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Equisetum telmateia

L’equiseto massimo (Equisetum telmateia Ehrh., 1783) è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Equisetaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Pteridophyta,
Classe Polypodiopsida,
Sottoclasse Equisetidae,
Ordine Equisetales,
Famiglia Equisetaceae,
Genere Equisetum,
Specie E. fluviatile.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Equisetum braunii Milde (1862);
– Equisetum eberneum Schreber in Roth (1797);
– Equisetum fluviatile L. (1754), non L. (1753);
– Equisetum hippuris Bubani (1902);
– Equisetum majus Schinz & Thell. (1909);
– Equisetum maximum Auct.;
– Equisetum maximum Duval-Jouve (1864), non Lam.;
– Equisetum maximum sensu (1894), non Lam.;
– Equisetum maximum sensu (1894), non Lam. var. serotinum (A. Br. ex Sillim.) Rouy (1913);
– Equisetum telemateja Ehrh..
All’interno di questa specie si riconoscono le seguenti sottospecie:
– Equisetum telmateia subsp. telmateia : è la sottospecie più comune presente nel vecchio continente (Europa, Asia occidentale e Africa) con internodi lievemente biancastri (a volte quasi giallastri).
– Equisetum telmateia subsp. braunii (J. Milde) Hauke (1978) : è una sottospecie tipica del Nord America e presenta internodi più verdi.
Sono note inoltre le seguenti forme e varietà:
– Equisetum telmateia Ehrh. fo. tuberosum (Ten.);
– Equisetum telmateia Ehrh. var. frondescens A. Braun;
– Equisetum telmateia Ehrh. var. hillii A.A. Eaton (1900);
– Equisetum telmateia Ehrh. var. serotinum Milde.
Sono frequenti, inoltre, alcuni ibridi interspecifici che di seguito si elencano:
– Equisetum × bowmanii C. Page (1989) – Ibrido fra Equisetum sylvaticum e E. telmateia;
– Equisetum × dubium Dostál (1983) – Ibrido fra Equisetum arvense e E. telmateia;
– Equisetum × font-queri Rothm. (1944) – Ibrido fra Equisetum palustre e E. telmateia;
– Equisetum × willmotii C.N.Page – Ibrido fra Equisetum fluviatile e E. telmateia.

Etimologia –
Il termine Equisetum proviene dal genitivo di équus cavallo e da sétum setola, crine: che ricorda i crini della coda di cavallo.
L’epiteto specifico telmateia viene dal greco τελματιαῖος, α, on telmataĩos, a, on palustre, che vive nelle paludi (derivato da τέλμα télma stagno, palude): in riferimento all’ambiente di crescita.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’equiseto massimo è una pianta circumboreale presente in Europa, Africa del Nord, Asia temperata, Caucaso e America del nord.
In Italia è presente ovunque; sull’arco alpino è meno frequente nelle province di Cuneo e Torino.
Il suo habitat è quello dei luoghi umidi e ombrosi (pioppeti, ontaneti, frassineti umidi e saliceti arborei) ma anche di aree nei pressi di sorgenti e ruscelli dove cresce, preferibilmente, su substrato sia calcareo che calcareo/siliceo, con terreno a pH dal basico al neutro, bassi o medi valori nutrizionali e alti valori di umidità.
È presente in fascia altimetrica che può raggiungere i 1500 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (in parte anche quello subalpino).

Descrizione –
L’equiseto massimo è una pianta erbacea perenne che può crescere in altezza da 5 a 20 dm.
Le radici sono secondarie (fascicolate) da rizoma e di tipo avventizio ed hanno, generalmente conformazione di ciuffi che si diramano dai nodi del rizoma e durano un anno al massimo.
Questa parte ipogea è in forma di rizoma orizzontale a varie ramificazioni che danno luogo a germogli aerei eretti e quindi ai corrispondenti fusti epigei.
I germogli sono provvisti di una sola cellula apicale, molto grande, a forma di tetraedro dalla quale si generano per divisione le cellule successive per lo sviluppo del fusto adulto.
La parte epigea o culmo consiste di due tipi di fusti:
– si hanno fusti sterili, di consistenza ruvida, di colore verde, foto sintetizzanti, in cui le foglie sono così poco significative che il fusto si sostituisce ad esse per il processo foto sintetico. Questi fusti sono densamente ramificati a strati; ogni strato consiste in una dozzina di rametti a quattro coste posti in verticilli alla base delle foglie a sua volta poste nei nodi del fusto; anche i rametti sono articolati in nodi e relativi internodi e quelli superiori sono allungati in modo che superano l’apice del fusto stesso.
– i fusti sterili, che si sviluppano solamente dopo che quelli fertili hanno assolto alla loro funzione riproduttiva, sono bianchicci o bruni, o anche di colore giallastro e quindi privi di clorofilla, atti alla riproduzione; di norma non sono ramificati ma hanno nodi ed internodi con un solo strobilo apicale di sporofilli. Anche in questi fusto ai nodi sono presenti delle foglie ma quasi mai i rami; lo strobilo termina in modo arrotondato (non mucronato). Questi fusti hanno una lunghezza di 1 – 4 dm.
Sia i fusti fertili che quelli sterili sono scanalati longitudinalmente (20 – 40 striature nei fusti sterili) e suddivisi in diversi nodi e relativi internodi. I fusti sono cavi o fistolosi, con una cavità longitudinale che è larga almeno i 2/3 del diametro totale.
Le foglie (microfilli) sono situate in corrispondenza dei nodi del fusto. Queste sono erette e appressate al fusto stesso e sono concresciute le une alle altre (formano una specie di collaretto lobato o guaina attorno al fusto) e non sono differenziate in picciolo e lamina fogliare; le loro dimensioni sono tali per cui, nel caso dei fusti fertili, ricoprono quasi tutto l’internodo. Hanno forma lanceolata, squamiforme con un unico nervo dorsale e apice acuminato di colore bruno. Per ogni nodo sono presenti dalle 20 alle 30 foglie.
Lo strobilo, al cui interno è presente l’apparato riproduttivo, è ricoperto quasi completamente dai sporofilli a forma di foglia peltata, ossia un corto peduncolo è inserito al centro della pagina inferiore di questa foglia modificata, mentre la parte opposta del peduncolo si collega all’asse centrale del fusto e quindi allo strobilo. La forma della foglia è irregolarmente esagonale. Tutto intorno all’estremità inferiore della foglia sono inseriti diversi sporangi (i contenitori delle spore). Questi si aprono a maturità attraverso una fessura longitudinale. Lunghezza dello Strobilo: 2 – 9 cm.
Le spore sono tutte uguali (indifferenziate sessualmente) con una superficie stratificata in quattro livelli sovrapposti. Queste spore in seguito, secondo le condizioni ambientali, produrranno un protallo maschile o femminile, dal quale poi, tramite la fecondazione di una oosfera da parte di un “spermatozoide” (o gamete maschile cigliato), potrà finalmente svilupparsi il nuovo sporofito, cioè altri fusti della pianta.
Per gli strobili lo sviluppo avviene tra febbraio – marzo, mentre le spore raggiungono la maturazione nel periodo di marzo-aprile-maggio. In maggio si sviluppano i fusti sterili mentre quelli fertili sono già seccati.

Coltivazione –
L’equiseto massimo è una pianta frequente in luoghi umidi in genere, come prati con ristagni, sorgenti e ruscelli ma può benissimo accontentarsi dei margini stradali quando vi trova le giuste condizioni.
Nel periodo invernale la parte aerea della pianta secca e sparisce del tutto; restano così le gemme dormienti ipogee nella radice rizomatosa che ha varie ramificazioni ed è disposta orizzontalmente.
Giunti nel periodo primaverile si sviluppano nuovi fusti cilindrici. Dapprima quelli fertili e poi i fusti giallastri e sterili.
La fioritura è assente e la pianta si riproduce, come detto, per mezzo di spore da marzo fino anche a maggio.

Usi e Tradizioni –
L’Equiseto massimo o anche Equiseto maggiore o Coda di cavallo maggiore fa parte di una famiglia di piante che sono comparse sulla terra circa 395 – 345 milioni di anni fa e hanno mantenuto quasi invariati i caratteri.
Questa pianta, utilizzata da tempi remoti, possiede proprietà curative: antiemorragiche, cicatrizzanti (accelera la guarigione di ferite), emostatiche (blocca la fuoriuscita del sangue in caso di emorragia), diuretiche (facilita il rilascio dell’urina), astringenti (limita la secrezione dei liquidi), antitubercolari e remineralizzanti (valide soprattutto per i malati di tubercolosi polmonare).
Nell’ Equisetum telmateia sono presenti alcune sostanze di cui ricordiamo: acido silicico, glucoside, delle saponine (equisetonina), flavonoidi, piccole quantità di alcaloidi, resine e acidi organici (anche acido ascorbico), sostanze amare e altre sostanze minerali (sali di potassio, alluminio, manganese, ferro e calcio).
Per la presenza di queste sostanze l’ Equisetum telmateia può essere utlizzato per vari scopi.
In passato, presso le famiglie contadine, i germogli venivano occasionalmente impanati e fritti o conditi con aceto. Può essere aggiunto a zuppe o minestroni come integratore di sali minerali.
Si ricorda però ché, secondo alcuni testi, questa pianta se ingerita in grandi quantità può presentare una certa tossicità in quanto contiene l’enzima thiaminase che assorbe il complesso vitaminico B.
Tra gli altri sui si riportano quelli per la cosmesi. In questo settore vengono impiegate delle creme antirughe dove sembra che rallenti l’invecchiamento della pelle in genere; possiede proprietà anticellulitiche.
Inoltre, anticamente, per la presenza superficiale di granuli di silicio, veniva utilizzata per sgrassare e lucidare superfici di recipienti anche metallici.

Modalità di Preparazione –
Dell’ Equisetum telmateia si utilizzano sia i rizomi che le aeree.
Soprattutto un tempo, presso le famiglie contadine, venivano usati occasionalmente i germogli che venivano consumati dopo averli impanati e fritti o conditi con aceto.
Inoltre i germogli possono essere utilizzati per aggiungerli a zuppe o minestroni come integratore di sali minerali.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





[:en]

Equisetum telmateia

The Great horsetail or northern giant horsetail (Equisetum telmateia Ehrh., 1783) is a perennial herbaceous species belonging to the Equisetaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Division Pteridophyta,
Class Polypodiopsida,
Subclass Equisetidae,
Order Equisetales,
Family Equisetaceae,
Genus Equisetum,
Species E. fluviatile.
The following terms are synonymous:
– Equisetum braunii Milde (1862);
– Equisetum eberneum Schreber in Roth (1797);
– Equisetum fluviatile L. (1754), not L. (1753);
– Equisetum hippuris Bubani (1902);
– Equisetum majus Schinz & Thell. (1909);
– Equisetum maximum Auct .;
– Equisetum maximum Duval-Jouve (1864), not Lam .;
– Equisetum maximum sensu (1894), not Lam .;
– Equisetum maximum sensu (1894), not Lam. var. serotinum (A. Br. ex Sillim.) Rouy (1913);
– Equisetum telemateja Ehrh ..
The following subspecies are recognized in this species:
– Equisetum telmateia subsp. telmateia: It is the most common subspecies present in the old continent (Europe, Western Asia and Africa) with slightly whitish (sometimes almost yellowish) internodes.
– Equisetum telmateia subsp. braunii (J. Milde) Hauke ​​(1978): It is a typical subspecies of North America and has greener internodes.
The following forms and varieties are also known:
– Equisetum telmateia Ehrh. fo. tuberosum (Ten.);
– Equisetum telmateia Ehrh. var. frondescens A. Braun;
– Equisetum telmateia Ehrh. var. hillii A.A. Eaton (1900);
– Equisetum telmateia Ehrh. var. serotinum Milde.
There are also frequent interspecific hybrids that are listed below:
– Equisetum × bowmanii C. Page (1989) – Hybrid between Equisetum sylvaticum and E. telmateia;
– Equisetum × dubium Dostál (1983) – Hybrid between Equisetum arvense and E. telmateia;
– Equisetum × font-queri Rothm. (1944) – Hybrid between Equisetum palustre and E. telmateia;
– Equisetum × willmotii C.N.Page – Hybrid between Equisetum fluviatile and E. telmateia.

Etymology –
The term Equisetum comes from the genitive of equus horse and from sétum setola, horsehair: reminiscent of the horsehair of the horse’s tail.
The specific epithet telmateia comes from the Greek τελματιαῖος, α, on telmataĩos, a, on palustre, which lives in swamps (derived from τέλμα télma pond, swamp): in reference to the growth environment.

Geographic Distribution and Habitat –
The Great horsetail is a circumboreal plant found in Europe, North Africa, temperate Asia, the Caucasus and North America.
In Italy it is present everywhere; in the Alps it is less frequent in the provinces of Cuneo and Turin.
Its habitat is that of humid and shady places (poplar groves, alder groves, damp ash groves and arboreal willow groves) but also of areas near springs and streams where it grows, preferably, on both calcareous and limestone / siliceous substrates, with soil at pH from basic to neutral, low or medium nutritional values ​​and high humidity values.
It is present in an altimetric range that can reach 1500 m s.l.m .; therefore they frequent the following vegetation planes: hilly and mountainous (partly also the subalpine one).

Description –
The Great horsetail is a perennial herb plant that can grow in height from 5 to 20 dm.
The roots are secondary (fasciculated) from rhizome and of the adventitious type and generally have the conformation of tufts that branch off from the nodes of the rhizome and last a year at most.
This underground part is in the form of a horizontal rhizome with various ramifications that give rise to erect aerial shoots and therefore to the corresponding epigeal stems.
The shoots are provided with a single apical cell, very large, in the shape of a tetrahedron from which the subsequent cells are generated by division for the development of the adult stem.
The epigeal part or culm consists of two types of stems:
– there are sterile stems, of rough consistency, of green color, synthesizing photos, in which the leaves are so insignificant that the stem replaces them for the photo-synthetic process. These stems are densely branched in layers; each layer consists of a dozen four-ribbed twigs placed in whorls at the base of the leaves in turn placed in the nodes of the stem; also the branches are articulated in nodes and relative internodes and the upper ones are elongated so that they exceed the apex of the stem itself.
– sterile stems, which develop only after the fertile ones have fulfilled their reproductive function, are whitish or brown, or even yellowish in color and therefore free of chlorophyll, suitable for reproduction; they are normally not branched but have nodes and internodes with only one apical strobilus of sporophylls. Also in this trunk at the nodes there are leaves but almost never the branches; the strobilus ends in a rounded way (not mucronate). These stems have a length of 1 – 4 dm.
Both fertile and sterile stems are longitudinally grooved (20 – 40 streaks in sterile stems) and divided into several nodes and their internodes. The stems are hollow or fistulous, with a longitudinal cavity that is at least 2/3 of the total diameter.
The leaves (microfilli) are located at the nodes of the stem. These are erect and close to the stem itself and are grown together (they form a sort of lobed collar or sheath around the stem) and are not differentiated into petiole and leaf blade; their dimensions are such that, in the case of fertile stems, they cover almost the entire internode. They have a lanceolate, scaly shape with a single dorsal nerve and a sharp, brown apex. For each node there are from 20 to 30 leaves.
The strobilus, inside which the reproductive system is present, is almost completely covered by sporophylls in the shape of a peltata leaf, i.e. a short peduncle is inserted in the center of the lower page of this modified leaf, while the opposite part of the peduncle connects to the central axis of the stem and therefore to the strobilus. The shape of the leaf is irregularly hexagonal. All around the lower end of the leaf are inserted several sporangia (the spore containers). These open at maturity through a longitudinal slit. Strobilo length: 2 – 9 cm.
The spores are all the same (sexually undifferentiated) with a layered surface in four superimposed levels. These spores later, according to the environmental conditions, will produce a male or female prothallus, from which then, through the fertilization of an oosphere by a “spermatozoid” (or male ciliated gamete), the new sporophyte can finally develop, that is other stems of the plant.
For the strobili the development takes place between February – March, while the spores reach maturity in the period of March-April-May. In May the sterile stems develop while the fertile ones are already dry.

Cultivation –
The Great horsetail is a common plant in humid places in general, such as meadows with stagnations, springs and streams but it can very well be satisfied with the road margins when it finds the right conditions.
In the winter, the aerial part of the plant dries up and disappears completely; thus the dormant hypogeal buds remain in the rhizomatous root which has various ramifications and is arranged horizontally.
Arrived in the spring, new cylindrical stems develop. First the fertile ones and then the yellowish and sterile stems.
Flowering is absent and the plant reproduces, as mentioned, by means of spores from March to May.

Customs and Traditions –
The Greater Horsetail is part of a family of plants that appeared on earth about 395 – 345 million years ago and have kept their characters almost unchanged.
This plant, used since ancient times, has curative properties: anti-haemorrhagic, cicatrizing (accelerates wound healing), haemostatic (blocks the flow of blood in case of hemorrhage), diuretic (facilitates the release of urine), astringent (limits the secretion of liquids), antituberculosis and remineralizing (especially valid for patients with pulmonary tuberculosis).
In the Equisetum telmateia there are some substances of which we remember: silicic acid, glucoside, saponins (equisetonin), flavonoids, small quantities of alkaloids, resins and organic acids (also ascorbic acid), bitter substances and other mineral substances (potassium salts , aluminum, manganese, iron and calcium).
Because of the presence of these substances, Equisetum telmateia can be used for various purposes.
In the past, among peasant families, sprouts were occasionally breaded and fried or seasoned with vinegar. It can be added to soups or minestrone as a supplement of mineral salts.
However, it should be remembered that, according to some texts, this plant if ingested in large quantities can present a certain toxicity as it contains the thiaminase enzyme which absorbs the vitamin B complex.
Among others, those for cosmetics are reported. In this area, anti-wrinkle creams are used where it seems to slow down the aging of the skin in general; it has anti-cellulite properties.
Moreover, in ancient times, due to the superficial presence of silicon granules, it was used to degrease and polish surfaces of containers, including metal ones.

Method of Preparation –
In Equisetum telmateia both rhizomes and aerial are used.
Especially in the past, among peasant families, sprouts were occasionally used and consumed after being breaded and fried or seasoned with vinegar.
In addition, sprouts can be used to add them to soups or minestrone as a supplement of mineral salts.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute from Farmacia del Lord, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Caution: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Equisetum telmateia

La cola de caballo máxima (Equisetum telmateia Ehrh., 1783) es una especie herbácea perenne perteneciente a la familia Equisetaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Plantae,
División Pteridophyta,
Clase Polypodiopsida,
Subclase Equisetidae,
Orden Equisetales,
Familia Equisetaceae,
Género Equisetum,
Especie E. fluviatile.
Los siguientes términos son sinónimos:
– Equisetum braunii Milde (1862);
– Equisetum eberneum Schreber en Roth (1797);
– Equisetum fluviatile L. (1754), no L. (1753);
– Equisetum hippuris Bubani (1902);
– Equisetum majus Schinz & Thell. (1909);
– Equisetum máximo Auct .;
– Equisetum máximo Duval-Jouve (1864), no Lam .;
– Equisetum Maximum sensu (1894), no Lam .;
– Equisetum Maximum sensu (1894), no Lam. var. serotinum (A. Br. ex Sillim.) Rouy (1913);
– Equisetum telemateja Ehrh ..
Las siguientes subespecies se reconocen en esta especie:
– Equisetum telmateia subsp. telmateia: es la subespecie más común presente en el viejo continente (Europa, Asia occidental y África) con entrenudos ligeramente blanquecinos (a veces casi amarillentos).
– Equisetum telmateia subsp. braunii (J. Milde) Hauke ​​(1978): Es una subespecie típica de América del Norte y tiene entrenudos más verdes.
También se conocen las siguientes formas y variedades:
– Equisetum telmateia Ehrh. fo. tuberosum (Ten.);
– Equisetum telmateia Ehrh. var. frondescens A. Braun;
– Equisetum telmateia Ehrh. var. hillii A.A. Eaton (1900);
– Equisetum telmateia Ehrh. var. serotinum Milde.
Además, algunos híbridos interespecíficos son frecuentes y se enumeran a continuación:
– Equisetum × bowmanii C. Page (1989) – Híbrido entre Equisetum sylvaticum y E. telmateia;
– Equisetum × dubium Dostál (1983) – Híbrido entre Equisetum arvense y E. telmateia;
– Equisetum × font-queri Rothm. (1944) – Híbrido entre Equisetum palustre y E. telmateia;
– Equisetum × willmotii C.N.Page – Hybrid between Equisetum fluviatile y E. telmateia.

Etimología –
El término Equisetum proviene del genitivo de equus caballo y de sétum setola, crin de caballo: recuerda al pelo de la cola de caballo.
El epíteto específico telmateia proviene del griego τελματιαῖος, α, en telmataĩos, a, en palustre, que vive en pantanos (derivado de τέλμα télma pond, swamp): en referencia al entorno de crecimiento.

Distribución Geográfica y Hábitat –
La cola de caballo máxima es una planta circunboreal que se encuentra en Europa, África del Norte, Asia templada, el Cáucaso y América del Norte.
En Italia está presente en todas partes; en los Alpes es menos frecuente en las provincias de Cuneo y Turín.
Su hábitat son los lugares húmedos y umbríos (chopos, alisos, fresnos húmedos y sauces arbóreos) pero también de zonas próximas a manantiales y arroyos donde crece, preferentemente, sobre sustratos tanto calcáreos como calcáreos / silíceos, con suelo en pH de básico a neutro, valores nutricionales bajos o medios y valores altos de humedad.
Está presente en un rango altimétrico que puede alcanzar los 1500 m s.l.m .; por lo que frecuentan los siguientes planos de vegetación: accidentado y montañoso (en parte también subalpino).

Descripción –
La cola de caballo máxima es una planta herbácea perenne que puede crecer en altura de 5 a 20 dm.
Las raíces son secundarias (fasciculadas) del rizoma y del tipo adventicio y generalmente tienen la conformación de mechones que se ramifican desde los nudos del rizoma y duran como máximo un año.
Esta parte hipogea tiene forma de rizoma horizontal con diversas ramificaciones que dan lugar a brotes aéreos erectos y por tanto a los correspondientes tallos epígeos.
Los brotes están provistos de una sola célula apical, muy grande, en forma de tetraedro a partir de la cual se generan las células posteriores por división para el desarrollo del tallo adulto.
La parte epigeal o culmo consta de dos tipos de tallos:
– Hay tallos estériles, de consistencia rugosa, de color verde, fotos sintetizadas, en las que las hojas son tan insignificantes que el tallo las reemplaza para el proceso foto-sintético. Estos tallos están densamente ramificados en capas; cada capa consta de una docena de ramitas con cuatro nervaduras colocadas en espirales en la base de las hojas colocadas a su vez en los nudos del tallo; también las ramas se articulan en nudos y entrenudos relativos y las superiores se alargan de manera que sobrepasan el ápice del tallo mismo.
– los tallos estériles, que se desarrollan sólo después de que los fértiles han cumplido su función reproductora, son blanquecinos o marrones, o incluso amarillentos y por tanto libres de clorofila, aptos para la reproducción; normalmente no son ramificados pero tienen nodos y entrenudos con solo un estróbilo apical de esporofilas. También en este tronco en los nudos hay algunas hojas pero casi nunca las ramas; el estróbilo termina de forma redondeada (no mucronado). Estos tallos tienen una longitud de 1 – 4 dm.
Tanto los tallos fértiles como los estériles se estrechan longitudinalmente (20 – 40 rayas en los tallos estériles) y se dividen en varios nudos y sus entrenudos. Los tallos son huecos o fistulosos, con una cavidad longitudinal que es al menos 2/3 del diámetro total.
Las hojas (microfilli) se encuentran en los nodos del tallo. Éstos son erectos y próximos al tallo mismo y crecen juntos (forman una especie de collar o vaina lobulada alrededor del tallo) y no se diferencian en pecíolo y limbo; sus dimensiones son tales que, en el caso de tallos fértiles, cubren casi todo el entrenudo. Tienen forma lanceolada, escamosa con un solo nervio dorsal y un ápice agudo de color marrón. Para cada nudo hay de 20 a 30 hojas.
El estróbilo, dentro del cual está presente el sistema reproductivo, está casi completamente cubierto por esporofilas en forma de hoja peltata, es decir, se inserta un pedúnculo corto en el centro de la página inferior de esta hoja modificada, mientras que la parte opuesta del pedúnculo se conecta al eje central del vástago y por lo tanto al estrobilo. La forma de la hoja es irregularmente hexagonal. Alrededor del extremo inferior de la hoja se insertan varios esporangios (los contenedores de esporas). Estos se abren en la madurez a través de una hendidura longitudinal. Longitud del estrobilo: 2 – 9 cm.
Las esporas son todas iguales (sexualmente indiferenciadas) con una superficie en capas en cuatro niveles superpuestos. Estas esporas posteriormente, de acuerdo con las condiciones ambientales, producirán un protalo masculino o femenino, del cual luego, mediante la fertilización de una oosfera por un “espermatozoide” (o gameto ciliado masculino), el nuevo esporofito, es decir, otros tallos del planta.
Para los estróbilos el desarrollo se produce entre febrero – marzo, mientras que las esporas alcanzan la madurez en el período de marzo a abril y mayo. En mayo se desarrollan los tallos estériles mientras que los fértiles ya están secos.

Cultivo –
La cola de caballo máxima es una planta frecuente en lugares generalmente húmedos, como prados con estanques, manantiales y arroyos, pero puede muy bien estar satisfecha con los márgenes de la carretera cuando encuentra las condiciones adecuadas.
En invierno, la parte aérea de la planta se seca y desaparece por completo; así los brotes hipogeos latentes permanecen en la raíz rizomatosa que tiene diversas ramificaciones y está dispuesta horizontalmente.
Llegado en la primavera, se desarrollan nuevos tallos cilíndricos. Primero los fértiles y luego los tallos amarillentos y estériles.
La floración está ausente y la planta se reproduce, como se mencionó, por medio de esporas de marzo a mayo.

Costumbres y tradiciones –
La cola de caballo máxima es parte de una familia de plantas que apareció en la tierra hace unos 395 – 345 millones de años y ha mantenido sus caracteres casi sin cambios.
Esta planta, utilizada desde la antigüedad, tiene propiedades curativas: antihemorrágica, cicatrizante (acelera la cicatrización de heridas), hemostática (bloquea el flujo de sangre en caso de hemorragia), diurética (facilita la liberación de orina), astringente (limita la secreción de líquidos), antituberculosos y remineralizantes (especialmente válido para pacientes con tuberculosis pulmonar).
En Equisetum telmateia hay algunas sustancias de las que recordamos: ácido silícico, glucósido, saponinas (equisetonina), flavonoides, pequeñas cantidades de alcaloides, resinas y ácidos orgánicos (también ácido ascórbico), sustancias amargas y otras sustancias minerales (sales de potasio, aluminio). , manganeso, hierro y calcio).
Debido a la presencia de estas sustancias, Equisetum telmateia se puede utilizar para diversos fines.
En el pasado, entre las familias campesinas, los brotes ocasionalmente se empanizaban y freían o se condimentaban con vinagre. Se puede añadir a sopas o minestrone como suplemento de sal mineral.
Sin embargo, conviene recordar que, según algunos textos, esta planta si se ingiere en grandes cantidades puede presentar cierta toxicidad ya que contiene la enzima tiaminasa que absorbe el complejo vitamínico B.
Entre otros, se reportan los de cosmética. En esta zona se utilizan cremas antiarrugas, donde parece frenar el envejecimiento de la piel en general; tiene propiedades anticelulíticas.
Además, en la antigüedad, debido a la presencia superficial de gránulos de silicio, se utilizaba para desengrasar y pulir superficies de envases, incluido el metal.

Método de preparación –
En Equisetum telmateia se utilizan tanto rizomas como aéreos.
Especialmente una vez, entre las familias campesinas, los brotes se utilizaban ocasionalmente y se consumían después de empanizarlos y freírlos o sazonados con vinagre.
Además, los brotes se pueden utilizar para añadirlos a sopas o minestrone como suplemento de sales minerales.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las Regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de Datos útil de Plantas Tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora dtItalia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute de Farmacia del Lord, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Precaución: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos quirúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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