[:it] Prunus persica [:en] Prunus persica [:es] Prunus persica [:]

[:it]

Prunus persica

Il pesco (Prunus persica (L.) Batsch) è una specie arborea fruttifera appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Rosales, Famiglia Rosaceae e quindi al Genere Prunus ed alla Specie P. persica.

Etimologia –
Il termine Prunus lo troviamo in Plinio; è una latinizzazione del greco προῦμνη proúmne susino, pruno in Teofrasto e Dioscoride, probabilmente derivato da una lingua pre-greca dell’Asia Minore. L’epiteto persica proviene in particolare da pérsicum, pomo persiano, pesco.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Prunus persica è un albero deciduo originario della regione della Cina nord-occidentale tra il bacino del Tarim e le pendici settentrionali dei monti Kunlun , dove fu prima addomesticato e coltivato. La sua coltivazione si diffuse in Persia (l’odierna Iran), da dove è stato successivamente portato in Europa ed in altre parti temperate del mondo.

Descrizione –
Il Prunus persica è un albero di medie dimensione che può raggiungere i 4-8 metri di altezza; ha una corteccia leggermente scabra di colore marrone. I giovani getti hanno cromature verdi, spesso sfumate al rosso. Le foglie sono alterne, lanceolate ed i fiori sono ermafroditi portati in zona apicale sui rami giovani. I fiori sono di colore rosa con differenze in funzione delle varietà.
I frutti sono delle drupe di 40-80 mm, subglobose, vellutate o glabre, verdastra, giallastra o arancione, più o meno tinta di porpora. Il mesocarpo è carnoso, dolciastro; l’ endocarpo è legnoso, ellissoide o obovoide, con apice apicolato, sutura ventrale e solchi profondi, di 30-35 x 20-25 mm, bruno o bruno-rossastro.
La polpa può essere aderente al nocciolo nelle percoche, o non aderente, nelle pesche spiccagnole. Le percoche sono meno usate come frutta fresca e sono utilizzate per la produzione di frutta sciroppata o per produzione di succhi.

Coltivazione –
Le pesche crescono in una gamma piuttosto limitata di climi continentali o temperati, dal momento che gli alberi hanno delle necessità climatiche che mal si coniugano con aree tropicali o subtropicali, se non in alta quota (ad esempio in certe aree dell’Ecuador, Colombia, Etiopia, India e Nepal. La maggior parte delle cultivar richiede 500 ore di refrigerazione da 0 a 10 °C. per la tecnica di coltivazione puoi consultare la presente scheda.

Usi e Tradizioni –
Il pesco vanta antiche tradizioni di coltivazioni e di simbolismi. Dall’oriente il pesco giunse in Persia, da dove fu poi diffuso in Europa. In Egitto la pesca era sacra ad Arpocrate, dio del silenzio e dell’infanzia, tanto che ancora oggi le guance dei bambini vengono paragonate alle pesche, per la loro morbidezza e carnosità.
La coltivazione di questa pianta giunse a Roma nel I secolo d.C. e successivamente grazie ad Alessandro Magno si diffuse in tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Secondo quanto asseriva lo scrittore romano Rutilio Tauro Emiliano Palladio, l’imperatore ne rimase affascinato quando osservo per la prima volta questa pianta nei giardini di re Dario III, durante la spedizione contro la Persia.
Alberi di pesco sono raffigurati nei dipinti murali delle città distrutte dall’eruzione del Vesuvio del 79 dC, mentre le più antiche rappresentazioni artistiche conosciute del frutto sono in due frammenti di pitture murali, datate al I secolo d.C. ad Ercolano , ora conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Nell’era moderna La pesca è stata portata nelle Americhe da esploratori spagnoli nel 16 ° secolo, e alla fine è arrivata in Inghilterra e Francia nel 17 ° secolo, dove era considerato un frutto pregiato e costoso. Pare che sia stata opera dell’ orticoltore George Minifie che presumibilmente portò le prime pesche dall’Inghilterra alle sue colonie nordamericane all’inizio del 17° secolo, piantandole nella sua tenuta di Buckland, in Virginia.
Molte parti della pianta del pesco, come corteccia, radici, foglie e semi, contengono piccole quantità di sostanze da cui derivano cianuri, tossici; pur tuttavia per il modesto contenuto tali sostanze sono state usate tradizionalmente (soprattutto le foglie) per aromatizzare i liquori, per il loro sapore gradevolmente amaro.

Modalità di Preparazione –
La pesca viene consumata fresca con tutta la buccia o privata di questa. Viene consumata anche in macedonie di frutta. Viene impiegata per fare succhi, sciroppi, marmellate e anche dolci (Pesca Melba) o per preparare gelati e granite. Viene consumata, sempre come dessert, con vino, zucchero e qualche goccia di limone. Una ricetta tradizionale piemontese è quella delle pesche ripiene con un composto a base di uova, zucchero, amaretti sbriciolati e cacao.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




[:en]

Prunus persica

The peach tree (Prunus persica (L.) Batsch) is a fruit-bearing tree species belonging to the Rosaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Kingdom Plantae, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Rosales Order, Rosaceae Family and therefore to the Genus Prunus and to the Specie P. persica.

Etymology –
We find the term Prunus in Pliny; it is a Latinization of the Greek προῦμνη proúmne susino, pruno in Teofrasto and Dioscorides, probably derived from a pre-Greek language of Asia Minor. The epithet Persica comes in particular from pérsicum, pomo Persiano, pesco.

Geographic Distribution and Habitat –
Prunus persica is a deciduous tree native to the northwestern region of China between the Tarim basin and the northern slopes of the Kunlun mountains, where it was first tamed and cultivated. Its cultivation spread to Persia (today’s Iran), from where it was subsequently brought to Europe and other temperate parts of the world.

Description –
The Prunus persica is a medium-sized tree that can reach 4-8 meters in height; has a slightly rough brownish bark. The young jets have green shades, often shaded red. The leaves are alternate, lanceolate and the flowers are hermaphroditic brought to the apical area on the young branches. The flowers are pink with differences depending on the variety.
The fruits are drupes of 40-80 mm, subglobose, velvety or glabrous, greenish, yellowish or orange, more or less dyed purple. The mesocarp is fleshy, sweetish; the endocarp is woody, ellipsoid or obovoid, with apicled apex, ventral suture and deep furrows, of 30-35 x 20-25 mm, brown or reddish brown.
The pulp can be adherent to the stone in the percoche, or non-adherent, in the spicagnole peaches. The percoche are less used as fresh fruit and are used for the production of fruit in syrup or for the production of juices.

Cultivation –
The peaches grow in a rather limited range of continental or temperate climates, since the trees have climatic necessities that do not combine with tropical or subtropical areas, if not at high altitudes (for example in certain areas of Ecuador, Colombia, Ethiopia, India and Nepal Most of the cultivars require 500 hours of refrigeration from 0 to 10 ° C. for the cultivation technique you can consult the present sheet.

Uses and Traditions –
The peach boasts ancient traditions of cultivation and symbolism. From the east the peach tree arrived in Persia, from where it was then spread to Europe. In Egypt fishing was sacred to Arpocrate, god of silence and childhood, so much so that even today the cheeks of children are compared to peaches, for their softness and fleshiness.
The cultivation of this plant reached Rome in the first century AD and later thanks to Alexander the Great spread throughout the Mediterranean Sea basin. According to what the Roman writer Rutilio Tauro Emiliano Palladio claimed, the emperor was fascinated when I first observed this plant in the gardens of King Darius III, during the expedition against Persia.
Peach trees are depicted in the wall paintings of the cities destroyed by the eruption of Vesuvius in 79 AD, while the oldest known artistic representations of the fruit are in two fragments of wall paintings, dated to the first century AD. in Ercolano, now kept at the National Archaeological Museum of Naples.
In the modern era Fishing was brought to the Americas by Spanish explorers in the 16th century, and eventually it arrived in England and France in the 17th century, where it was considered a prized and expensive fruit. It seems to have been the work of the horticulturist George Minifie who allegedly brought the first peaches from England to his North American colonies in the early 17th century, planting them on his estate in Buckland, Virginia.
Many parts of the peach tree, such as bark, roots, leaves and seeds, contain small quantities of substances from which cyanides, toxic; nevertheless, for the modest content these substances have been used traditionally (above all the leaves) to flavor the liqueurs, for their pleasantly bitter taste.

Preparation Mode –
The peach is consumed fresh with the whole peel or deprived of it. It is also consumed in fruit salads. It is used to make juices, syrups, jams and even sweets (Peach Melba) or to prepare ice cream and granita. It is consumed, always as a dessert, with wine, sugar and a few drops of lemon. A traditional Piedmontese recipe is that of stuffed peaches with a mixture of eggs, sugar, crumbled amaretti and cocoa.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experience with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only and do not in any way represent a medical prescription; there is therefore no liability for their use for curative, aesthetic or food purposes.




[:es]

Prunus persica

El Melocotonero (Prunus persica (L.) Batsch) es una especie de árbol frutal que pertenece a la familia de las Rosáceas.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Reino Plantae, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Orden Rosales, Familia Rosaceae y, por lo tanto, al Género Prunus y a la Especie P. persica.

Etimología –
Encontramos el término Prunus en Plinio; es una latinización del griego προῦμνη proúmne susino, pruno en Teofrasto y Dioscórides, probablemente derivado de una lengua pre-griega de Asia Menor. El epíteto Persica proviene en particular de pérsicum, pomo Persiano, pesco.

Distribución geográfica y hábitat –
Prunus persica es un árbol de hoja caduca originario de la región noroeste de China, entre la cuenca del Tarim y las laderas del norte de las montañas Kunlun, donde fue domesticado y cultivado por primera vez. Su cultivo se extendió a Persia (el actual Irán), desde donde se llevó posteriormente a Europa y otras partes templadas del mundo.

Descripción –
El Prunus persica es un árbol de tamaño mediano que puede alcanzar 4-8 metros de altura; Tiene una corteza parda ligeramente rugosa. Los jets jóvenes tienen tonos verdes, a menudo sombreados de rojo. Las hojas son alternas, lanceoladas y las flores hermafroditas llevadas al área apical de las ramas jóvenes. Las flores son rosadas con diferencias según la variedad.
Los frutos son drupas de 40-80 mm, subglobosas, aterciopeladas o glabras, verdosas, amarillentas o anaranjadas, más o menos teñidas de púrpura. El mesocarpio es carnoso, dulce; El endocarpio es amaderado, elipsoide u obovoide, con ápice apiculado, sutura ventral y surcos profundos, de 30-35 x 20-25 mm, marrón o marrón rojizo.
La pulpa puede adherirse a la piedra en el perejil, o no adherente, en los melocotones espicagnoles. El percoche se usa menos como fruta fresca y se usa para la producción de fruta en almíbar o para la producción de jugos.

Cultivo –
Los melocotones crecen en una gama bastante limitada de climas continentales o templados, ya que los árboles tienen necesidades climáticas que no se combinan con las áreas tropicales o subtropicales, si no a altas altitudes (por ejemplo, en ciertas áreas de Ecuador, Colombia). Etiopía, India y Nepal La mayoría de los cultivares requieren 500 horas de refrigeración de 0 a 10 ° C. Para la técnica de cultivo, puede consultar la presente hoja.

Usos y tradiciones –
El Melocotonero cuenta con antiguas tradiciones de cultivo y simbolismo. Desde el este, el melocotonero llegó a Persia, desde donde se extendió a Europa. En Egipto, la pesca era sagrada para Arpócrata, dios del silencio y la infancia, hasta el punto de que incluso hoy en día las mejillas de los niños son comparadas con los duraznos, por su suavidad y carnalidad.
El cultivo de esta planta llegó a Roma en el siglo I dC. y más tarde gracias a Alejandro Magno extendido por toda la cuenca del mar Mediterráneo. Según lo que afirmó el escritor romano Rutilio Tauro Emiliano Palladio, el emperador quedó fascinado cuando observé por primera vez esta planta en los jardines del rey Darío III, durante la expedición contra Persia.
Los melocotoneros se representan en las pinturas murales de las ciudades destruidas por la erupción del Vesubio en el 79 dC, mientras que las representaciones artísticas más antiguas conocidas de la fruta se encuentran en dos fragmentos de pinturas murales, datados en el primer siglo dC. en Ercolano, ahora conservado en el Museo Arqueológico Nacional de Nápoles.
En la era moderna, la pesca fue llevada a las Américas por los exploradores españoles en el siglo XVI, y finalmente llegó a Inglaterra y Francia en el siglo XVII, donde fue considerada una fruta preciada y cara. Parece que fue obra del horticultor George Minifie, quien supuestamente trajo los primeros melocotones de Inglaterra a sus colonias norteamericanas a principios del siglo XVII, plantándolos en su finca en Buckland, Virginia.
Muchas partes del árbol de durazno, como la corteza, las raíces, las hojas y las semillas, contienen pequeñas cantidades de sustancias de las que los cianuros son tóxicos; sin embargo, por su contenido modesto, estas sustancias se han utilizado tradicionalmente (sobre todo las hojas) para dar sabor a los licores, por su sabor agradablemente amargo.

Modo de preparación –
El Melocotonero se consume fresco con toda la cáscara o privado de él. También se consume en ensaladas de frutas. Se utiliza para hacer jugos, jarabes, mermeladas e incluso dulces (Melocotón Melba) o para preparar helados y granitos. Se consume, siempre como postre, con vino, azúcar y unas gotas de limón. Una receta piamontesa tradicional es la de los duraznos rellenos con una mezcla de huevos, azúcar, amaretti desmenuzados y cacao.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejos y experiencia con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimenticios están indicados solo con fines informativos y no representan en modo alguno una receta médica; Por lo tanto, no hay responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.




[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.