Letame, caratteristica e benefici per l’agricoltura biologica

Letame, caratteristica e benefici per l’agricoltura biologica

Il letame è il concime forse più antico e più tradizionale usato in tutte le parti del mondo; vediamo adesso del letame, caratteristica e benefici per l’agricoltura biologica. Il letame si ricava dagli escrementi degli animali d’allevamento, soprattutto bovini ed equini, che raccolti nella lettiera (di paglia o segatura) vengono lasciati fermentare e maturare. Sia il letame bovino che equino sono ottimi fertilizzanti che svolgono nel terreno molteplici azioni. Per l’utilizzo come fertilizzante è necessario che il letame subisca un’azione di maturazione, senza la quale, ponendo direttamente il letame fresco nel terreno, si avrebbero effetti di diffusione di marciumi tra le piante; inoltre le deiezioni portano sementi parte di sementi ancora attive che porterebbero numerose infestanti nell’orto.

 

Tale maturazione mediamente ha bisogno di un tempo che va dai quattro ai sei mesi.
Gli apporti di letame nelle colture ortive variano secondo alcuni parametri (tipo di suolo, coltura, periodo, ecc.). comunque un quantitativo medio può oscillare tra i 3 ed i 4 Kg al metro quadrato per anno.
Per l’uso del letame nell’agricoltura biologica o comunque in un’agricoltura assolutamente naturale è evidente che gli animali da cui proviene il letame e le lettiere provengano da agricoltura e zootecnica biologica o comunque siano assolutamente da residui di pesticidi o di prodotti di sintesi.
Le caratteristiche più importanti del letame non sono solo dovute al sua apporto in elementi fertilizzanti, soprattutto azotate ma anche fosforo e potassio e microelementi, ma anche per le sue particolari caratteristiche chimico-fisiche che interferiscono positivamente sulla struttura del suolo, sulle sue caratteristiche biochimiche e sulla sua fertilità di lungo periodo.
In sintesi il letame è quindi una sostanza che equilibra nel terreno sia gli aspetti nutritivi che microbiologici e strutturali consentendo ogni anno di ripristinare, se ben gestito, la fertilità dei suoli.
L’apporto di letame, anche se utilizzabile in vari momenti (in reimpianto ed in copertura) svolge un importante ruolo soprattutto durante i lavori di preparazione del terreno che deve ospitare la nuova coltura. L’accortezza deve sempre essere di incorporarlo nel terreno (tramite attrezzi manuali o meccanici) subito dopo la distribuzione. Orientativamente i periodi migliori per letamare le colture ortive sono fine febbraio e settembre, mentre per le colture arboree in fase di preimpianto.
La scelta dell’utilizzo del letame va fatta quindi sia in relazione alla coltura che dobbiamo coltivare ma anche in funzione allo stato di maturazione del letame che non può essere troppo fresco (per i difetti sopra menzionati) e non troppo maturo e secco in quanto ha già perduto gran parte delle sue caratteristiche fertilizzanti ed ammendanti.
Ovviamente l’apporto di letame va operato anche in funzione del tipo di piante che coltiverete; in linea di massima va distribuito in funzione della rotazione delle ortive per cui va apportato con solanacee, cucurbitacee, ecc. e non va destinato alle leguminose che, per loro caratteristica, oltre ad aver la capacità di fissare l’azoto dovranno solo sfruttare la fertilità delle colture che le ha precedute.




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