La sostenibilità alimentare senza inganni

La sostenibilità alimentare senza inganni

Il raggiungimento della verità e, con essa, della corretta informazione è forse oggi, più che mai, una delle questioni più complesse.
Tale questione è divenuta più delicata soprattutto nell’era moderna dove i detentori dell’ informazione sono spesso monopolizzati da grandi interessi economici che hanno un unico obiettivo: veicolare un punto di vista che sia conforme ed utile ai loro scopi.
Si tratta di una informazione che sa cogliere le tendenze del momento, traducendole spesso in messaggi e linguaggi, artatamente distorti e ben camuffati, tanto che se non si è pratici od esperti dei vari settori si cade facilmente nella tela di questi grandi ingannatori.
È il caso del settore agroalimentare che, insieme a quello energetico, attira i grandi interessi di multinazionali, gruppi di potere e capitali che si prefiggono un solo obiettivo: trasformare a proprio vantaggio qualunque vicenda, veicolando poi informazioni che conducano la popolazione a conformarsi ed acquistare o utilizzare i loro prodotti o servizi.
Negli ultimi tempi poi via via che Organismi internazionali, scienziati o studiosi del settore prospettano le corrette vie per il raggiungimento della sostenibilità alimentare, si assiste ad un parallelo martellamento mediatico con notizie diametralmente opposte ma vestite di termini ammalianti come: sostenibilità, sfamare il mondo, la soluzione per il futuro, ecc..
Per di più la predominanza informativa e mediatica di questi colossali gruppi porta nel migliore dei casi ad un disorientamento del cittadino comune ma nel peggiore, ed è una parte consistente, alla convinzione che questa informazione sia l’unica corretta.
Così le teorie ecologiche e naturalistiche di questo o quello scienziato o studioso divengono, nel migliore dei casi, posizioni romantiche ma oramai non più attuali.
L’inganno è fatto ed il male conseguente pericolosissimo anche per il futuro (ironia della sorte) della sopravvivenza di questi colossi.
Chiariamo subito, in maniera ovviamente molto semplice e con pochi riferimenti matematici e scientifici, che non esiste alcun processo energetico (come lo è quello della produzione di qualunque alimento) più efficiente di quello realizzabile in Natura. Anzi più la produzione avviene in condizione di maggiore naturalità (fondamento dell’agroecologia) più l’efficienza di trasformazione sarà maggiore e, di conseguenza, minore inquinamento e minori sottoprodotti (rifiuti e scarti).
Queste affermazione si basano su solide leggi della fisica e della termodinamica, cose ovviamente non a conoscenza dei più e sulla cui normale e logica ignoranza fa leva l’informazione distorta.
È dimostrabile (anche attraverso simulazioni matematiche complesse) come quanto più il sistema è biodiverso e prossimo ad un equilibrio ecosistemico tanto più l’efficienza di trasformazione dell’energia solare in cibo ed altri servizi (fertilità dei suoli, tutela della biodiversità, salubrità dell’acqua, dell’aria, del cibo, ecc.) sia elevata.
La stessa questione dell’uso delle proteine animali deve rispondere a principi di reale sostenibilità ecologica, non solo nella capacità di integrazione energetica tra organismi autotrofi (vegetali) ed eterotrofi (animali) ma anche (al di la del rispetto per i valori dei vegani e dei vegetariani) nel giusto apporto alimentare per la specie umana.
Voler scavalcare queste complesse ma, ripeto, dimostrabilissime leggi, è un vero e proprio crimine contro l’umanità ed, ovviamente, contro l’intera vita del pianeta.
Cibi prodotti, con l’ausilio di tecniche lontane da questi fondamenti non solo sono energeticamente ed ecologicamente sconvenienti ma lo sono anche da un punto di vista della qualità agroalimentare complessiva.
La domanda a questo punto è: esistono dei principi giuridici che mettano a nudo tali atti di disinformazione e, ovviamente, di inganno, sanzionandoli?

Ovviamente parliamo sia di pubblicità che di notizie false o tendenziose.
Per quanto riguarda la pubblicità ingannevole questa è disciplinata dai D.lgs. 145/2007 (disciplina relativa alla tutela del professionista) e 146/2007 (che aggiorna il Codice di Consumo negli artt. da 18 a 27 inserendo il concetto di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori e delle micro-imprese). In questo campo la competenza è dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust).
Dal canto suo il Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, accettato dalla quasi totalità degli operatori pubblicitari italiani e dai loro clienti, all’art.2 (Pubblicità ingannevole) dispone che “la pubblicità deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni palesemente non iperboliche”.
Saltando dalla disciplina sulla pubblicità a quella delle notizie false o tendenziose entriamo proprio in ambito penale, regolamentato dall’Art. 656 del Codice Penale, che contempla i casi di reato nell’ipotesi di “Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”.
Ovviamente l’impianto giuridico è forse un po’ datato in quanto si riferisce alle ricadute di tali notizie a produrre un effetto dannoso per l’ordine e la tranquillità pubblica ma nulla ci dice sul reato contro le Coscienze.
L’art. contempla infatti come debba ritenersi falsa la notizia che sia del tutto difforme dalla realtà, anche se la difformità riguardi solamente la ragione di un avvenimento.
È evidente che di fronte a questo strapotere informativo e ad un martellamento di notizie, artatamente costruite, come quelle apparse qualche giorno fa in una emittente pubblica, su cosa fosse la sostenibilità in campo alimentare e zootecnico, è cosa difficile e complessa qualunque attività di ordine giurisprudenziale.
Per vincere questa battaglia, che sembra vederci soccombere, abbiamo una sola arma: la coscienza.
La coscienza non è una cosa che si acquista al supermercato (per fortuna, altrimenti si potrebbe adulterare anche quella); la coscienza si alimenta con un rinnovato rapporto con la Natura, quel rapporto che, per questioni che non stiamo qui ad analizzare, sta divenendo sempre più blando, e senza il quale la capacità di discernimento umano diviene sempre più alterato ed adulterato.
Per vincere questa vera grande guerra epocale dobbiamo riscoprire, attraverso un rinnovato rapporto, che deve iniziare dalle prime fasi di età dei nostri bambini, le logiche, i principi, le regole della Natura.
Dobbiamo rituffarci nella natura, nell’agroecologia, dobbiamo viverla, sperimentarla, capirla, dobbiamo imparare ad amarla.
Famiglia e scuola devono ricucire e ricostruire questo legame.
Oggi i bambini non sanno più come è fatta una gallina o come cresce una mela, siamo divenuti esseri innaturali e, per questo, facilmente pilotabili.
È questo l’unico antivirus che ci può immunizzare contro un inganno informatico contro il quale non esiste altra cura.

Guido Bissanti

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