Loxia curvirostra

Loxia curvirostra

Il crociere comune (Loxia curvirostra Linnaeus, 1758) è un uccello appartenente alla famiglia dei Fringillidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Deuterostomia, Phylum Chordata, Classe Aves, Sottoclasse Neornithes, Superordine Neognathae, Ordine Passeriformes, Sottordine Oscines, Infraordine Passerida, Superfamiglia Passeroidea, Famiglia Fringillidae, Sottofamiglia Carduelinae, Tribù Carduelini e quindi al Genere Loxia ed alla Specie L. curvirostra.
All’interno di questa specie sono riconosciute le seguenti sottospecie, anche se la tassonomia di questa specie, sia in ambito intraspecifico che interspecifico, presenta molti punti ancora da chiarire:
– Loxia curvirostra curvirostra Linnaeus, 1758 – è la sottospecie nominale, diffusa in Europa dalle isole britanniche e dalla Galizia attraverso la Scandinavia e l’Europa centro-meridionale ad est fino all’Amur;
– Loxia curvirostra balearica (Homeyer, 1862) – sottospecie endemica delle isole Baleari e della costa spagnola prospiciente;
– Loxia curvirostra corsicana Tschusi, 1912) – sottospecie endemica della Corsica;
– Loxia curvirostra poliogyna Whitaker, 1898 – diffusa nei Monti dell’Atlante ed Italia meridionale (Sicilia compresa);
– Loxia curvirostra guillemardi Madarász, 1903 – diffusa dai Balcani orientali al Caucaso, attraverso la penisola anatolica e le coste settentrionali del Mar Nero;
– Loxia curvirostra altaiensis Suskin, 1925 – diffusa fra il Kazakistan nord-orientale e la Mongolia occidentale attraverso i monti Altaj, i monti Sajany e Tuva;
– Loxia curvirostra tianshanica Laubmann, 1927 – diffusa nel Turkestan, dal Kazakistan sud-orientale all’Uiguristan occidentale;
– Loxia curvirostra himalayensis Blyth, 1845 – diffusa lungo la catena dell’Himalaya dall’Himachal Pradesh all’Arunachal Pradesh attraverso Nepal, Bhutan e il sud del Tibet, oltre che in Cina centrale (Qinghai, Gansu, Yunnan nord-occidentale, Sichuan occidentale), svernante nel nord della Birmania e nel sud dello Yunnan;
– Loxia curvirostra meridionalis Robinson & Kloss, 1919 – endemica del Vietnam del sud (Annam meridionale);
– Loxia curvirostra japonica Ridgway, 1884 – diffusa in Manciuria, Corea del Nord, isole Curili, Sakhalin e Giappone (poco comune, su Honshū e Hokkaidō, svernante su tutte le isole principali), svernante in Cina centro-orientale, a sud fino allo Zhejiang;
– Loxia curvirostra luzoniensis Ogilvie-Grant; 1894 – endemica di Luzon (Zambales e Cordillera);
– Loxia curvirostra minor (Brehm, 1846) – diffusa dal sud-est del Canada (area fra l’Ontario e la Nuova Scozia) agli Appalachi;
– Loxia curvirostra percna Bent, 1912 – endemica di Terranova, svernante nel New England e a sud fino alla Virginia e occasionalmente fino in Georgia;
– Loxia curvirostra sitkensis Grinnell, 1909 – diffusa dalla punta sud-orientale dell’Alaska alla costa californiana settentrionale, svernante nel sud di Canada e California;
– Loxia curvirostra bendirei Ridgway, 1884 – diffusa nell’area di confine fra Stati Uniti nord-occidentali (a sud fino al Wyoming) e Canada sud-occidentale (sud dello Yukon e Columbia Britannica centrale ad est fino al Saskatchewan sud-occidentale);
– Loxia curvirostra benti Griscom, 1937 – endemica della porzione centrale delle Montagne Rocciose;
– Loxia curvirostra grinnelli Griscom, 1937 – diffusa in California e Nevada, svernante ad est dall’Arizona al Nuovo Messico;
– Loxia curvirostra stricklandi Ridgway, 1885 – diffusa negli Stati Uniti Centrali del Sud ed in Messico, forse anche in Belize;
– Loxia curvirostra mesamericana Griscom, 1937 – diffusa in America centrale, dal Guatemala al Nicaragua settentrionale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il crociere comune è una specie che, attraverso le sue sottospecie, è distribuita nell’ecozona olartica, cioè nella regione biogeografica che comprende la maggior parte dell’emisfero boreale, con esclusione delle regioni tropicali.
L’areale comprende una vasta porzione di Nordamerica (dal sud dell’Alaska al Messico attraverso la Catena Costiera Pacifica, e ad est fino al New England) ed Eurasia (dalla penisola scandinava al Nordafrica ad est fino alla Manciuria e al Giappone, e da qui a sud fino a Vietnam e Filippine).
In Italia questa specie è stanziale fra i 1000 e i 2200 m di quota su tutto l’arco alpino e in gran parte delle Prealpi, mentre lungo gli Appennini è presente ma meno comune e nel sud e nelle isole la specie è accidentale, con esemplari provenienti dal Nordafrica o dalla Spagna.
L’habitat della specie è rappresentato dalle pinete a clima temperato, in pianura nelle aree più fredde (dove colonizza la taiga) e nelle zone collinari o montane delle aree a clima più caldo. I singoli esemplari, a seconda delle dimensioni e della conformazione del becco, tendono a colonizzare pinete a predominanza di specie diverse: ad esempio, gli esemplari dal becco più massiccio popolano i boschi a prevalenza di specie dalle grosse pigne, come il peccio di Engelmann e il pino di Ponderosa negli Stati del Pacifico e peccio nero nel nordest, mentre gli esemplari dal becco più sottile si associano ad alberi dalle pigne meno grandi come tsuga e pseudotsuga.

Descrizione –
Il crociere comune è un uccello di 14-23 centimetri di lunghezza, per un peso di 23-43 grammi, anche se le popolazioni delle zone calde raggiungono di frequente dimensioni minori rispetto a quelle delle aree fredde.
La specie ha aspetto robusto e massiccio, con testa grossa e allungata, ali appuntite e coda forcuta. Il becco è inconfondibile, dalle punte incrociate: la frequenza con la quale la mascella è inclinata verso destra e la mandibola verso sinistra e viceversa è di circa 1:1; ad oggi sono ignoti i processi alla base della direzione d’incrocio del becco. Tra l’altro il becco alla schiusa è dritto, e solo fra le due e le quattro settimane di vita comincia ad assumere la caratteristica curvatura.
Il piumaggio ha una certa variabilità intraspecifica, anche se è sempre presente il dicromatismo sessuale:
– nei maschi, si manifesta con testa, dorso, petto e ventre di un colore che va dall’arancio al rosso mattone (generalmente più scuro sul dorso e più vivace sul codione), con diffuse sfumature grigie su fianchi e faccia (zona fra i lati del becco e le orecchie), sottocoda bianco ed ali e coda nerastre.
– nelle femmine il colore rosso è sostituito da un colore che va dal bruno-grigiastro al verde-giallastro, generalmente più brillante sulla groppa e sul codione.
Si è visto che, in genere, l’estensione e l’intensità della colorazione corporea sono direttamente correlate alla presenza di antociani nella dieta, sebbene con differenze anche a livello di popolazioni.
Il becco, in ambedue i sessi, è di colore nerastro, le zampe di colore carnicino-nerastro e gli occhi di colore bruno scuro.
Il richiamo di questo uccello è simile e ben distinguibile per ogni sottospecie. Il canto è basso, dolce e pigolante e viene emesso dagli esemplari che si stanno nutrendo, mentre quelli in volo sono generalmente silenti: eventuali altri gruppi presenti nei paraggi oppure di passaggio, all’udire i richiami, si avvicinano e si uniscono al banchetto. Inoltre il tipo di richiamo è strettamente correlato alla conformazione del becco e quindi conseguentemente al tipo di albero utilizzato per trarre nutrimento: pertanto, ai richiami saranno ricettivi solo gli esemplari con dimensioni del becco comparabili, mentre gli altri (anche facenti parte della stessa sottospecie, ma con becco conformato in maniera differente) lo ignoreranno.

Biologia –
Il periodo di riproduzione di questa specie può avvenire durante tutto l’anno anche se predilige i mesi fra gennaio e maggio, quando la disponibilità di cibo è ottimale. Inoltre Si tratta di uccelli monogami in cui le coppie sono molto unite e rimangono assieme anche all’infuori del periodo riproduttivo, scambiandosi reciproche attenzioni di tanto in tanto.
In generale questa specie è nota per la precocità della sua riproduzione, che inizia già verso la fine dell’inverno, rispetto a quasi tutti gli altri fringillidi, che invece si riproducono nel periodo primaverile.
Il crociere comune, in condizioni di disponibilità ottimale di cibo, può portare avanti anche quattro o più covate.
Il nido viene costruito ad opera della femmina e viene realizzato con penne, erica, paglia e ginestra, nonché peli di animali, nella parte superiore di una conifera (che in genere può essere un abete rosso), fra i 2 e i 20 m d’altezza.
La femmina vi depone dalle due alle cinque uova (in genere tre), che hanno una colorazione biancastra e con maculature marroni.
La cova va dai 14 ai 16 giorni.
A sua volta il maschio, durante le operazioni di costruzione del nido e di cova, procura il cibo alla femmina, imbeccandola, oltre a rimanere di guardia nei pressi del nido: talvolta, esso può fornire alla femmina parte del materiale da costruzione del nido.
Alla schiusa i pulli sono ciechi e nudi e vengono imbeccati e accuditi da ambedue i genitori, i quali si alternano fra il nido e la ricerca di cibo.
Verso le due settimane di vita i giovani sono pronti per l’involo anche se tendono a rimanere nei pressi del nido ancora per 2-3 settimane prima di abbandonarlo definitivamente, chiedendo sempre più sporadicamente l’imbeccata ai genitori; questi, se la disponibilità del cibo lo permette, portano avanti una seconda covata.
In generale la speranza di vita in cattività è di circa 8 anni, mentre in natura questi uccelli difficilmente vivono più di tre anni.

Ruolo Ecologico –
Il crociere comune è un uccello passeriforme, tendenzialmente stanziale. Soprattutto i giovani in dispersione di solito compiono spostamenti anche di una certa entità: nei periodi in cui il cibo scarseggia, inoltre, grossi gruppi di questi uccelli migrano verso nuovi ambienti, talvolta colonizzandoli con successo e divenendovi residenti, come successo ad esempio nelle isole britanniche.
Sono, inoltre, uccelli dalle abitudini essenzialmente diurne, che trascorrono la giornata alla ricerca di cibo fra gli alberi e sul far della sera fanno ritorno a posatoi riparati per passare la notte.
Si tratta di una specie mite e discreta che, a dispetto dei colori e della forma, non sono facilissimi da osservare in natura, in quanto, al minimo rumore o cenno di disturbo tendono a rifugiarsi nel folto della vegetazione. Inoltre, all’infuori della stagione degli amori, si riuniscono in piccoli stormi, spesso in associazione con altre specie di crociere, all’interno dei quali sono comunque ben riconoscibili le coppie, sempre molto unite.
Il crociere comune ha una dieta composta quasi esclusivamente di pinoli: per far fronte a tale dieta, il crociere è perfettamente equipaggiato grazie all’inconfondibile becco incrociato, che viene inserito fra le scaglie delle pigne ed aperto per divaricarle quel tanto che basta a poter inserire all’interno la lingua ed estrarre il pinolo, che viene poi sgusciato con perizia sempre utilizzando becco e lingua (talvolta aiutandosi con una zampa od inserendo pigna o pinolo in un anfratto della corteccia per poterli maneggiare più agevolmente, sebbene raramente i crocieri ricavino cibo da pigne cadute).
Caratteristica è spesso la posizione di questi uccelli che, durante la ricerca del cibo e l’alimentazione si appendono a testa in giù fra i rami, ricordando molto i pappagalli, cosa che accade anche durante la manipolazione dei semi mediante becco, lingua e zampe.
Inoltre, esiste una correlazione abbastanza univoca fra le specie di conifera visitate e la sottospecie in questione, con le popolazioni del Mediterraneo occidentale che prediligono il pino d’Aleppo, quelle del Mediterraneo orientale e della Corsica più focalizzate sul pino nero, quelle dell’Europa centrale legate al pino silvestre, quelle balcaniche al pino loricato, quelle del Sud-est asiatico al pino khasi, quelle dell’Estremo Oriente a pecci asiatici e piante di tsuga, così come quelle del Nord America orientale, mentre quelle del Nord America occidentale prediligono l’abete di Douglas e il pino giallo.
Integrano la loro alimentazione, oltre ai semi, nutrendosi anche di germogli e di giovani pigne delle conifere; inoltre integrano la loro dieta con piccoli insetti, catturati soprattutto durante il periodo riproduttivo, quando il fabbisogno energetico di adulti e nidiacei è aumentato.
Infine, nelle aree alpine, è possibile osservare esemplari di questi uccelli aggrappati ai muri delle baite, per nutrirsi in parte dei sali che essudano dagli interstizi.
In Italia l’areale della popolazione è alquanto vasto (maggiore di 20000 km², Boitani et al. 2002). Il numero di individui maturi è stimato in 60000-120000 e risulta nel complesso stabile (BirdLife International 2004), nonostante la fluttuazione della maggior parte delle popolazioni a causa di colonizzazioni temporanee che avvengono in modo irregolare in habitat idonei (boschi di conifere) anche fuori dall’areale montano regolarmente occupato. Tale fluttuazione non può tuttavia essere considerata estrema (sensu IUCN). Inoltre, nonostante la stima di popolazione non si basi su dati quantitativi, la specie in Italia non sembra raggiungere le condizioni per essere classificata entro una delle categorie di minaccia (declino della popolazione del 30% in tre generazioni, ridotto numero di individui maturi, areale ristretto) e viene pertanto classificata a Minore Preoccupazione (LC).

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

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