Leucoptera malifoliella

Leucoptera malifoliella

Il Cemiostoma del melo (Leucoptera malifoliella (O. Costa, 1836)) è un insetto lepidotteroappartenete alla famiglia dei Lyonetiidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Protostomia, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Panorpoidea, Ordine Lepidoptera, Famiglia Lyonetiidae e quindi al Genere Leucoptera ed alla Specie L. malifoliella.
Sono sinonimi i termini:
– Elachista malifoliella Costa, 1836;
– Opostega scitella Zeller, 1839;
– Cemiostoma scitellum (Zeller, 1839);
– Leucoptera scitella (Zeller, 1839).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Leucoptera malifoliella è un lepidottero diffuso in tutta Europa, fino al limite delle aree nord più fredde, e le sue larve si nutrono di Alnus incana, Amelanchier ovalis, Aronia, Betula pendula, Betula pubescens, Chaenomeles japonica, Cotoneaster integerrimus, Crataegus crus-galli, Crataegus monogyna, Cydonia oblonga, Malus baccata, Malus domestica, Malus floribunda, Malus floribunda Prunus avium, Prunus cerasus, Prunus domestica, Prunus fruticosa, Prunus insititia, Prunus spinosa, Prunus subhirtella, Pyrus communis e Sorbus aucuparia.

Morfologia –
Il Cemiostoma del melo, allo stato adulto, è una piccola farfalla di 6-8 mm di apertura alare.
Le ali anteriori sono di colore grigio-chiaro argenteo con disegni irregolari, posti nella parte distale, di colore giallo-arancio e nero, con i bordi sfrangiati.
Le larve sono endofite, quindi vivono nel mesofillo fogliare, e si riconoscono perché sono di colore giallo-verdastro ed una lunghezza di circa 3-4 mm.
Le uova sono biancastre e, generalmente, si trovano incollate nella pagina inferiore delle foglie.

Attitudine e Ciclo biologico –
La Leucoptera malifoliella è una piccola farfalla che sverna allo stadio di crisalide, in un bozzolo biancastro con forma simile alla lettera H, sul tronco delle piante ospiti e, più raramente, sui frutti in magazzino. In primavera, generalmente nel mese di aprile, compare, allo stato adulto, e depone le uova sullo strato inferiore della foglie.
Le larve, nate dalla prima generazione, sono attive fino a metà maggio. In giugno inizia la 2a generazione, con un picco di massima presenza degli adulti nella terza decade del mese. In luglio-agosto si ha una 3a generazione con presenza delle larve a fine mese; queste larve daranno origine alla 4a generazione a fine estate.
Le larve di questa ultima generazione si incrisalidano e svernano. Mediamente in Italia questo lepidottero compie 4 generazioni; tuttavia in particolari condizioni climatiche le generazioni possono scendere a 2-3 oppure salire a 5.
Le larve vivono rodendo l’interno delle foglie, scavando gallerie concentriche, di un diametro da 5 a 6 mm, formano delle macchie biancastre prima e scure in seguito, nelle quali possiamo notare per trasparenza gli escrementi riuniti in cerchi concentrici più scuri.
Alla fine della loro crescita, escono dalle galleria e tessono un bozzolo, sulla superficie della foglia (prima generazione), o nelle crepe della corteccia sullo strato inferiore delle branchie, piuttosto che nelle cavità peduncolari e pistillari dei frutti, caratteristica questa della seconda generazione.
Al termine del ciclo, dopo che gli adulti sfarfallano, le mine fogliari vuote necrotizzano con conseguente filloptosi.

Ruolo Ecologico –
Il Cemiostoma del melo è un piccolo lepidottero minatore fogliare attivo su alcune piante quali soprattutto il Melo e più raramente il Pero, il Ciliegio, il Cotogno, la Betulla ed altre.
Il danno principale si nelle foglie dove le larve si sviluppano nel mesofillo, scavando caratteristiche gallerie spiralate a cerchi concentrici che, in condizione di infestazione elevata, può determinare una grave filloptosi.
La proliferazione di questa farfallina, come di altri insetti fitofagi deriva prevalentemente dall’eccessiva specializzazioni delle coltivazioni, dall’uso indiscriminato di pesticidi, che alterano le biocenosi faunistiche e floristiche, dall’uso di fertilizzanti che alterano la fisiologia delle piante (come l’eccesso di concimi azotati), ecc..
Per tale motivo è importante un’attenta pianificazione preliminare degli impianti fruttiferi e delle condizioni che potrebbero agevolare l’aumento della popolazione di questa farfallina.
Comunque sia, se l’infestazione si verifica, si può ricorrere agli interventi chimici, ma con molta cautela, attuando criteri di lotta guidata basati sul monitoraggio ambientale mediante campionamento o con trappole sessuali che verificano il momento dello sfarfallamento.
L’intervento deve salvaguardare i nemici naturali di questo lepidottero, soprattutto gli Imenotteri Eulofidi, parassitoidi delle larve che vengono attaccate dentro alle mine.
Nel caso del campionamento si scelgono un certo numero di foglie, prelevate nel frutteto a media altezza, e su di esse si fa il conteggio delle uova, delle larve e delle mine presenti; le soglie di intervento sono:
– 1a generazione: 20-30% di foglie con uova, oppure 20 mine su 100 foglie con larve vive;
– 2a generazione: 15-20% di foglie con uova, oppure 20 mine con larve vive su 100 foglie;
– 3a generazione: 10 mine con larve vive su 100 foglie. Si interviene con regolatori di crescita o di sviluppo chitino inibitori applicabili anche all’inizio dei voli.
Nel caso del monitoraggio con trappole sessuali la metodologia di intervento è la seguente:
– le trappole vanno installate nel frutteto a fine marzo in numero di 1-2 per ettaro o per appezzamento, secondo il tipo di azienda;
– le soglie di intervento sono molto variabili in funzione dell’ambiente, delle generazioni e delle varietà considerate. Le catture hanno solo carattere indicativo per i picchi di sfarfallamento di massima ovideposizione.
In alcuni casi soglie di 400 adulti di prima generazione catturati per trappola per settimana giustificano l’intervento contro la seconda generazione.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

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