Prunus domestica

Prunus domestica

Il prugno europeo, conosciuto anche come susino (Prunus domestica L., 1753) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Rosacee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Rosales, Famiglia Rosaceae, Sottofamiglia Prunoideae e quindi al Genere Prunus ed alla Specie P. domestica.

Etimologia –
Il termine Prunus deriva da prunus, in Plinio, latinizzazione del greco προῦμνη proúmne, susino, pruno in Teofrasto e Dioscoride, probabilmente derivato da una lingua pre-greca dell’Asia Minore, vedi anche prunum prugna, susina dal greco προῦνον proúnon in Galeno. L’epiteto specifico domestica è in riferimento al criterio che veniva già coltivato in ambito casalingo, nostrano, oppure specie addomesticata.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Prunus domestica è una specie originaria dell’Asia, nello specifico della zona del Caucaso, che in seguito cominciò ad essere coltivato anche in Siria, principalmente a Damasco. Fu introdotto nel Mediterraneo dai Romani intorno al 150 a.C.. oggi è diffuso e coltivato praticamente in tutti i climi temperati.

Descrizione –
Il Prunus domestica si caratterizza da una tipica forma ad ombrello o ad alberello, di medie dimensioni, da 3-4 fino a 6-8 metri d’altezza secondo la varietà. Ppresenta fiori solitamente bianchi che sorgono già all’inizio della primavera. I frutti sono di forma ovale o sferica, con maturazione da giugno a fine settembre a seconda delle varietà, con dimensioni sino a 8 cm di grandezza, sono solitamente di sapore dolce, anche se alcune varietà si presentano aspre e necessitano di essere cotte con zucchero per essere commestibili, e con colori molto variabili, in funzione delle varietà da giallo chiaro, fino all’arancione, rosso, porpora. All’interno si trova un seme di notevoli dimensioni non commestibile.
Dal Il Prunus domestica si sono ricavate nei secoli numerose cultivar originarie dell’Asia, dell’Europa o dell’America. Si possono dividere in 3 principali categorie:
– Gruppo asiatico-europeo (P. domestica, P. insititia, P. cerasifera);
– Gruppo cino-giapponese (P. salicina);
– Gruppo americano (P. americana).

Coltivazione –
La coltivazione del prugno europeo avviene generalmente secondo tecniche differenti e con forme di allevamento che possono essere:
– vaso basso (sesti 5,5 x 3 m);
– palmetta irregolare (4,5 x 3 m);
– palmetta libera (4,5 x 3 m).
L’irrigazione, si dimostra fondamentale durante il periodo di fioritura. La potatura è diversa in base alla specie e per il prugno europeo è sempre importante lasciare una buona quantità di gemme. Per la tecnica di coltivazione si può consultare la seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
Il Prunus domestica ha una millenaria storia; fu introdotto nel Mediterraneo dai Romani, intorno al 150 a.C., ma furono i Cavalieri della Prima Crociata a portarlo in tutta l’Europa intorno al 1200 d.C., dapprima in Francia, poi in Germania e nelle altre regioni, fino a giungere alla Danimarca e alla Scandinavia meridionale. La storia della pianta infatti, ci narra che già ai tempi dei romani, la provincia “Narbonense” alle porte di Agenais, era particolarmente ricca di folte vegetazioni di prugna “Saint Antonin”, una varietà nota anche come prugna “Maurine”. Susina è il nome corretto dei frutti tondi del Prunus Salicina di origine probabilmente cinese e arrivato nelle campagne europee più recentemente. In Italia lo si ritrova principalmente in Emilia-Romagna e Campania ed anche in Trentino.
Il frutto contiene vitamine A-B1-B2 e C ed alcuni sali minerali, tra cui soprattutto potassio, fosforo, calcio e magnesio.
I frutti del Prunus sono apprezzati per la ricchezza di fibre, di minerali e di vitamine, le proprietà lassative della prugna sono note da tempi immemorabili tanto da aver ispirato figure illustri del 1500: l’umanista Bartolomeo Sacchi (Platina) era solito dire che: “L’uso delle prugne, purché moderato, muove il corpo”. All’epoca di Shakespeare i piatti di prugne cotte venivano esposti come insegne sulle finestre dei bordelli inglesi. Nell’Ottocento, a Napoli, una varietà di prugne era denominata “Testicoli di Montone”. I sostenitori della magia omeopatica, considerata la forma di testicolo, reputavano le prugne un frutto afrodisiaco. La pianta invece veniva usata come portafortuna per augurare la felicità di un matrimonio e per “restituire” la salute ai malati o come “tranquillante” per gli irascibili. Il poeta cileno Pablo Neruda, nelle sue Odi Elementari dedicò alla susina alcuni versi delle sue poesie, rappresentandola come “il frutto della memoria”.

Modalità di Preparazione –
Il consumo di prugne è fondamentalmente allo stato fresco ma ingenti quantità di produzione vengono destinati alla produzione di conserve, marmellate, succhi di frutta, sciroppi e confezioni di prugne secche. Possono essere utilizzate in cucina anche per preparare torte, dolci, crostate, gelati e, per le sue proprietà lassative, vengono adottate in diete particolari anche per chi soffre di stipsi. Data la natura organolettica della polpa conservare in frigo questo frutto si rivela quasi inutile, in quanto la polpa tende ad imbrunire.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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