Fraxinus angustifolia

Fraxinus angustifolia

Il frassino meridionale o frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia Vahl, 1804) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Oleaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Scrophulariales, Famiglia Oleaceae e quindi al Genere Fraxinus ed alla Specie F. angustifolia.
Sono sinonimi i termini: Fraxinus oxycarpa Bieb., Fraxinus oxyphylla Bieb. E Fraxinus rostrata Guss..

Etimologia –
Il termine Fraxinus proviene dal nome in latino classico del frassino in Virgilio e altri, derivato dal greco φράξο phráxo assiepare, chiudere: albero adatto per formare siepi. L’epiteto specifico angustifolia deriva da angustus stretto, sottile e da folium foglia: a foglie o foglioline strette.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Frassino meridionale è una specie che si trova in Europa meridionale, dalla Penisola Iberica e dalla Francia fino al Caucaso. Il suo areale di origine potrebbe essere con centro attorno al Mar Nero (clima continentale steppico con inverni freddi, estati calde e precipitazioni sempre molto scarse). In Italia è presente in tutte le regioni.

Descrizione –
Il Fraxinus angustifolia è una specie arborea che può raggiungere i 25 metri di altezza, con chioma piuttosto densa, espansa più in orizzontale e compatta. Il tronco presenta una scorza bruno chiara screpolata in piccole placche quadrangolari. Le foglie sono decidue, opposte, picciolate, lunghe fino a 20 cm, con lama imparipennata con 5-13 segmenti lanceolati. I fiori mancano di perianzio e si sviluppano in brevi cime racemose in inverno. Il frutto è una samara monsperma di 24,8-38,2 x 4,2-8,8 mm, da lanceolata a oblungo-lanceolata, acuta, mucronata o smarginata, bruno-giallastra, col seme di 10,1-18,6 x 2,7-5,9 mm, fusiforme, striato, brunastro, disposto in una cavità a sezione ellittica.

Coltivazione –
Il frassino meridionale è una specie eliofila, che vegeta su terreni più acidi dei congeneri che predilige un pH del suolo vicino alla neutralità o tendente al basico. Resiste meglio alla siccità rispetto a altri frassini, ma non ama l’aridità nel suolo. Teme la competizione in giovane età, alla quale reagisce diramandosi e biforcandosi, il che può causare problemi di stabilità col passare degli anni. Il suo habitat in natura è quello del bosco misto e del frassineto termofilo. La pianta si propaga per seme in autunno, direttamente dopo la raccolta oppure in primavera dopo una stratificazione a freddo di 2-8 settimane. L’impianto definitivo avviene dopo 2-4 anni. Le cultivar invece vengono innestate sulla specie tipica oppure propagate per talea.

Usi e Tradizioni –
Il Frassino meridionale è utilizzato in parchi e giardini, a gruppi o isolato, e nelle alberature stradali dove se ne sfruttano la resistenza all’inquinamento e ai venti forti e l’accrescimento rapido per arrivare a ottenere viali alberati di bell’aspetto in tempi relativamente brevi. In meridione viene utilizzato per produrre la cosiddetta manna tramite l’incisione del fusto in estate. Il liquido che ne esce si rapprende lungo il tronco formando dei cannoli o la cosiddetta “manna in sorte”, utilizzata poi come blando lassativo utilizzabile in pediatria e negli anziani debilitati, come collirio e decongestionante bronchiale. Le cultivar più appariscenti come la Raywood trovano ampio utilizzo come sfondo per mixed border o in piccoli giardini. Dato che tollera gli ambienti costieri può essere impiegato anche in località marittime, anche se non direttamente sul litorale.
Il legno è meno pregiato di quello del Frassino maggiore. In Sicilia, soprattutto sule Madonie (Castelbuono e Pollina)e nei territori vicino Palermo (Cinisi) esistono ancora coltivazioni, o residui di queste, per la produzione della manna, praticando incisioni lungo i tronchi nei mesi estivi. Il liquido che fuoriesce si rapprende lungo il tronco oppure scorre fino al piede della pianta.
La composizione chimica della manna è molto complessa e variabile, in funzione della specie e delle cultivar dalle quali si estrae. Il principio attivo più abbondante è costituito dalla mannite o D-mannitolo, un alcool esavalente incolore, inodore e di sapore zuccherino noto anche con il nome di “zucchero di manna”. Sono presenti, inoltre, diverse altre sostanze come glucosio, fruttosio, mannotriosio, mannotetrosio, elementi minerali, acidi organici, acqua, e altri componenti minori non ancora ben identificati. La manna costituisce una sostanza farmacologicamente importante perché viene utilizzata contro diverse patologie. La manna viene principalmente usata per combattere i problemi di stitichezza e come purgante privo di azioni secondarie, sia in età infantile che adulta. Nei casi di avvelenamento la mannite produce un aumento della diuresi e favorisce così l’allontanamento delle sostanze tossiche dell’organismo attraverso i reni. In soluzioni ipertoniche viene utilizzata per rimuovere edemi polmonari e cerebrali. La manna è consigliata anche per l’allontanamento dei parassiti intestinali. In dosi moderate stimola la secrezione delle vie biliari. Inoltre, essendo ben tollerata dai diabetici, può essere utilizzata anche come dolcificante alimentare.
Le varietà di F. angustifolia subsp. angustifolia forniscono produzioni più abbondanti rispetto a quelle di F. ornus ed hanno il vantaggio di entrare in produzione molto precocemente, sin dai primi giorni di luglio. La manna del frassino meridionale, rispetto a quella dell’orniello è, tuttavia, qualitativamente meno pregiata, presenta un sapore meno dolce e non evidenzia quella colorazione bianco-candida tipica della manna prodotta dalle cultivar di F. ornus ma, al contrario, ha la tendenza a rammollire, ingiallire o assumere una colorazione rossastra più o meno intensa con il passare dei mesi.

Modalità di Preparazione –
Oltre che per finalità farmaceutiche la manna trova molti utilizzi anche in cucina, anche se la maggior parte della manna è destinata alla trasformazione: leggere e spugnose, quasi insapori, le stalattiti di manna sono da secoli un dolcificante naturale a bassissimo contenuto di glucosio e fruttosio, particolarmente indicato per le persone a dieta. Quindi la manna si utilizza molto nella pasticceria in torte, biscotti, gelati, budini e altre specialità dolciarie come ad esempio il mannetto, ovvero il panettone con la manna ideato da un’azienda delle Madonie. Alcuni chef hanno iniziato a introdurla nei loro piatti, come quella utilizzata nel maialino selvatico in crosta di pistacchi, mandorle e manna. Infine, la manna, come detto, è destinata anche all’industria cosmetica per creme, shampi, bagnoschiuma e a quella farmaceutica, in quanto potente cicatrizzante.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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