Come coltivare le Asclepiadaceae

Come coltivare le Asclepiadaceae

Le Asclepiadaceae sono una famiglia di piante succulente; si tratta di piante erbacee perenni, arbusti rampicanti, liane e alberi con foglie succulente.
Di questa famiglia fanno parte alcune specie che a volte assumono forme mostruose e anomale. Altre specie hanno forma tubolare e sono poco coltivate per via della loro rara e poco vistosa produzione di fiori; altre ancora sono rampicanti ma adatte solo alla crescita in serra; ne esistono anche con fusti cilindrici e piccoli fiori.
Tra le specie della tribù Stapeliae, ed in particolare quelle dei generi Huernia, Stapelia, Hoodia e Caralluma, alcune piante posseggono fusti succulenti ed uno sviluppato e complesso meccanismo di impollinazione, simile a quello delle Orchidaceae. L’odore dei fiori è spesso associato all’odore di una carogna; ha la funzione di attrarre le mosche che andranno poi a impollinare i fiori.
In questa scheda vedremo come coltivare le Asclepiadaceae adeguandoci alle esigenze di queste piante succulente ed alle tecniche agronomiche più appropriate.
Diciamo subito che la prima attenzione da porre per tutte le Asclepiadaceae è quella delle innaffiature; l’uso irriguo deve essere sempre ponderato e non si deve mai eccedere in quanto vanno facilmente soggette a marciume.
Questo è uno dei motivi per cui è opportuno ispezionare regolarmente le nostre piante e se ci accorgiamo della presenza sugli steli di macchie scure, bisogna intervenire subito asportando la parte colpita fino a raggiungere la parte verde e sana.
In questa operazione è bene cospargere la superficie pulita con un fungicida specifico lasciando la pianta su piano fin tanto che le ferite si cicatrizzano.
Vista la delicatezza di queste piante alcuni vivaisti consigliano di innaffiare regolarmente la pianta con un fungicida liquido nelle dosi consigliate oppure con fungicida sistemico nella stagione di maggiore irrigazione.
Questa tecnica però è poco consigliabile anche perché i fungicidi hanno poi azioni negative indirette sull’ambiente e sulle persone.

È bene invece che il substrato sia altamente drenante composto da sabbia, con poca torba e sulla superficie e sul fondo del materiale grossolano (come ghiaia molto grossa) che aiutino allo smaltimento delle acque in eccesso ed alla traspirazione superficiale delle stesse.
Durante l’irrigazione, inoltre, è bene evitare di bagnare i rami e preoccuparsi se l’acqua stagna nel vaso o nel sottovaso.
Per la propagazione di queste piante si consiglia inoltre di ricorrere alla semina. È infatti possibile seminare le Asclepiadaceae come si fa per le cactaceae, specialmente per le Hoodia, Tavaresia, Tricocaulon in quanto le talee di queste specie radicano difficilmente. Il seme germoglia dopo circa 5 giorni e dopo un anno si hanno piante abbastanza grandi da poter essere rinvasate senza andare incontro allo “stress” da rinvaso.
Per quanto riguarda la vera e propria tecnica di coltivazione si ricorda che alcune Stapelia, quali Hoodia, crescono nel deserto in pieno sole e sono straordinariamente resistenti alla siccità. Ovviamente quasi tutte, però cercano l’ombra che gli consente di diminuire l’evapotraspirazione.
Per la coltivazione sono quindi piante particolarmente delicate che vanno trattate, conoscendo la reale fisiologia ed avendone estrema cura.
Anche se queste piante sono abbastanza resistenti, come la Orbea variegata, che vegeta bene in ambienti assolati o anche in zone fresche, è opportuno sapere che quasi tutte vegetano fino ad una temperatura invernale minima che non deve scendere mai sotto i 10 °C. Rispetto ad altre succulente, esse sono più soggette al marciume (come detto in precedenza) che è visibile sia sotto forma di macchie nerastre che di un annerimento della base dello stelo che avvizzisce, così che un cespo viene rapidamente ridotto ad una manciata di talee.
Per la problematica dei marciumi, tenuto conto della tecnica di rimozione sopra esposta si può utilizzare come fungicida dello zolfo in polvere, inoltre si segnala che spesso per prevenire, fenomeni di marciumi , specialmente per le specie di non facile riperimento, si usa fare innesti su tuberi di Ceropegia woodii (chiamata Collana di cuori).

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