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Gypaetus barbatus

Il gipeto (Gypaetus barbatus Linnaeus, 1758) è un uccello rapace appartenente alla famiglia degli Accipitridae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Superphylum Deuterostomia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Superclasse Tetrapoda,
Classe Aves,
Sottoclasse Neornithes,
Superordine Neognathae,
Ordine Accipitriformes,
Famiglia Accipitridae,
Sottofamiglia Gypaetinae,
Genere Gypaetus,
Specie G. barbatus.
All’interno di questa specie si riconoscono 3 sottospecie:
– Gypaetus barbatus aureus, diffuso in Himalaya;
– Gypaetus barbatus barbatus, diffuso in Europa, Asia e Nord Africa;
– Gypaetus barbatus meridionalis, diffuso in Africa orientale e meridionale.
Le sottospecie Gypaetus barbatus haemachalanus e Gypaetus barbatus altaicus non vengono invece più riconosciute valide.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il gipeto è un rapace strettamente legato alle aree montane e in particolare alle montagne meridionali della Regione Paleartica (Europa, Nord Africa e Asia fino al Tibet e all’Himalaya) e alle montagne orientali e meridionali della Regione Afrotropicale (tutta l’Africa a sud del Sahara).
La distribuzione in Eurasia è quella delle catene montuose dei Pirenei, delle Alpi, catena montuosa della Corsica, Carpazi e Caucaso, fino al Karakorum, sub catena montuosa situata a nord-ovest della catena dell’Himalaya.
Il limite settentrionale è rappresentato dalle Alpi svizzere e austriache e dai monti Altai in Mongolia. Negli ultimi anni alcune coppie di gipeti sono state introdotte nell’area protetta del parco dello Stelvio, ove si sono adattate perfettamente.
In Africa lo si trova sulla catena dell’Atlante, dal Marocco alla Tunisia, sui monti egiziani lungo il Mar Rosso, sull’Acrocoro etiopico e sugli altopiani dell’Africa orientale fino ai monti del Sudafrica.
Tuttavia, nonostante l’abbondanza di ungulati selvatici delle savane africane, il gipeto non si è mai insediato in queste regioni pianeggianti in quanto predilige zone montane con poca copertura boschiva in cui siano presenti pareti di roccia adatte alla nidificazione.

Descrizione –
Il Gypaetus barbatus è un uccello morfologicamente intermedio tra un avvoltoio ed un’aquila.
Ha grandi dimensioni, con un’apertura alare tra i 265 ed i 285 cm, lunghezza tra i 100 ed i 115 cm, per un peso che oscilla tra 5 e 7 kg.
Presenta un leggero dimorfismo sessuale con la femmina che è in genere appena più grande del maschio, ma la differenza non risulta apprezzabile in natura così come, del resto, non vi è diversità negli abiti stagionali e sessuali.
Negli esemplari adulti il colore del piumaggio presenta un netto contrasto tra le parti ventrali e la testa, chiare, e le parti dorsali e le ali, scure.
Le penne timoniere e le penne copritrici delle ali e del dorso, pur essendo di colore grigio scuro, sono dotate di un rachide biancastro che produce delle sfumature chiare.
Il capo è bianco e su esso spiccano i ciuffi di vibrisse nere che circondano l’occhio e scendono fin sotto il becco a formare una specie di “barba”.
L’iride è di colore giallo ed è circondata da un anello perioculare membranoso di colore rosso che diventa particolarmente evidente nei momenti di eccitazione.
Una caratteristica particolare del piumaggio dell’adulto è il colore ruggine del petto e del ventre, che non è di origine biologica, ma assunto dall’ambiente esterno.
Gli esemplari giovani hanno piumaggio scuro, con capo nerastro e parti inferiori grigio scuro; gli adulti, parti inferiori e testa chiare, parti superiori scure.
Essi assumono l’abito adulto verso i 6–7 anni di età, quando raggiungono anche la maturità sessuale, dopo aver attraversato una serie di più fasi con colorazioni intermedie.
Osservandolo in volo presenta una silhouette più simile a quella di un grosso falcone che a quella di un avvoltoio.

Biologia –
Il gipeto è una specie monogama ma non è raro che formi delle “terne” di due maschi ed una femmina ed occupa un territorio che può raggiungere anche i 300 km2 di estensione.
In questi rapaci, nel periodo autunnale, dopo le parate nuziali, la coppia inizia a frequentare il nido, solitamente costruito con rami secchi e lana, in ampie cavità o su cenge lungo pareti rocciose.
Possono essere presenti uno o più nidi, utilizzati alternativamente; la rotazione avviene probabilmente per evitare che un eventuale danno al nido (occupazione, crollo) comporti una mancata riproduzione della coppia.
Il periodo della deposizione avviene fra gennaio e febbraio, e ogni coppia depone solitamente due uova (tondeggianti, di color crema, con macchie e punteggiature) a 4–7 giorni di distanza l’una dall’altra.
La cova la una durata di 55–60 giorni ed inizia subito dopo la deposizione del primo uovo ed è effettuata per la maggior parte del tempo dalla femmina, anche se spesso il maschio le dà il cambio restando sul nido per 2–3 ore al giorno.
Le uova si schiudono nel mese di marzo, periodo in cui si ha solitamente un’abbondante disponibilità di cibo in quanto con lo scioglimento delle nevi vengono alla luce le carcasse degli ungulati selvatici morti durante il periodo invernale.
Nei piccoli, subito dopo la schiusa, si manifesta il fenomeno del cosiddetto “cainismo”, cioè di quel comportamento di dominanza del primo nato sul fratello più giovane; sovente il secondo nato non riesce ad ottenere cibo e muore per stenti entro 24 – 26 ore dalla schiusa.
Con questo comportamento il secondo nato non riesce ad alimentarsi e muore poco dopo. Si pensa che il secondo nato abbia semplicemente la funzione di riserva trofica nel caso in cui il fratello non abbia un normale sviluppo. Il fenomeno del cainismo è comune tra i rapaci ma si riscontra con questa modalità solamente in poche altre specie.
Dopo la schiusa i genitori rimangono al nido, alternandosi nella ricerca del cibo che viene portato ai piccoli con gli artigli. All’inizio i pulcini si cibano esclusivamente di carne e solo dopo 7-8 giorni ingeriscono le prime piccole ossa. La permanenza degli adulti al nido diminuisce col passare del tempo.
Successivamente l’involo i giovani di questa specie rimangono per circa due settimane in una zona circostante il nido. Dopo un mese sono già in grado di compiere lunghi spostamenti e accompagnano in volo i genitori.
Il gipeto può vivere fino a venti anni in natura e 40 in cattività.

Ruolo Ecologico –
Il Gypaetus barbatus è conosciuto con i nomi, oltre che di gipeto anche di: avvoltoio barbuto, avvoltoio degli agnelli, avvoltoio aquila, avvoltoio d’oro, falco barbuto e avvoltoio di montagna.
Questo uccello, come altri avvoltoi è necrofago, in quanto si nutre principalmente di carcasse di animali morti, ed ha una dieta estremamente specializzata, nutrendosi in particolare delle ossa e del midollo osseo. Un comportamento tipico è quello di lasciar cadere le ossa di carcasse da grandi altezze, per frantumarle e quindi nutrirsene.
Si nutre di ossa di carogne, raramente prede vive (piccoli mammiferi e uccelli); non preda agnelli o pecore: quando talvolta si posa tra le greggi è per nutrirsi della placenta delle pecore che hanno partorito da poco o dei resti di un animale morto.
Oltre alle ossa, questo avvoltoio non disdegna nutrirsi di tartarughe, delle quali rompe il guscio con la medesima tecnica utilizzata per spezzare le ossa.
Il consumo giornaliero di cibo di una coppia si aggira intorno agli 800-1.000 g, quantità che aumenta fino a 1,5 kg durante il periodo di allevamento del giovane; quindi il fabbisogno annuo si aggira intorno ai 420 kg, pari a circa 52 carcasse all’anno per coppia. Queste abitudini alimentari spiegano la necessità di occupare territori con estensioni che raggiungono, come detto in precedenza, anche i 300 km2.
Questo uccello è un ottimo volatore sia in spazi aperti ad elevate quote che a pochi metri dal suolo quando compie voli di perlustrazione alla ricerca di carcasse. Infatti un esemplare adulto spende tre quarti o più del tempo diurno in volo alla ricerca di cibo.
Il Gypaetus barbatus è una specie stanziale e nidifica sui dirupi in alta montagna nell’Europa meridionale, in Africa, in India ed in Tibet, deponendo una o due uova. È stato reintrodotto con successo sulle Alpi, ma continua ad essere uno dei più rari avvoltoi d’Europa.
Questo rapace si era estinto sulle Alpi dall’inizio del XX secolo per via delle false leggende che lo coinvolgevano; adesso è presente con una popolazione autosufficiente e stabile, grazie ad un progetto europeo di reintroduzione che ha interessato molti Stati europei. Circa 150 individui sono stati liberati sulle Alpi negli ultimi venti anni secondo un programma di reinserimento che ha interessato Italia, Francia, Svizzera e Austria, e ora è presente una piccola popolazione stabile sull’arco alpino, con numerosi siti di nidificazione, anche in territorio italiano. Nel 2017 sono state stimate 46 coppie nidificanti in tutto l’arco alpino, per un totale di 208-251 individui.
Alcuni esemplari sono stati reintrodotti nel Parco Nazionale del Mercantour (Francia) dal 1993 e Parco Naturale delle Alpi Marittime (Italia) dal 1994 e nel 2000 nel Parco Nazionale dello Stelvio. Dai primi anni del duemila una coppia di gipeti, probabilmente proveniente dalla Francia, si è stabilita nell’area di Courmayeur ai piedi del Monte Bianco.
Secondo una stima approssimativa si pensa che nel mondo siano presenti 50.000 individui. In Europa si è estinto, come specie nidificante, in tutto l’arco alpino e in vaste aree dei Carpazi, dei Balcani e dei Pirenei. Le poche aree di nidificazione ancora presenti nel vecchio continente sono comprese tra i 1000 e i 2000 m di quota; in Asia, invece, la specie può nidificare ad oltre 4000 m.
Tuttavia, secondo la IUCN, questa specie in Italia è ancora minacciata da persecuzione diretta, dalla diminuzione del pascolo brado, dalla diminuzione della disponibilità trofica e dal saturnismo. La specie si qualifica pertanto per la categoria In Pericolo Critico (CR), a causa del numero di individui maturi estremamente ridotto. La popolazione italiana fa parte della pur sempre esigua popolazione alpina che conta oggi 14 coppie, ed essendo questa ancora dipendente da azioni di conservazione, non sembra probabile che ci possa essere immigrazione di individui da fuori regione. La valutazione finale resta, pertanto, invariata.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.



[:en]

Gypaetus barbatus

The bearded vulture (Gypaetus barbatus Linnaeus, 1758) is a bird of prey belonging to the Accipitridae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Animalia,
Sub-kingdom Eumetazoa,
Superphylum Deuterostomia,
Phylum Chordata,
Subphylum Vertebrata,
Superclass Tetrapoda,
Aves class,
Subclass Neornithes,
Superorder Neognathae,
Order Accipitriformes,
Accipitridae family,
Subfamily Gypaetinae,
Genus Gypaetus,
G. barbatus species.
Within this species, 3 subspecies are recognized:
– Gypaetus barbatus aureus, widespread in the Himalayas;
– Gypaetus barbatus barbatus, widespread in Europe, Asia and North Africa;
– Gypaetus barbatus meridionalis, widespread in eastern and southern Africa.
The subspecies Gypaetus barbatus haemachalanus and Gypaetus barbatus altaicus are no longer recognized as valid.

Geographic Distribution and Habitat –
The bearded vulture is a bird of prey closely linked to the mountain areas and in particular to the southern mountains of the Palearctic Region (Europe, North Africa and Asia up to Tibet and the Himalayas) and to the eastern and southern mountains of the Afrotropical Region (all of Africa to the south of the Sahara).
The distribution in Eurasia is that of the mountain ranges of the Pyrenees, the Alps, the Corsican mountain range, the Carpathians and the Caucasus, up to the Karakorum, a sub-mountain range located north-west of the Himalayas.
The northern limit is the Swiss and Austrian Alps and the Altai Mountains in Mongolia. In recent years some pairs of bearded vultures have been introduced into the protected area of ​​the Stelvio park, where they have adapted perfectly.
In Africa it is found on the Atlas range, from Morocco to Tunisia, on the Egyptian mountains along the Red Sea, on the Ethiopian Highlands and on the highlands of East Africa up to the mountains of South Africa.
However, despite the abundance of wild ungulates of the African savannas, the bearded vulture has never settled in these flat regions as it prefers mountainous areas with little wood cover where there are rock walls suitable for nesting.

Description –
Gypaetus barbatus is a morphologically intermediate bird between a vulture and an eagle.
It has large dimensions, with a wingspan between 265 and 285 cm, length between 100 and 115 cm, for a weight that varies between 5 and 7 kg.
It has a slight sexual dimorphism with the female which is usually slightly larger than the male, but the difference is not appreciable in nature as well as, moreover, there is no diversity in the seasonal and sexual clothes.
In the adult specimens the color of the plumage presents a clear contrast between the ventral parts and the head, light, and the dorsal parts and the wings, dark.
The cox feathers and the coverts of the wings and the back, although of a dark gray color, are equipped with a whitish rachis that produces light shades.
The head is white and on it stand out the tufts of black whiskers that surround the eye and go down to under the beak to form a sort of “beard”.
The iris is yellow in color and is surrounded by a red membranous periocular ring which becomes particularly evident in moments of arousal.
A particular characteristic of the adult plumage is the rust color of the chest and belly, which is not of biological origin, but assumed from the external environment.
The young specimens have dark plumage, with a blackish head and dark gray lower parts; adults, lower parts and head light, upper parts dark.
They take on the adult dress around 6-7 years of age, when they also reach sexual maturity, after going through a series of several stages with intermediate colorings.
Observing it in flight, it presents a silhouette more similar to that of a large falcon than to that of a vulture.

Biology –
The bearded vulture is a monogamous species but it is not rare that it forms “triplets” of two males and one female and occupies a territory that can reach up to 300 km2 in extension.
In these birds of prey, in the autumn period, after the nuptial parades, the couple begins to frequent the nest, usually built with dry branches and wool, in large cavities or on ledges along rocky walls.
There may be one or more nests, used alternately; the rotation probably takes place to avoid that any damage to the nest (occupation, collapse) leads to a lack of reproduction of the pair.
The spawning period occurs between January and February, and each pair usually lays two eggs (rounded, cream-colored, with spots and dots) 4-7 days apart.
The hatching lasts for 55-60 days and begins immediately after the first egg has been laid and is carried out for most of the time by the female, although often the male takes over by remaining on the nest for 2-3 hours a day. .
The eggs hatch in March, a period in which there is usually an abundant availability of food as with the melting of the snow the carcasses of wild ungulates that died during the winter period come to light.
In the young, immediately after hatching, the phenomenon of the so-called “cainism” occurs, that is, that behavior of dominance of the first born over the younger brother; often the second born is unable to obtain food and dies of starvation within 24 – 26 hours of hatching.
With this behavior the second born is unable to feed and dies shortly after. It is thought that the second born has simply the function of a trophic reserve in the event that the brother does not have a normal development. The phenomenon of cainism is common among birds of prey but is found in this way only in a few other species.
After hatching, the parents remain at the nest, alternating in the search for food that is brought to the chicks with their claws. At first the chicks feed exclusively on meat and only after 7-8 days do they ingest the first small bones. The stay of the adults in the nest decreases over time.
Subsequently, the young of this species remain for about two weeks in an area surrounding the nest. After a month they are already able to make long journeys and accompany their parents in flight.
The bearded vulture can live up to twenty years in the wild and 40 in captivity.

Ecological Role –
The Gypaetus barbatus is known by the names, as well as the bearded vulture, also of: lammergeier, ossifrage.
This bird, like other vultures, is necrophage, as it feeds mainly on carcasses of dead animals, and has an extremely specialized diet, feeding in particular on bones and bone marrow. A typical behavior is to drop carcass bones from great heights, to shatter them and then feed on them.
It feeds on carrion bones, rarely live prey (small mammals and birds); it does not prey on lambs or sheep: when it sometimes settles among the flocks it is to feed on the placenta of the sheep that have recently given birth or on the remains of a dead animal.
In addition to the bones, this vulture does not disdain feeding on turtles, which break their shells with the same technique used to break the bones.
The daily consumption of food of a couple is around 800-1,000 g, an amount that increases up to 1.5 kg during the breeding period of the young; therefore the annual requirement is around 420 kg, equal to about 52 carcasses per year per couple. These eating habits explain the need to occupy territories with extensions that reach, as mentioned above, even 300 km2.
This bird is an excellent flyer both in open spaces at high altitudes and a few meters above the ground when it performs patrol flights in search of carcasses. In fact, an adult specimen spends three-quarters or more of the daytime flying in search of food.
Gypaetus barbatus is a sedentary species and nests on high mountain cliffs in southern Europe, Africa, India and Tibet, laying one or two eggs. It has been successfully reintroduced in the Alps, but continues to be one of the rarest vultures in Europe.
This bird of prey had become extinct in the Alps from the beginning of the twentieth century due to the false legends that involved it; now it is present with a self-sufficient and stable population, thanks to a European reintroduction project that has involved many European states. About 150 individuals have been released in the Alps in the last twenty years according to a reintegration program that has involved Italy, France, Switzerland and Austria, and now there is a small stable population in the Alps, with numerous nesting sites, also in the territory. Italian. In 2017, 46 breeding pairs were estimated throughout the Alps, for a total of 208-251 individuals.
Some specimens have been reintroduced in the Mercantour National Park (France) since 1993 and the Natural Park of the Maritime Alps (Italy) since 1994 and in 2000 in the Stelvio National Park. Since the early 2000s, a pair of bearded vultures, probably from France, has settled in the Courmayeur area at the foot of Mont Blanc.
An approximate estimate is that there are 50,000 individuals in the world. In Europe it became extinct, as a breeding species, throughout the Alps and in vast areas of the Carpathians, the Balkans and the Pyrenees. The few nesting areas still present in the old continent are between 1000 and 2000 m of altitude; in Asia, on the other hand, the species can nest at over 4000 m.
However, according to the IUCN, this species in Italy is still threatened by direct persecution, by the decrease in wild grazing, by the decrease in trophic availability and by saturnism. The species therefore qualifies for the Critically Endangered (CR) category, due to the extremely small number of mature individuals. The Italian population is part of the still small Alpine population which now numbers 14 couples, and since this is still dependent on conservation actions, it does not seem likely that there can be immigration of individuals from outside the region. The final evaluation therefore remains unchanged.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– C. Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlas of nesting birds, Gangemi Editore, Rome.
– L. Svensson, K. Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guide to the birds of Europe, North Africa and the Near East, Harper Collins Publisher, UK.



[:es]

Gypaetus barbatus

El quebrantahuesos (Gypaetus barbatus Linnaeus, 1758) es un ave rapaz perteneciente a la familia Accipitridae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Animal,
Sub-reino Eumetazoa,
Superphylum Deuterostomia,
Phylum Chordata,
Subfilo Vertebrata,
Superclase Tetrapoda,
Clase Aves,
Subclase Neornithes,
Superorden Neognathae,
Orden Accipitriformes,
Familia Accipitridae,
Subfamilia Gypaetinae,
Género Gypaetus,
Especies de G. barbatus.
Dentro de esta especie, se reconocen 3 subespecies:
– Gypaetus barbatus aureus, muy extendido en el Himalaya;
– Gypaetus barbatus barbatus, muy extendido en Europa, Asia y África del Norte;
– Gypaetus barbatus meridionalis, muy extendido en África oriental y meridional.
Las subespecies Gypaetus barbatus haemachalanus y Gypaetus barbatus altaicus ya no se reconocen como válidas.

Distribución geográfica y hábitat –
El quebrantahuesos es un ave rapaz muy vinculada a las zonas montañosas y en particular a las montañas del sur de la Región Paleártica (Europa, Norte de África y Asia hasta el Tíbet y el Himalaya) y a las montañas este y sur de la Región Afrotropical. (toda África al sur del Sahara).
La distribución en Eurasia es la de las sierras de los Pirineos, los Alpes, la cordillera de Córcega, los Cárpatos y el Cáucaso, hasta el Karakorum, una subcordillera situada al noroeste del Himalaya.
El límite norte son los Alpes suizos y austriacos y las montañas de Altai en Mongolia. En los últimos años se han introducido algunas parejas de quebrantahuesos en el área protegida del parque Stelvio, donde se han adaptado perfectamente.
En África se encuentra en la cordillera del Atlas, desde Marruecos hasta Túnez, en las montañas egipcias a lo largo del Mar Rojo, en las tierras altas de Etiopía y en las tierras altas del este de África hasta las montañas de Sudáfrica.
Sin embargo, a pesar de la abundancia de ungulados silvestres de las sabanas africanas, el quebrantahuesos nunca se ha asentado en estas regiones planas ya que prefiere las zonas montañosas con poca cubierta de madera donde hay paredes de roca aptas para anidar.

Descripción –
Gypaetus barbatus es un ave morfológicamente intermedia entre un buitre y un águila.
Tiene grandes dimensiones, con una envergadura entre 265 y 285 cm, longitud entre 100 y 115 cm, para un peso que varía entre 5 y 7 kg.
Tiene un ligero dimorfismo sexual con la hembra que suele ser un poco más grande que el macho, pero la diferencia no es apreciable en la naturaleza y, además, no hay diversidad en la ropa estacional y sexual.
En los ejemplares adultos el color del plumaje presenta un claro contraste entre la parte ventral y la cabeza, clara, y la dorsal y las alas, oscura.
Las plumas del cox y las coberteras de las alas y el dorso, aunque de color gris oscuro, están provistas de un raquis blanquecino que produce tonalidades claras.
La cabeza es blanca y sobre ella destacan los mechones de bigotes negros que rodean el ojo y bajan hasta debajo del pico para formar una especie de “barba”.
El iris es de color amarillo y está rodeado por un anillo periocular membranoso rojo que se hace particularmente evidente en los momentos de excitación.
Una característica particular del plumaje adulto es el color herrumbre del pecho y el vientre, que no es de origen biológico, sino que se asume del ambiente externo.
Los ejemplares jóvenes tienen plumaje oscuro, con la cabeza negruzca y las partes inferiores gris oscuro; adultos, partes inferiores y cabeza claras, partes superiores oscuras.
Adoptan la vestimenta de adulto alrededor de los 6-7 años, cuando también alcanzan la madurez sexual, tras pasar por una serie de varias etapas con coloraciones intermedias.
Observándolo en vuelo, presenta una silueta más parecida a la de un gran halcón que a la de un buitre.

Biología –
El quebrantahuesos es una especie monógama pero no es raro que forme “trillizos” de dos machos y una hembra y ocupa un territorio que puede llegar a alcanzar los 300 km2 de extensión.
En estas rapaces, en el período otoñal, luego de los desfiles nupciales, la pareja comienza a frecuentar el nido, generalmente construido con ramas secas y lana, en grandes cavidades o en repisas a lo largo de paredes rocosas.
Puede haber uno o más nidos, utilizados alternativamente; la rotación probablemente se produce para evitar que cualquier daño al nido (ocupación, colapso) provoque una falta de reproducción de la pareja.
El período de desove ocurre entre enero y febrero, y cada pareja suele poner dos huevos (redondeados, de color crema, con manchas y puntos) con 4-7 días de diferencia.
La eclosión tiene una duración de 55-60 días y comienza inmediatamente después de la puesta del primer huevo y la realiza la mayor parte del tiempo la hembra, aunque a menudo el macho se hace cargo permaneciendo en el nido durante 2-3 horas al día. .
Los huevos eclosionan en marzo, período en el que suele haber abundante disponibilidad de alimento ya que con el deshielo de la nieve salen a la luz los cadáveres de ungulados salvajes que murieron durante el período invernal.
En los jóvenes, inmediatamente después de la eclosión, aparece el fenómeno del llamado “cainismo”, es decir, ese comportamiento de dominio del primogénito sobre el hermano menor; a menudo, el segundo hijo no puede obtener alimentos y muere de hambre entre las 24 y 26 horas posteriores a la eclosión.
Con este comportamiento, el segundo hijo no puede alimentarse y muere poco después. Se piensa que el segundo hijo simplemente tiene la función de reserva trófica en el caso de que el hermano no tenga un desarrollo normal. El fenómeno del cainismo es común entre las aves rapaces, pero se encuentra de esta manera solo en algunas otras especies.
Después de la eclosión, los padres permanecen en el nido, alternando en la búsqueda de alimento que se les lleva a los polluelos con sus garras. Al principio los polluelos se alimentan exclusivamente de carne y solo después de 7-8 días ingieren los primeros huesos pequeños. La permanencia de los adultos en el nido disminuye con el tiempo.
Posteriormente, las crías de esta especie permanecen unas dos semanas en una zona aledaña al nido. Después de un mes ya pueden hacer largos viajes y acompañar a sus padres en el vuelo.
El quebrantahuesos puede vivir hasta veinte años en estado salvaje y 40 en cautiverio.

Papel ecológico –
El Gypaetus barbatus es conocido por los nombres, así como el quebrantahuesos, también de: quebrantahuesos.
Esta ave, como otros buitres, es necrófago, ya que se alimenta principalmente de cadáveres de animales muertos, y tiene una dieta extremadamente especializada, alimentándose especialmente de huesos y médula ósea. Un comportamiento típico es dejar caer huesos de cadáveres desde grandes alturas, romperlos y luego alimentarse de ellos.
Se alimenta de huesos de carroña, raramente presa viva (pequeños mamíferos y aves); no se alimenta de corderos ni de ovejas: cuando a veces se instala entre los rebaños es para alimentarse de la placenta de las ovejas recién paridas o de los restos de un animal muerto.
Además de los huesos, este buitre no desdeña alimentarse de tortugas, de las cuales rompe el caparazón con la misma técnica que utiliza para romper los huesos.
El consumo diario de alimento de una pareja ronda los 800-1.000 g, cantidad que aumenta hasta 1,5 kg durante el período de cría de las crías; por lo tanto, el requerimiento anual es de alrededor de 420 kg, lo que equivale a aproximadamente 52 canales por año por pareja. Estos hábitos alimentarios explican la necesidad de ocupar territorios con extensiones que alcanzan, como se mencionó anteriormente, incluso los 300 km2.
Esta ave es un excelente volador tanto en espacios abiertos a gran altura como a pocos metros del suelo cuando realiza vuelos de patrulla en busca de cadáveres. De hecho, un espécimen adulto pasa tres cuartas partes o más del día volando en busca de alimento.
Gypaetus barbatus es una especie sedentaria y anida en acantilados de alta montaña en el sur de Europa, África, India y Tíbet, poniendo uno o dos huevos. Se ha reintroducido con éxito en los Alpes, pero sigue siendo uno de los buitres más raros de Europa.
Esta ave rapaz se había extinguido en los Alpes desde principios del siglo XX debido a las falsas leyendas que la involucraban; ahora está presente con una población autosuficiente y estable, gracias a un proyecto de reintroducción europeo que ha involucrado a muchos estados europeos. Aproximadamente 150 individuos han sido liberados en los Alpes en los últimos veinte años según un programa de reintegración que ha involucrado a Italia, Francia, Suiza y Austria, y ahora hay una pequeña población estable en los Alpes, con numerosos sitios de anidación, también en el territorio italiano. En 2017, se estimaron 46 parejas reproductoras en los Alpes, para un total de 208-251 individuos.
Algunos ejemplares se han reintroducido en el Parque Nacional de Mercantour (Francia) desde 1993 y en el Parque Natural de los Alpes Marítimos (Italia) desde 1994 y en 2000 en el Parque Nacional de Stelvio. Desde principios de la década de 2000, una pareja de quebrantahuesos, probablemente de Francia, se ha asentado en la zona de Courmayeur, al pie del Mont Blanc.
Una estimación aproximada es que hay 50.000 personas en el mundo. En Europa se extinguió, como especie reproductora, en los Alpes y en vastas áreas de los Cárpatos, los Balcanes y los Pirineos. Las pocas áreas de anidación aún presentes en el viejo continente se encuentran entre los 1000 y 2000 m de altitud; en Asia, en cambio, la especie puede anidar a más de 4000 m.
Sin embargo, según la UICN, esta especie en Italia todavía está amenazada por la persecución directa, por la disminución del pastoreo salvaje, por la disminución de la disponibilidad trófica y por el saturnismo. Por lo tanto, la especie califica para la categoría de En Peligro Crítico (CR), debido al número extremadamente pequeño de individuos maduros. La población italiana forma parte de la aún pequeña población alpina, que en la actualidad cuenta con 14 parejas, y dado que esta aún depende de acciones de conservación, no parece probable que pueda haber inmigración de individuos de fuera de la región. Por tanto, la evaluación final permanece sin cambios.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– C. Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlas de aves nidificantes, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K. Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guía de las aves de Europa, África del Norte y el Cercano Oriente, Harper Collins Publisher, Reino Unido.



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