Fitosociologia

Fitosociologia

Con il termine fitosociologia si intende la branca della scienza che studia le relazioni con l’ambiente e le modificazioni delle comunità vegetali.
Il termine fitosociologia deriva dall’unione dei termini: greco phytón ‘pianta’; latino socius ‘alleato, confederato, compagno; greco lógia, ‘detto, sentenza, ragionamento.
La fitosociologia rappresenta una recente branca della geografia botanica. Anzi per alcuni rappresenterebbe un nuovo fondamentale indirizzo della botanica, sino a tempi recenti dedicata in prevalenza all’indagine di fenomeni individuali della vita vegetale (“idiobotanica”), oggi attenta anche ai fenomeni collettivi. Si potrebbe definire molto genericamente la fitosociologia la scienza che studia gli aspetti della vita in comune degli organismi vegetali; tuttavia dalla vasta produzione scientifica degli ultimi quarant’anni suo compito essenziale appare chiaramente quello di tipizzare gli aspetti della vegetazione. Tipi fondamentali sono le “associazioni” vegetali. Il nome non deve far pensare a qualche cosa di simile alle “società” degli animali, con organizzazione centralizzata, ma a fatti di convivenza di significato ancora oscuro e da indagare causalmente, che giova analizzare, mettere in evidenza, confrontare.
La fitosociologia è quindi una branca della fitogeografia, che consente di utilizzare le comunità vegetali come indicatori di ambiente. Sono descritte a livello topografico e riconosciute in base alla combinazione di specie che vi si osservano. Oltre che sotto il profilo floristico, le comunità vegetali (fitocenosi) sono studiate anche sotto l’aspetto ecologico (sinecologia), dinamico (sindinamica) e in ordine alla loro distribuzione geografica (sincorologia).
In funzione del grado di somiglianza floristica, ecologica e dinamica è possibile inquadrare le diverse fitocenosi in un sistema gerarchico di unità, dette syntaxa, il cui grado di determinatezza ecologica aumenta dal livello di classe (la categoria più elevata e generica) a quello di associazione (la più bassa e particolare).
In tale scienza l’associazione vegetale è l’unità fondamentale e di significato ecologico molto particolare di classificazione. Essa è stata definita, dal botanico svizzero Braun-Blanquet (padre fondatore della fitosociologia), come: “un aggruppamento vegetale più o meno stabile ed in equilibrio con il mezzo ambiente, in cui certi elementi esclusivi o quasi (specie caratteristiche di associazione) rivelano con la loro presenza un’ecologia particolare ed autonoma”. Attualmente le associazioni vengono più facilmente identificate attraverso la cluster analysis applicata alla composizione floristica delle comunità vegetali.

Associazioni floristicamente affini si riuniscono in alleanze, alleanze affini in ordini e ordini affini in classi. Questo procedimento è tipico delle classificazioni gerarchiche; la sintassonomia fitosociologica è una di queste e serve a sistemare, sulla base dei gradi di affinità floristica ed ecologica, l’elevatissimo numero di associazioni descritte. Nella vegetazione d’Italia vi sono circa 70 classi.
L’importanza dell’indagine fitosociologica diventa sempre più notevole anche in campo applicativo (fitosociologia applicata). È facile comprendere che una tipologia della vegetazione spontanea (ma anche quella coltivata è suscettibile di analoghe ricerche) costituisca un prezioso fondamento per la sperimentazione agronomica e forestale. Tipi di pascoli, di prati, di foreste vengono oggi studiati ovunque non solo a scopo naturalistico, ma per permettere razionali bonifiche, miglioramenti, ricostruzioni, pianificazioni. Solo sulla base di una tipologia si può del resto fondare quella cartografia della vegetazione che sta diventando oggi il mezzo più efficace di sintesi delle condizioni della vegetazione e dell’ambiente per le più svariate esigenze della ricerca e dell’applicazione. Risulta oggi specialmente fertile di risultati l’abbinamento di ricerche fitosociologiche con quelle pedologiche, che perseguono una tipologia dei suoli; il dinamismo stesso della vegetazione risulta più chiaro e intelligibile coordinato con quello del terreno su cui la vegetazione stessa si evolve. Se poi si uniscono anche osservazioni macroclimatiche e microclimatiche si raggiunge la sintesi più soddisfacente: suolo-clima-vegetazione.
Ma una sintesi ancora più vasta è quella che oggi perseguono i biogeografi cercando di riconoscere non solo gli aggruppamenti vegetali, ma coordinati con questi, anche quelli animali. Le unità fondamentali sono in tal caso le “biocenosi”, la disciplina che se ne occupa è la biosociologia.
In Italia la fitosociologia fu diffusa subito dopo la seconda guerra mondiale dal Giacomini e dal Tomaselli. Allievo di Giacomini è stato Augusto Pirola.




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