Monte Bianco

Monte Bianco

Il monte Bianco, con i suoi 4.808,72 m di altitudine, è la montagna più alta delle Alpi, d’Italia, di Francia e d’Europa, condividendo assieme al monte Elbrus nel Caucaso un posto tra le cosiddette Sette Vette del Pianeta.
Il monte Bianco si trova nel settore delle Alpi Nord-occidentali, lungo la sezione alpina delle Alpi Graie, sulla linea spartiacque tra la Valle d’Aosta (val Veny e val Ferret in Italia) e l’Alta Savoia (valle dell’Arve in Francia), nei territori comunali di Courmayeur e Chamonix; dà il nome all’omonimo massiccio, appartenente alla sottosezione delle Alpi del Monte Bianco.
Questo massiccio è prevalentemente di natura granitica, irto di guglie e di creste, intagliato da profondi valloni nei quali scorrono numerosi ghiacciai, è considerata una montagna di grande richiamo per l’alpinismo internazionale e, dal punto di vista della storiografia alpinistica, la nascita dell’alpinismo stesso coincide con la data della sua prima ascensione: l’8 agosto 1786.
La determinazione dell’altezza del Monte Bianco ha subito negli anni diverse fluttuazioni dovute sia a questioni strumentali che a variazioni dovute ai venti che accumulano la neve sulla cima, determinandone conseguentemente l’altezza. Se durante l’anno si registrano meno giorni ventosi rispetto all’anno precedente, di conseguenza si accumulerà meno neve condizionandone l’altezza.
Comunque sia, il monte Bianco è la montagna più alta di tutta la catena alpina e considerata anche la più alta dell’Europa. Nonostante le fonti più autorevoli non considerino il Caucaso come limite geografico orientale del continente, tuttavia talora vengono citate quali vette più alte d’Europa quelle situate in territorio russo e georgiano, come l’Elbrus che culmina a 5.642 m, il Dykh Tau con 5.203 m, il Shkhara a 5.200 m e il Kazbek 5.047 m.

Geologia –
Il sistema montuoso delle Alpi si è generato durante l’Era terziaria grazie alla spinta della placca tettonica africana e di quella asiatica, attraverso un processo di sopraelevazione verticale. Circa 300 milioni di anni fa, durante l’orogenesi ercinica, una grande intrusione granitica formò la struttura di base dell’attuale massiccio del Monte Bianco. Tale azione è ancora in atto tanto che moderni metodi di rilevamento confermano che la sopraelevazione delle Alpi prosegue incessantemente e supera ancora gli effetti dell’erosione. Attorno al nucleo granitico (protogino) affiorarono rocce metamorfiche (gneiss, micascisti e calcescisti).
Le rocce più frequenti che si riscontrano sono:
– i graniti, che si distinguono nella parte centrale del Massiccio per le creste a guglia e le forme acute dei rilievi. Benché molto dura, questa roccia non resiste agli effetti dell’erosione provocata dai ghiacci;
– le rocce metamorfiche, che circondano i graniti. Queste rocce contengono le stesse famiglie di cristalli dei graniti, ma la loro resistenza all’erosione è minima e presentano forme più slanciate rispetto alle altre;
– le rocce sedimentarie, che vengono raggruppate generalmente in due grandi famiglie, ossia le rocce basiche (calcari, dolomie, calcescisti, carniole), e le rocce acide (gres, scisti argillosi, quarzite).

Clima –
Dal punto di vista climatico il monte Bianco, con la sua distanza di 240 km dal mar Mediterraneo e 620 km dall’oceano Atlantico, ha un clima semicontinentale, condizionato dai venti umidi provenienti dall’Atlantico. Questi una volta giunti sul massiccio tendono a raffreddarsi lungo lo spartiacque e sulle testate delle valli, determinando condizioni di piovosità a basse altitudini, con un massimo di precipitazioni in luglio e agosto e un minimo a gennaio e febbraio, con cambiamenti repentini possibili.
Al di sopra dei 3.000 m circa, le precipitazioni autunnali e primaverili cadono essenzialmente sotto forma di neve, raramente come pioggia ghiacciata, e sono più frequenti nel periodo estivo che in quello invernale a causa della diminuita umidità dell’aria fredda in inverno.
Raggiunta la quota di 3.800 m le precipitazioni assumono sempre la forma nevosa e garantiscono un forte accumulo di neve ai ghiacciai che attorniano la montagna. Queste precipitazioni si trasformano spesso in vere e proprie tempeste di neve, specialmente sulle quote più alte e sulla parte sommitale dove durante queste bufere gli accumuli di neve fresca arrivano fino a 4 metri di spessore. Si possono stimare tra i 150 e i 160 il numero dei giorni di precipitazioni nevose oltre i 3500 m, con una intensità delle precipitazioni sulla vetta di circa 20 cm di neve (corrispondenti a circa 20 mm di acqua) giornalieri.
Le temperature salgono poi tra il 15 di giugno e il 15 di luglio, a cavallo del solstizio d’estate, fenomeno che da seguito ad una sorta di disgelo, con temperature massime che raggiungono i 3 °C. L’azione del sole fonde la neve superficiale creando acqua che filtra negli strati inferiori per poi gelarsi rapidamente.
Anche i venti contribuiscono a caratterizzare il clima del monte Bianco. Infatti se da una parte quelli secchi d’inverno spazzano via la neve, dall’altra i venti umidi primaverili, caratterizzati da abbondanti precipitazioni, ne apportano grandi quantità.
Questi venti, in corrispondenza della cima possono raggiungere i 150 km/h e la temperatura i – 40 °C. Sono frequenti anche le perturbazioni causate dal foehn, un vento caldo che spira proveniente dalla Val Ferret, e nel superare i contrafforti del versante valdostano perde umidità provocando forti nevicate in alta quota, per ridiscendere verso la valle dell’Arve ancora più caldo favorendo giornate soleggiate. Durante le escursioni sulla montagna, il vento rafforza la sensazione di freddo e la temperatura percepita risulta inferiore a quella effettiva nell’ambiente circostante (effetto Windchill).

Flora –
Sul monte bianco, soprattutto a quote più elevate, i pendii sono ripidi e levigati dai ghiacciai, con suoli prevalentemente acidi, conseguentemente l’ambiente è piuttosto povero di flora. Inoltre le nevi persistono normalmente oltre i 2.800 m di altitudine. Sulla parte ovest le prime pendici si situano sui 3.500 m mentre sull’opposto versante partono dai fondovalle valdostani. Date le condizioni estreme, la vita delle specie vegetali e animali è molto limitata, ma tra i crepacci o al riparo tra le pareti granitiche, alcune specie di piante riescono a sopravvivere sino ai 4.000 m, come il ranuncolo dei ghiacciai. A quelle altitudini si trovano anche muschi e licheni. A quote più basse i suoli spesso originano da calcescisti, o da rocce calcaree e le condizioni di vita per le piante sono meno estreme, pur rimanendo caratteristiche di un severo ambiente di montagna.
Sulle pendici del monte Bianco prevalgono le foreste di conifere, popolate soprattutto dall’abete rosso e dal larice, ma localmente anche dal pino cembro e dal pino uncinato. Nella prateria alpina invece si possono osservare molte specie di fiori tra cui le vistose infiorescenze gialle dell’Hugueninia tanacetifolia, una pianta endemica del settore occidentale delle Alpi, e l’Anemone narcissiflora, e ancora la genziana (Gentiana clusii), la notissima stella alpina, la rara campanula gialla. Nel sottobosco si può trovare l’orchidea scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), l’orchidea Dactylorhiza sambucina, il giglio martagone (Lilium martagon), l’aquilegia, la viola (Viola calcarata), e le comuni genzianelle blu (Gentiana verna e Gentiana acaulis). Interessante la presenza dell’ibrido tra la genziana purpurea (Gentiana purpurea) e la genziana punteggiata (Gentiana punctata). Salendo più in alto si incontrano arbusti come il rododendro (Rhododendron ferrugineum) e il mirtillo. Nel cuore del massiccio, a 2.175 m s.l.m. si trova il giardino botanico più alto d’Europa: il Giardino alpino Saussurea, che raccoglie e valorizza le specie naturali della flora caratteristica del Monte Bianco.

Fauna –
Anche la fauna risente sul monte Bianco di alcune avverse condizioni climatiche che sfavoriscono alcune specie animali come i mammiferi; questi, infatti, non possono sopravvivere a condizioni così difficili, contrariamente a certe specie di uccelli.
Scendendo però a quote più basse la fauna inizia ad avere più specie e più popolosa.
Inoltre la vicinanza di due Parchi Nazionali (Gran Paradiso e della Vanoise) ha contribuito al mantenimento e alla diffusione di alcune specie che si erano ridotte a pochi esemplari.
Tra i mammiferi ricordiamo il camoscio alpino, che frequenta sia la prateria del piano alpino sia i boschi del piano subalpino, dov’è anche possibile incontrare due grandi erbivori come il cervo e il capriolo. Le ampie pietraie del piano alpino vedono la presenza dello stambecco, dell’aquila reale e della sua principale fonte di alimentazione: la marmotta. Un animale che si incontra sia nelle praterie di alta quota sia nel fondovalle è la volpe.
Per quanto riguarda le specie aviarie nell’area del massiccio sono state censite ben 184 specie di uccelli e circa 110 di queste sono nidificanti.
Tra gli uccelli, oltre all’aquila, tra i rapaci si possono avvistare la poiana, l’astore, il gheppio.
Talvolta si può osservare il volo circolare dell’avvoltoio degli agnelli, il gipeto estinto sull’arco alpino all’inizio del XX secolo e reintrodotto di recente. Sono presenti anche il fagiano di monte, il francolino di monte (nella Savoia e nel Vallese, ma non più nella Valle d’Aosta) e il corvo imperiale. Poche sono invece le specie di rettili e si trovano comunque a quote relativamente basse, tra questi la natrice dal collare, mentre dove il terreno è pietroso e soleggiato si può incontrare l’aspide.

Guido Bissanti

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