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Piante Officinali della Sicilia

Sin da epoche remote, gli uomini si sono serviti delle piante, sia a scopo alimentare che terapeutico; alcune di esse con particolari proprietà officinali divenivano moneta di scambio, tanto che il loro valore era paragonabile a quello dell’oro e dell’argento. Le prime testimonianze risalgono al 3.000 a.C. e l’uso di molte di esse è testimoniato nel Papiro di Ebers che elenca consigli per la loro utilizzazione.
Fino ad una certa epoca, le piante ebbero anche un valore sociale importante in quanto spesso si attribuivano loro poteri magici in quelle culture dove la medicina e la magia spesso si fondevano e confondevano. Un tempo la conoscenza delle piante spontanee e della loro stagionalità si apprendeva attraverso l’esperienza diretta; la vita cittadina e l’allontanamento dalle pratiche colturali ce le ha rese estranee, argomento per studiosi e ricercatori, interrompendo bruscamente la trasmissione di generazione in generazione di quei saperi che per millenni hanno accompagnato la storia dei popoli sul pianeta.
Nella multiforme ed eterogenea schiera di piante spontanee siciliane, su circa tremila specie note, solo un centinaio si possono considerare officinali a pieno titolo.
Il termine officinale deriva da officina, il luogo dove, nel medioevo, le piante venivano manipolate per la preparazione di rimedi medicinali; oggi è il laboratorio, ovvero il luogo di trasformazione all’interno del quale le erbe vengono essiccate o lavorate fresche per preparare, tisane, creme, tinture, sciroppi, ecc. e non c’è famiglia botanica che non annoveri una specie a motivo di un particolare “principio attivo” che la rende esclusiva per questo o quell’altro impiego.
La conoscenza delle diverse specie di interesse officinale è condizione indispensabile per il loro possibile uso: le foglie, i fiori, i frutti, la corteccia, le radici sono le parti utilizzabili di ognuna e per ciascuna pianta è necessario conoscere quale parte utilizzare.
Le piante, si sa, sono laboratori chimici naturali, in grado di sintetizzare sostanze che difficilmente i laboratori specializzati potranno riprodurre artificialmente; queste sostanze, costituite da molecole chimiche, vengono indicate nella terminologia farmacologica principi attivi.
Molte specie officinali hanno anche altri usi come quelle aromatiche ,dette così per la presenza al loro interno di olii essenziali, utilizzate in aromaterapia; altre ancora sono eduli e costituiscono l’ingrediente principale di diverse ricette regionali; altre vengono impiegate in agricoltura biologica nella lotta e prevenzione contro i fitopatogeni, senza dimenticare quelle utilizzate a scopi cosmetici, liquoristici e tintori.

Oggi il richiamo al “naturale” e alla medicina “alternativa” hanno fatto riavvicinare tanta gente all’utilizzazione delle piante spontanee per i loro effetti salutistici; le industrie farmaceutiche, alimentarie e cosmetiche fanno largo uso di queste piante delle quali per questi scopi, si è diffusa la coltivazione.
Spesso durante una passeggiata in bosco o una semplice gita in campagna osserviamo piante che troviamo esposte in bella mostra nei barattoli delle erboristerie, le cui fattezze non siamo in grado di riconoscere in natura.
Per dare una mano a riappropriarci di questo antico sapere e stato redatto questo lavoro che, sulla base di un percorso scientifico si presenta in un linguaggio divulgativo, più semplice per chi voglia entrare a contatto diretto con la biodiversità della nostra vegetazione spontanea.
Ricordiamoci che la natura mette a disposizione dell’uomo una grande ricchezza di specie dalle tante proprietà, alcune delle quali ancora insostituibili e tante ancora da scoprire, ma che vi sono anche piante tossiche o che lo possono divenire per l’uomo se raccolte in zone sottoposte a inquinamento. Le piante, infatti, assorbono le sostanze nocive incamerandole all’interno dei propri tessuti quindi è necessario fare molta attenzione nel raccogliere una pianta se non si è più che certi di averla correttamente identificata ed avere cura di farlo solo in zone lontane da fonti di inquinamento. Ricordiamoci anche che tutte le piante officinali contengono principi attivi che, alla stregua di quelli contenuti nei farmaci, possono avere effetti collaterali, quindi è sempre buona norma rivolgersi ad una persona competente in materia quando si vuol far uso di piante officinali in sostituzione o in complementarietà dei farmaci convenzionali.
La Sicilia con la sua molteplicità di ambienti naturali e con la sua elevata biodiversità, custodisce un immenso patrimonio di specie con proprietà officinali, aromatiche ed edibili che per secoli hanno costituito fonte di cura e sopravvivenza nell’uso quotidiano .
Oggi esiste una disciplina scientifica dal nome etnobotanica che riunisce gli usi delle piante come erano nella tradizione popolare : medicinali, alimentari, artigianali, veterinari e rituali.

Maria Canzoneri*

*Maria Canzoneri è un agronomo dipendente dell’Ente Sviluppo Agricolo, in seno ai Servizi allo Sviluppo, che nel 1999 ha intrapreso la conoscenza delle piante officinali frequentando un corso di perfezionamento in Piante Medicinali, presso l’Università Federico II di Napoli, perfezionata con un tirocinio teorico-pratico presso l’Orto Botanico di Palermo dal 2000 al 2003; con questa formazione, tra il 2007 e il 2011 ha realizzato attività e progetti divulgativi con la Regione Siciliana grazie ad una collaborazione tra l’ESA e l’allora Azienda Foreste, oggi Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale, realizzando anche un campo catalogo della flora spontanea siciliana.

Bibliografia
A. GATTO, “Le piante officinali siciliane. Guida al loro riconoscimento e impiego”,
ed. Azienda Regionale Foreste Demaniali.
L. GIANGUZZI, A. D’AMICO, O. CALDARELLA, “La flora vascolare dei Nonti di Palermo”,
ed. Azienda regionale foreste demaniali.
F. LENTINI, F.M. RAIMONDO, “Quad. Bot. Ambientale Appl.”, 1980, 1, 103-117.
F.M. RAIMONDO, F. LENTINI, “Naturalista sicil.”, 1990, S IV (3-4) pp. 77-99.
V. ILARDI, F.M. RAIMONDO, “Quad. Bot. Ambientale Appl.”, 1992, 3, 41-52; Azienda
Regionale Foreste Demaniali, “Il popolamento vegetale della riserva
dello Zingaro”, 1998.
P. GASTALDO, “Compendio della Flora Officinale Italiana”- F.O.I.-, Piccin; Padova 1987;
S, RIELA, M. BRUNO, C. FORMISANO, D. RIGANO, S. ROSSELLLI, M.L. SALADINO, F.
SENATORE, J. Sep. Sci., 2008, 31, 1110-1117.
A. BASILE, F. SENATORE, R. GARGANO, S. SORBO, M. DEL PEZZO, A. LAVITOLA, A. RITIENI,
M. BRUNO, D. SPATUZZI, D. RIGANO, M.L VUOTTO, “Journal of Ethnopharmacology”,
2006, 107, 240-248.
A. GATTO, “Compendio delle piante spontanee siciliane”, ed. Azienda Regionale
Foreste Demaniali.

PHOTO DI VINCENZO CUTTITTA

Usi delle piante officinali –





[:en]

Officinal plants of Sicily

Since ancient times, humans have used plants, both for food and for therapeutic purposes; some of them with particular medicinal properties became bargaining chips, so much so that their value was comparable to that of gold and silver. The first evidence dates back to 3,000 BC. and the use of many of them is evidenced in the Ebers Papyrus which lists tips for their use.
Up to a certain age, plants also had an important social value as they were often attributed magical powers in those cultures where medicine and magic often merged and confused. Once upon a time, knowledge of spontaneous plants and their seasonality was learned through direct experience; city ​​life and the departure from cultural practices have made them alien to us, a subject for scholars and researchers, abruptly interrupting the transmission from generation to generation of those knowledge that have accompanied the history of peoples on the planet for millennia.
In the multiform and heterogeneous array of Sicilian spontaneous plants, out of about three thousand known species, only about a hundred can be considered fully officinal.
The term officinale derives from workshop, the place where, in the Middle Ages, plants were manipulated for the preparation of medicinal remedies; today it is the laboratory, that is the place of transformation in which the herbs are dried or processed fresh to prepare herbal teas, creams, tinctures, syrups, etc. and there is no botanical family that does not include a species due to a particular “active ingredient” that makes it exclusive for this or that other use.
The knowledge of the different species of medicinal interest is an indispensable condition for their possible use: the leaves, flowers, fruits, bark, roots are the usable parts of each and for each plant it is necessary to know which part to use.
Plants, as we know, are natural chemical laboratories, capable of synthesizing substances that it is difficult for specialized laboratories to reproduce artificially; these substances, made up of chemical molecules, are indicated in the pharmacological terminology as active ingredients.
Many officinal species also have other uses such as aromatic ones, so called due to the presence inside them of essential oils, used in aromatherapy; others are edible and are the main ingredient of various regional recipes; others are used in organic farming in the fight and prevention against phytopathogens, without forgetting those used for cosmetic, liqueur and dyeing purposes.

Today, the reference to “natural” and “alternative” medicine has brought many people closer to using spontaneous plants for their health effects; the pharmaceutical, food and cosmetic industries make extensive use of these plants whose cultivation has spread for these purposes.
Often during a walk in the woods or a simple trip to the countryside we observe plants that we find on display in the jars of herbalists, whose features we are not able to recognize in nature.
To help us regain possession of this ancient knowledge, this work has been written which, on the basis of a scientific path, is presented in an informative language, easier for those who want to come into direct contact with the biodiversity of our spontaneous vegetation.
Let us remember that nature provides man with a great wealth of species with many properties, some of which are still irreplaceable and many still to be discovered, but that there are also plants that are toxic or that can become so for humans if collected in areas subjected to pollution. Plants, in fact, absorb harmful substances by taking them within their own tissues so it is necessary to be very careful in picking a plant if you are no longer certain that you have correctly identified it and take care to do it only in areas far from sources of pollution. . Let us also remember that all medicinal plants contain active ingredients that, like those contained in drugs, can have side effects, so it is always a good idea to contact a competent person in the matter when you want to use medicinal plants in place or in complementarity. conventional drugs.
Sicily with its multiplicity of natural environments and its high biodiversity, preserves an immense heritage of species with medicinal, aromatic and edible properties that for centuries have been a source of care and survival in daily use.
Today there is a scientific discipline called ethnobotany that brings together the uses of plants as they were in the popular tradition: medicines, food, crafts, veterinary and rituals.

Maria Canzoneri *

* Maria Canzoneri is an agronomist employed by the Agricultural Development Agency, within the Development Services, who in 1999 began the knowledge of medicinal plants by attending a specialization course in Medicinal Plants, at the Federico II University of Naples, perfected with a theoretical-practical internship at the Botanical Garden of Palermo from 2000 to 2003; with this training, between 2007 and 2011 he carried out activities and dissemination projects with the Sicilian Region thanks to a collaboration between ESA and the then Azienda Foreste, now the Department of Rural and Territorial Development, also creating a field catalog of the flora spontaneous Sicilian.

Bibliography
A. GATTO, “Sicilian officinal plants. Guide to their recognition and use “,
ed. Regional State Forests Company.
L. GIANGUZZI, A. D’AMICO, O. CALDARELLA, “The vascular flora of the Nonti of Palermo”,
ed. Regional state forest company.
F. LENTINI, F.M. RAIMONDO, “Quad. Bot. Environmental Appl. “, 1980, 1, 103-117.
F.M. RAIMONDO, F. LENTINI, “Naturalist sicil.”, 1990, S IV (3-4) pp. 77-99.
V. ILARDI, F.M. RAIMONDO, “Quad. Bot. Ambientale Appl. “, 1992, 3, 41-52; Company
Regional State Forests, “The vegetal population of the reserve
dello Zingaro “, 1998.
P. GASTALDO, “Compendium of the Italian Officinal Flora” – F.O.I.-, Piccin; Padua 1987;
S, RIELA, M. BRUNO, C. FORMISANO, D. RIGANO, S. ROSSELLLI, M.L. SALADINO, F.
SENATOR, J. Sep. Sci., 2008, 31, 1110-1117.
A. BASILE, F. SENATORE, R. GARGANO, S. SORBO, M. DEL PEZZO, A. LAVITOLA, A. RITIENI,
M. BRUNO, D. SPATUZZI, D. RIGANO, M.L VUOTTO, “Journal of Ethnopharmacology”,
2006, 107, 240-248.
A. GATTO, “Compendium of Sicilian spontaneous plants”, ed. Regional Company
State Forests.

PHOTO BY VINCENZO CUTTITTA

Uses of medicinal plants –





[:es]

Plantas oficiales de Sicilia

Desde la antigüedad, los seres humanos han utilizado las plantas, tanto con fines alimentarios como terapéuticos; algunos de ellos con propiedades medicinales particulares se convirtieron en moneda de cambio, tanto que su valor era comparable al del oro y la plata. La primera evidencia se remonta al 3000 a. C. y el uso de muchos de ellos se atestigua en el Papiro de Ebers, que enumera consejos para su uso.
Hasta cierta edad, las plantas también tenían un valor social importante ya que a menudo se les atribuían poderes mágicos en aquellas culturas donde la medicina y la magia a menudo se fusionaban y confundían. Érase una vez, el conocimiento de las plantas espontáneas y su estacionalidad se aprendió a través de la experiencia directa; la vida de la ciudad y el alejamiento de las prácticas culturales las han vuelto ajenas a nosotros, un tema de estudiosos e investigadores, interrumpiendo abruptamente la transmisión de generación en generación de aquellos conocimientos que han acompañado la historia de los pueblos del planeta durante milenios.
En el conjunto multiforme y heterogéneo de plantas espontáneas sicilianas, de unas tres mil especies conocidas, solo unas cien pueden considerarse completamente oficiales.
El término officinale deriva de taller, el lugar donde, en la Edad Media, se manipulaban las plantas para la preparación de remedios medicinales; hoy es el laboratorio, que es el lugar de transformación donde se secan o procesan frescas las hierbas para preparar infusiones, cremas, tinturas, jarabes, etc. y no existe una familia botánica que no incluya una especie debido a un “ingrediente activo” particular que la haga exclusiva para este u otro uso.
El conocimiento de las diferentes especies de interés medicinal es condición indispensable para su posible uso: las hojas, flores, frutos, corteza, raíces son las partes utilizables de cada una y para cada planta es necesario saber qué parte utilizar.
Las plantas, como sabemos, son laboratorios químicos naturales, capaces de sintetizar sustancias que los laboratorios especializados probablemente no reproducirán artificialmente; estas sustancias, compuestas por moléculas químicas, están indicadas en la terminología farmacológica como principios activos.
Muchas especies oficinales también tienen otros usos como los aromáticos, llamados así por la presencia en su interior de aceites esenciales, utilizados en aromaterapia; otros son comestibles y son el ingrediente principal de varias recetas regionales; otros se utilizan en agricultura ecológica en la lucha y prevención de fitopatógenos, sin olvidar los utilizados con fines cosméticos, de licor y tintura.

Hoy en día, la referencia a la medicina “natural” y “alternativa” ha acercado a muchas personas al uso de plantas espontáneas por sus efectos sobre la salud; las industrias farmacéutica, alimentaria y cosmética hacen un uso extensivo de estas plantas cuyo cultivo se ha extendido para estos fines.
A menudo, durante un paseo por el bosque o un simple viaje al campo, observamos plantas que encontramos en exhibición en los frascos de herbolarios, cuyas características no podemos reconocer en la naturaleza.
Para ayudarnos a recuperar la posesión de este conocimiento milenario, se ha redactado este trabajo que, a partir de una trayectoria científica, se presenta en un lenguaje informativo, más fácil para quienes quieran entrar en contacto directo con la biodiversidad de nuestra vegetación espontánea.
Recordemos que la naturaleza proporciona al hombre una gran riqueza de especies con muchas propiedades, algunas de las cuales son aún insustituibles y muchas aún por descubrir, pero que también hay plantas que son tóxicas o que pueden llegar a serlo para los humanos si se recolectan en áreas. sometido a la contaminación. Las plantas, de hecho, absorben sustancias nocivas al llevarlas dentro de sus propios tejidos por lo que es necesario tener mucho cuidado al recoger una planta si ya no estás seguro de haberla identificado correctamente y cuidar de hacerlo solo en zonas alejadas de fuentes de contaminación . Recordemos también que todas las plantas medicinales contienen principios activos que, al igual que los contenidos en los medicamentos, pueden tener efectos secundarios, por lo que siempre es buena idea contactar a una persona competente en la materia cuando se quiera utilizar plantas medicinales en su lugar o en complementariedad. drogas convencionales.
Sicilia con su multiplicidad de entornos naturales y su alta biodiversidad, conserva un inmenso patrimonio de especies con propiedades medicinales, aromáticas y comestibles que durante siglos han sido fuente de cuidado y supervivencia en el uso diario.
Hoy existe una disciplina científica denominada etnobotánica que aglutina los usos de las plantas tal y como eran en la tradición popular: medicinal, alimenticia, artesanal, veterinaria y rituales.

Maria Canzoneri *

* Maria Canzoneri es una agrónoma empleada por la Agencia de Desarrollo Agrícola, dentro de los Servicios de Desarrollo, quien en 1999 comenzó el conocimiento de las plantas medicinales asistiendo a un curso de especialización en Plantas Medicinales, en la Universidad Federico II de Nápoles, perfeccionado con una pasantía teórico-práctica en el Jardín Botánico de Palermo de 2000 a 2003; Con esta formación, entre 2007 y 2011 llevó a cabo actividades y proyectos de difusión con la Región Siciliana gracias a una colaboración entre la ESA y la entonces Azienda Foreste, ahora Departamento de Desarrollo Rural y Territorial, creando también un catálogo de campo de la flora. siciliano espontáneo.

Bibliografía
A. GATTO, “Plantas oficinales sicilianas. Guía para su reconocimiento y uso “,
ed. Empresa Regional de Bosques del Estado.
L. GIANGUZZI, A. D’AMICO, O. CALDARELLA, “La flora vascular de los Nonti de Palermo”,
ed. Empresa forestal regional del estado.
F. LENTINI, F.M. RAIMONDO, “Quad. Larva del moscardón. Environmental Appl. “, 1980, 1, 103-117.
F.M. RAIMONDO, F. LENTINI, “Naturalist sicil.”, 1990, S IV (3-4) pp. 77-99.
V. ILARDI, F.M. RAIMONDO, “Quad. Larva del moscardón. Ambientale Appl. “, 1992, 3, 41-52; Empresa
Bosques Regionales del Estado, “La población vegetal de la reserva
dello Zingaro “, 1998.
P. GASTALDO, “Compendio de la flora oficial italiana” – F.O.I.-, Piccin; Padua 1987;
S, RIELA, M. BRUNO, C. FORMISANO, D. RIGANO, S. ROSSELLLI, M.L. SALADINO, F.
SENADOR, J. Sep. Sci., 2008, 31, 1110-1117.
A. BASILE, F. SENATORE, R. GARGANO, S. SORBO, M. DEL PEZZO, A. LAVITOLA, A. RITIENI,
M. BRUNO, D. SPATUZZI, D. RIGANO, M.L VUOTTO, “Revista de Etnofarmacología”,
2006, 107, 240-248.
A. GATTO, “Compendio de plantas espontáneas de Sicilia”, ed. Compañía Regional
Bosques estatales.

FOTO DE VINCENZO CUTTITTA

Usos de plantas medicinales –





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