Cho Oyu

Cho Oyu

Il Cho Oyu (nepalese: चोयु; tibetano: ཇོ་བོ་དབུ་ཡ; cinese: 卓奥友峰), con i suoi 8.188 metri s.l.m. è la sesta montagna più alta del mondo.
Cho Oyu, in tibetano significa “Dea turchese”.
Questa montagna è la vetta principale più occidentale della sottosezione del Khumbu dell’Himalaya Mahalangur, 20 km a ovest del Monte Everest. La montagna si trova al confine tra Cina e Nepal.

Geografia –
Nell’area dove sovrasta alta la vetta del Cho Oyu, a ovest trovaimo di Cho Oyu si trova Nangpa La (5.716 m), un passo ghiacciato che funge da principale rotta commerciale tra i tibetani e gli sherpa del Khumbu. Questo passo separa il Khumbu e il Rolwaling Himalaya. Grazie alla sua vicinanza a questo passo e ai pendii generalmente moderati del percorso ordinario della cresta nord-ovest, il Cho Oyu è considerato il picco di 8.000 metri più facile da scalare. È un obiettivo popolare per le scalate guidate da professionisti.

Storia –
Il Cho Oyu è stato il quinto ottomila a essere scalato (1954), dopo l’Annapurna (1950), l’Everest (1953), il Nanga Parbat (1953) e il K2 (1954). Proporzionalmente, è considerato l’ottomila meno impegnativo, ed è quello che presenta il tasso di mortalità più basso. Per queste sue caratteristiche, e per la facilità di accesso al campo base, è anche l’ottomila che registra il maggior numero di scalate effettuate, subito dopo l’Everest.
I primi tentativi di scalata risalgono al 1951. In quell’anno gli alpinisti Tom Bourdillon e William Hutchinson Murray, facenti parte di una spedizione inglese guidata da Eric Shipton, raggiunsero il colle Nangpa La nelle vicinanze del Cho Oyu dal lato cinese. La spedizione aveva come scopo principale l’esplorazione dell’Everest, e il Cho Oyu fu un obiettivo secondario.
Nel 1952 le pareti del Cho Oyu e alcune vette circostanti furono esplorate nuovamente da una spedizione inglese, sempre guidata da Shipton. Vi facevano parte, tra gli altri, gli alpinisti Edmund Hillary, George Lowe, Tom Bourdillon, Charles Evans e Alfred Gregory. Fu scelto il Cho Oyu in seguito al mancato permesso per l’Everest, ma la spedizione fu comunque utilizzata come allenamento per la salita dell’Everest dell’anno successivo, che sarebbe stato un successo per Hillary e Tenzing Norgay. Fu esplorata sia la parete sud-est, nepalese, da parte di Evans e Gregory, che la parete nord da Hillary e Lowe.
La prima ascensione fu compiuta il 19 ottobre 1954 dagli austriaci Herbert Tichy, Joseph Jöchler e dallo sherpa Pasang Dawa Lama, lungo il versante nord ovest. La spedizione diventò famosa per l’utilizzo dello stile alpino senza ossigeno, in netto contrasto con lo stile pesante dell’epoca.
La prima ascensione femminile risale invece al 13 maggio 1984 ad opera di Věra Komárková e Dina Štěrbová, facenti parte di una spedizione cecoslovacca.
La prima ascensione invernale è datata 12 febbraio 1985; questa fu eseguita da Maciej Berbeka e Maciej Pawlikowski (via ripetuta tre giorni dopo da Andrzej Heinrich e Jerzy Kukuczka), facenti parte di una spedizione polacca.

Flora –
La geografia e il clima caratterizzano notevolmente la flora di quest’area del pianeta, limita poi dalle quote più elevate.
Fino ad una certa quota troviamo vaste foreste millenarie, nonostante la deforestazione dei decenni passati.
Queste foreste si trovano tipicamente su pendii ripidi, rocciosi e rivolti a nord. Gli alberi più comuni sono Abies spectabilis, Larix griffithii, Juniperus recurva, Juniperus indica, Betula utilis, Acer e Sorbus. Il sottobosco è caratterizzato da una ricca varietà di rododendri colorati, tra cui Rhododendron hodgsonii, Rhododendron barbatum, Rhododendron campylocarpum, Rhododendron campanulatum, Rhododendron fulgens, e Rhododendron thomsonii. Altri arbusti includono Viburnum grandiflorum e Lonicera angustifolia.
La tsuga dumosa cresce nelle zone più umide e alle quote più basse. Il pinus wallichiana cresce nelle aree più asciutte del Tibet ed è particolarmente comune nella regione del Khumbu. Il taxus baccata è importante ma non comune.
I boschi di ginepro crescono in pianura, nelle valli fluviali interne, mescolati con varie specie di Salix e Prunus. Quelli nella valle di Tsarijathang nel parco nazionale di Jigme Dorji del Bhutan sono un importante habitat estivo per il takin.

Fauna –
L’ecoregione intorno al Cho Oyu ospita circa ottantanove specie di mammiferi provenienti sia dalla ecozona indomalese che dalla ecozona paleartica, tra cui zibetti, martore, tahr dell’Himalaya e muntjac. Il mosco dell’Himalaya, cacciato per le sue ghiandole muschiate, e il panda rosso in via di estinzione sono importanti abitanti per i quali le foreste di conifere sono l’habitat tipico, il panda rosso vive tra i 3 000 e i 4 000 metri dove c’è un sottobosco di bambù sotto gli abeti. Altre specie in pericolo di estinzione sono il takin, il capricorno dell’Himalaya e lo scoiattolo volante multicolore, mentre il pipistrello di Mandelli, il cane selvatico asiatico, l’orso tibetano e il tahr dell’Himalaya sono considerati vulnerabili. Ci sono due scoiattoli quasi endemici, il petaurista di Hodgson e il petaurista del Bhutan insieme ad un puro roditore endemico, il topo dei boschi dell’Himalaya.
In questa ecoregione sono state registrate circa 200 specie di uccelli, sei delle quali sono endemiche; pernice dal petto castano, barwing dalla gola canuta, fulvetta di Ludlow, scricciolo del Nepal, pernice monale della Szechenyi e parrocchetto di Derby. Gli ultimi due sono limitati ad un’area di foresta di conifere nell’Arunachal Pradesh.[1] Tra gli uccelli minacciati o in pericolo di estinzione dell’ecoregione ci sono il fagiano orecchiuto del Tibet e il lofoforo di Sclater, mentre altri uccelli sono sensibili ai cambiamenti di habitat e quindi potenzialmente vulnerabili, tra cui il fagiano insanguinato, il tragopano di Blyth, il tragopano satiro, il trogone di Ward e la pernice dal petto castano. Infatti questa ecoregione fa parte di due aree degli uccelli endemici della BirdLife International per il numero di uccelli per i quali le conifere sono importanti per la riproduzione.

Guido Bissanti




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