della lamina fogliare. I semi sono suscettibili agli attacchi di insetti.

Coltivazione –
L’ Harungana madagascariensis è una specie ancora occasionalmente piantata come pianta medicinale e per l’ottenimento della guttaperca, mentre viene coltivato anche come albero forestale nell’Africa tropicale.
Questa pianta ha un tasso di crescita veloce, soprattutto da giovane, ed è una specie che cresce meglio nelle aree in cui le temperature diurne annuali sono comprese tra 20 e 28 °C, ma può tollerare 12-36 °C.
Preferisce una piovosità media annua compresa tra 1.500 e 2.500 mm, ma tollera tra 1.000 e 3.500 mm.
Richiede, inoltre, una posizione soleggiata e cresce bene in una serie di terreni fertili e preferisce un pH compreso tra 5,5 e 6,5, tollerando 5 – 7,5.
La pianta tende a formare fitti boschetti che escludono altre specie e può eventualmente diventare una componente permanente delle foreste pluviali tropicali, rendendola potenzialmente infestante.
L’albero risponde bene al ceduo.
La propagazione può avvenire per seme, che ha una breve vitalità ed è meglio conservarlo in contenitori sigillati e seminare entro due mesi dalla raccolta.

Usi e Tradizioni –
L’Harungana madagascariensis è una pianta multiuso, particolarmente apprezzata per i suoi usi medicinali e come colorante.
I frutti vengono consumati crudi, hanno un sapore dolce e vengono consumati come merenda, soprattutto dai bambini. I frutti sono commestibili, sebbene siano anche gastrici e leggermente lassativi, e in eccesso anche emetici.
Vengono utilizzati nella cucina locale e vengono fermentati per produrre una sorta di sidro che assunto a stomaco vuoto può talvolta provocare vomito.
La linfa della corteccia viene aggiunta alle bevande fermentate come colorante.
Importante è l’uso medicinale di questa pianta.
L’Haronga è ampiamente utilizzata in Africa come pianta medicinale curativa, soprattutto per il trattamento dei disturbi della pelle e di condizioni emorragiche.
La corteccia, la linfa e la gomma sono particolarmente apprezzate e ritenute afrodisiache, astringenti, ossitociche, emetiche, emmenagoghe, espettoranti, emostatiche, purganti, emostatiche e vermifughe.
L’analisi del materiale di provenienza nigeriana ha mostrato la presenza di alcaloidi nella corteccia. Non sono stati trovati alcaloidi nel materiale proveniente dal Madagascar, ma sono state trovate saponine abbondanti nelle foglie e la presenza di flavoni, leucoantocianine e tannini nel fusto.
La colorazione gialla è stata attribuita a un pigmento fenolico chiamato harunganina.
Sono presenti diverse sostanze correlate e un estratto chiamato “harongan” viene sottoposto ad esame per i disturbi dello stomaco e del pancreas.
L’esame di materiale nigeriano per attività anti-biotiche ha mostrato azione su Gram + ve Sarcina lutea e Staphylococcus aureus, nessuna azione contro organismi Gram-ve e nessuna azione fungi statica.
Sulla base di una teoria il colore giallo della gomma evoca l’uso della corteccia, delle radici o della gomma stessa per il trattamento dell’ittero.
Inoltre, paragonando l’espulsione della gomma al flusso del latte, la corteccia o la radice vengono utilizzate in un trattamento per stimolare lo sviluppo del seno.
Si ritiene che la corteccia o la gomma abbiano proprietà purganti. In Senegal la corteccia e le foglie sono usate per il mal di pancia .
La resina del fiore è usata per il trattamento di coliche, infezioni puerperali, nematodi e come rubefacente.
La cenere viene applicata alle aree della scabbia.
Anche le foglie e le radici sono considerate febbrifughe e antimalariche e sono state usate per il trattamento di disturbi cardiaci. I germogli frondosi vengono masticati con noce di cola per il trattamento delle secrezioni uretrali.
Le radici vengono utilizzate per accelerare lo sviluppo del seno nelle giovani donne.
Tra gli altri impieghi si ricordano quelli agroforestali.
L’ Harungana madagascariensis è una pianta colonizzatrice che può essere usata per forestare la savana dopo la distruzione della vegetazione da incendi boschivi, offrendo così protezione e copertura al suolo. Invade inoltre anche le praterie accelerando così il ritorno alla savana secondaria.
La parte interna principale produce una gomma arancione brillante che diventa rossa all’esposizione, ma lo strato più interno di corteccia e gli strati esterni del legno producono una linfa gialla da cui si ottiene una tinta delicata che viene utilizzata per tingere il velluto.
Il lattice gommoso viene utilizzato in tutte le aree per fornire una tintura gialla anche da utilizzare su panni, stuoie e molti altri articoli; la pratica abituale è quella di sminuzzare pezzi di corteccia che vengono bolliti in acqua con le stoffe da tingere.
Il lattice è anche usato come vernice gialla.
L’essudato si ispessisce e da esso è stato recuperato un balsamo.
La corteccia interna viene bollita in acqua e il liquido giallastro risultante viene aggiunto alla manioca pestata per formare una pasta rigida e collosa. Viene applicato alle pentole appena cotte mentre sono ancora calde come una sorta di finitura.
La corteccia è sufficientemente fibrosa da essere usata talvolta in Ghana per legare i tetti.
La corteccia e le radici vengono masticate in sostituzione del dentifricio e vengono utilizzate anche come rossetto.
Il legno va dal rosso-arancio al giallo ed è particolarmente attraente. Il legno è leggero e resistente al contatto con il suolo, anche se in posizioni esposte è soggetto all’attacco di insetti; tuttavia è ampiamente utilizzato nella costruzione di capanne per pali, travetti, assi, ecc..
I rami vengono tagliati in pezzi adatti per essere usati come mazze da hockey.
La legna è usata come combustibile e per produrre carbone emettendo molto calore; è utile come combustibile nella metallurgia locale per ammorbidire i metalli.

Modalità di Preparazione –
Tra le varie preparazioni si ricorda che la linfa che essuda dalla corteccia interna viene presa leggermente riscaldata come purgante, mentre l’acqua in cui la corteccia è stata bollita viene utilizzata come trattamento per la dissenteria e viene somministrata anche ai bambini che soffrono di stitichezza e vento.
La linfa lavata dalla corteccia prelevata dai lati est e ovest del tronco dell’albero (una antica reliquia dell’adorazione del sole?) viene usata come rimedio per la tenia, mentre la corteccia è usata anche come vermifugo.
La linfa resinosa viene applicata esternamente per trattare tutti i tipi di disturbi cutanei tra cui lebbra, piaghe, prurito, scabbia, tigna, gattonare, rogna , micosi, ecc., spesso dopo che l’area interessata è stata scarificata per prelevare sangue, ad esempio con le foglie ruvide di Ficus exasperata, l’albero della carta vetrata.
La gomma viene applicata sui tagli, comprese le ferite da circoncisione fresche e le ulcere. La gomma essiccata viene anche utilizzata come medicazione per le ferite. Dalla corteccia o dalla radice si prepara un decotto che è ampiamente considerato utile come rimedio per una serie di disturbi emorragici inclusa l’ematuria, dissenteria ed emorroidi; come emmenagogo e ossitocico per una serie di condizioni ginecologiche tra cui l’espulsione della placenta, aborto spontaneo, dismenorrea, mestruazioni irregolari o dolorose; tosse con espettorato sanguinante.
Sia la corteccia che la gomma sono usate per il trattamento delle difficoltà respiratorie e del torace; inoltre un decotto viene usato per affezioni bronchiali, tosse e asma.
I ramoscelli, le foglie e le gemme delle foglie trovano usi medicinali simili alla corteccia e alla linfa e sono spesso sono usati per trattare la stessa tipologia di condizioni.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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