Malva sylvestris

Malva sylvestris

La malva selvatica (Malva sylvestris L., 1753) è una pianta appartenente alla famiglia delle Malvaceae.

Sistematica –

La Malva sylvestris appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Malvales, Famiglia Malvaceae e quindi Genere Malva e Specie M. sylvestris

Etimologia-
Il nome del genere, assonante con il greco “malátto” io rammollisco e con “malákhe” emolliente, benevola, con riferimento alle proprietà emollienti di queste piante.
Volgarmente la Malva viene chiamata anche Varmetta, Riondella, Nalba, Melba, Màleva, Miloghia e Narbighedda. La Malva parviflora cresce nelle vicinanze di recinti, lungo i viottoli e di vecchi muri e sui mucchi di detriti, ma soltanto nei paraggi di un campo coltivato.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Pianta originaria dell’Europa e Asia temperata, è presente nei prati e nei luoghi incolti di pianura.
Ove la si trovasse lontano dall’abitato, è certo che a suo tempo in quel luogo esisteva una fattoria od una casa. La Malva grandifolia ed altri tipi si trovano di solito nei giardini fioriti o negli orti. Entrambe queste piante contengono nelle foglie, nei fiori e nei fusti delle sostanze mucillaginose e del tannino.

Descrizione –
È una pianta erbacea annuale, biennale o perenne. Presenta un fusto eretto o prostrato che può crescere dai 60 agli 80 cm. Le foglie di forma palminervia dai 5 ai 7 lobi e margine seghettato irregolarmente.
I fiori sono riuniti all’ascella delle foglie, e spuntano da aprile a ottobre, di colore rosaceo con striature scure, con petali bilobati. Il frutto è un poliachenio circolare.
La Malva parviflora è leggermente strisciante e un po’ legnosa all’inizio del fusto. Ha le foglie lungamente picchiolate, palminervie e piccoli fiori viola, venati di rosa. I frutti hanno la forma di piccoli formaggi. Vi saranno pochi bimbi cresciuti in campagna che non abbiano assaporato o almeno giocato con questi frutti a forma di formaggio. Da giugno fino a settembre si raccolgono fiori, foglie e steli. Dato che con l’essiccamento si perdono le sostanze mucillaginose, è opportuno usare la Malva quanto più fresca possibile. Tuttavia anche essiccata essa mantiene abbastanza bene le sue caratteristiche medicinali.

Coltivazione –
Per la coltivazione consulta la seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
La Malva si dimostra efficace soprattutto sotto forma di tisana nelle infiammazioni delle mucose interne e cioè nelle gastriti e nelle infiammazioni della vescica, nelle gastroduodeniti e nelle stomatiti, così anche nelle ulcere gastriche e duodenali. In questi casi si prepara una minestra di foglie di Malva e orzo. Prima si cuoce l’orzo, al quale, una volta raffreddato, si aggiungono le foglie di Malva. La Malva è inoltre un ottimo rimedio nel catarro polmonare e bronchiale, nella tosse e nella forte raucedine, ma anche nella laringite, nella tonsillite e nella bocca secca. Per non distruggere le sostanze mucillaginose, la Malva deve essere messa a bagno freddo durante la notte. Come dose giornaliera se ne sorseggiano due o tre tazze appena riscaldate. È persino un rimedio contro l’ostinato enfisema polmonare che spesso è considerato inguaribile ed è causa di grave affanno. Se ne bevono almeno tre tazze al dì, come dicevamo sopra, e di notte si fanno degli impacchi su bronchi e polmoni con foglie e fiori setacciati e leggermente riscaldati.
Eccellenti risultati danno i bagni agli occhi e gli impacchi sulle palpebre con tisana di Malva tiepida quando capita quel raro disturbo del prosciugamento del liquido lacrimale che al malato procura un fastidioso senso di frustrazione.
Nelle allergie pruriginose ed irritanti del viso i lavaggi con Malva tiepida procurano molto sollievo. Esternamente la Malva viene applicata su ferite, ulcere, tumefazioni dei piedi e delle mani dovute a fratture o flebiti. In questi casi si fanno dei pediluvi o dei bagni alle mani (vedi «Modalità di preparazione»).
I pediluvi di Malva sono utili soprattutto nelle fratture del piede nelle quali capita spesso di affaticarlo troppo causandone la tumefazione.
Quando si è vecchi non è indispensabile mantenere un piede piagato e gonfio. Anche in questo caso giovano pediluvi di Malva e foglie fresche di Piantaggine. Queste ultime, ben lavate e ancora umide, vanno applicate sulla piaga aperta. Essa si rimarginerà nel giro di una notte e non si aprirà più, anche se fosse vecchia di dieci, quindici e più anni.
La nostra brava Malva dunque non elimina soltanto le laringiti, ma anche le malattie tumorali della laringe. In casi del genere si preparano la sera avanti due litri e mezzo, come dose giornaliera (un cucchiaino da dessert colmo di erbe per ogni quarto di litro d’acqua). Riscaldare un poco il tutto la mattina seguente e conservarlo così in un termos precedentemente sciacquato con acqua calda. Durante la giornata se ne sorseggiano quattro tazze, il resto va utilizzato per i gargarismi.
La Malva, il cui habitat si trova prevalentemente nelle vicinanze di fattorie, viene vieppiù distrutta. Per allontanare umidità e sporcizia dalla casa e darle anche esternamente un aspetto gradevole si è diffusa l’abitudine di circondarla con uno strato di calcestruzzo o con un marciapiede inclinato verso l’esterno.
In questo modo però si toglie alla Malva il suo posto tradizionale. Così scompare questa grande benefattrice dell’umanità.

Modalità di preparazione –
Tisana: Solo macerazione a freddo! Macerare 1 cucchiaino da dessert colmo di erbe in 1/4 di litro d’acqua per una notte; la mattina seguente riscaldare leggermente il tutto.
Pediluvi e bagni alle mani: Macerare durante la notte quattro manciate abbondanti di Malva in un recipiente da cinque litri pieno d’acqua fredda. Il giorno seguente riscaldare il tutto fino ad una temperatura sopportabile alle mani e ai piedi. Immergerli per 20 minuti. Il liquido, nuovamente riscaldato, può essere riutilizzato altre due volte.
Cataplasmi: Riscaldare leggermente in un po’ d’acqua i residui della tisana, mescolarli con farina d’orzo fino ad ottenerne una poltiglia; spalmarla su un panno di lino ed appoggiare quest’ultimo a caldo sulla parte.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Agradi A., Regondi S., Rotti G., Conoscere le piante medicinali. Mediservice, Cologno Monzese (MI). 2005

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *