[:it]Zea mays[:en]Zea mays[:es]Zea mays[:]

[:it]

Zea mays

Il mais (Zea mays L., 1753) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Poaceae ed è uno dei più importanti cereali a livello mondiale.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Poales, Famiglia Poaceae, Sottofamiglia Panicoideae, Tribù Andropogoneae e quindi al Genere Zea ed alla Specie Z. mays.

Etimologia –
Il termine Zea proviene da zēa (derivato dal greco ζειά, zeia) spelta, pianta simile al frumento citata da Plinio: nome utilizzato da Linneo per il mais. L’epiteto specifico mays deriva da maíz, di origine spagnola (a sua volta da mahis d’origine caribica), pianta proviene dall’America centro-meridionale dove costituiva l’ingrediente base della cucina azteca. Il termine volgare “granoturco” o “granturco” deriva da grano turco, ossia “esotico, coloniale” (in contrapposizione al Triticum aestivum).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Zea mays è una pianta di origine centro americana, infatti la maggior parte degli storici ritiene che il mais fu domesticato nella valle di Tehuacán del Messico. gli Olmechi e i Maya ne coltivavano già numerose varietà nella zona del Mesoamerica. A partire dal 2500 a.C. si ebbe la diffusione delle colture attraverso gran parte delle Americhe. Oggi il Mais è coltivatao in tutte la parti temperate del globo.

Descrizione –
La Zea mays è l’unica specie del genere Zea ed esiste solo allo stato coltivato. Si tratta di una pianta monoica (fiori maschili e femminili separati sulla stessa pianta), con stelo unico, grosso e carnoso, raramente accestito. La pianta presenta molte caratteristiche comuni alle altre Poaceae: il fusto o culmo (comunemente chiamato “stocco”) distinto in nodi e internodi; una singola foglia a ciascun nodo e le foglie distribuite sul culmo in due file opposte o distiche; ogni foglia consiste in una lamina espansa collegata a una guaina che avvolge il culmo. I nodi basali hanno la tendenza a formare ramificazioni o culmi di accestimento (polloni) e sviluppano radici avventizie.
L’infiorescenza femminile, che porta le cariossidi, si chiama correttamente spadice, ma viene più spesso impropriamente chiamata “pannocchia”, mentre la pannocchia propriamente detta è l’infiorescenza maschile posta sulla cima del fusto (stocco) della pianta, che di contro viene talvolta chiamata impropriamente “spiga” per il suo aspetto. Le cariossidi sono fissate al tutolo ed il tutolo è fissato alla pianta.
L’apparato radicale è di tipo fascicolato e quindi abbastanza superficiale, anche se in condizioni pedologiche ottimali può spingersi oltre i 2 m di profondità. Si distinguono 3 tipi di radici: le radici primarie o seminali, che hanno origine diretta dal seme e la cui funzione si esaurisce negli stadi giovanili della pianta (fino a 5-6 foglie); le radici secondarie o avventizie, che hanno origine dalla corona, posta alla base della piumetta, 2-3 cm sotto la superficie del terreno, ed iniziano a sviluppare appena 3-4 giorni dopo l’emergenza della piantina; le radici aeree, che prendono origine dai primi due – tre nodi fuori terra ed hanno una funzione soprattutto di ancoraggio.
Il culmo può presentare un altezza variabile dai 50 cm ai 6 – 7, ma normalmente essa si attesta intorno ai 2-3 m. Esso è costituito da una serie di nodi ed internodi; questi ultimi di lunghezza crescente dalla base verso l’apice. Negli ambienti italiani presenta un diametro di 3-4 cm e da 8 a 21 internodi.
Le foglie sono disposte alternativamente sui due lati dello stocco, una per ogni nodo, e come i nodi, sono in numero variabile da un minimo di 8-10 a 22-24. In condizioni normali di coltura la lunghezza delle foglie è compresa tra 30 e 150 cm e la larghezza può raggiungere i 15 cm. Ne consegue che l’area media di una foglia si aggira intorno ai 500 cm2 e la superficie fogliare totale per pianta varia da 0,5 a 1 m2. Ciascuna foglia si compone di tre parti ben distinte: la guaina, che abbraccia quasi completamente l’internodo sovrastante il nodo di origine; il lembo o lamina, che rappresenta la foglia vera e propria, di forma lanceolata con nervature longitudinali parallele di cui quella mediana più grossa; la ligula, una specie di ispessimento, posto tra guaina e lembo, che fascia strettamente lo stocco, ostacolando l’entrata dell’acqua o di eventuali parassiti e determinando la posizione più o meno orizzontale della lamina.
La foglia è costituita da un tessuto tegumentale (l’epidermide), da un sistema fondamentale (il parenchima clorofilliano o mesofilo) e da un sistema vascolare (i fasci cribrovascolari). L’epidermide ha la funzione di proteggere i tessuti sottostanti dal disseccamento, dall’azione degli agenti atmosferici e dall’attacco dei parassiti. Inoltre, sia per le caratteristiche delle sue pareti cellulari, sia per la presenza degli apparati stomatici, regola la traspirazione e gli altri scambi gassosi fra i tessuti interni della foglia e l’ambiente esterno.
Frequentemente sull’epidermide sono presenti peli (tricomi), che se abbondanti, possono trattenere il vapor d’acqua che fuoriesce dagli stomi. In questo modo l’aria circostante allo stoma tende ad essere saturata di vapore e ciò determina un rallentamento nel processo di evaporazione all’interno della foglia.
La cariosside è un frutto secco indeiscente, inserito sul tutolo attraverso un pedicello spugnoso. Il peduncolo connette il seme al tutolo e quindi al sistema vascolare del fusto.
L’endosperma costituisce l’85% del peso della cariosside matura, l’embrione il 10% e il pericarpo con il pedicello il 5%. L’endosperma è costituito in prevalenza dall’amido, il principale composto di riserva delle piante.
La cariosside contiene circa il 4% di oli di elevata qualità per la presenza di acidi grassi insaturi (linoleico e oleico).
Alla maturazione le cariossidi hanno colorazioni che vanno dal bianco al nero. La colorazione è determinata dalla produzione di: carotenoidi, che conferiscono il colore giallo-arancione, e antocianine, che conferiscono i colori dal rosso fino al nero.
Una spiga ben sviluppata produce all’incirca 800 cariossidi di mais. La cariosside è composta fondamentalmente da tre parti: il germe, l’endosperma e il pericarpo. Durante lo sviluppo della granella, i prodotti della fotosintesi sono trasportati all’interno della granella attraverso il pedicello.
La composizione chimica della granella di mais è indicata in tabella. Una cariosside essiccata al 16% di umidità, contiene in media il 71% di amido, il 10% di proteine, il 4,5% di grassi e altre sostanze come pentosani, fibre, cellulosa e lignina, zuccheri e carotenoidi.

Coltivazione –
Il Mais è una pianta da stagione calda che richiede luce abbondante e temperature di sviluppo più alte rispetto altri cereali. Temperature al di sotto di 10°C o al di sopra di 45°C determinano un interruzione della crescita o comunque uno sviluppo molto lento. I raccolti migliori si hanno nelle aree dove la coltura impiega dai 130 ai 150 giorni per arrivare a maturazione. Il tasso di maturazione è influenzato dalla lunghezza del giorno e fotoperiodi corti favoriscono fioriture precoci. Per la tecnica di coltivazione si può consultare la seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
Zea mays, secondo i reperti archeologici e storici dovrebbe essere stato addomesticato circa 10.000 anni fa dalle popolazioni indigene del Messico centrale e quindi in tempi preistorici. Secondo una ricerca del 2002 pare che il mais sia il risultato di una singola domesticazione nel sud del Messico risalente a circa 9.000 anni fa.
Dopo la scoperta delle Americhe gli esploratori e commercianti europei lo introdussero in altri paesi. Presente all’inizio del XVI secolo in Spagna e Portogallo, si diffuse rapidamente in Francia meridionale, Italia settentrionale, nei Balcani, poi in altre parti del bacino mediterraneo, lungo la costa occidentale dell’Africa, e giunse in Cina intorno al 1540-50. Il mais, o granoturco, rappresenta oggi la base alimentare delle popolazioni dell’America Latina e di alcune regioni dell’Europa e del Nordamerica. Nelle regioni temperate è principalmente destinato all’alimentazione degli animali domestici, sotto forma di granella, farine o altri mangimi, oppure come insilato, generalmente raccolto alla maturazione cerosa. È inoltre destinato a trasformazioni industriali per l’estrazione di amido e olio oppure alla fermentazione, allo scopo di produrre per distillazione bevande alcoliche o bioetanolo a scopi energetici.
Questa pianta, con tutte le sue varietà, gli ibridi ed i derivati transgenici, è uno dei più importanti cereali, largamente coltivato sia nelle regioni tropicali sia in quelle temperate, in quest’ultimo caso a ciclo primavera-estate.
Tra i vari usi del mais troviamo la macinazione per creare farina, la spremitura da cui si ottiene l’olio di mais e la fermentazione e distillazione in bevande alcoliche come bourbon e whisky. Il mais trova anche utilizzo nell’industria chimica.
Dal punto di vista nutrizionale le proprietà di questa pianta risultano modeste. A parte una buona quantità di carboidrati, il mais contiene poche sostanze nutrienti e poche vitamine del gruppo B e gruppo PP, che sono presenti in forma non assimilabile. Inoltre la sua componente proteica è povera di lisina e triptofano, due amminoacidi essenziali per l’alimentazione. Per questo motivo, in tempi passati e di carestia, la malattia della pellagra colpì anche in Italia, e soprattutto in Veneto e in Friuli, i contadini che per mancanza di altro tipo di cibo si alimentavano quasi esclusivamente con polenta.
Gli stimmi di questa pianta, possono essere assunti tramite tisane, questi producono un effetto diuretico e sono consigliati nella calcolosi e nelle cistiti. Dal mais si può ricavare un olio che, applicato alla pelle con un leggero massaggio, la rende più morbida ed elastica.
Inoltre dal mais si può ricavare un amido per produrre materie plastiche biodegradabili per confezionare ad esempio i sacchetti per la raccolta dei rifiuti urbani biodegradabili (umido). Questi sacchetti si decompongono e ritornano alla natura attraverso il processo di compostaggio.
La comunità europea ha adottato il Reg.to 1126/2007 che prevede un limite di presenza nel mais delle fumonisine (indicate da molte ricerche come responsabili di rischio oncologico), una tossina prodotta dai funghi parassiti del mais. A partire dall’ottobre 2007 è fissato un limite di 4.000 parti per miliardo nel mais destinato al consumo alimentare umano.

Modalità di Preparazione –
La storia dell’alimentazione umana partendo dal mais si perde nella notte dei tempi. Nella cucina azteca il mais rappresentava l’essenza stessa del pasto, così come lo è il riso per i popoli asiatici e il frumento per noi europei. Al giorno d’oggi questo cereale supporta la dieta quotidiana di molti popoli che con innumerevoli modalità e ricette lo consumano. Si va dal mais bollito con le pannocchie, ai pop corn (preparati da una specifica varietà di mais) alle polente consumate in molti continenti. Inoltre il mais rientra nella preparazione di insalate, torte, ripieni, gallette, ecc.
Essendo uno dei cereali diffusi a livello mondiale, la sua preparazione ed il suo uso per l’alimentazione umana, risentono ovviamente delle svariate tradizioni e culture popolari.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




[:en]

Zea mays

The maize or corn (Zea mays L., 1753) is an annual herbaceous plant belonging to the Poaceae family and is one of the most important cereals in the world.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to the Domain Eukaryota, Kingdom Plantae, Division Magnoliophyta, Class Liliopsida, Order Poales, Family Poaceae, Subfamily Panicoideae, Tribù Andropogoneae and then to the Genus Zea and to the Species Z. mays.

Etymology –
The term Zea comes from zēa (derived from the Greek ζειά, zeia) spelta, a plant similar to the wheat mentioned by Pliny: the name used by Linnaeus for maize. The specific epithet mays derives from maíz, of Spanish origin (in turn from mahis of caribic origin), the plant comes from central-southern America where it was the basic ingredient of Aztec cuisine. The word vulgar “maize” or “maize” derives from Turkish grain, that is “exotic, colonial” (as opposed to the Triticum aestivum).

Geographic Distribution and Habitat –
Zea mays is a plant of Central American origin, in fact most historians believe that maize was domesticated in the Tehuacán Valley of Mexico. the Olmecs and the Mayans already cultivated many varieties in the Mesoamerica area. Starting from 2500 a.C. crops spread through most of the Americas. Today the corn is cultivated in all the temperate parts of the globe.

Description –
Zea mays is the only species of the genus Zea and exists only in the cultivated state. It is a monoecious plant (male and female flowers separated on the same plant), with a single, thick and fleshy stem, rarely set. The plant has many characteristics common to other Poaceae: the stem or culm (commonly called “stocco”) distinguished in nodes and internodes; a single leaf at each node and the leaves distributed on the culm in two opposite or distal rows; each leaf consists of an expanded lamina connected to a sheath that wraps the culm. Basal nodes tend to form ramifications or culms of growth (suckers) and develop adventitious roots.
The female inflorescence, which carries the kernels, is called correctly spadix, but is more often called improperly called “panicle”, while the panicle properly said is the male inflorescence placed on the top of the stem (stocco) of the plant, which is instead sometimes improperly called “spike” because of its appearance. The kernels are fixed to the wagons and the pollen is fixed to the plant.
The root system is of a collated type and therefore quite superficial, even if in optimal pedological conditions it can go beyond 2 m of depth. There are 3 types of roots: the primary or seminal roots, which originate directly from the seed and whose function is exhausted in the juvenile stages of the plant (up to 5-6 leaves); the secondary or adventitious roots, which originate from the crown, placed at the base of the feathers, 2-3 cm below the surface of the ground, and begin to develop just 3-4 days after the emergence of the seedling; the aerial roots, which originate from the first two to three nodes above ground and have a mainly anchoring function.
The culm can have a height ranging from 50 cm to 6 – 7, but normally it is around 2-3 m. It consists of a series of nodes and internodes; the latter of increasing length from the base towards the apex. In Italian environments it has a diameter of 3-4 cm and from 8 to 21 internodes.
The leaves are arranged alternately on the two sides of the stocco, one for each node, and as the nodes, are in variable number from a minimum of 8-10 to 22-24. Under normal cultivation conditions the length of the leaves is between 30 and 150 cm and the width can reach 15 cm. It follows that the average area of ​​a leaf is around 500 cm2 and the total leaf area per plant varies from 0.5 to 1 m2. Each leaf consists of three distinct parts: the sheath, which almost completely embraces the internode above the node of origin; the flap or lamina, which represents the real leaf, of lanceolate shape with parallel longitudinal ribs of which the median one is larger; the ligula, a kind of thickening, placed between the sheath and the flap, which tightly wraps the stamina, hindering the entry of water or any parasites and determining the more or less horizontal position of the lamina.
The leaf is made up of a tegumental tissue (the epidermis), a fundamental system (the chlorophyll or mesophilic parenchyma) and a vascular system (the cribrovascular bundles). The epidermis has the function of protecting the underlying tissues from desiccation, from the action of atmospheric agents and from the attack of parasites. Moreover, both for the characteristics of its cell walls and for the presence of the stomatological devices, it regulates the transpiration and the other gaseous exchanges between the internal tissues of the leaf and the external environment.
Frequently on the epidermis there are hairs (trichomes), which if abundant, can retain the water vapor that comes out of the stomata. In this way, the air surrounding the stoma tends to be saturated with steam and this causes a slowing down in the evaporation process inside the leaf.
The caryopsis is a dry, indehiscent fruit, placed on the cob through a spongy pedicel. The peduncle connects the seed to the tetanus and then to the vascular system of the stem.
The endosperm constitutes 85% of the weight of the ripe caryopsis, the embryo 10% and the pericarp with the pedicel 5%. The endosperm consists mainly of starch, the main reserve compound of plants.
The caryopsis contains about 4% of high quality oils due to the presence of unsaturated fatty acids (linoleic and oleic).
When ripe, kernels have colors ranging from white to black. The coloring is determined by the production of: carotenoids, which give the yellow-orange color, and anthocyanins, which give colors from red to black.
A well-developed spike produces approximately 800 kernels of corn. The caryopsis is basically composed of three parts: the germ, the endosperm and the pericarp. During the development of the grain, the photosynthesis products are transported inside the grain through the pedicel.
The chemical composition of the grain of maize is shown in the table. A dried kernel with 16% moisture content, on average contains 71% starch, 10% protein, 4.5% fat and other substances such as pentosans, fibers, cellulose and lignin, sugars and carotenoids.

Cultivation –
Corn is a hot season plant that requires abundant light and higher growth temperatures than other cereals. Temperatures below 10 ° C or above 45 ° C result in an interruption of growth or in any case a very slow development. The best crops are found in areas where the crop takes from 130 to 150 days to mature. The maturation rate is influenced by the length of the day and short photoperiods favor early blooms. For the cultivation technique, the following sheet can be consulted.

Uses and Traditions –
Zea mays, according to archaeological and historical findings, should have been tamed about 10,000 years ago by the indigenous peoples of central Mexico and then in prehistoric times. According to research in 2002, it appears that corn is the result of a single domestication in southern Mexico dating back to around 9,000 years ago.
After the discovery of the Americas, European explorers and traders introduced it to other countries. Present in the early sixteenth century in Spain and Portugal, it spread rapidly in southern France, northern Italy, in the Balkans, then in other parts of the Mediterranean basin, along the west coast of Africa, and arrived in China around 1540-50 . Maize, or maize, today represents the food base of the populations of Latin America and some regions of Europe and North America. In temperate regions it is mainly intended for feeding domestic animals, in the form of grains, flours or other feeds, or as silage, generally collected when waxy. It is also intended for industrial transformation for the extraction of starch and oil or fermentation, in order to produce by distillation alcoholic beverages or bioethanol for energy purposes.
This plant, with all its varieties, hybrids and transgenic derivatives, is one of the most important cereals, widely cultivated both in the tropical and in the temperate regions, in the latter case in the spring-summer cycle.
Among the various uses of corn we find the grinding to create flour, the squeezing from which corn oil is obtained and fermentation and distillation in alcoholic beverages such as bourbon and whiskey. Corn also finds use in the chemical industry.
From a nutritional point of view the properties of this plant are modest. Apart from a good amount of carbohydrates, corn contains few nutrients and few B vitamins and PP group, which are present in non-assimilable form. In addition, its protein component is low in lysine and tryptophan, two amino acids essential for food. For this reason, in times of past and famine, the disease of pellagra also struck in Italy, and especially in Veneto and Friuli, the peasants who, for lack of other kind of food, fed almost exclusively with polenta.
The stigmas of this plant can be taken through herbal teas, these produce a diuretic effect and are recommended in calculosis and cystitis. From corn you can make an oil that, applied to the skin with a light massage, makes it softer and more elastic.
Moreover, corn can be used to make a starch to produce biodegradable plastics to make, for example, bags for the collection of biodegradable urban waste (wet). These bags decompose and return to nature through the composting process.
The European community has adopted the Reg. 1126/2007 which foresees a limit of presence in the fumonisins maize (indicated by many researches as responsible for oncological risk), a toxin produced by the fungi parasites of the corn. Since October 2007, a limit of 4,000 parts per billion has been set in maize for human food consumption.

Preparation Mode –
The history of human food starting from corn is lost in the mists of time. In Aztec cuisine, corn was the essence of the meal, as is rice for the Asian people and wheat for us Europeans. Nowadays this cereal supports the daily diet of many people who consume it with innumerable ways and recipes. They range from boiled corn with cobs, popcorn (prepared from a specific variety of corn) to polent consumed in many continents. In addition, corn is part of the preparation of salads, pies, fillings, biscuits, etc.
Being one of the world-wide cereals, its preparation and its use for human nutrition, obviously suffer from the various traditions and popular cultures.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Advice and experience with medicinal herbs, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only and do not in any way represent a medical prescription; there is therefore no liability for their use for curative, aesthetic or food purposes.




[:es]

Zea mays

El maíz (Zea mays L., 1753) es una planta herbácea anual que pertenece a la familia Poaceae y es uno de los cereales más importantes del mundo.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eukaryota, Reino Plantae, División Magnoliophyta, Clase Liliopsida, Orden Poales, Familia Poaceae, Subfamilia Panicoideae, Tribù Andropogoneae y luego al Género Zea y a la Especie Z. mays.

Etimología –
El término Zea proviene de zēa (derivado del griego ζειά, zeia) spelta, una planta similar al trigo mencionado por Plinio: el nombre utilizado por Linnaeus para el maíz. El epíteto específico mays deriva de maíz, de origen español (a su vez de mahis de origen caribe), la planta proviene de la región centro-sur de América, donde fue el ingrediente básico de la cocina azteca. La palabra vulgar “maíz” o “maíz” deriva del grano turco, que es “exótico, colonial” (en oposición al Triticum aestivum).

Distribución geográfica y hábitat –
Zea mays es una planta de origen centroamericano, de hecho, la mayoría de los historiadores creen que el maíz fue domesticado en el valle de Tehuacán de México. los olmecas y los mayas ya cultivaban muchas variedades en el área de Mesoamérica. A partir de 2500 a.C. Los cultivos se extienden por la mayor parte de las Américas. Hoy el maíz se cultiva en todas las partes templadas del globo.

Descripción –
Zea mays es la única especie del género Zea y existe solo en el estado cultivado. Es una planta monoica (flores masculinas y femeninas separadas en la misma planta), con un solo tallo, grueso y carnoso, que rara vez se establece. La planta tiene muchas características comunes a otras Poaceae: el tallo o culmo (comúnmente llamado “stocco”) se distingue en nodos y entrenudos; una sola hoja en cada nodo y las hojas distribuidas en el culmo en dos filas opuestas o distales; Cada hoja consta de una lámina expandida conectada a una vaina que envuelve el culmo. Los nodos basales tienden a formar ramificaciones o cúspides de crecimiento (retoños) y desarrollan raíces adventicias.
La inflorescencia femenina, que transporta los núcleos, se denomina correctamente espádice, pero a menudo se llama inadecuadamente “panícula”, mientras que la panícula correctamente mencionada es la inflorescencia masculina colocada en la parte superior del tallo (stocco) de la planta, que en cambio es a veces incorrectamente llamado “pico” debido a su apariencia. Los granos se fijan a los vagones y el polen se fija a la planta.
El sistema radicular es de un tipo combinado y, por lo tanto, bastante superficial, incluso si en condiciones pedológicas óptimas puede superar los 2 m de profundidad. Hay 3 tipos de raíces: las raíces primarias o seminales, que se originan directamente de la semilla y cuya función se agota en las etapas juveniles de la planta (hasta 5-6 hojas); las raíces secundarias o adventicias, que se originan a partir de la corona, se colocan en la base de las plumas, 2-3 cm debajo de la superficie del suelo y comienzan a desarrollarse solo 3-4 días después de la aparición de la plántula; Las raíces aéreas, que se originan desde los primeros dos a tres nodos sobre el suelo y tienen una función de anclaje principalmente.
El culmo puede tener una altura que varía de 50 cm a 6 – 7, pero normalmente es de alrededor de 2-3 m. Consiste en una serie de nodos y entrenudos; el último de longitud creciente desde la base hacia el ápice. En ambientes italianos tiene un diámetro de 3-4 cm y de 8 a 21 entrenudos.
Las hojas están dispuestas alternativamente en los dos lados del stocco, una para cada nodo, y como los nodos, están en un número variable de un mínimo de 8-10 a 22-24. En condiciones normales de cultivo, la longitud de las hojas oscila entre 30 y 150 cm y el ancho puede alcanzar los 15 cm. De ello se deduce que el área promedio de una hoja es de alrededor de 500 cm2 y el área foliar total por planta varía de 0.5 a 1 m2. Cada hoja consta de tres partes distintas: la vaina, que abarca casi completamente el entrenudo sobre el nodo de origen; el colgajo o lámina, que representa la hoja real, de forma lanceolada con costillas longitudinales paralelas de las cuales la mediana es más grande; La ligula, una especie de engrosamiento, se coloca entre la vaina y el colgajo, que envuelve firmemente la resistencia, lo que dificulta la entrada de agua o parásitos y determina la posición más o menos horizontal de la lámina.
La hoja está formada por un tejido tegumental (la epidermis), un sistema fundamental (la clorofila o el parénquima mesófilo) y un sistema vascular (los haces cribrovasculares). La epidermis tiene la función de proteger los tejidos subyacentes de la desecación, de la acción de los agentes atmosféricos y del ataque de parásitos. Además, tanto por las características de sus paredes celulares como por la presencia de dispositivos estomatológicos, regula la transpiración y los otros intercambios gaseosos entre los tejidos internos de la hoja y el entorno externo.
Con frecuencia, en la epidermis hay pelos (tricomas) que, si son abundantes, pueden retener el vapor de agua que sale de los estomas. De esta manera, el aire que rodea el estoma tiende a estar saturado con vapor y esto causa una desaceleración en el proceso de evaporación dentro de la hoja.
La cariopsis es una fruta seca e indehiscente, que se coloca en la mazorca a través de un pedicelo esponjoso. El pedúnculo conecta la semilla al tétanos y luego al sistema vascular del tallo.
El endospermo constituye el 85% del peso de la cariopsis madura, el 10% embrionario y el pericarpio con el pedicelo 5%. El endospermo consiste principalmente en almidón, el principal compuesto de reserva de las plantas.
La cariopsis contiene aproximadamente un 4% de aceites de alta calidad debido a la presencia de ácidos grasos insaturados (linoleico y oleico).
Cuando están maduros, los granos tienen colores que van desde el blanco al negro. La coloración está determinada por la producción de: carotenoides, que dan el color amarillo anaranjado, y antocianinas, que dan colores de rojo a negro.
Una espiga bien desarrollada produce aproximadamente 800 granos de maíz. La cariopsis se compone básicamente de tres partes: el germen, el endospermo y el pericarpio. Durante el desarrollo del grano, los productos de la fotosíntesis se transportan dentro del grano a través del pedicelo.
La composición química del grano de maíz se muestra en la tabla. Un grano seco con un contenido de humedad del 16%, en promedio contiene 71% de almidón, 10% de proteínas, 4,5% de grasa y otras sustancias como pentosas, fibras, celulosa y lignina, azúcares y carotenoides.

Cultivo –
El maíz es una planta de estación cálida que requiere abundante luz y mayores temperaturas de crecimiento que otros cereales. Las temperaturas inferiores a 10 ° C o superiores a 45 ° C provocan una interrupción del crecimiento o, en cualquier caso, un desarrollo muy lento. Los mejores cultivos se encuentran en áreas donde el cultivo tarda de 130 a 150 días en madurar. La duración del día influye en la tasa de maduración y los fotoperíodos cortos favorecen las floraciones tempranas. Para la técnica de cultivo, se puede consultar la siguiente hoja.

Usos y tradiciones –
Zea mays, de acuerdo con los hallazgos arqueológicos e históricos, debería haber sido domesticada hace unos 10.000 años por los pueblos indígenas del centro de México y luego en tiempos prehistóricos. Según una investigación realizada en 2002, parece que el maíz es el resultado de una única domesticación en el sur de México que se remonta a hace unos 9,000 años.
Después del descubrimiento de las Américas, los exploradores y comerciantes europeos lo introdujeron en otros países. Presente a principios del siglo XVI en España y Portugal, se extendió rápidamente en el sur de Francia, el norte de Italia, en los Balcanes, luego en otras partes de la cuenca del Mediterráneo, a lo largo de la costa oeste de África, y llegó a China alrededor de 1540-50 . El maíz, o maíz, representa hoy en día la base alimentaria de las poblaciones de América Latina y algunas regiones de Europa y América del Norte. En las regiones templadas, se destina principalmente a la alimentación de animales domésticos, en forma de granos, harinas u otros alimentos, o como ensilaje, que generalmente se recolectan cuando son cerosos. También está destinado a la transformación industrial para la extracción de almidón y aceite o fermentación, con el fin de producir por destilación bebidas alcohólicas o bioetanol con fines energéticos.
Esta planta, con todas sus variedades, híbridos y derivados transgénicos, es uno de los cereales más importantes, ampliamente cultivados tanto en las regiones tropicales como en las templadas, en este último caso en el ciclo primavera-verano.
Entre los diversos usos del maíz encontramos la molienda para crear harina, la compresión a partir de la cual se obtiene el aceite de maíz y la fermentación y destilación en bebidas alcohólicas como el bourbon y el whisky. El maíz también encuentra uso en la industria química.
Desde un punto de vista nutricional, las propiedades de esta planta son modestas. Aparte de una buena cantidad de carbohidratos, el maíz contiene pocos nutrientes y pocas vitaminas B y grupo de PP, que están presentes en forma no asimilable. Además, su componente proteico es bajo en lisina y triptófano, dos aminoácidos esenciales para la alimentación. Por esta razón, en tiempos de pasado y hambruna, la enfermedad de pelagra también afectó en Italia, y especialmente en Veneto y Friuli, los campesinos que, por falta de otro tipo de alimentos, se alimentaban casi exclusivamente con polenta.
Los estigmas de esta planta pueden tomarse a través de infusiones, producen un efecto diurético y se recomiendan en calculosis y cistitis. Desde el maíz se puede hacer un aceite que, aplicado a la piel con un ligero masaje, lo hace más suave y elástico.
Además, el maíz se puede usar para hacer un almidón para producir plásticos biodegradables para hacer, por ejemplo, bolsas para la recolección de residuos urbanos biodegradables (húmedos). Estas bolsas se descomponen y vuelven a la naturaleza a través del proceso de compostaje.
La comunidad europea ha adoptado el Reg. 1126/2007 que prevé un límite de presencia en el maíz fumonisinas (indicado por muchas investigaciones como responsable del riesgo oncológico), una toxina producida por los hongos parásitos del maíz. Desde octubre de 2007, se ha establecido un límite de 4.000 partes por billón en maíz para consumo humano.

Modo de preparación –
La historia de la comida humana a partir del maíz se pierde en la bruma del tiempo. En la cocina azteca, el maíz era la esencia de la comida, al igual que el arroz para los asiáticos y el trigo para los europeos. Hoy en día este cereal apoya la dieta diaria de muchas personas que lo consumen con innumerables formas y recetas. Van desde maíz hervido con mazorcas, palomitas de maíz (preparadas a partir de una variedad específica de maíz) hasta polen consumido en muchos continentes. Además, el maíz forma parte de la preparación de ensaladas, empanadas, rellenos, galletas, etc.
Siendo uno de los cereales mundiales, su preparación y su uso para la nutrición humana, obviamente sufren las diversas tradiciones y culturas populares.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Health from the Pharmacy of the Lord, Consejo y experiencia con hierbas medicinales, Ennsthaler Publisher
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimenticios están indicados solo con fines informativos y no representan en modo alguno una receta médica; Por lo tanto, no hay responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.




[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *