Vespa velutina

Vespa velutina

Il calabrone asiatico o calabrone dalle zampe gialle (Vespa velutina Lepeletier, 1836) è un imenottero appartenente alla famiglia dei Vespidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Ramo Bilateria,
Phylum Arthropoda,
Subphylum Tracheata,
Superclasse Hexapoda,
Classe Insecta,
Sottoclasse Pterygota,
Coorte Endopterygota,
Superordine Oligoneoptera,
Sezione Hymenopteroidea,
Ordine Hymenoptera,
Sottordine Apocrita,
Sezione Aculeata,
Superfamiglia Vespoidea,
Famiglia Vespidae,
Genere Vespa,
Specie V. velutina.
Sono sinonimi i termini:
– Vespa velutina Lepeletier, 1836;
– Vespa immaculata Morawitz, 1889;
– Vespa auraria Smith, 1852;
– Vespa fruhstorferi Stadelmann, 18941.
All’interno di questa specie si riconoscono, inoltre, alcune sottospecie ma la verifica tassonomica è ancora in fase di revisione.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il calabrone asiatico è un imenottero originario del sud-est asiatico, ampiamente diffuso in India, Indocina, Cina e Giava.
La sua introduzione in Europa è stata riscontrata per la prima volta nel 2005 in Francia dove è stata introdotta accidentalmente nella zona meridionale del Paese. Successivamente si è diffusa in Spagna, Portogallo, Belgio e Italia.

Morfologia –
La Vespa velutina è leggermente più piccola del calabrone europeo (Vespa crabro Linnaeus, 1758).
Le regine sono lunghe intorno ai 30 mm e i maschi circa 24 mm.
Le operaie misurano circa 20 mm di lunghezza.
La specie si riconosce per i tarsi gialli delle zampe.
Il torace è di colore un marrone vellutato o nero e l’addome è marrone. Ogni segmento addominale ha uno stretto bordo giallo posteriore, ad eccezione del quarto segmento, che è arancione.
La testa è nera e la faccia gialla.
Le differenti sottospecie regionali variano sufficientemente nel colore da causare difficoltà nella classificazione, e diverse sottospecie sono state variamente identificate e infine respinte; mentre esiste una storia di riconoscimento di sottospecie all’interno di molte specie Vespa, tra cui V. velutina, la più recente revisione tassonomica del genere tratta tutti i nomi sottospecifici del genere Vespa come sinonimi, relegandoli effettivamente a nient’altro che nomi informali per il colore regionale delle forme.
La forma che causa preoccupazione per la sua invasività in Europa è stata indicata come V. v. nigrithorax, anche se, ripetiamo, questo nome non abbia più alcun valore tassonomico.
Questa forma è lunga mediamente 30 mm ed è riconoscibile per il corpo scuro e la linea gialla che taglia il suo addome, al cui interno è presente un triangolino nero.
Infine, per quanto riguarda il riconoscimento di questa specie, dato che la regina in rari casi può avvicinarsi alle dimensioni di 35 mm, talvolta la presenza della Velutina in Europa viene erroneamente segnalata come Vespa mandarinia, ben più aggressiva, cosa che però non pare trovare riscontri documentati. La confusione viene accresciuta dalla definizione stessa di calabrone asiatico, che riporta all’area di origine in comune con V. mandarinia.

Attitudine e Ciclo biologico –
La Vespa velutina, al pari di altri calabroni, costruisce nidi che possono ospitare colonie di diverse migliaia di individui.
Le femmine della colonia sono armate di formidabili pungiglioni con cui difendono i loro nidi e uccidono le loro prede.
Il periodo di nidificazione è lungo e una colonia inizia comunemente costruendo un nido in un arbusto basso, per poi abbandonarlo dopo alcuni mesi e costruirne rapidamente uno nuovo in alto su un albero, possibilmente come misura antiparassitaria. La prossima generazione di giovani regine si disperde nel tardo autunno per andare in letargo durante l’inverno.
La costruzione del primo nido avviene ad opera della regina fondatrice della colonia che realizza un nido improvvisato, chiamato “nido embrionale”. Questo nido non è più grande di una pallina da tennis. Se la situazione del nido provvisorio è adatta, servirà come base per la costruzione del nido definitivo della colonia. In caso contrario, le prime operaie ne costruiranno uno nuovo, che spesso è in cima a un albero (spesso a più di 15 m di altezza) ma anche (meno spesso) può essere appeso alla facciata di un edificio (grondaie, finestre… ) e anche in cespugli, siepi, felci o in cavità del terreno. Il nido finale (che non è un alveare) è chiamato “nido secondario”.
I nidi sono fatti di fibre di legno masticate, e possono raggiungere un metro di altezza e 80 cm di diametro. I nidi più grandi sono mantenuti da migliaia di individui. Generalmente questi nidi sono di forma sferica o ovale, e presentano un foro di uscita laterale, a differenza di quelli del calabrone (Vespa crabro Linnaeus, 1758), che hanno la loro uscita nella parte inferiore. Ogni grande nido ospita circa 2.000 vespe, e alla fine della stagione produce fino a diverse centinaia di femmine fertili (potenziali regine). Di queste, quelle che sopravvivono all’inverno saranno le regine fondatrici che la primavera successiva creeranno una serie di nuove colonie. Le operaie e i maschi muoiono prima della fine dell’autunno; le femmine fertili vanno in diapausa in luoghi riparati, quindi lasceranno i loro nidi vuoti e non li useranno l’anno successivo.
Da sottolineare che i nidi costruiti nelle chiome degli alberi alti sono difficili da vedere e trovare durante la primavera e l’estate, nascosti dal fogliame.
Dall’osservazione, si conclude che questa specie preferisce querce, pioppi e acacie ma evita le conifere. Tuttavia, i nidi si possono trovare anche nei luoghi più improbabili.
Durante l’inverno, qualsiasi piccola area ben isolata (naturale o artificiale) può essere ispezionata per la presenza di fertili regine in letargo. Autorimesse, capannoni, sottocoperta, cornicioni, cornicioni, anche buche, abitazioni disabitate, nei muri o nel pavimento.
Per l’individuazione del nido si sottolinea ch questo è di forma sferica e nelle ultime fasi di costruzione, che è la fine dell’estate e l’autunno, può misurare tra i 70 ei 90 cm. altezza e 40 e 70 cm. diametro.

Ruolo Ecologico –
Il calabrone asiatico, come i comuni vespidi diffusi in Europa, è dotato di un pungiglione e presenta un comportamento discretamente aggressivo nei confronti dell’uomo. Secondo gli entomologi la sua pericolosità, per gli uomini e i mammiferi in genere, e anche l’aggressività va paragonata a quella delle altre vespe europee.
Per questo motivo la Velutina non può considerarsi più pericolosa della vespa crabro che in virtù della maggior mole ha semmai più veleno. In effetti è spesso la confusione con la Vespa mandarinia a creare le maggiori dicerie in tal senso.
Maggiore è invece la sua pericolosità per le api, suo alimento preferito, soprattutto per quanto riguarda le specie europee. Pur abilissimo predatore di api anche nel suo territorio di origine, è in Europa che questo imenottero riesce a minare seriamente l’esistenza delle comunità apiarie. Le specie apiarie del sud-est asiatico hanno adottato infatti dei comportamenti validi per combattere questo loro predatore e non ancora noti alle api europee.
Tra l’altro la Vespa velutina adulta non mangia insetti. Tuttavia è cacciatrice di api, insetti vari e altri invertebrati, e questo perché le catturano per portarle al nido e dar loro da mangiare alle loro larve.
Per nutrire le sue larve, la Vespa velutina, cattura molti tipi di insetti e altri invertebrati (api, vespe, mosche, ragni, bruchi, formiche, farfalle e afidi), ma le api costituiscono l’84% della sua dieta (soprattutto per nutrire le proprie larve).
Secondo alcune ricerche si stima che nelle aree urbane e industriali le api rappresentino fino al 65% delle prede catturate; nelle aree agricole e forestali la percentuale si riduce al 33%. Questo ultimo fattore potrebbe essere messo in rapporto con la maggiore biodiversità delle aree agricole.
Per catturare le api, la vespa si libra all’ingresso degli alveari. Le sue maggiori dimensioni gli permettono di catturare un’ape in volo e ucciderla, per preservare solo il torace, che porterà alla colonia per nutrire le sue larve.
La vespa adulta si nutre invece di nettare di fiori e altre sostanze dolci, come frutti maturi (mele, prugne, uva, ecc.), proprio come le vespe autoctone europee, ma in quantità maggiori, e può danneggiare i frutteti. Non è raro che frequentino luoghi come vigneti o piantagioni di frutta.
In Europa, il calabrone asiatico (Vespa velutina) ha predatori come l’averla piccola (Lanius collurio), il gruccione (Pernis apivorus) e il gruccione (Merops apiaster). Uccelli come la gazza, e anche i polli, potrebbero essere predatori del calabrone asiatico. Occasionalmente, picchi (Picus spp.) sono stati visti perforare i nidi per nutrirsi delle larve o degli adulti della colonia. Il ruolo dei predatori come misura di controllo biologico è molto importante nella distruzione dei primi nidi.
Tra l’altro le api asiatiche, che convivono da molto tempo con la Vespa velutina, non subiscono la stessa predazione di quelle europee. Questo perché alcune api asiatiche hanno imparato a difendersi utilizzando una tecnica che consiste nel creare uno sciame attorno alla vespa per provocare un aumento della temperatura corporea. In questo modo riescono ad ucciderli, perché le api sono in grado di reggere più di 45 gradi; le vespe invece non tollerano quella temperatura.
Sebbene il principale metodo di difesa sia quello sopra menzionato, sono stati osservati anche altri sistemi consistenti nell’utilizzare suoni a bassa frequenza o nel provocarne il soffocamento.
Anche le api europee introdotte nel continente asiatico hanno imparato a difendersi, anche se in modo molto meno efficiente di quelle asiatiche.
Le api europee stanno iniziando a sviluppare la stessa strategia di difesa delle loro controparti asiatiche. La sua difesa nell’alveare consiste nel coprire una vespa attaccante provocandone la morte per ipossia dopo pochi minuti.
Il biocontrollo della Vespa velutina è stato tentato con vari mezzi, come quello dell’impiego di piante carnivore, tuttavia la prima cosa da fare quando si ha il sospetto della presenza di questa vespa è quella di avvisare i servizi fitosanitari del luogo ed attivare alcune misure di controllo come la distruzione, soprattutto, del primo nido (da fare con personale specializzato) e di porre delle trappole fatte anche in casa con bottiglie aperte di sopra all’interno del quale porre dei liquidi zuccherini, birra ed altre sostanze che tendono a decomporsi producendo prodotti ammoniacali che attirano l’insetto.
Inoltre l’aumento della biodiversità aziendale, la pulizia di alcuni luoghi, possono contribuire a riordinare alcune biocenosi a favore delle api.
Infine, per quanto riguarda l’uomo, il calabrone asiatico, come il calabrone europeo, può rappresentare un pericolo con il suo veleno. Secondo i dati raccolti in Europa, la Vespa velutina non rappresenta più pericolo della sua controparte europea, ma per le sue dimensioni le punture provocano più dolore, poiché è in grado di inoculare una maggiore quantità di veleno.
Tuttavia, entrambe preferiscono la fuga prima dell’attacco, tranne quando si tratta di difendere il nido. Se il nido viene scosso o danneggiato, in un primo momento le vespe escono e si appollaiano su di esso per osservare cosa succede. Se il nido viene nuovamente disturbato, una o più vespe combattono l’intruso mordendolo velocemente, anche attraverso i vestiti, e si ritirano, atterrando nuovamente sul nido. La loro linea guida è quella di difendere il nido a tutti i costi, a tal punto che se viene incendiato le vespe rischiano la vita difendendolo e possono anche morire.
Da sottolineare che non ci sono registrazioni di aumenti delle punture nelle aree in cui la Vespa velutina si è affermata. I casi noti di attacco si sono verificati quasi sempre nei pressi del nido. Il dolore causato dalla puntura è intenso e acuto, come causato da un grosso spillo, e poi si sviluppa in un pizzicore che ricorda un’ustione. Il gonfiore può essere alleviato applicando ghiaccio e aceto e il disagio dura diversi giorni o una settimana, il che può richiedere antidolorifici e antinfiammatori. Il pericolo per la vita umana si verifica in caso di punture multiple, una singola puntura nella mucosa o in persone che soffrono di allergia al veleno di imenotteri.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Pollini A., 2002. Manuale di entomologia applicata. Edagricole, Bologna.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

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