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Tetrodotossina

La tetrodotossina, il cui termine nella nomenclatura ufficiale IUPAC è: (4R,4aR,5R,6S,7S,8S,8aR,10S,12S)-2-azaniumilidene-4R,6S,8S,12S-tetraidrossi-6S-(idrossimetil)-2,3,4R,4aR,5R,6S,7S,8S-ottaidro-1H-8aR,10S-metano-5R,7S-(epossimetanoossi)chinazolin-10S-olato appartiene alla categoria chimica degli alcaloidi.
La tetrodotossina, consociuta con la sigla di TTX, ha formula bruta o molecolare: C11H17N3O8 ed è una potente neurotossina.
Questa sostanza prende il nome da alcuni pesci che appartengono alla famiglia dei Tetraodontidae e che sono maggiormente conosciuti come pesci palla.
La maggior parte dei pesci palla sono velenosi e alcuni sono addirittura tra i più velenosi vertebrati esistenti. In alcune specie, infatti, alcuni organi interni come il fegato, ma anche la pelle contengono la tetrodotossina che, come detteo, è una delle neurotossine più potenti conosciute.
Questi pesci presentano batteri simbionti che producono la tetrodotossina, che si accumula nel fegato, nelle viscere e nella cute. La stessa tossina si riscontra nel fegato di Diodontidae (pesci istrice) e Ostraciidae (pesci scatola).
La tetrodotossina fu isolata per la prima volta nel 1909 da uno scienziato Giapponese, dopodiché si dovette attendere sino al 1964 per scoprirne definitivamente il meccanismo d’azione, per merito degli scienziati Toshio Narahashi e John W. Moore.
Nonostante sia nota la tossicità di questa tossina il consumo di pesce palla, soprattutto nei ristoranti giapponesi, non è diminuito da quando i suoi effetti sono stati resi noti.
La tetrodo tossina, infatti, è in grado di uccidere un uomo anche a dosi bassissime; tant’è vero che questa sostanza considerata ancor più pericolosa del cianuro (100 volte più tossica rispetto al cianuro di potassio).
Dopo l’ingestione di appena 1 milligrammo di tetrodotossina, nell’organismo si scatena una serie di eventi a catena che inesorabilmente conduce alla morte: i canali del sodio voltaggio dipendenti posti sulla superficie delle membrane nervose vengono bloccati dal legame fortissimo instaurato con la tetrodotossina, che mima il catione sodio (carico positivamente). In condizioni normali, il legame tra il catione ed il canale viene quantificato in un nanosecondo: quando la tetrodotossina sostituisce il sodio, il legame permane per 10 secondi. Tempo evidentemente eccessivo. Di conseguenza, al sodio viene negata la possibilità di entrare all’interno del canale, dunque l’azione di membrana viene bruscamente interrotta.

Si è calcolato che la LD50 (dose letale media) della tetrodotossina nel topo è pari a 334 μg per kg: nell’uomo, la dose letale si aggira intorno a 25 milligrammi (per un soggetto di 75 kg), mentre equivale a 8 μg per kg per via endovenosa.
Gli effetti da avvelenamento di tetrodotossina si manifestano con un lieve intorpidimento della lingua e delle labbra, dopo 20 minuti o 3 ore dall’ingestione del pesce tossico. In seguito, inizia una paresi al volto e alle estremità inferiori e superiori, accompagnata da giramenti di testa, mancanza di fiato, tinniti, battito cardiaco irregolare ed, eventualmente, nausea, diarrea e vomito.
I sintomi dell’avvelenamento da tetrodotossina proseguono con un aggravarsi progressivo della paralisi, seguito da disturbi del movimento e difficoltà respiratorie. Il paziente, a questo stadio dell’intossicazione, appare pallido, registra una marcata ipotensione ed una difficoltà ad esprimersi.
Nello stadio finale, la paralisi diviene sempre più marcata, il soggetto affetto mostra convulsioni, aritmia cardiaca e squilibri mentali di varia entità.
La morte insorge dopo un periodo fluttuante (in funzione anche del quantitativo ingerito) che va da 20 minuti e 8 ore (mediamente dopo 4-6 ore) dall’ingestione della carne avvelenata e talvolta, il paziente rimane cosciente fino a pochissimi istanti prima di morire.
Ad oggi non esiste ancora alcun antidoto veramente efficace; ad ogni modo, è stato recentemente formulato un possibile antiveleno nel topo, ancora in via di sperimentazione.
Dopo l’ingestione del pesce contenente la tossina TTX, è necessaria ed indispensabile la lavanda gastrica immediata, seguita dall’assunzione di molecole in grado di legare la tossina (carbone attivo).
Quando l’ingestione della tetrodotossina è accompagnata da una marcata riduzione della pressione sanguigna, è consigliato assumere sostanze farmacologiche agoniste alfa-adrenergiche in soluzione fisiologica per via endovenosa.
Importante il monitoraggio del respiro e del battito cardiaco del paziente intossicato: quando necessario, praticare la respirazione artificiale ed il massaggio cardiaco. In caso di severità, i pazienti vengono ricoverati in terapia intensiva per praticare la ventilazione assistita.
In campo medico, la tetrodotossina è sfruttata per isolare e per clonare il canale del sodio.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.




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Tetrodotoxin

Tetrodotoxin, whose term in the official IUPAC nomenclature is: (4R, 4aR, 5R, 6S, 7S, 8S, 8aR, 10S, 12S) -2-azaniumylidene-4R, 6S, 8S, 12S-tetrahydroxy-6S- (hydroxymethyl ) -2,3,4R, 4aR, 5R, 6S, 7S, 8S-octahydro-1H-8aR, 10S-methane-5R, 7S- (epoxymetanoxy) quinazolin-10S-olate belongs to the chemical category of alkaloids.
Tetrodotoxin, known as TTX, has a brute or molecular formula: C11H17N3O8 and is a powerful neurotoxin.
This substance takes its name from some fish that belong to the Tetraodontidae family and are better known as puffers.
Most puffers are venomous and some are even among the most venomous vertebrates in existence. In some species, in fact, some internal organs such as the liver, but also the skin contain the tetrodotoxin which, as mentioned, is one of the most powerful neurotoxins known.
These fish have symbiotic bacteria that produce tetrodotoxin, which accumulates in the liver, intestines and skin. The same toxin is found in the liver of Diodontidae (porcupine fish) and Ostraciidae (boxfish).
The tetrodotoxin was isolated for the first time in 1909 by a Japanese scientist, after which it had to wait until 1964 to definitively discover its mechanism of action, thanks to the scientists Toshio Narahashi and John W. Moore.
Although the toxicity of this toxin is known, consumption of puffer fish, especially in Japanese restaurants, has not diminished since its effects were revealed.
The tetrode toxin, in fact, is able to kill a man even at very low doses; so much so that this substance is considered even more dangerous than cyanide (100 times more toxic than potassium cyanide).
After the ingestion of just 1 milligram of tetrodotoxin, a series of chain events is unleashed in the body that inexorably leads to death: the voltage-dependent sodium channels placed on the surface of the nerve membranes are blocked by the very strong bond established with the tetrodotoxin, which mimics the sodium cation (positively charged). Under normal conditions, the bond between the cation and the channel is quantified in a nanosecond: when the tetrodotoxin replaces the sodium, the bond persists for 10 seconds. Obviously excessive time. As a result, sodium is denied the possibility of entering the canal, so the membrane action is abruptly stopped.

It has been calculated that the LD50 (mean lethal dose) of tetrodotoxin in mice is equal to 334 μg per kg: in humans, the lethal dose is around 25 milligrams (for a subject of 75 kg), while it is equivalent to 8 μg per kg intravenously.
The poisoning effects of tetrodotoxin are manifested by mild numbness of the tongue and lips, 20 minutes to 3 hours after ingestion of the toxic fish. Later, paresis of the face and lower and upper extremities begins, accompanied by dizziness, shortness of breath, tinnitus, irregular heartbeat, and possibly nausea, diarrhea, and vomiting.
Symptoms of tetrodotoxin poisoning continue with a progressive worsening of the paralysis, followed by movement disorders and breathing difficulties. The patient, at this stage of intoxication, appears pale, registers marked hypotension and difficulty in expressing himself.
In the final stage, the paralysis becomes more and more marked, the affected subject shows convulsions, cardiac arrhythmias and mental imbalances of various degrees.
Death occurs after a fluctuating period (also depending on the quantity ingested) ranging from 20 minutes and 8 hours (on average after 4-6 hours) from the ingestion of the poisoned meat and sometimes, the patient remains conscious until a few moments before to die.
To date, there is still no truly effective antidote; however, a possible antivenin in mice has recently been formulated and is still being tested.
After the ingestion of fish containing the TTX toxin, immediate gastric lavage is necessary and indispensable, followed by the intake of molecules capable of binding the toxin (activated charcoal).
When ingestion of tetrodotoxin is accompanied by a marked reduction in blood pressure, it is recommended to take alpha-adrenergic agonist drug substances in physiological solution intravenously.
It is important to monitor the breath and heartbeat of the intoxicated patient: when necessary, practice artificial respiration and cardiac massage. In case of severity, patients are admitted to intensive care for assisted ventilation.
In the medical field, tetrodotoxin is used to isolate and clone the sodium channel.

Warning: The information shown is not medical advice and may not be accurate. The contents are for illustrative purposes only and do not replace medical advice.




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Tetrodotoxina

Tetrodotoxina, cuyo término en la nomenclatura oficial de la IUPAC es: (4R, 4aR, 5R, 6S, 7S, 8S, 8aR, 10S, 12S) -2-azaniumiliden-4R, 6S, 8S, 12S-tetrahidroxi-6S- (hidroximetilo) -2,3,4R, 4aR, 5R, 6S, 7S, 8S-octahidro-1H-8aR, 10S-metano-5R, 7S- (epoximetanoxi) quinazolin-10S-olato pertenece a la categoría química de alcaloides.
La tetrodotoxina, conocida como TTX, tiene una fórmula bruta o molecular: C11H17N3O8 y es una poderosa neurotoxina.
Esta sustancia toma su nombre de unos peces que pertenecen a la familia Tetraodontidae y son más conocidos como puffers.
La mayoría de los pez globo son venenosos y algunos incluso se encuentran entre los vertebrados más venenosos que existen. En algunas especies, de hecho, algunos órganos internos como el hígado, pero también la piel contienen la tetrodotoxina que, como se mencionó, es una de las neurotoxinas más poderosas que se conocen.
Estos peces tienen bacterias simbióticas que producen tetrodotoxina, que se acumula en el hígado, los intestinos y la piel. La misma toxina se encuentra en el hígado de Diodontidae (pez puercoespín) y Ostraciidae (pez cofre).
La tetrodotoxina fue aislada por primera vez en 1909 por un científico japonés, tras lo cual tuvo que esperar hasta 1964 para descubrir definitivamente su mecanismo de acción, gracias a los científicos Toshio Narahashi y John W. Moore.
Aunque se conoce la toxicidad de esta toxina, el consumo de pez globo, especialmente en los restaurantes japoneses, no ha disminuido desde que se revelaron sus efectos.
La toxina tetrode, de hecho, es capaz de matar a un hombre incluso en dosis muy bajas; Tanto es así que esta sustancia se considera incluso más peligrosa que el cianuro (100 veces más tóxico que el cianuro de potasio).
Después de la ingestión de solo 1 miligramo de tetrodotoxina, se desencadena una serie de eventos en cadena en el cuerpo que conduce inexorablemente a la muerte: los canales de sodio dependientes del voltaje colocados en la superficie de las membranas nerviosas son bloqueados por el vínculo muy fuerte establecido con tetrodotoxina, que imita el catión sodio (cargado positivamente). En condiciones normales, el enlace entre el catión y el canal se cuantifica en un nanosegundo: cuando la tetrodotoxina reemplaza al sodio, el enlace persiste durante 10 segundos. Obviamente un tiempo excesivo. Como resultado, se niega la posibilidad de que el sodio ingrese al canal, por lo que la acción de la membrana se detiene abruptamente.

Se ha calculado que la DL50 (dosis letal media) de tetrodotoxina en ratones es igual a 334 μg por kg: en humanos, la dosis letal ronda los 25 miligramos (para un sujeto de 75 kg), mientras que equivale a 8 μg por kg por vía intravenosa.
Los efectos de envenenamiento de la tetrodotoxina se manifiestan por un leve entumecimiento de la lengua y los labios, 20 minutos a 3 horas después de ingerir el pescado tóxico. Más tarde, comienza la paresia de la cara y las extremidades inferiores y superiores, acompañada de mareos, dificultad para respirar, tinnitus, latidos cardíacos irregulares y posiblemente náuseas, diarrea y vómitos.
Los síntomas de intoxicación por tetrodotoxina continúan con un empeoramiento progresivo de la parálisis, seguido de trastornos del movimiento y dificultades respiratorias. El paciente, en esta etapa de intoxicación, parece pálido, tiene hipotensión marcada y dificultad para expresarse.
En la etapa final, la parálisis se vuelve cada vez más marcada, el sujeto afectado presenta convulsiones, arritmias cardíacas y desequilibrios mentales de diversos grados.
La muerte ocurre después de un período fluctuante (también dependiendo de la cantidad ingerida) que va desde 20 minutos y 8 horas (en promedio después de 4-6 horas) desde la ingestión de la carne envenenada y en ocasiones, el paciente permanece consciente hasta unos momentos antes morir.
Hasta la fecha, todavía no existe un antídoto verdaderamente eficaz; sin embargo, recientemente se ha formulado un posible antiveneno en ratones y aún se está probando.
Después de la ingestión de pescado que contiene la toxina TTX, es necesario e indispensable un lavado gástrico inmediato, seguido de la ingesta de moléculas capaces de unir la toxina (carbón activado).
Cuando la ingestión de tetrodotoxina se acompaña de una reducción marcada de la presión arterial, se recomienda tomar fármacos agonistas alfa-adrenérgicos por vía intravenosa en solución fisiológica.
Es importante controlar la respiración y los latidos del corazón del paciente intoxicado: cuando sea necesario, practique respiración artificial y masaje cardíaco. En caso de gravedad, los pacientes son ingresados ​​en cuidados intensivos para ventilación asistida.
En el campo médico, la tetrodotoxina se utiliza para aislar y clonar el canal de sodio.

Advertencia: La información que se muestra no es un consejo médico y puede no ser precisa. Los contenidos son solo para fines ilustrativos y no reemplazan el consejo médico.




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