Dioscorea villosa

Dioscorea villosa

L’Igname selvatico (Dioscorea villosa L.) è una specie erbacea perenne rampicante appartenente alla famiglia delle Dioscoreaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Classe Liliopsida,
Ordine Liliales,
Famiglia Dioscoreaceae,
Genere Dioscorea,
Specie D. villosa.
Sono sinonimi i termini:
– Merione villosa (L.) Salisb.;
– Dioscorea sativa L.;
– Dioscorea quaternata Walter;
– Dioscorea quinata Walter;
– Dioscorea cliffortiana Lam.;
– Dioscorea paniculata Michx.;
– Dioscorea waltheri Desf.;
– Dioscorea glauca Muhl. ex L.C.Beck;
– Dioscorea hexaphylla Raf.;
– Dioscorea longifolia Raf.;
– Dioscorea megaptera Raf.;
– Dioscorea repanda Raf.;
– Dioscorea pruinosa Kunth;
– Dioscorea hirticaulis Bartlett;
– Dioscorea lloydiana E.H.L.Krause.

Etimologia –
Il termine Dioscorea del genere è stato dedicato a Pedanio Dioscoride Anazarbeo (di Anazarbo Asia Minore), medico di cultura greca, botanico e farmacista, vissuto nel I secolo d.C..
L’epiteto specifico villosa proviene da víllus pelame o da véllus lana tosata: dotato di un rivestimento di lunghi peli.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Dioscorea villosa è una pianta originaria del Nord America ed è diffusa in un’area che va dal Texas e dalla Florida a nord fino al Minnesota, Ontario e Massachusetts.
Il suo habitat è quelle dei limiti delle torbiere, paludi, acquitrini, margini di fiumi e laghi, fondali di torrenti, suoli sabbiosi o rocciosi, boschi umidi o secchi, amache, boschetti, pendii calcarei o astragali, bordi stradali, dove cresce dal livello del mare fino a 1500 m s,l.m..

Descrizione –
La Dioscorea villosa è una pianta perenne rampicante che può crescere normalmente fino a 3,00 metri di altezza.
Gli steli sono di sezione tondeggiante e portano in posizione alterna e su lunghi piccioli foglie di forma di cuore molto allungato e con nervature molto evidenti.
È una specie dioica con piante quindi maschili o femminili.
I fiori maschili sono portati su infiorescenze a forma di pannocchie che appaiono in gruppi da 1 a 3 lungo i rami. I fiori sono minuscoli e sono larghi 0,3 cm, ciascuno con 6 tepali bianco-verdi o giallo-verdi e 6 stami fertili.
I fiori femminili compaiono su racemi di 7-21 cm costituiti da 5-15 fiori che si sviluppano dalle ascelle delle foglie; anche questi fiori sono piccoli, con dimensioni simili a quelli femminili.
Dai fiori femminili si producono dei frutti che sono delle capsule di 2,5 cm che contengono 1-2 semi.

Coltivazione –
L’Igname selvatico è una pianta facilmente coltivabile, soprattutto su terreni fertili, ben drenati ed i pieno sole mentre in posizione più ombreggiata non produce facilmente fiori e semi ed essendo una specie dioica si deve coltivare vicino sia le piante maschili che quelle femminili se si vogliono produrre frutti e semi.
Le piante sono resistenti sino a -15 °C.
Le piante producono tubercoli (piccoli tuberi che si formano nelle ascelle delle foglie degli steli) e possono essere propagati tramite questi anche se dovrebbero essere conservati immediatamente in vasi singoli in una serra o in una cornice fredda e piantati all’inizio dell’estate.
La propagazione può avvenire anche per seme con semina che va effettuata dall’inizio della primavera a metà primavera in una posizione soleggiata in una serra calda e solo appena coperta. Germina in 1 – 3 settimane a 20 °C.
Si può propagare anche per talee basali nel periodo estivo o per divisione nella stagione di dormienza.
La pianta produrrà spesso un certo numero di germogli; i 5-10 cm superiori della radice sotto ogni germoglio possono essere conservati in vaso per formare una nuova pianta mentre la parte inferiore della radice può eventualmente essere utilizzata per scopo alimentare.
I tubercoli che si formano nelle ascelle delle foglie vengono raccolti a fine estate e all’inizio dell’autunno, quando hanno circa le dimensioni di un pisello e si staccano facilmente dalla pianta.
La pianta viene raccolta anche allo stato naturale per uso locale come alimento e medicinale.

Usi e Tradizioni –
L’Igname selvatico viene raccolto da tempi remoti per usi alimentari e medicinali ma, adesso, visto che è inserito nella lista “a rischio” della United Plant Savers, andrebbero operati dei programmi di salvaguardia.
Nella medicina tradizionale russa, a base di erbe, si ritiene che gli estratti di saponina dalle radici di varie varietà di Dioscorea villosa siano anticoagulanti, antisclerotici, antispasmodici, colagoghi, depurativi, diaforetici, diuretici e vasodilatatori.
Le radici di questa pianta, così come altre specie dello stesso genere contengono diosgenina che si genera dalla saponina disocina steroidea.
Questa sostanza è ampiamente utilizzata nella medicina moderna per produrre progesterone e altri farmaci steroidei. Questi sono usati come contraccettivi e nel trattamento di vari disturbi degli organi genitali, nonché in una miriade di altre malattie come l’asma e l’artrite.
Altri costituenti presenti sono: amido, alcaloidi, tannini e fitosteroli.
Tra le azioni medicinali esercitate ricordiamo: antispasmodica, antinfiammatoria, antireumatica, colagoga, diaforetica, analgesica, antitosse, antiasmatica, espettorante, antidiabetica, vasodilatatrice, sedativa cardiaca, amara, epatica e diuretica.
Tra le maggiori applicazioni per uso medicinale si rammentano gli utilizzi per condizioni infiammatorie del tratto gastrointestinale, delle articolazioni, dell’utero e delle ovaie. Questa pianta riduce l’infiammazione e il dolore associati ai crampi intestinali. Ciò può verificarsi come conseguenza di malattie infiammatorie intestinali, flatulenza, diverticolite, nausea e vomito. Ha un uso specifico per coliche biliari e fasi acute dell’AR. Aiuterà in tutti i tipi di artrite, dolori articolari / muscolari, nevralgie e infiammazioni.
Si ritiene che l’azione antinfiammatoria sia dovuta ad effetti steroidei.
Non è chiaro se il corpo possa convertire la disogenina in progesterone o altri ormoni.
Nell’assunzione di questa sostanza non si riporta nessuna tossicità ma a dosi elevate possono avere nausea, vomito, diarrea.
A tutt’oggi c’è poca ricerca clinica sulla Dioscorea villosa e l’unico studio su una crema contenente estratti di questa pianta, per i sintomi della menopausa, non è riuscito a trovare alcun valore da questa terapia. Inoltre, secondo l’American Cancer Society, non ci sono prove a sostegno del fatto che l’igname selvatico o la diosgenina siano sicuri o efficaci negli esseri umani.

Modalità di Preparazione –
La radice di Dioscorea villosa viene raccolta in autunno ed essiccata per un uso successivo. La radice non deve essere conservata per più di 1 anno, poiché è probabile che perda le sue virtù medicinali.
Si consiglia, comunque, cautela nell’uso di questa pianta; infatti, se assunta fresca, può provocare vomito e altri effetti collaterali.
La radice, raccolta a settembre, serve per fare un rimedio omeopatico.
Il suo utilizzo principale è nel trattamento delle coliche infantili.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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