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Verso il Futuro

Progettiamo la speranza

Progettiamo la speranza

Si sul dire che la bellezza salverà il mondo, frase tratta dall’originale del titolo in francese “Les Aventuriers de l’absolu”, cioè Avventurieri dell’Assoluto, di un saggio del filosofo bulgaro Cvetan Todorov.
A guardarci in giro le rare fonti di bellezza che osserviamo provengono quasi tutte dalla natura e, più raramente, dalle grandi ispirazioni di artisti che, con la loro arte, si sono fatti interpreti di sintesi mirabili di forme e sostanze che incarnano lo splendore della natura.
Oltre, nell’affanno del vivere comune, nelle preoccupazioni, vediamo spesso brutture, degrado, povertà, ecc.
Ma cosa è di preciso la bellezza?
Di fatto la bellezza viene definita come un concetto astratto, generalmente definita come la qualità di una cosa che viene percepita (specialmente con la vista e l’udito) e che fornisce una sensazione duratura di piacere, significato o soddisfazione.
Spesso viene considerata una parte dell’estetica, della cultura, della psicologia sociale, della filosofia e della sociologia.
La bellezza, insieme alla verità e alla bontà, è uno dei trascendentali, che sono spesso considerati i tre concetti fondamentali della comprensione umana.
Eppure se scaviamo più a fondo nel concetto di bellezza dobbiamo chiederci perché recepiamo molti aspetti della Natura come belli (una volta stellata, un tramonto, la forma di un fiore, un paesaggio, il cinguettio degli uccelli, ecc.) e come brutti (che è l’opposto di bello) il caos di una città, un comportamento umano scorretto, il degrado di un paesaggio distrutto o devastato dalle attività umane, ecc.
La risposta è spesso più semplice di quello che appare (e su cui rischieremmo di costruire anche percorsi filosofici e deduttivi complessi ed anche complicati).
La verità è che la Natura ha una sua logica, sia nel microscopico che nel macroscopico.
Così dall’osservazione, tramite la fisica quantistica, delle realtà più impercettibili, fino a quelle legate agli aspetti più macroscopici della biodiversità della natura, per arrivare alle immensità dello spaziotempo, pur se, apparentemente, distanti tra loro, tutto è uno (per dirla come il titolo dell’opera del 1991 di Michael Talbot, pubblicata in Italia nel 1997).
In effetti esiste una similarità, o se preferiamo, una supersimmetria macroscopica, per cui il micro ed il macro sono collegati in modi tanto interessanti, e strutturalmente simili, da farci comprendere che, l’intera architettura della realtà in cui siamo immersi, sia del tutto simile alla struttura di un frattale, dove dai livelli più microscopici (o subatomici) fino a quelli più evidenti ai nostri sensi, presenti una omotetia interna.
Siamo cioè di fronte ad una conformazione in cui la struttura della realtà si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse.
Questa caratteristica è spesso chiamata auto similarità oppure autosomiglianza. Per intenderci il termine frattale venne coniato nel 1975 da Benoît Mandelbrot nel libro Les Objets Fractals: Forme, Hasard et Dimension per descrivere alcuni comportamenti matematici che sembravano avere un comportamento “caotico” ma che tali invece non sono.
Quando osserviamo un frattale abbiamo l’impressione di guardare un’opera d’arte e, di fatto, lo è.
La natura in essi, ed in tutte le organizzazioni della vita, ha creato armonie, sincronie, bellezza (il sistema bronchiale, le strutture fogliari, ecc., sono rappresentazioni frattaliche).
Si può dire che nei principi e nei codici della Natura sono insiti i criteri della bellezza; fuori da essa tutto è brutto e quanto più ci si allontana dalla stessa, quanto più ne percepiamo un disagio crescente fino a sensazioni come orrore e terrore.
Per tornare, in maniera sintetica, al titolo è evidente che solo attraverso la bellezza possiamo progettare un futuro di speranza, di fiducia, di attesa positiva.
Significa riconvertire il brutto in bello, tramutare ciò che è fuori dalle regole e dai principi della natura nei suoi codici.
Significa transitare verso una umanità che faccia delle regole della natura il suo modo di essere, di fare politica, scienza, tecnica, economia, società.
Per fare questo bisogna insegnare, a partire dei piccoli, le regole della natura che fanno della compartecipazione, della condivisione, della sincronia, del diritto di tutti, a prescindere dal “peso e dall’apparenza”, la legge da cui nasce la bellezza.
Bisogna umanizzare la sostenibilità e per umanizzarla bisogna immettere in tutte le attività umane il DNA della Natura. Senza di esso tutto fallisce, dalla politica fino al gioco di un bambino, generando guerre, devastazioni, orrori e terrore.
Riprendiamoci la speranza partendo dalla bellezza della Natura.

Guido Bissanti




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