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Mappa geografica dell’Eritrea

Mappa geografica dell’Eritrea

L’Eritrea è uno Stato che si trova nella parte settentrionale del Corno d’Africa, confinante con il Sudan a ovest, con l’Etiopia a sud e con il Gibuti a sud-est.
L’est ed il nord-est del Paese possiedono una lunga linea costiera sul Mar Rosso direttamente di fronte ad Arabia Saudita e Yemen. Sono parte dell’Eritrea l’arcipelago delle isole Dahlak e alcune isole a ridosso delle isole Hanish.
L’Eritrea ha una superficie totale di 121.320 km² ed una popolazione (al 2020) di 3.546.000 abitanti.
La capitale dell’Eritrea è Asmara con una popolazione di 963.000 abitanto (al 2020).

Geografia –
L’Eritrea è un paese situato nel Corno d’Africa che si affaccia sul Mar Rosso.
Dal punto di vista geografico si può suddividere in due grandi regioni.
La prima è quella più settentrionale che comprende l’Oculé-Cusai e l’Amasien. Vi si trovano l’altopiano a nord di Cheren, i Bogos e i Beni-Amer, i fiumi Barca e Anseba. Questa regione è delimitata a sud dai fiumi Mareb e Tecassé, che cambieranno il loro nome rispettivamente in Gasc e Setit prima di confluire nel fiume Atbara, affluente del Nilo. Questa regione ha clima mite, folta vegetazione e terreno facilmente coltivabile.
La seconda zona è quella meridionale, con altopiani molto più aridi che scendono verso il Mar Rosso, clima torrido vicino al mare e una fortissima umidità.
Inoltre, da un punto di vista morfologico l’Eritrea può anche essere suddivisa in quattro diverse regioni dalle caratteristiche fisiche profondamente diverse: la pianura costiera, l’altopiano occidentale, la zona collinare del nord ovest e la zona delle pianure:
– La zona costiera si estende per oltre mille chilometri e qui, anche a causa delle alte temperature, il territorio si presenta arido e asciutto. Fuori della linea costiera sabbiosa ed arida è presente l’Arcipelago delle Dahlac e le relative zone di pesca.
– L’altopiano, la parte più popolata del paese a causa della ricca vegetazione e il clima, si innalza a ovest della pianura costiera con un’altitudine compresa tra i 1 880 e 2 400 metri sul livello del mare.
– Le pianure sono delimitate ad ovest dal fiume Barca e a nord dal fiume Setit, cioè la parte terminale del fiume Tacazzè
Il punto più alto del paese è rappresentato dal monte Soira, situato a sud di Asmara, che si eleva per 2.989 metri al di sopra del livello del mare.
Per quanto riguarda l’assetto idrografico in Eritrea i corsi d’acqua hanno carattere stagionale; i maggiori sono il Mareb, il Barca e l’Anseba, oltre alla parte terminale del Tacazzè che scorrono verso il Sudan, e i minori Falkat, Laba e Alighede che invece scorrono verso il Mar Rosso.

Clima –
Il clima dell’Eritrea è tropicale desertico sulla costa e la pianura orientale, mite semiarido nella fascia montuosa, e tropicale semi-arido nel sud-ovest. Da giugno a settembre, il Paese è influenzato dal monsone da sud-ovest proveniente dalla vicina Etiopia, che porta un po’ di piogge, soprattutto nella zona interna centro-meridionale.
Sulla fascia costiera affacciata sul Mar Rosso, il clima è desertico e caldo tutto l’anno.
A Massaua, in inverno, da dicembre a marzo, fa caldo: le temperature diurne oscillano intorno ai 30 gradi. L’estate da maggio a settembre è opprimente, con temperature diurne sui 40 gradi (ma con punte di 45 °C) e l’umidità del mare che aggrava la sensazione di caldo.
Da ottobre ad aprile si può verificare qualche pioggia, in genere non abbondante, ma il soleggiamento è buono. In estate passano alcuni corpi nuvolosi e si verificano rare piogge, nell’ambito del monsone di sud-ovest. Nel corso dell’anno cadono 185 millimetri di pioggia.
Sulla costa il sole brilla tutto l’anno, tuttavia come accennato, qualche corpo nuvoloso può passare anche in estate.
Sulla parte meridionale della costa, ad Assab (o Asseb) il clima è simile, ma è ancora più arido: in un anno cadono appena 75 millimetri di pioggia.
Nell’Arcipelago Dahlak le temperature estive sono un po’ più basse che sulla costa, ma l’umidità elevata rende il caldo insopportabile.
Il mare in Eritrea è caldo tutto l’anno: la temperatura va dai 25 gradi di gennaio agli oltre 30 °C dei mesi estivi, quando il Mar Rosso diventa uno dei mari più caldi al mondo.
Nelle zone interne del centro, nella depressione della Dancalia, dove si trovano laghi salati e miniere di sale, il clima è caldissimo tutto l’anno, con temperature sui 40 gradi per gran parte dell’anno, e un po’ più basse in inverno.
Nella fascia montuosa che attraversa la parte centrale dell’Eritrea da nord a sud (zona 2 nella mappa) il clima è mite a causa dell’altitudine, ed è anche moderatamente piovoso, quanto meno al centro-sud, mentre nella parte più settentrionale è desertico. La cima più alta, l’Emba Soira, arriva a 3.000 metri e si trova nel sud.
Nella capitale, Asmara (o Asmera), il clima è molto piacevole a causa dell’altitudine (2.300 metri). Le temperature diurne sono di circa 22/24 gradi in inverno, e di 25 °C da marzo a giugno, per poi scendere un po’ a luglio e agosto, che sono gli unici mesi molto piovosi. Le temperature notturne sono fresche in estate, molto fresche o persino fredde in inverno.
Nel corso dell’anno cadono circa 500 millimetri di pioggia, con piogge quasi del tutto assenti da ottobre a marzo, qualche breve rovescio da aprile a giugno e anche a settembre, e come detto due mesi piovosi, luglio e agosto.
Il soleggiamento è ottimo da ottobre a febbraio, buono in primavera, scarso a luglio e agosto. Tutto sommato ad Asmara il clima è buono da ottobre a maggio, e probabilmente i mesi migliori sono ottobre e novembre.
Alcune zone montuose a nord-est di Asmara sono più piovose e pertanto più verdi: vi si trovano persino dei boschi.
Nella parte occidentale dell’Eritrea il clima è invece desertico al nord, e semidesertico o semi-arido al sud, dove arrivano un po’ di piogge da giugno a settembre, legate al monsone estivo.
Ad Agordat (o Ak’ordat), situata nella parte centro-meridionale, a 600 metri di quota, cadono 260 millimetri di pioggia all’anno, concentrati da giugno a settembre. La temperatura è elevata in inverno, con più di 30 gradi anche a gennaio, ma con notti abbastanza fresche; il caldo si fa torrido in primavera, arrivando a circa 39/40 °C ad aprile e maggio, mentre diminuisce con l’arrivo del monsone, a prezzo però di un aumento dell’umidità. Tra metà settembre e novembre torna il caldo torrido, anche se un po’ meno intenso che in primavera (con massime sui 35/37 °C).
Ad Agordat il sole brilla regolarmente nella lunga stagione secca, mentre anche qui le ore di sole diminuiscono in estate, anche se meno che ad Asmara.
Nel sud-ovest il paesaggio rimane arido, ma le piogge estive sono ancora più abbondanti, tanto che si superano i 600 millimetri annui, consentendo la sopravvivenza di una maggiore quantità di arbusti e alberi.
Inoltre, ogni tanto, l’estremo sud dell’Eritrea può essere interessato da un ciclone tropicale proveniente dal Mar Arabico, ma più raramente e con intensità inferiore che in Somalia e Yemen, perché quando entrano nel Golfo di Aden i cicloni tendono ad indebolirsi. Comunque, ogni tanto i resti di un ciclone possono arrivare qui, portando piogge abbondanti, come è accaduto con la tempesta tropicale 1A nel maggio 1984, e il ciclone Sagar nel maggio 2018.
I cicloni si formano da maggio a dicembre, e sono più frequenti all’inizio del periodo (maggio-giugno), e alla fine (ottobre-dicembre).

Flora-
Il paesaggio orientale dell’Eritrea è caratterizzato da boscaglie di acacia di diverse specie, arbusti e dense macchie, vegetazione semidesertica, vegetazione fluviale e mangrovie. Nella regione degli altopiani prevalgono il ginepro (Juniperus procera) e l’olivo selvatico (Olea africana), oltre a varie specie di acacia. Nelle zone degradate sono state introdotte numerose piantagioni di eucalipto. La Semenawi Bahri (Cintura Verde) si trova a nord-est di Asmara, intorno al villaggio e alla Valle di Filfil, e ospita gli ultimi residui di foresta tropicale mista dell’Eritrea. Posta tra i 900 e i 2.400 m di quota, si estende da nord a sud per circa 20 km. Il paesaggio occidentale è composto principalmente da savane alberate, zone arbustive, boschi e praterie con piante erbacee (come l’Aristida). Da questa zona proviene circa il 50% della legna da ardere che copre il fabbisogno della popolazione di Asmara, causa del preoccupante disboscamento. Tra le specie presenti figurano la palma dum (Hyphaenea thebaica), diffusa soprattutto lungo il Fiume Barka, l’eucalipto e diverse specie di acacia. Altre specie sono il baobab (Adansonia digitata), la Salvadora persica, usata dalla gente del posto per ricavare economici spazzolini da denti, e la tamerice (Tamarix aphylla). Fra le specie in pericolo vi sono l’albero dell’incenso (Boswellia papyrifera) il baobab e il tamarindo (Tamarindus indica).
In Eritrea le foreste sono estese 11,4 milioni di ettari, forniscono legna da ardere (la principale fonte di energia disponibile), gomma arabica e pascolo per il bestiame. Secondo il Programma delle Nazioni Unite, nel periodo 1990-2010, hanno subito una diminuzione del 5,5 per cento.

Fauna –
Un tempo l’Eritrea ospitava una grande varietà di animali, tra cui bufali, ghepardi, elefanti, giraffe e leoni. La distruzione delle foreste e trent’anni di guerra civile, tuttavia, hanno causato la scomparsa di molti di essi.
Alla sorprendente varietà geografica dell’Eritrea corrisponde un’avifauna altrettanto ricca. Sono state segnalate ben 560 specie di uccelli, compresa la rondine serrata blu, un uccello molto raro. Le lontane e disabitate Isole Dahlak e il mare che le circonda attirano numerosi uccelli marini provenienti da tutto il Mar Rosso e, talvolta, anche dal Mediterraneo e dal Golfo Persico. Sulle isole sono state contate circa 109 specie diverse, tra cui l’otarda araba e il falco pescatore. L’Eritrea si trova lungo una delle rotte più battute dagli uccelli migratori. Vi si possono dunque avvistare centinaia di specie di uccelli marini e costieri di passo primaverile e autunnale in volo tra il continente africano e l’Arabia. Nella Penisola di Bure sono comuni lo struzzo e l’otarda araba. Tra gli uccelli marini segnaliamo gabbiani, sterne e sule, mentre lungo il litorale e sulle isole si avvistano molte specie di trampolieri. Le lussureggianti foreste tropicali nella zona di Semenawi Bahri, a nord-est di Asmara, ospitano un’avifauna particolarmente ricca, con specie quali il turaco guancebianche (una specie quasi endemica) e il trogone narina.
Tra i mammiferi più comuni si incontrano la lepre abissina, il gatto selvatico africano, lo sciacallo dalla gualdrappa, lo sciacallo dorato, le genette, gli scoiattoli terrestri, la volpe pallida, la gazzella di Soemmering e il facocero. I primati comprendono il cercopiteco verde e l’amadriade. Pare che sulle montagne della provincia di Gash-Barka, a nord di Barentu, siano stati avvistati leoni, kudu maggiori e alcelafi di Tora (grandi antilopi africane). Nella Penisola di Bure si possono osservare dik dik e gazzelle Dorcas. Nelle zone fra Omhajer e Antore, nel sud-ovest del paese, vive l’ultima colonia di elefanti dell’Eritrea.
Tra i principali ecosistemi marini eritrei vi sono la barriera corallina, le praterie di erbe marine e le foreste di mangrovie. Nel Mar Rosso esistono almeno 350 specie di coralli. In Eritrea le colonie di coralli crescono prevalentemente in gruppi isolati che dalla superficie si estendono fino a 15–18 m di profondità; oltre questa profondità il corallo fa registrare uno sviluppo molto più limitato. Situata ai margini settentrionali dell’area di diffusione delle mangrovie, l’Eritrea ne ospita almeno tre specie, distribuite lungo la costa e sulle Isole Dahlak. Sono state segnalate cinque specie di tartarughe marine; le più comuni sono la tartaruga verde e quella embricata. La tartaruga verde viene avvistata spesso nei pressi delle Isole Dahlak, così come i delfini e gli squali. Sembra che lungo le coste del Mar Rosso, in Eritrea e Sudan, vivano almeno 4000-5000 esemplari di dugongo (conosciuto anche come mucca di mare). Nelle Isole Dahlak è vietato raccogliere coralli, conchiglie e qualsiasi specie vegetale sulle spiagge e in mare.
Il pericolo più serio per le specie animali dell’Eritrea è la perdita o il degrado del loro habitat. Quasi tutti gli animali del paese (tranne il babbuino, lo struzzo e la gazzella) sono considerati a rischio di estinzione all’interno dei confini nazionali. Lo stambecco della Nubia (probabilmente qui ormai scomparso) è considerato a serio rischio di estinzione a livello internazionale. Negli ultimi anni è stata espressa anche una certa preoccupazione per la colonia di elefanti presente nel paese. Un secolo fa la provincia di Gash-Barka ne ospitava un numero cospicuo, mentre si calcola che gli elefanti non siano più di un centinaio.
Purtroppo in non esistono parchi anche se è stato proposto di porre sotto tutela diverse isole dell’Arcipelago delle Dahlak. Inoltre, è stata condotta una ricerca allo scopo di studiare in maniera più approfondita il delicatissimo ecosistema di queste isole.
In Eritrea i tre fattori che hanno avuto il maggiore impatto sull’ambiente sono stati la guerra, le carestie e l’incremento demografico. L’agricoltura costituisce ancora una delle principali fonti di sussistenza o semisussistenza, quindi la produttività del terreno è di cruciale importanza per la sopravvivenza della popolazione. Il problema principale è costituito dalla crescita demografica, che impone alla terra uno sfruttamento sempre maggiore e porta a sistemi di allevamento e coltivazione intensivi. La pratica della cosiddetta coltivazione taglia e brucia (per cui intere aree verdi vengono bruciate per potervi seminare), in uso nei bassopiani sud-occidentali, ha conseguenze terribilmente dannose per la flora. La distruzione delle foreste rappresenta una grave minaccia per il paese. Meno dell’1% dell’Eritrea è ricoperto da boschi, mentre un secolo fa lo era il 30% del territorio. Durante la guerra con l’Etiopia, gli eserciti belligeranti hanno disboscato le foreste per costruire rifugi, trincee e varie fortificazioni. Anche per costruire l’hidmo, l’abitazione tradizionale eritrea, è necessaria una grande quantità di legname. Nei periodi di carestia gli alberi sono una fonte preziosa di nutrimento sia per gli uomini sia per gli animali, senza contare che prevengono l’erosione del suolo. La carenza di risorse idriche e la bassa produttività della terra sono due conseguenze dirette della distruzione delle foreste. Fra le misure che si è deciso di adottare per contrastare la deforestazione vi sono un programma di rimboschimento a livello nazionale e la creazione di un centinaio di aree protette in tutto il paese, ma ci vorrà molto tempo prima che si possano vedere i risultati concreti di tali provvedimenti.

Guido Bissanti




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