Come si coltiva il Rabarbaro cinese

Come si coltiva il Rabarbaro cinese

Il rabarbaro cinese (Rheum palmatum L., 1759) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Polygonaceae, originaria dell’Asia centrale.
Questa pianta è coltivata anche in Italia sia a scopo ornamentale che medicinale.

Condizioni climatiche –
Il rabarbaro cinese è una pianta che vegeta in climi non molto caldi, per cui va la sua coltivazione va meglio più a nord oppure in collina o montagna.
Una temperatura moderata permette un più lungo periodo di produzione e quindi un maggior raccolto, motivo per cui nelle zone più calde va coltivato più in ombra che nelle regioni più fredde.
La pianta tollera invece bene il freddo invernale entrando in dormienza nei mesi più freddi.

Il terreno –
Il rabarbaro cinese è una pianta che non ha esigenze particolari, dal punto di vista pedologico, ma vegeta meglio in terreni più organici e ricchi di azoto.
Per questo motivo, prima dell’impianto è bene predisporre una concimazione di fondo privilegiando l’uso di letame o compost.
Importante è invece il drenaggio del suolo in quanto il rabarbaro tollera male i ristagni.
Per questo, prima di seminare o trapiantare questa coltura è bene lavorare bene la porzione ove si deve coltivare oppure, più consigliato, scegliere suoli di per se più drenanti.
L’acqua deve infatti defluire facilmente perché se dovesse ristagnare, creando un terreno fradicio e fangoso intorno alle radici favorirebbe i marciumi, che comportano la morte della pianta.

Moltiplicazione e impianto –
Per quanto riguarda la fase di moltiplicazione, la coltivazione può iniziare da seme o partendo dal trapianto dei rizomi.
In ogni caso è importante che nella fase di impianto (da rizoma) o di trapianto partendo da piantine ottenute per seme, si consiglia di utilizzare un sesto d’impianto di due metri tra una fila e l’altra e almeno un metro tra le piante.
Ovviamente se si coltiva per uso amatoriale poche piante sono più che sufficienti per qualunque utilizzo.
Inoltre se si parte da seme si pianta la semente in vasetto a inizio marzo, per poi trapiantare a metà aprile o maggio all’aperto nell’orto. Se si parte da seme la pianta produrrà a partire dal secondo o dal terzo anno, quindi occorre un poco di pazienza rispetto al trapianto che è più rapido nel dar raccolto. Inoltre le piantine vanno poi trapiantate verso la metà di aprile o anche maggio.
Se si parte da rizoma bisogna dividere il cespo di una pianta in più parti: ogni pezzo può essere interrato e darà vita a una nuova pianta. L’importante è assicurarsi che ogni porzione di rizoma abbia almeno una gemma. Questa operazione può esser fatta a inizio primavera o prima dell’inverno.

Lavorazioni post impianto –
La tecnica migliore per limitare le lavorazioni di diserbo meccanico o manuale, per favorire meglio la crescita della pianta, è quella della pacciamatura vegetale. Le infestanti vanno tenute a bada soprattutto nel primo periodo di vita del rabarbaro, quando le piantine sono ancora piccole, una volta che la pianta è cresciuta compete bene. La sarchiatura del terreno, se non si è pacciamato, è utile perché rompe la crosta superficiale e permette di ossigenare il suolo.
Una interessante alternativa alla pacciamatura verde è quella di consociare il rabarbaro col trifoglio nano, creando una copertura del terreno intorno alle piante di rabarbaro. Il trifoglio provvede così sia alla copertura del suolo (diminuendo l’evaporazione) ed apportando azoto in quanto è una leguminosa.

Irrigazione –
L’irrigazione del rabarbaro è fondamentale nella prima fase di crescita, dalla semina (o impianto dei rizomi) alla maggiore espansione vegetativa.
In questo periodo il terreno deve essere mantenuto umido, mentre una volta che il rizoma si sviluppa e l’apparato radicale aumenta di dimensione si interviene bagnando solo in caso di clima secco e assenza di pioggia prolungata. Nel ricorso all’irrigazione bisogna sempre evitare qualunque forma di ristagno.

Concimazione –
Nella concimazione del rabarbaro cinese si tenga conto che trattasi di pianta erbacea perenne, per cui con la raccolta delle coste, asportando biomassa dobbiamo provvedere al reintegro.
È comunque cosa buonissima, come detto in precedenza, la consociazione con trifoglio, tuttavia all’impianto, soprattutto in suoli più poveri, è bene operare una concimazione organica e reintegrare ogni anno, all’inizio della primavera o, meglio ancora, in tardo autunno, con concimi organici.
Malattie e avversità –
Il rabarbaro è una pianta soggetta a poche avversità. Le malattie a cui va più soggetto sono i marciumi radicali, dovuti a ristagni di acqua, e qualche afide soprattutto ad inizio di primavera, cosa che si limita moltissimo evitando di concimare con azoto minerale.

Forzatura del rabarbaro –
Una tecnica particolare a cui può essere soggetto il rabarbaro è la forzatura.
Questa tecnica consente di aumentare la qualità delle coste di rabarbaro e anche di anticiparne la produzione. Consiste nel tenere il rabarbaro coperto, si possono impiegare allo scopo apposite campane di terra cotta.
Tra l’altro la copertura da un lato aumenta la temperatura e quindi può portare un raccolto più precoce in primavera e anche più tardivo l’autunno, ma soprattutto togliendo fotosintesi rende il gambo più tenero e gustoso concentra maggiormente le sostanze nelle coste, a scapito della foglia.
Nella forzatura la copertura si mantiene per circa 10/15 giorni, tempo sufficiente a inibire la clorofilla. Trascorso questo periodo si può scoprire la parte della pianta che abbiamo eziolato.

Raccolta e conservazione –
La raccolta del rabarbaro cinese inizia al secondo anno, asportando a mano i piccioli fogliari privati del lembo. Di solito si lascia sulle piante un terzo delle foglie presenti. I rizomi possono essere raccolti al 3-4° anno, vengono ripuliti dalla terra, tagliati a fette e lasciati essiccare.

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