Dimmi come mangi e ti dirò quanto deforesti

Dimmi come mangi e ti dirò quanto deforesti

La nostra civiltà è spesso distante, nei comportamenti di tutti i giorni, da una corretta coscienza dei suoi comportamenti sui riflessi della vita sul pianeta.
Eppure basterebbe avere una maggiore conoscenza delle cose che ci circondano, e della loro provenienza, per cambiare molte delle nostre abitudini se, veramente, ci professiamo ecologisti ed eticamente corretti.
Ogni cibo che ingeriamo o capo che indossiamo, per fare riferimento ai beni di maggiore bisogno, hanno una ricaduta sull’ambiente da dove provengono e sui relativi sistemi ecologici.
Per fare maggiore chiarezza su queste affermazioni basta dare ascolto al recente rapporto del WWF dal titolo: «Quanta foresta avete mangiato, usato o indossato oggi?».
Il rapporto, pubblicato nel mese di novembre del 2020, evidenzia il nesso tra deforestazione, estinzione di animali, perdita di biodiversità e le nostre abitudini.
I numeri del rapporto ci dicono quanta natura viene sacrificata nel consumo di molti prodotti abituali, alcuni dei quali tipicamente italiani, come il caffè. L’80% della deforestazione mondiale è, infatti, dovuta alla necessità di fare posto ai pascoli per la produzione di carne, alle piantagioni di soia e olio di palma, richiesti dai Paesi occidentali, che consumano e sprecano sempre di più.
Il rapporto ci dice che negli ultimi 30 anni sono stati deforestati 420 milioni di ettari di terreni, più o meno quanto la superficie dell’intera Unione Europea, gran parte dei quali in aree tropicali. Ogni anno vanno persi circa 10 milioni di ettari a causa della conversione di foreste in terreni agricoli.
E questo significa una cosa sola: dobbiamo invertire urgentemente rotta.
Per entrare più in profondità nella questione analizziamo per es. alcune nostre abitudini che, sommate, stanno provocando un disastro ecologico di immani proporzioni.

Partiamo dal consumo di caffè:
– una tazza di caffè è uno di quei gesti, soprattutto per molti italiani, che scandisce la nostra quotidianità. Al di la degli effetti salutistici nel non esagerare con questa bevanda, spesso (o quasi mai) ci interroghiamo sul fatto che anche bere un caffè ha un impatto ambientale, come tutto quello che facciamo. Andiamo ai numeri: nel mondo si consumano circa 2,5 miliardi di tazze di caffè al giorno e l’Europa detiene il 33% del consumo globale di questa bevanda. Per di più si tratta di una tendenza in crescita tanto che la produzione di caffè dovrà triplicare entro il 2050 per soddisfare la richiesta globale. Qualcuno potrebbe dire qual è il problema? Il problema è che ancora oggi il 60% dell’area idonea a coltivare caffè è coperta da foreste per cui ogni qualvolta si aumenta il consumo di caffè si incrementa il disboscamento oltre a quello già operato fino ad oggi. Inoltre è bene sapere che un tempo questa pianta si coltivava ai margini delle foreste; oggi invece si abbattono alberi su alberi per coltivarlo. L’Indonesia è uno dei maggiori esportatori di caffè (insieme a Messico, Colombia, Vietnam e Brasile), Paesi dove vivono molte delle specie oggi a rischio: dalla tigre di Sumatra agli oranghi (che tra l’altro vengono minacciati anche dalla deforestazione per la produzione di olio di palma). Inoltre, a causa del cambiamento climatico, il 50% delle aree coltivate a caffè saranno inadatte alla produzione entro il 2050 spingendo le coltivazioni verso altitudini più elevate, minacciando la scomparsa di ulteriori foreste preziose.

Il consumo di soia:
– Dal 1950, a livello mondiale, la produzione di questa coltura è aumentata di 15 volte a causa della necessità degli allevamenti bovini di accedere a questo alimento ed ai suoi derivati. Infatti il 97% delle farine di soia finisce nei mangimi animali. La coltivazione di soia è oggi il secondo maggiore responsabile della deforestazione al mondo. Solo in Europa la domanda di soia è soddisfatta al 95% dalle importazioni: nel dettaglio il consumo di un europeo è di 61 kg l’anno, di cui oltre il 90% proviene indirettamente dai mangimi destinati agli animali per ottenere carne, pesce, uova, yogurt, ecc.; un triste ruolo gioca in questo senso l’Italia. Essa, all’interno della UE, è il 3° maggiore importatore di farina di soia, mentre il Brasile è il maggiore produttore al mondo. Secondo i dati del WWF un quinto della soia importata in Europa dal Brasile è legata a deforestazione illegale. Tutto ciò, con la necessaria deforestazione, per far posto alla coltivazione della soia, sta comportando una devastazione dei più importanti ecosistemi del Pianeta: Amazzonia, Cerrado, Gran Chaco e Pantanal dove vive più del 10% di tutte le specie animali conosciute, tra cui il giaguaro.

Il legno e l’industria dei suoi prodotti:
– Analizzando infine l’industria del legno, a cui fino ad ora si davano le maggiori colpe, questa continua a svolgere un suo importante ruolo negativo. Secondo questo rapporto l’Italia ha un triste record mondiale, e cioè quello dell’importazione di legna da ardere; inoltre è il primo importatore europeo di pellet. Parliamo di quel materiale che di frequente finisce nei caminetti delle nostre case e nei forni per cuocere la pizza. Un ruolo purtroppo negativo gioca anche il boom della coltivazione di alberi da gomma, necessari per costruire pneumatici, materassi ed altri manufatti di gomma. Quest’ultimo fattore sta diventando un problema e la crescita mondiale del consumo di avocado sta mettendo in crisi interi ecosistemi, con tutte le creature che vivono al loro interno, come la bellissima farfalla monarca (Danaus plexippus, Linnaeus, 1758), fondamentale impollinatore degli ecosistemi forestali.
Per invertire questo sistema che non ha alcun futuro bisogna intervenire sulle politiche di tutti i Pesi del mondo operando sistemi che scoraggino (o disincentivino) l’uso di prodotti che bruciano il Pianeta.
Dobbiamo cambiare il modo con cui ci nutriamo, ci vestiamo e ci muoviamo; dobbiamo fermare il processo di distruzione delle foreste. Basti pensare che oggi il 40% della foresta pluviale amazzonica ha già raggiunto il punto di non ritorno a causa di incendi e tagli incontrollati.
Servono urgentemente leggi internazionali, europee e nazionali che contribuiscano alla responsabilità dei comportamenti umani e del nostro modo di utilizzare il Pianeta.
Bisogna dare esecuzione agli Accordi di Parigi, costruendo anche un percorso di certificazione di prodotti di largo consumo, così come la riduzione di alimenti, dentro i quali si nasconde la deforestazione, a partire dalla carne bovina e dalla soia per mangimi.
Bisogna comprendere, immediatamente, che molte delle nostre malattie hanno origine dalla distruzione degli ecosistemi, in primis quelli forestali, e dalla gestione insostenibile delle risorse naturali.
Per concludere ricordiamo quindi, caso mai l’avessimo già dimenticato, che negli ultimi 30 anni sono stati deforestati 420 milioni di ettari di terreni, più o meno quanto la superficie dell’intera Unione Europea, gran parte dei quali in aree tropicali. Ogni anno perdiamo circa 10 milioni di ettari a causa della conversione di foreste in terreni agricoli.
E se non vogliamo fare estinguere definitivamente l’ 80% delle specie animali e vegetali terrestri che vive nelle foreste, bisogna coinvolgere i Parlamenti ad atti immediati e non più rimandabili.

Guido Bissanti

Link per acquistare su Amazon




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *