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Terminalia chebula

Il Mirobolano chebulico o Mirobolano nero (Terminalia chebula Retz.) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Combretaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Rosidae,
Ordine Myrtales,
Famiglia Combretaceae,
Genere Terminalia,
Specie T. chebula.
Sono sinonimi i termini:
– Buceras chebula (Retz.) Lyons;
– Combretum argyrophyllum K.Schum.;
– Myrobalanifera citrina Houtt.;
– Myrobalanus chebula (Retz.) Gaertn.;
– Myrobalanus gangetica Kostel.;
– Myrobalanus tomentella Kuntze
– Terminalia acutae Walp.;
– Terminalia argyrophylla King & Prain
– Terminalia aruta Buch.-Ham.;
– Terminalia aruta Buch.-Ham. ex G.Don;
– Terminalia chebula var. chebula;
– Terminalia gangetica Roxb.;
– Terminalia glandulipetiolata De Wild.;
– Terminalia glandulipetiolata DeWild.;
– Terminalia parviflora Thwaites
– Terminalia reticulata Roth.
– Terminalia tomentella Kurz;
– Terminalia zeylanica Van Heurck & Müll. Arg..
All’interno di questa specie si riconoscono le seguenti varietà:
– Terminalia chebula var. chebula – caratterizzata da foglie e germogli glabri, o pelosi solo quando sono molto giovani;
– Terminalia chebula var. tomentella – con foglie e germogli pelosi da argentati ad arancioni.

Etimologia –
Il termine Terminalia viene da terminalis terminale: in riferimento alle foglie raggruppate alle estremità dei rami.
L’epiteto specifico chebula proviene dalla lingua pashtu, parlata in Afghanistan e Pakistan, pashto halīla-ī-kābulī, da Kabul, città dell’Afghanistan.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Terminalia chebula è una pianta originaria dell’Asia meridionale, in un areale compreso dall’India e dal Nepal da est a sud-ovest della Cina (Yunnan) e a sud dello Sri Lanka, Malesia e Vietnam.
La pianta si trova in tutto il sud e sud-est asiatico, inclusi India, Sri Lanka, Bhutan, Nepal, Bangladesh, Myanmar, Cambogia, Laos, Vietnam, Indonesia, Malesia, Pakistan e Thailandia. In Cina, è originario dello Yunnan occidentale e coltivato in Fujian, Guangdong, Guangxi (Nanning) e Taiwan (Nantou).
Il suo habitat comprende pendii asciutti fino a 900 m di altitudine; in India, si trova nella regione sub himalayana da Ravi verso est fino al Bengala occidentale e all’Assam, salendo fino all’altitudine di 1.500 m ed anche oltre nell’Himalaya. Questo albero è selvatico nelle foreste dell’India settentrionale, delle province centrali e del Bengala, comune a Madras, Mysore e nella parte meridionale della presidenza di Bombay.

Descrizione –
La Terminalia chebula è un albero deciduo di taglia medio-grande che cresce fino a 30 m di altezza.
Il tronco cresce fino a 1 m di diametro.
Le foglie sono disposte da alternate a sub opposte, ovali, lunghe 7–8 cm e larghe 4,5–10 cm, con un picciolo di 1–3 cm; hanno una punta acuta, cordata alla base, con margini interi, glabre in alto con una pubescenza giallastra in basso.
I fiori sono di colore dal bianco opaco al giallo e sono monoici con un odore forte e sgradevole. Sono portati in punte terminali o brevi pannocchie.
I frutti sono drupe lisce da ellissoidi a ovoidali, di colore da giallo a bruno-arancio, con un solo nocciolo angolato. Sono lunghi 2 – 4,5 cm e larghi 1,2 – 2,5 cm, con cinque creste longitudinali.

Coltivazione –
Il Mirobolano chebulico è un albero sempreverde particolarmente apprezzato come un’ottima fonte di tannini, sebbene fornisca anche un legno di buona qualità, inoltre ha una vasta gamma di usi medicinali e commestibili. Viene spesso coltivato anche commercialmente per il contenuto in tannini dei frutti e anche per le sue proprietà medicinali, soprattutto in India.
Per quanto riguarda la tecnica di coltivazione è una pianta che cresce in natura nelle aree tropicali e subtropicali fino a un’altitudine di 1.500 metri, eccezionalmente fino a 2.000 metri, dove le temperature medie massime e minime annuali, preferibilmente,sono comprese tra 22 e 35 °C, sebbene possa tollerare tra 5 e 47 °C.
Le piante sono abbastanza tolleranti al gelo, ma vengono uccise da temperature inferiori a -5 °C.
Preferisce una piovosità media annua nell’intervallo 1.000 – 1.700 mm, sebbene possa tollerare da 750 – 3.300 mm.
Nell’impianto preferisce una posizione soleggiata, ma le piante più giovani tollerano un po’ di ombra.
Dal punto di vista pedologico cresce in qualsiasi terreno moderatamente fertile e ben drenato da sabbioso a argilloso ma preferisce un pH compreso tra 5,5 e 6,5, anche se tollera tra 5 e 7,5.
Le piante stabilizzate sono abbastanza resistenti alla siccità ed il tasso di crescita delle piantine e dei giovani alberi è piuttosto lento.
Questa pianta ricresce bene dopo un incendio e anche dopo il ceduo, producendo nuovi germogli lunghi 2 – 3 metri dopo 5 anni.
Per quanto riguarda invece la rigenerazione dei ceppi naturali da seme è generalmente scarsa, forse perché le persone raccolgono i frutti, ma anche a causa della predazione degli animali.
Da alberi che crescono spontaneamente si possono ottenere raccolti fino a 10 kg di frutta per albero all’anno.
Per quanto attiene alla tecnica di propagazione si procede raccogliendo i frutti caduti che vengono prima raccolti e asciugati accuratamente. Successivamente viene rimossa la polpa indurita. Con la fermentazione dei noccioli si hanno i migliori risultati di germinazione, ma anche il taglio dell’estremità larga del nocciolo senza danneggiare l’embrione, seguito da un ammollo in acqua fredda per 36 ore dà buoni risultati.
Il seme viene solitamente seminato in semenzaio o in contenitori, la semina diretta è sconsigliata, sia per il rischio di predazione, sia perché i semi germinano male.
Il tasso di germinazione del seme arriva fino al 50%.
Le piantine raggiungono i 10 – 20 cm entro la fine della prima stagione e 25 – 50 cm entro la fine della seconda stagione.
Si può utilizzare anche la propagazione per talea.

Usi e Tradizioni –
La Terminalia chebula è conosciuta in India come “Harad” in hindi e urdu, “Kadukkai” in tamil, “Hirada” in marathi, “Hilikha” in assamese e “Horitoky” in bengalese.
Questa specie fu descritta dal naturalista svedese Anders Jahan Retzius.
Questo albero produce frutti piccoli, nervati e simili a noci che vengono raccolti quando sono ancora verdi e poi messi in salamoia, bolliti con un po’ di zucchero aggiunto nel loro stesso sciroppo o usati nelle conserve. Il seme del frutto, che ha forma ellittica, è un seme abrasivo avvolto da una polpa carnosa e soda. Si riconoscono sette tipi di frutta (vijaya, rohini, putana, amrita, abhaya, jivanti e chetaki), in base alla regione in cui viene raccolto, nonché al colore e alla forma dello stesso. In generale, si preferisce la varietà vijaya, che viene tradizionalmente coltivata nella catena montuosa Vindhya dell’India centro-occidentale, e ha una forma tondeggiante rispetto a una più spigolosa. Il frutto fornisce anche materiale per conciare la pelle e tingere i tessuti.
La Terminalia chebula è un ingrediente principale nella formulazione ayurvedica Triphala che viene utilizzata per le disfunzioni renali ed epatiche.
La frutta secca è anche usata nella medicina Ayurveda come presunto antitosse, cardiotonico, omeostatico, diuretico e lassativo.
Tra gli usi commestibili si consuma anche il seme, come spuntino, ed ha un sapore che ricorda le mandorle o le nocciole.
Dal seme si ottiene anche un olio alimentare.
I frutti acidi si mangiano in insalata, conservati in salamoia o fritti e sono utilizzati nella fabbricazione del sale nero. Ha un caratteristico sapore affumicato ed è un ingrediente principale della miscela di spezie nota come chat masala.
Per quanto riguarda gli impieghi medicinali la Terminalia chebula è di fondamentale importanza per la medicina ayurvedica. È stato a lungo considerato un ottimo rimedio per tutti i tipi di problemi digestivi ed è sacro a Shiva.
Le proprietà medicinali sono state testate in numerosi esperimenti.
Gli estratti di frutta hanno mostrato una significativa attività inibitoria sullo stress ossidativo e sull’accorciamento dipendente dall’età della lunghezza del DNA telomerico, e quindi un effetto inibitorio sull’invecchiamento cellulare. Hanno anche mostrato un effetto cardioprotettivo.
Un estratto grezzo dei frutti ha inibito la crescita delle cellule tumorali, per via della presenza di acido chebulinico, acido tannico e acido ellagico.
Sono stati dimostrati gli effetti antidiabetici dell’estratto di frutta.
I frutti hanno mostrato attività antivirali. Acido gallico e 3 galloil glucosio sono stati isolati come inibitori dell’integrasi del virus dell’immunodeficienza umana di tipo 1 (HIV-1).
Gli estratti hanno inibito la replicazione del citomegalovirus umano (CMV) e possono essere utili per la profilassi della malattia da CMV nei pazienti immuno compromessi. Hanno anche mostrato attività contro il virus dell’herpes simplex di tipo 1 (HSV-1).
Sono state dimostrate le attività antibatteriche ed un estratto del frutto ha inibito la glicolisi dei batteri salivari e può fungere da agente anticarie.
La somministrazione topica di un estratto di foglie ha accelerato il processo di guarigione delle ferite, in parte possedendo attività antimicrobica.
La Terminalia chebula è un’erba dolce, astringente, riscaldante con un sapore sgradevole e possiede numerose proprietà medicinali: lassative, stomachiche, espettoranti, emostatiche, toniche e alterative. Mostra attività antibatterica e antimicotica ed è impiegata per curare le gengive infiammate e come sollievo nell’asma.
I frutti sono utilizzati internamente nel trattamento di costipazione, disturbi digestivi e nervosi, diarrea, dissenteria, vermi intestinali, emorroidi, prolasso rettale, sanguinamento uterino anomalo e infiammazioni, perdite vaginali, eiaculazione involontaria, tosse e asma.
Per via esterna vengono usati per curare ulcere, ferite, infiammazioni della bocca e malattie gengivali.
La corteccia è diuretica.
Dal punto di vista biochimico i frutti contengono molti costituenti medicamente attivi tra cui: antrachinoni, tannini, acido chebulico, resina e un olio fisso.
Nel dettaglio sono stati isolati numerosi glicosidi, inclusi i triterpeni arjunglucoside I, arjungenin e chebulosidi I e II. Altri costituenti sono una cumarina coniugata con acidi gallici chiamata chebulina, nonché altri composti fenolici tra cui acido ellagico, 2,4-chebulil-β-D-glucopiranosio, acido chebulinico, acido gallico, gallato di etile, punicalagina, terflavina A, terchebina, luteolina e acido tannico. L’acido chebulico è un composto di acido fenolico isolato dai frutti maturi. L’acido luteico può essere isolato dalla corteccia.
La Terminalia chebula contiene, altresì, la terflavina B, un tipo di tannino, mentre l’acido chebulinico si trova nei frutti.
I frutti, che sono ricchi di tannino, e sono usati su larga scala in India, solitamente in combinazione con syntans e con altri materiali concianti vegetali come il bargiglio nero (Acacia mearnsii), l’avaram (Cassia auriculata) e il Ceriops tagal.
I frutti sono utilizzati anche nella tintura e stampa del calicò, sia come ausiliari che come coloranti; i loro tannini fungono da mordenti per fissare i coloranti sulla tela di cotone e la consistenza untuosa della polpa rende la superficie della tela opportunamente liscia per ricevere fini disegni stampati o dipinti.
Un colorante giallo può essere preparato dai frutti più allume; un colorante e un inchiostro neri possono essere preparati dai frutti più il ferro. I frutti sono anche usati come mordenti per i coloranti a base di anilina.
La polpa di frutta secca ha un contenuto medio di tannini del 30 – 32%, ma il contenuto varia notevolmente con il luogo di origine. I campioni più poveri possono registrare meno del 20% di tannino, quelli più buoni oltre il 40%. Anche altre parti della pianta come radici, corteccia, legno e foglie contengono tannino, ma meno dei frutti.
Sui giovani ramoscelli si formano spesso galle astringenti. Queste sono ricche di tannini e sono usate per fare coloranti e inchiostri.
I fiori danno una tinta gialla, usata per dipingere dettagli gialli e verdi sui calico.
Dal seme si ottiene, come detto, un olio trasparente.
Il durame è generalmente piuttosto piccolo, va da marrone scuro a bruno-rossastro; è nettamente differenziato dall’alburno. La consistenza è da media a fine; la grana intrecciata e a volte riccia. Il legno è molto duro; da pesante a molto pesante; forte e tenace; non durevole se non al coperto. È molto difficile da segare, condire e lavorare. Viene utilizzato come legname da costruzione e per mobili, carri e attrezzi.

Modalità di Preparazione –
La Terminalia chebula è una pianta da cui si utilizza praticamente tutto ed impiegata sia per usi alimentari, medicinali che come colorante o altri ancora.
Il frutto viene raccolto se maturo ed essiccato al sole per un uso successivo.
I frutti acidi sono invece un ingrediente importante del ‘triphala’, un tonico ringiovanente e lassativo a base di questa specie più i frutti di Phyllanthus emblica e Terminalia belerica. Sono anche un ingrediente di ‘amrit kalash’, un’altra famosa formula tonica ayurvedica.
Nell’uso alimentare, come detto, si utilizzano sia i frutti che il seme, in vari modi.
Nell’uso medicinale si usano sia le foglie, i frutti che la corteccia attraverso vari preparati ed anche in funzione delle località dove la pianta cresce o viene coltivata.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/158797348/original.jpeg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





[:en]

Terminalia chebula

The Black myrobalan (Terminalia chebula Retz.) Is an arboreal species belonging to the Combretaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Spermatophyta superdivision,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Subclass Rosidae,
Order Myrtales,
Combretaceae family,
Genus Terminalia,
T. chebula species.
The terms are synonymous:
– Buceras chebula (Retz.) Lyons;
– Combretum argyrophyllum K.Schum.;
– Myrobalanifera citrina Houtt.;
– Myrobalanus chebula (Retz.) Gaertn.;
– Myrobalanus gangetica Kostel.;
– Myrobalanus tomentella Kuntze
– Terminalia acutae Walp.;
– Terminalia argyrophylla King & Prain
– Terminalia aruta Buch.-Ham.;
– Terminalia aruta Buch.-Ham. ex G.Don;
– Terminalia chebula var. chebula;
– Terminalia gangetica Roxb.;
– Terminalia glandulipetiolata De Wild.;
– Terminalia glandulipetiolata DeWild.;
– Terminalia parviflora Thwaites
– Terminalia reticulata Roth.
– Terminalia tomentella Kurz;
– Terminalia zeylanica Van Heurck & Müll. Arg..
Within this species, the following varieties are recognized:
– Terminalia chebula var. chebula – characterized by hairless leaves and shoots, or hairy only when very young;
– Terminalia chebula var. tomentella – with silvery to orange hairy leaves and shoots.

Etymology –
The term Terminalia comes from terminalis terminal: in reference to the leaves grouped at the ends of the branches.
The specific epithet chebula comes from the Pashto language, spoken in Afghanistan and Pakistan, Pashto halīla-ī-kābulī, from Kabul, a city in Afghanistan.

Geographic Distribution and Habitat –
Terminalia chebula is a plant native to southern Asia, in an area between India and Nepal from east to south-west China (Yunnan) and south to Sri Lanka, Malaysia and Vietnam.
The plant is found throughout South and Southeast Asia, including India, Sri Lanka, Bhutan, Nepal, Bangladesh, Myanmar, Cambodia, Laos, Vietnam, Indonesia, Malaysia, Pakistan, and Thailand. In China, it is native to western Yunnan and grown in Fujian, Guangdong, Guangxi (Nanning) and Taiwan (Nantou).
Its habitat includes dry slopes up to 900 m of altitude; in India, it is found in the sub-Himalayan region from Ravi eastwards to West Bengal and Assam, rising to an altitude of 1,500 m and even further in the Himalayas. This tree is wild in the forests of northern India, central provinces and Bengal, common in Madras, Mysore and in the southern part of the Bombay presidency.

Description –
Terminalia chebula is a medium-large deciduous tree that grows up to 30 m in height.
The trunk grows up to 1m in diameter.
The leaves are arranged alternating with opposite sub, oval, 7-8 cm long and 4.5-10 cm broad, with a 1-3 cm petiole; they have a sharp tip, corded at the base, with entire margins, hairless at the top with a yellowish pubescence at the bottom.
The flowers are dull white to yellow in color and are monoecious with a strong, unpleasant odor. They are carried in terminal tips or short panicles.
The fruits are smooth ellipsoid to ovoid drupes, yellow to brown-orange in color, with a single angled stone. They are 2 – 4.5 cm long and 1.2 – 2.5 cm wide, with five longitudinal ridges.

Cultivation –
Black myrobalan is an evergreen tree that is particularly appreciated as an excellent source of tannins, although it also provides good quality wood, it also has a wide range of medicinal and edible uses. It is also often cultivated commercially for the tannin content of the fruits and also for its medicinal properties, especially in India.
As for the cultivation technique, it is a plant that grows in nature in tropical and subtropical areas up to an altitude of 1,500 meters, exceptionally up to 2,000 meters, where the average maximum and minimum annual temperatures, preferably, are between 22 and 35 ° C, although it can tolerate between 5 and 47 ° C.
The plants are quite tolerant to frost, but are killed by temperatures below -5 ° C.
It prefers an average annual rainfall in the range of 1,000 – 1,700 mm, although it can tolerate from 750 – 3,300 mm.
In the plant, it prefers a sunny position, but younger plants tolerate a little shade.
From a pedological point of view it grows in any moderately fertile and well-drained sandy to clayey soil but prefers a pH between 5.5 and 6.5, although it tolerates between 5 and 7.5.
Established plants are quite drought tolerant and the growth rate of seedlings and young trees is quite slow.
This plant grows well after a fire and also after coppice, producing new shoots 2 – 3 meters long after 5 years.
As for the regeneration of natural strains from seed, it is generally poor, perhaps because people harvest the fruit, but also because of predation by animals.
From trees that grow spontaneously, yields of up to 10 kg of fruit per tree per year can be obtained.
As far as the propagation technique is concerned, we proceed by collecting the fallen fruits which are first collected and carefully dried. The hardened pulp is then removed. The best germination results are obtained with the fermentation of the pits, but also the cutting of the broad end of the pit without damaging the embryo, followed by soaking in cold water for 36 hours gives good results.
The seed is usually sown in seedbeds or in containers, direct sowing is not recommended, both due to the risk of predation and because the seeds germinate badly.
The seed germination rate is up to 50%.
Seedlings reach 10 – 20 cm by the end of the first season and 25 – 50 cm by the end of the second season.
Propagation by cuttings can also be used.

Customs and Traditions –
Terminalia chebula is known in India as “Harad” in Hindi and Urdu, “Kadukkai” in Tamil, “Hirada” in Marathi, “Hilikha” in Assamese and “Horitoky” in Bengali.
This species was described by the Swedish naturalist Anders Jahan Retzius.
This tree produces small, ribbed, nut-like fruits that are harvested while still green and then pickled, boiled with some sugar added in their own syrup or used in preserves. The seed of the fruit, which has an elliptical shape, is an abrasive seed wrapped in a fleshy and firm pulp. Seven types of fruit are recognized (vijaya, rohini, putana, amrita, abhaya, jivanti and chetaki), based on the region in which it is harvested, as well as its color and shape. In general, the vijaya variety is preferred, which is traditionally grown in the Vindhya mountain range of west-central India, and has a rounded shape compared to a more angular one. The fruit also provides material for tanning leather and dyeing fabrics.
Terminalia chebula is a main ingredient in the Ayurvedic formulation Triphala which is used for kidney and liver dysfunction.
Dried fruit is also used in Ayurveda medicine as a purported antitussive, cardiotonic, homeostatic, diuretic and laxative.
Among the edible uses, the seed is also consumed, as a snack, and has a flavor reminiscent of almonds or hazelnuts.
An edible oil is also obtained from the seed.
Sour fruits are eaten in salads, preserved in brine or fried and are used in the manufacture of black salt. It has a distinctive smoky flavor and is a main ingredient in the spice blend known as chat masala.
As far as medicinal uses are concerned, Terminalia chebula is of fundamental importance for Ayurvedic medicine. It has long been considered an excellent remedy for all kinds of digestive problems and is sacred to Shiva.
Medicinal properties have been tested in numerous experiments.
Fruit extracts showed significant inhibitory activity on oxidative stress and age-dependent shortening of telomeric DNA length, and thus an inhibitory effect on cellular aging. They also showed a cardioprotective effect.
A raw extract of the fruit inhibited the growth of cancer cells, due to the presence of chebulinic acid, tannic acid and ellagic acid.
The antidiabetic effects of fruit extract have been demonstrated.
The fruits showed antiviral activities. Gallic acid and 3 galloyl glucose have been isolated as integrase inhibitors of human immunodeficiency virus type 1 (HIV-1).
The extracts inhibited human cytomegalovirus (CMV) replication and may be useful for CMV disease prophylaxis in immune compromised patients. They also showed activity against herpes simplex virus type 1 (HSV-1).
Antibacterial activities have been demonstrated and an extract of the fruit inhibited the glycolysis of salivary bacteria and can act as an anticaries agent.
Topical administration of a leaf extract accelerated the wound healing process, in part by possessing antimicrobial activity.
Terminalia chebula is a sweet, astringent, warming herb with an unpleasant taste and has numerous medicinal properties: laxative, stomachic, expectorant, hemostatic, tonic and alterative. It exhibits antibacterial and antifungal activity and is used to treat inflamed gums and as a relief in asthma.
The fruits are used internally in the treatment of constipation, digestive and nervous disorders, diarrhea, dysentery, intestinal worms, hemorrhoids, rectal prolapse, abnormal uterine bleeding and inflammation, vaginal discharge, involuntary ejaculation, cough and asthma.
Externally they are used to heal ulcers, wounds, inflammation of the mouth and gum disease.
The cortex is diuretic.
From a biochemical point of view, the fruits contain many medically active constituents including: anthraquinones, tannins, chebulic acid, resin and a fixed oil.
In detail, numerous glycosides have been isolated, including the triterpenes arjunglucoside I, arjungenin and chebulosides I and II. Other constituents are a coumarin conjugated with gallic acids called chebulin, as well as other phenolic compounds including ellagic acid, 2,4-chebulil-β-D-glucopyranose, chebulinic acid, gallic acid, ethyl gallate, punicalagin, terflavin A, terchebin, luteolin and tannic acid. Chebulic acid is a phenolic acid compound isolated from ripe fruit. Lutic acid can be isolated from the cortex.
Terminalia chebula also contains terflavin B, a type of tannin, while chebulinic acid is found in fruits.
The fruits, which are rich in tannin, and are used on a large scale in India, usually in combination with syntans and other vegetable tanning materials such as black wattle (Acacia mearnsii), avaram (Cassia auriculata) and Ceriops tagal.
The fruits are also used in the dyeing and printing of calico, both as auxiliaries and as dyes; their tannins act as mordants to fix the dyes on the cotton canvas and the greasy texture of the pulp makes the surface of the canvas suitably smooth to receive fine printed or painted designs.
A yellow dye can be prepared from the fruits plus alum; a black dye and ink can be prepared from fruits plus iron. The fruits are also used as a mordant for aniline-based dyes.
The pulp of dried fruit has an average tannin content of 30 – 32%, but the content varies considerably with the place of origin. The poorest samples can register less than 20% of tannin, the best ones over 40%. Other parts of the plant such as roots, bark, wood and leaves also contain tannin, but less than the fruits.
Astringent galls often form on young twigs. These are rich in tannins and are used to make dyes and inks.
The flowers give a yellow tint, which is used to paint yellow and green details on the calicos.
As mentioned, a transparent oil is obtained from the seed.
The heartwood is generally quite small, ranging from dark brown to reddish brown; it is clearly differentiated from sapwood. The consistency is medium to fine; the intertwined and sometimes curly grain. The wood is very hard; heavy to very heavy; strong and tenacious; not durable unless indoors. It is very difficult to saw, season and work with. It is used as construction timber and for furniture, carts and tools.

Preparation Method –
Terminalia chebula is a plant from which practically everything is used and used both for food, medicine and as a dye or others.
The fruit is harvested when ripe and dried in the sun for later use.
Acid fruits are instead an important ingredient of ‘triphala’, a rejuvenating and laxative tonic based on this species plus the fruits of Phyllanthus emblica and Terminalia belerica. They are also an ingredient in ‘amrit kalash’, another popular Ayurvedic tonic formula.
In food use, as mentioned, both the fruit and the seed are used in various ways.
In medicinal use, both the leaves, the fruits and the bark are used through various preparations and also according to the locations where the plant grows or is cultivated.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.
Photo source:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/158797348/original.jpeg

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Terminalia chebula

El Myrobalan negro (Terminalia chebula Retz.) es una especie arbórea perteneciente a la familia Combretaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
dominio eucariota,
reino plantae,
subarigno traqueobionta,
superdivisión de espermatofitas,
división de magnoliofitas,
clase Magnoliopsida,
Subclase Rosidae,
Orden Myrtales,
familia de las combretáceas,
Género Terminalia,
Especies de T. chebula.
Los términos son sinónimos:
– Buceras chebula (Retz.) Lyons;
– Combretum argyrophyllum K.Schum.;
– Myrobalanifera citrina Houtt.;
– Myrobalanus chebula (Retz.) Gaertn.;
– Myrobalanus gangetica Kostel.;
– Myrobalanus tomentella Kuntze
– Terminalia acutae Walp.;
– Terminalia argyrophylla King & Prain
– Terminalia aruta Buch.-Ham.;
– Terminalia aruta Buch.-Ham. ex G.Don;
– Terminalia chebula var. chebula;
– Terminalia gangetica Roxb.;
– Terminalia glandulipetiolata De Wild.;
– Terminalia glandulipetiolata DeWild.;
– Terminalia parviflora Thwaites
– Terminalia reticulata Roth.
– Terminalia tomentella Kurz;
– Terminalia zeylanica Van Heurck & Müll. Arg..
Dentro de esta especie se reconocen las siguientes variedades:
– Terminalia chebula var. chebula – caracterizada por hojas y brotes lampiños, o pilosos sólo cuando es muy joven;
– Terminalia chebula var. tomentella – con hojas y brotes peludos plateados a anaranjados.

Etimología –
El término Terminalia proviene de terminalis terminal: en referencia a las hojas agrupadas en los extremos de las ramas.
El epíteto específico chebula proviene del idioma pashto, hablado en Afganistán y Pakistán, pashto halīla-ī-kābulī, de Kabul, una ciudad en Afganistán.

Distribución Geográfica y Hábitat –
Terminalia chebula es una planta originaria del sur de Asia, en un área entre India y Nepal desde el este hasta el suroeste de China (Yunnan) y al sur de Sri Lanka, Malasia y Vietnam.
La planta se encuentra en todo el sur y sureste de Asia, incluidos India, Sri Lanka, Bután, Nepal, Bangladesh, Myanmar, Camboya, Laos, Vietnam, Indonesia, Malasia, Pakistán y Tailandia. En China, es originaria del oeste de Yunnan y se cultiva en Fujian, Guangdong, Guangxi (Nanning) y Taiwán (Nantou).
Su hábitat incluye laderas secas hasta los 900 m de altitud; en India, se encuentra en la región sub-Himalaya desde Ravi hacia el este hasta Bengala Occidental y Assam, elevándose a una altitud de 1.500 m e incluso más allá en el Himalaya. Este árbol es silvestre en los bosques del norte de la India, las provincias centrales y Bengala, común en Madrás, Mysore y en la parte sur de la presidencia de Bombay.

Descripción –
Terminalia chebula es un árbol caducifolio de tamaño medio-grande que crece hasta 30 m de altura.
El tronco crece hasta 1 m de diámetro.
Las hojas están dispuestas alternas con sub opuestas, ovaladas, de 7-8 cm de largo y 4,5-10 cm de ancho, con pecíolo de 1-3 cm; tienen una punta afilada, acordonada en la base, con márgenes enteros, sin pelo en la parte superior con una pubescencia amarillenta en la parte inferior.
Las flores son de color blanco opaco a amarillo y son monoicas con un olor fuerte y desagradable. Se portan en puntas terminales o panículas cortas.
Los frutos son drupas lisas de elipsoides a ovoides, de color amarillo a marrón anaranjado, con un solo hueso angulado. Miden de 2 a 4,5 cm de largo y de 1,2 a 2,5 cm de ancho, con cinco crestas longitudinales.

Cultivo –
Myrobalan negro es un árbol de hoja perenne que es particularmente apreciado como una excelente fuente de taninos, aunque también proporciona madera de buena calidad, también tiene una amplia gama de usos medicinales y comestibles. También se cultiva a menudo comercialmente por el contenido de taninos de los frutos y también por sus propiedades medicinales, especialmente en la India.
En cuanto a la técnica de cultivo, es una planta que crece en la naturaleza en zonas tropicales y subtropicales hasta los 1.500 metros de altitud, excepcionalmente hasta los 2.000 metros, donde las temperaturas medias máximas y mínimas anuales, preferentemente, se sitúan entre 22 y 35° C, aunque puede tolerar entre 5 y 47 °C.
Las plantas son bastante tolerantes a las heladas, pero mueren con temperaturas inferiores a -5 ° C.
Prefiere una precipitación media anual en el rango de 1.000 – 1.700 mm, aunque puede tolerar de 750 – 3.300 mm.
En la planta, prefiere una posición soleada, pero las plantas más jóvenes toleran un poco de sombra.
Desde el punto de vista pedológico crece en cualquier suelo arenoso a arcilloso moderadamente fértil y bien drenado pero prefiere un pH entre 5,5 y 6,5, aunque tolera entre 5 y 7,5.
Las plantas establecidas son bastante tolerantes a la sequía y la tasa de crecimiento de las plántulas y los árboles jóvenes es bastante lenta.
Esta planta crece bien después de un incendio y también después de un monte bajo, produciendo nuevos brotes de 2 a 3 metros de largo después de 5 años.
En cuanto a la regeneración de cepas naturales a partir de semilla, es generalmente pobre, quizás porque la gente cosecha la fruta, pero también por la depredación de los animales.
De árboles que crecen espontáneamente se pueden obtener rendimientos de hasta 10 kg de fruta por árbol y año.
En cuanto a la técnica de propagación, procedemos a recolectar los frutos caídos, que primero se recolectan y se secan cuidadosamente. Luego se retira la pulpa endurecida. Los mejores resultados de germinación se obtienen con la fermentación de los huesos, pero también el corte del extremo ancho del hueso sin dañar el embrión, seguido de remojo en agua fría durante 36 horas da buenos resultados.
La semilla se suele sembrar en semilleros o en contenedores, no se recomienda la siembra directa, tanto por el riesgo de depredación como porque las semillas germinan mal.
La tasa de germinación de semillas es de hasta 50%.
Las plántulas alcanzan 10 – 20 cm al final de la primera temporada y 25 – 50 cm al final de la segunda temporada.
También se puede utilizar la propagación por esquejes.

Costumbres y tradiciones –
Terminalia chebula se conoce en la India como “Harad” en hindi y urdu, “Kadukkai” en tamil, “Hirada” en maratí, “Hilikha” en asamés y “Horitoky” en bengalí.
Esta especie fue descrita por el naturalista sueco Anders Jahan Retzius.
Este árbol produce frutos pequeños, acanalados, parecidos a nueces que se cosechan cuando aún están verdes y luego se conservan en escabeche, se hierven con un poco de azúcar agregada en su propio almíbar o se usan en conservas. La semilla del fruto, que tiene forma elíptica, es una semilla abrasiva envuelta en una pulpa carnosa y firme. Se reconocen siete tipos de fruta (vijaya, rohini, putana, amrita, abhaya, jivanti y chetaki), según la región en la que se cosecha, así como su color y forma. En general, se prefiere la variedad vijaya, que se cultiva tradicionalmente en la cordillera de Vindhya, en el centro-oeste de la India, y tiene una forma redondeada en comparación con una más angulosa. La fruta también proporciona material para curtir cuero y teñir telas.
Terminalia chebula es un ingrediente principal en la formulación ayurvédica Triphala que se usa para la disfunción renal y hepática.
Los frutos secos también se utilizan en la medicina ayurvédica como un supuesto antitusivo, cardiotónico, homeostático, diurético y laxante.
Entre los usos comestibles, la semilla también se consume, como snack, y tiene un sabor que recuerda a las almendras o las avellanas.
De la semilla también se obtiene un aceite comestible.
Los frutos ácidos se comen en ensaladas, se conservan en salmuera o se fríen y se utilizan en la fabricación de sal negra. Tiene un sabor ahumado distintivo y es un ingrediente principal en la mezcla de especias conocida como chat masala.
En cuanto a los usos medicinales, Terminalia chebula tiene una importancia fundamental para la medicina ayurvédica. Durante mucho tiempo se ha considerado un excelente remedio para todo tipo de problemas digestivos y es sagrado para Shiva.
Las propiedades medicinales han sido probadas en numerosos experimentos.
Los extractos de frutas mostraron una actividad inhibidora significativa sobre el estrés oxidativo y el acortamiento de la longitud del ADN telomérico dependiente de la edad y, por lo tanto, un efecto inhibidor sobre el envejecimiento celular. También mostraron un efecto cardioprotector.
Un extracto crudo de la fruta inhibió el crecimiento de células cancerosas, debido a la presencia de ácido chebulínico, ácido tánico y ácido elágico.
Se han demostrado los efectos antidiabéticos del extracto de fruta.
Los frutos mostraron actividades antivirales. El ácido gálico y la 3 galoil glucosa se han aislado como inhibidores de la integrasa del virus de la inmunodeficiencia humana tipo 1 (VIH-1).
Los extractos inhibieron la replicación del citomegalovirus humano (CMV) y pueden ser útiles para la profilaxis de la enfermedad por CMV en pacientes inmunocomprometidos. También mostraron actividad contra el virus del herpes simple tipo 1 (HSV-1).
Se han demostrado actividades antibacterianas y un extracto de la fruta inhibió la glucólisis de las bacterias salivales y puede actuar como agente anticaries.
La administración tópica de un extracto de hoja aceleró el proceso de cicatrización de heridas, en parte debido a que posee actividad antimicrobiana.
Terminalia chebula es una hierba dulce, astringente, cálida, de sabor desagradable y con numerosas propiedades medicinales: laxante, estomacal, expectorante, hemostática, tónica y alterativa. Presenta actividad antibacteriana y antifúngica y se usa para tratar las encías inflamadas y como alivio del asma.
Los frutos se utilizan internamente en el tratamiento del estreñimiento, trastornos digestivos y nerviosos, diarrea, disentería, gusanos intestinales, hemorroides, prolapso rectal, sangrado e inflamación uterinos anormales, flujo vaginal, eyaculación involuntaria, tos y asma.
Externamente se utilizan para curar úlceras, heridas, inflamación de la boca y enfermedades de las encías.
La corteza es diurética.
Desde un punto de vista bioquímico, los frutos contienen muchos constituyentes médicamente activos que incluyen: antraquinonas, taninos, ácido quebúlico, resina y un aceite fijo.
En detalle, se han aislado numerosos glucósidos, incluidos los triterpenos arjunglucósido I, arjungenina y chebulósidos I y II. Otros constituyentes son una cumarina conjugada con ácidos gálicos llamada chebulina, así como otros compuestos fenólicos que incluyen ácido elágico, 2,4-chebulil-β-D-glucopiranosa, ácido chebulínico, ácido gálico, galato de etilo, punicalagina, terflavina A, terchebina, luteolina y ácido tánico. El ácido chebulic es un compuesto de ácido fenólico aislado de la fruta madura. El ácido lútico se puede aislar de la corteza.
Terminalia chebula también contiene terflavina B, un tipo de tanino, mientras que el ácido chebulínico se encuentra en las frutas.
Los frutos, que son ricos en taninos, se utilizan a gran escala en la India, normalmente en combinación con sintanes y otros curtientes vegetales como la acacia negra (Acacia mearnsii), el avaram (Cassia auriculata) y el Ceriops tagal.
Los frutos también se utilizan en el teñido y estampado de calicó, tanto como auxiliares como colorantes; sus taninos actúan como mordientes para fijar los tintes sobre el lienzo de algodón y la textura grasosa de la pulpa hace que la superficie del lienzo sea lo suficientemente lisa para recibir finos diseños impresos o pintados.
Se puede preparar un tinte amarillo a partir de las frutas más alumbre; se puede preparar un tinte negro y tinta a partir de frutas más hierro. Los frutos también se utilizan como mordiente para tintes a base de anilina.
La pulpa de los frutos secos tiene un contenido medio de taninos del 30 al 32%, pero el contenido varía considerablemente según el lugar de origen. Las muestras más pobres pueden registrar menos del 20% de tanino, las mejores más del 40%. Otras partes de la planta como las raíces, la corteza, la madera y las hojas también contienen tanino, pero menos que los frutos.
Agallas astringentes a menudo se forman en ramitas jóvenes. Estos son ricos en taninos y se utilizan para hacer tintes y tintas.
Las flores dan un tinte amarillo, que se usa para pintar detalles amarillos y verdes en los calicós.
Como se mencionó, de la semilla se obtiene un aceite transparente.
El duramen es generalmente bastante pequeño, variando de marrón oscuro a marrón rojizo; se diferencia claramente de la albura. La consistencia es de media a fina; el grano entrelazado ya veces rizado. La madera es muy dura; pesado a muy pesado; fuerte y tenaz; no es duradero a menos que esté en interiores. Es muy difícil de aserrar, sazonar y trabajar. Se utiliza como madera de construcción y para muebles, carros y herramientas.

Método de preparación –
Terminalia chebula es una planta de la que se aprovecha prácticamente todo y se utiliza tanto para alimentación, medicina y como colorante u otros.
El fruto se cosecha cuando está maduro y se seca al sol para su uso posterior.
Las frutas ácidas son en cambio un ingrediente importante de ‘triphala’, un tónico rejuvenecedor y laxante a base de esta especie más los frutos de Phyllanthus emblica y Terminalia belerica. También son un ingrediente en ‘amrit kalash’, otra fórmula tónica ayurvédica popular.
En el uso alimentario, como se ha mencionado, tanto el fruto como la semilla se utilizan de diversas formas.
En uso medicinal, tanto las hojas como los frutos y la corteza se utilizan a través de diversas preparaciones y también según los lugares donde crece o se cultiva la planta.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– GBIF, la Facilidad Global de Información sobre Biodiversidad.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista comentada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.
Fuente de la foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/158797348/original.jpeg

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y usos alimúrgicos se indican únicamente con fines informativos, no representan en modo alguno una prescripción médica; por lo que no se responsabiliza de su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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