Trifolium pratense

Trifolium pratense

Il Trifoglio pratense, conosciuto anche come Trifoglio dei prati, Trifoglio rosso o Trifoglio violetto (Trifolium pratense L.) è una specie erbacea annuale della famiglia delle Fabaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Fabales, Famiglia Fabaceae e quindi al Genere Trifolium ed alla Specie T. pratense.

Etimologia –
Il termine Trifolium proviene dal prefisso tri- tre e da fólium foglia: per le foglie composte da tre foglioline. L’epiteto specifico pratense viene dal latino pratensis, derivato da pratum «prato», cioè che cresce o vive nei prati.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Trifolium pratense è una pianta erbacea perenne diffusa in un’area geografica che va dalle Americhe, all’Europa, alla Russia.
È una delle leguminose foraggere più diffuse in Europa ed in alcuni Paesi del vecchio continente, con estensioni di alcune centinaia di migliaia di ettari ma di non antichissima coltivazione, in quanto giunse in Europa probabilmente attraverso la Spagna e, di qui, si estese alla Francia, alla Germania ed ai Paesi Bassi.
In Italia, comunque, la coltura pura di questa leguminose da prato è andata progressivamente perdendo di interesse nel corso degli ultimi venti anni.
Inoltre, nonostante la denominazione perenne, in Italia ha un ciclo di vita che rarissimamente supera i due anni.

Descrizione –
Trifolium pratense che ha un sistema radicale costituito da un piccolo fittone molto ramificato e piuttosto superficiale. Ha steli eretti, ramificati, cavi, alti fino a 0,8 m.
Le foglie sono trifogliate, con foglioline ovali con margine intero, che sulla lamina superiore presentano una banda a V di colore verde chiaro.
Ha infiorescenze globose, a capolino, composte da un numero di piccoli fiori tra 80 e100, questi sono tubolari, di colore roseo più o meno intenso, tendente al violaceo.
Il frutto è un diclesio, una camara indeiscente inclusa nel calice, con pericarpo membranoso ed un seme irregolarmente ovoidale, liscio, giallognolo o marrone, di 1,3-2,1 mm.
La fecondazione è esclusivamente incrociata (pianta auto incompatibile) ed è entomofila per mezzo di api e bombi.

Coltivazione –
Il Trifoglio pratense è una pianta che resiste ottimamente al freddo, arrivando a popolare suoli fino ai 2600 m sul livello del mare. La buona adattabilità di questa foraggera ai terreni di montagna è confermata anche dalla sua buona tolleranza all’acidità: la pianta trova in un pH del suolo compreso tra 6,6 e 7,6 il proprio livello ottimale, ma si riesce ad ottenere buone produzioni anche con pH compresi tra 6 e 6,5.
Il trifoglio pratense è specie fisiologicamente poliennale, in pratica, però, si comporta come una specie biennale, in quanto alla fine del 2° anno quasi tutte le piante sono morte o per siccità o per attacchi di funghi. Pertanto il trifoglio pratense nei paesi dell’Europa meridionale dura in coltura soltanto due anni, solo nel Nord-Europa le varietà locali durano 4-5 anni.
Inoltre questa specie non è eliofila quanto le altre leguminose, quindi si presta alla trasemina. Tuttavia è notevolmente danneggiato dal secco, quindi per tutto il ciclo vegetativo necessità di regolari apporti d’acqua. Non sopporta comunque i ristagni: nel caso di irrigazione è importante irrigare con piccoli quantitativi piuttosto regolarmente, piuttosto che fornirgli elevati apporti idrici che possono essere anche più dannosi della siccità.
Il trifoglio pratense è un’ottima coltura miglioratrice che, perciò, è adatta a seguire e precedere il frumento o un altro cereale affine. È impossibile coltivare trifoglio pratense su un terreno che lo abbia ospitato poco tempo prima, perciò è assolutamente indispensabile che il trifoglio pratense entri in rotazioni lunghe, nelle quali cioè passi un lungo periodo (almeno 5 anni) tra due colture successive di questa leguminose.
Data la brevità del ciclo produttivo e la lentezza del suo sviluppo nel 1° anno, non c’è convenienza a seminare il trifoglio pratense in coltura specializzata, in Italia la tecnica normale era la semina in bulatura in mezzo ad un cereale, ma con la coltura intensiva del frumento scarse sono le possibilità di sopravvivenza della leguminose in esso traseminata.
L’epoca più usuale per la semina è febbraio-marzo, per la semina si adoperano 30-35 Kg/ha di seme.
Le rese in fieno sono di 5-6 t/ha. Un fieno ottimo di trifoglio violetto tagliato a inizio fioritura ha un contenuto di s.s di 86% circa, di protidi grezzi del 17-18% (su s.s.) e un valore nutritivo di 0,6-0,65 U.F. per Kg di s.s.
Il seme di trifoglio pratense si produce sul 2° taglio: le produzioni sono basse (100-200 Kg/ha) e sono rese molto aleatorie da parecchie difficoltà: scarsità di insetti impollinatori, attacchi di insetti (Apion pisi), allettamento, sgranatura.

Usi e Tradizioni –
Il Trifoglio pratense era già conosciuto come pianta foraggera, il trifoglio pratense non fu però mai estesamente coltivato e assurse a pianta di primaria importanza solamente quando, introdotto in Inghilterra verso la metà del 1600, venne inserito nell’avvicendamento in sostituzione del maggese nudo. Le conseguenze di tale accorgimento furono duplici: da un lato esso provocò un sensibile aumento delle disponibilità foraggere e, dall’altro, grazie alla sua capacità azotofissatrice ed al conseguente arricchimento del tenore in azoto del terreno, consentì un incremento di tutta la produzione agraria.
Nei pascoli di alta quota è presente la sottospecie nivale.
Nella medicina popolare gli infusi di trifoglio venivano utilizzati nel trattamento dell’ipercloridria.

Modalità di Preparazione –
Il Trifoglio pratense è una pianta di grande interesse foraggero mentre non ha impieghi nell’alimentazione umana. Un tempo veniva inoltre utilizzato, tramite i suoi infusi, nel trattamento ipercloridria per diminuire la secrezione di acido cloridrico intestinale.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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