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Plantago indica

La Piantaggine ramosa o Piantaggine delle sabbie (Plantago indica L.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Asteridae,
Ordine Lamiales,
Famiglia Plantaginaceae,
Genere Plantago,
Specie P. indica.
Sono sinonimi i termini:
– Plantago agrestis Salzm. ex Steud.;
– Plantago arenaria Waldst. & Kit.;
– Plantago cynopsidea Schult.;
– Plantago eriocarpa Viv. ex Coss.;
– Plantago garganica Decne.;
– Plantago pseudopsyllium Desf.;
– Plantago psyllia St.-Lag.;
– Plantago psyllium L.;
– Plantago ramosa (Gilib.) Asch.;
– Plantago sicula C. Presl;
– Plantago stricta Boutelou ex Willk. & Lange;
– Psyllium afrum Mirb.;
– Psyllium annuum Mirb.;
– Psyllium annuum Thuill.;
– Psyllium arenarium (Waldst. & Kit.) Mirb.;
– Psyllium erectum Dum.Cours.;
– Psyllium indicum (L.) Mirb.;
– Psyllium indicum subsp. orientale Soják;
– Psyllium parviflorum Mirb.;
– Psyllium ramosum Gilib.;
– Psyllium scabrum (Moench) Holub;
– Psyllium scabrum subsp. orientale (Soó) Holub..

Etimologia –
Il termine Plantago viene da plánta pianta del piede: simile alla pianta del piede, riferimento alle dimensioni delle foglie della piantaggine maggiore.
L’epiteto specifico indica significa dell’India o delle Indie ma è un epiteto improprio in quanto specie con un areale di origine non centrato direttamente in India.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Plantago indica è una pianta originaria di un areale non ben definitivo che comprende il Nord Africa, Cina sudoccidentale, Europa con riferimento alla Russia e poi attraverso il Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.
La pianta è stata ampiamente naturalizzata, inoltre, in aree dell’Australia, del Nord America, dell’India, del Giappone e del Pakistan.
Il suo habitat è quello delle aree sabbiose (da cui il sinonimo di Plantago arenaria) come nei deserti aridi e sulle spiagge sabbiose, ed è stata anche vista distribuita sui bordi delle strade e sui binari ferroviari e nelle aree steppiche.

Descrizione –
La Piantaggine ramosa è una pianta erbacea annuale che raggiunge un’altezza variabile da 5 a 35 cm.
Possiede un rizoma da cui si dipartono radici secondarie.
Presenta una parte area con un fusto eretto, con rami ascellari pelosi e più o meno ghiandolosi.
Le foglie sono radicate ai nodi, hanno una disposizione opposta, distanziate e formano un fusto foglioso. Presentano lamina intera, piatta con forme strettamente lineari-lanceolate attenuate verso l’apice (gli apici sono ottusi), con dimensione di pochi mm in larghezza e 35 – 70 mm in lunghezza.
La pianta porta numerose infiorescenze a forma di spiga più o meno ovoide (ovale-ellittica) su peduncoli allungati in posizione opposta alle ascelle delle foglie superiori. Sono presenti delle brattee dimorfe con forme lanceolate; quelle inferiori hanno la base allargata (3 – 4 mm), hanno una consistenza membranosa e sono sormontate (prolungate) da una resta erbacea lineare di 3 – 6 mm; quelle superiori hanno delle forme da ovali a oblanceolate e sono larghe 2,5 mm. la dimensione dell’infiorescenza è di 1 – 1,5 cm, con una lunghezza dei peduncoli di 5 – 6 cm.
I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, tetrameri (4-ciclici), ossia con quattro verticilli (calice – corolla – androceo – gineceo) e tetrameri (4-meri: la corolla e il calice sono più o meno a 4 parti).
Il calice è formato da 4 sepali è gamosepalo e attinomorfo a forma di tubo terminante con 4 denti (la parte terminale dei quattro sepali) a forma ovata (soprattutto quelli anteriori); la superficie è glabra o cigliata. I sepali possono essere leggermente riuniti 2 a 2. Quelli dorsali sono carenati (ma non sono alati). Il calice inoltre è persistente. Lunghezza dei sepali: 3,5 – 4 mm.
La corolla è formata da 4 petali è gamopetala e attinomorfa (in realtà i petali da 5 sono diventati 4 per fusione dei due petali superiori). La consistenza è membranosa (o scariosa) ed ha un tubo allungato terminante con 4 lobi patenti. Il colore è bianco (o giallastro). Lunghezza dei lobi della corolla: 1,8 – 2,2 mm.
L’androceo presenta 4 stami didinami e epipetali (ossia adnati all’interno della corolla con disposizione alternata rispetto ai petali); la loro lunghezza supera quella della corolla. I filamenti sono colorati di marrone. Le antere sono grosse a due logge con base debolmente sagittata (le sacche polliniche sono divergenti) e deiscenza longitudinale. Il colore delle antere è bianco-giallastro. I grani pollinici sono tricolporati. Dimensione delle antere: larghezza 1,2; lunghezza 1,9 mm.
Il gineceo presenta un ovario supero formato da due carpelli saldati (ovario biloculare; ma possono essere presenti da 1 fino a 4 loculi). In ogni loculo si trova uno o più ovuli a placentazione assile (se il loculo è uno solo, allora la placentazione può essere libera, centrale o basale). Gli ovuli hanno un solo tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell’ovulo, ridotta a poche cellule). Lo stilo è unico, filiforme con uno stigma cilindrico o usualmente bilobo (a volte lo stigma è piumoso). Il disco nettario è assente (l’impollinazione è soprattutto anemogama).
L’antesi è tra maggio e luglio – settembre.
Il frutto è un pissidio con deiscenza trasversale, glabro di colore bruno chiaro, di 3-4 x 2 mm, con 2 semi di 2,5-3,5 x 0,7-1,2mm, subellissoidi, a forma di barchetta, canalicolati nella superficie interna, lucidi, di colore bruno.

Coltivazione –
Plantago indica è una pianta che viene raccolta allo stato naturale per l’uso locale come fonte di alimento e medicinali.
Questa pianta cresce in qualsiasi terreno moderatamente fertile ma in posizione soleggiata; inoltre questa specie è coltivata in molte aree per il suo seme, che viene utilizzato, come detto, in medicina.
La propagazione avviene per seme, con semina da effettuare in primavera in un semenzaio non riscaldato. Una volta germinate le giovani piantine, se già abbastanza grandi da poter essere maneggiate, vanno poste in vasetti singoli e trapiantate poi all’inizio dell’estate.
È possibile la semina direttamente in pieno campo da metà a tarda primavera se si hanno abbastanza semi.

Usi e Tradizioni –
I semi della Plantago indica, come detto, vengono impiegati per scopi medici come lassativo e sono anche usati per trattare la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e diarrea estraendo la mucillagine dal tegumento.
È stato anche riportato che la mucillagine dei semi riduce il rischio di malattie coronariche.
La Plantago indica trova impiego in campo alimentare dove si utilizzano le giovani foglie sia crude che cotte.
Tuttavia l’uso predominante è quello come lassativo sicuro ed efficace utilizzato da migliaia di anni nella fitoterapia occidentale.
Sia i semi essiccati che i gusci dei semi sono emollienti, emollienti e purganti.
I semi hanno un rivestimento mucillaginoso e si gonfiano fino a diverse volte il loro volume quando vengono immersi in acqua.
I semi e le bucce contengono alti livelli di fibra che, espandendosi e divenendo molto gelatinosi se immersi in acqua, mantiene un alto contenuto di acqua all’interno dell’intestino crasso aumentando la massa delle feci, facilitandone così il passaggio.
Il loro effetto regolatore sull’apparato digerente fa sì che possano essere utilizzati anche nel trattamento della diarrea e aiutando ad ammorbidire le feci riducendo l’irritazione dovute ad emorroidi.
Inoltre la mucillagine gelatinosa prodotta quando i semi sono immersi in acqua ha la capacità di assorbire le tossine all’interno dell’intestino crasso, per cui aiuta a rimuovere le tossine dal corpo e può essere usata per ridurre l’autotossicità.

Modalità di Preparazione –
Della La Piantaggine ramosa si utilizzano i semi, sia in cucina che in medicina ma anche, soprattutto negli ultimi tempi, nella cosmesi.
In particolare nella cosmesi trova impiego per uso esterno per trattare la pelle secca ed arrossata ma anche per calmare le infiammazioni della gola o le irritazioni delle parti intime.
In cucina invece la cuticola viene utilizzata come addensante; la farina per la realizzazione di pane, pasta e focacce. Per l’uso alimentare si trova in vendita in polvere in bustine.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





[:en]

Plantago indica

The Branched Plantain or French Psyllium (Plantago indica L.) is a herbaceous species belonging to the Plantaginaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Spermatophyta superdivision,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Subclass Asteridae,
Lamiales Order,
Plantaginaceae family,
Genus Plantago,
Species P. indica.
The terms are synonymous:
– Plantago agrestis Salzm. ex Steud .;
– Plantago arenaria Waldst. & Kit .;
– Plantago cynopsidea Schult .;
– Plantago eriocarpa Viv. ex Coss .;
– Plantago garganica Decne .;
– Plantago pseudopsyllium Desf .;
– Plantago psyllia St.-Lag .;
– Plantago psyllium L .;
– Plantago ramosa (Gilib.) Asch .;
– Plantago sicula C. Presl;
– Plantago stricta Boutelou ex Willk. & Lange;
– Psyllium afrum Mirb .;
– Psyllium annuum Mirb .;
– Psyllium annuum Thuill .;
– Psyllium arenarium (Waldst. & Kit.) Mirb .;
– Psyllium erectum Dum.Cours .;
– Psyllium indicum (L.) Mirb .;
– Psyllium indicum subsp. oriental Soják;
– Psyllium parviflorum Mirb .;
– Psyllium ramosum Gilib .;
– Psyllium scabrum (Moench) Holub;
– Psyllium scabrum subsp. oriental (Soó) Holub ..

Etymology –
The term Plantago comes from plánta sole of the foot: similar to the sole of the foot, referring to the size of the leaves of the greater plantain.
The specific epithet indica means from India or the Indies but it is an improper epithet as a species with an area of ​​origin not directly centered in India.

Geographic Distribution and Habitat –
Plantago indica is a plant originating from a not very definitive range that includes North Africa, southwestern China, Europe with reference to Russia and then through Kazakhstan, Kyrgyzstan and Tajikistan.
The plant has also been widely naturalized in areas of Australia, North America, India, Japan and Pakistan.
Its habitat is that of sandy areas (hence the synonym of Plantago arenaria) as in arid deserts and sandy beaches, and it has also been seen distributed along roadsides and railway tracks and in steppe areas.

Description –
The Branched Plantain is an annual herbaceous plant that reaches a height ranging from 5 to 35 cm.
It has a rhizome from which secondary roots branch off.
It has an area part with an erect stem, with hairy and more or less glandular axillary branches.
The leaves are rooted at the nodes, have an opposite arrangement, spaced apart and form a leafy stem. They have an entire, flat lamina with strictly linear-lanceolate shapes attenuated towards the apex (the apexes are obtuse), with a size of a few mm in width and 35 – 70 mm in length.
The plant bears numerous spike-shaped inflorescences more or less ovoid (oval-elliptical) on elongated peduncles opposite the axils of the upper leaves. There are dimorphic bracts with lanceolate forms; the lower ones have an enlarged base (3 – 4 mm), have a membranous consistency and are surmounted (prolonged) by a linear herbaceous residue of 3 – 6 mm; the upper ones have oval to oblanceolate shapes and are 2.5 mm wide. the size of the inflorescence is 1 – 1.5 cm, with a peduncle length of 5 – 6 cm.
The flowers are hermaphroditic, actinomorphic, tetramers (4-cyclic), that is with four whorls (chalice – corolla – androecium – gynoecium) and tetramers (4-mer: the corolla and the chalice are more or less 4 parts).
The calyx is formed by 4 sepals is gamosepal and actinomorphic in the shape of a tube ending with 4 teeth (the terminal part of the four sepals) with an ovate shape (especially the anterior ones); the surface is hairless or ciliated. The sepals can be slightly joined 2 to 2. The dorsal ones are carinated (but they are not winged). The glass is also persistent. Length of sepals: 3.5 – 4 mm.
The corolla is made up of 4 petals, it is gamopetala and actinomorphic (actually the 5 petals have become 4 by fusion of the two upper petals). The consistency is membranous (or scariose) and has an elongated tube ending in 4 patent lobes. The color is white (or yellowish). Length of the corolla lobes: 1.8 – 2.2 mm.
The androecium has 4 didynamic and epipetal stamens (ie adnate within the corolla with an alternating arrangement with respect to the petals); their length exceeds that of the corolla. The filaments are colored brown. The anthers are large with two lodges with a weakly sagittate base (the pollen sacs are divergent) and longitudinal dehiscence. The color of the anthers is yellowish-white. The pollen grains are tricolporated. Size of the anthers: width 1.2; length 1.9 mm.
The gynoecium has an upper ovary formed by two welded carpels (bilocular ovary; but there can be from 1 to 4 niches). In each niche there is one or more ovules with axile placentation (if there is only one niche, then the placentation can be free, central or basal). The ova have only one integument and are tenuinucellated (with the nocella, the primordial stage of the ovum, reduced to a few cells). The stylus is single, filiform with a cylindrical or usually bilobed stigma (sometimes the stigma is feathery). The nectary disc is absent (pollination is mainly anemogamous).
The antesis is between May and July – September.
The fruit is a pyx with transverse dehiscence, glabrous of light brown color, of 3-4 x 2 mm, with 2 seeds of 2,5-3,5 x 0,7-1,2mm, subellipsoid, boat-shaped, channeled on the internal surface, shiny, brown in color.

Cultivation –
Plantago indica is a plant that is harvested in its natural state for local use as a source of food and medicines.
This plant grows in any moderately fertile soil but in a sunny position; moreover this species is cultivated in many areas for its seed, which is used, as mentioned, in medicine.
Propagation occurs by seed, with sowing to be carried out in spring in an unheated seedbed. Once the young seedlings have germinated, if already large enough to be handled, they should be placed in single pots and then transplanted at the beginning of summer.
It is possible to sow directly in the open field from mid to late spring if you have enough seeds.

Customs and Traditions –
The seeds of Plantago indica, as mentioned, are used for medical purposes as a laxative and are also used to treat irritable bowel syndrome (IBS) and diarrhea by extracting mucilage from the integument.
Seed mucilage has also been reported to reduce the risk of coronary heart disease.
Plantago indica is used in the food sector where both raw and cooked young leaves are used.
However, the predominant use is as a safe and effective laxative used for thousands of years in Western herbal medicine.
Both dried seeds and seed shells are emollient, emollient and purgative.
The seeds have a mucilaginous coating and swell up to several times their volume when immersed in water.
The seeds and skins contain high levels of fiber which, expanding and becoming very gelatinous when immersed in water, maintains a high water content inside the large intestine, increasing the mass of the stool, thus facilitating its passage.
Their regulating effect on the digestive system means that they can also be used in the treatment of diarrhea and helping to soften the stool by reducing irritation due to hemorrhoids.
Furthermore, the gelatinous mucilage produced when the seeds are immersed in water has the ability to absorb toxins within the large intestine, so it helps remove toxins from the body and can be used to reduce self-toxicity.

Preparation Method –
The seeds of the Branched Plantain are used, both in cooking and in medicine but also, especially in recent times, in cosmetics.
In particular in cosmetics it is used for external use to treat dry and reddened skin but also to soothe inflammation of the throat or irritation of the intimate parts.
In the kitchen, on the other hand, the cuticle is used as a thickener; the flour for making bread, pasta and focaccia. For food use, it is sold in powder in sachets.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Plantago indica

El Psilio francés (Plantago indica L.) es una especie herbácea perteneciente a la familia Plantaginaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Superdivisión de espermatophyta,
División Magnoliophyta,
Clase Magnoliopsida,
Subclase Asteridae,
Orden Lamiales,
Familia Plantaginaceae,
Género Plantago,
Especie P. indica.
Los términos son sinónimos:
– Plantago agrestis Salzm. ex Steud.;
– Plantago arenaria Waldst. & Kit.;
– Plantago cynopsidea Schult.;
– Plantago eriocarpa Viv. ex Coss.;
– Plantago garganica Decne.;
– Plantago pseudopsyllium Desf.;
– Plantago psyllia St.-Lag.;
– Plantago psyllium L.;
– Plantago ramosa (Gilib.) Asch.;
– Plantago sicula C. Presl;
– Plantago stricta Boutelou ex Willk. & Lange;
– Psyllium afrum Mirb.;
– Psyllium annuum Mirb.;
– Psyllium annuum Thuill.;
– Psyllium arenarium (Waldst. & Kit.) Mirb.;
– Psyllium erectum Dum.Cours.;
– Psyllium indicum (L.) Mirb.;
– Psyllium indicum subsp. oriental Soják;
– Psyllium parviflorum Mirb.;
– Psyllium ramosum Gilib.;
– Psyllium scabrum (Moench) Holub;
– Psyllium scabrum subsp. oriental (Soó) Holub ..

Etimología –
El término Plantago proviene de plánta planta del pie: similar a la planta del pie, refiriéndose al tamaño de las hojas del llantén mayor.
El epíteto específico indica significa de la India o las Indias, pero es un epíteto inadecuado como especie con un área de origen que no se centra directamente en la India.

Distribución geográfica y hábitat –
Plantago indica es una planta originaria de un rango no muy definitivo que incluye el norte de África, suroeste de China, Europa con referencia a Rusia y luego a través de Kazajstán, Kirguistán y Tayikistán.
La planta también se ha naturalizado ampliamente en áreas de Australia, América del Norte, India, Japón y Pakistán.
Su hábitat es el de zonas arenosas (de ahí el sinónimo de Plantago arenaria) como en desiertos áridos y playas arenosas, y también se ha visto distribuida a lo largo de bordes de carreteras y vías férreas y en zonas esteparias.

Descripción –
El Psilio francés es una planta herbácea anual que alcanza una altura que oscila entre los 5 y los 35 cm.
Tiene un rizoma del que se ramifican raíces secundarias.
Tiene una parte de área con un tallo erecto, con ramas axilares peludas y más o menos glandulares.
Las hojas tienen raíces en los nudos, tienen una disposición opuesta, están espaciadas y forman un tallo frondoso. Presentan una lámina entera, plana, de formas estrictamente lineales-lanceoladas atenuadas hacia el ápice (los ápices son obtusos), con un tamaño de pocos mm de ancho y 35-70 mm de largo.
La planta presenta numerosas inflorescencias en forma de espiga más o menos ovoides (ovalado-elípticas) sobre pedúnculos alargados opuestos a las axilas de las hojas superiores. Hay brácteas dimórficas con formas lanceoladas; las inferiores tienen una base agrandada (3 – 4 mm), tienen una consistencia membranosa y están coronadas (prolongadas) por un residuo herbáceo lineal de 3 – 6 mm; las superiores tienen formas ovaladas a oblanceoladas y miden 2,5 mm de ancho. el tamaño de la inflorescencia es de 1 a 1,5 cm, con una longitud de pedúnculo de 5 a 6 cm.
Las flores son hermafroditas, actinomorfas, tetrámeros (4-cíclicos), es decir con cuatro verticilos (cáliz – corola – androceo – gineceo) y tetrámeros (4-mer: corola y cáliz son más o menos 4 partes).
El cáliz está formado por 4 sépalos gamosepal y actinomorfo en forma de tubo que termina en 4 dientes (la parte terminal de los cuatro sépalos) de forma ovada (especialmente los anteriores); la superficie es lampiña o ciliada. Los sépalos pueden estar ligeramente unidos de 2 a 2. Los dorsales están carinados (pero no alados). El vidrio también es persistente. Longitud de los sépalos: 3,5 – 4 mm.
La corola está formada por 4 pétalos, es gamopetala y actinomorfa (en realidad los 5 pétalos se han convertido en 4 por fusión de los dos pétalos superiores). La consistencia es membranosa (o escariosa) y tiene un tubo alargado que termina en 4 lóbulos permeables. El color es blanco (o amarillento). Longitud de los lóbulos de la corola: 1,8 – 2,2 mm.
El androceo tiene 4 estambres didinámicos y epipetales (es decir, adnados dentro de la corola con una disposición alterna con respecto a los pétalos); su longitud excede la de la corola. Los filamentos son de color marrón. Las anteras son grandes con dos logias con una base débilmente sagitada (los sacos de polen son divergentes) y dehiscencia longitudinal. El color de las anteras es blanco amarillento. Los granos de polen están tricolporados. Tamaño de las anteras: ancho 1,2; longitud 1,9 mm.
El gineceo tiene un ovario superior formado por dos carpelos soldados (ovario bilocular; pero puede haber de 1 a 4 nichos). En cada nicho hay uno o más óvulos con placentación axil (si solo hay un nicho, la placentación puede ser libre, central o basal). Los óvulos tienen un solo tegumento y están tenuinucellados (con la nocella, la etapa primordial del óvulo, reducida a unas pocas células). La aguja es única, filiforme con un estigma cilíndrico o generalmente bilobulado (a veces el estigma es plumoso). El disco nectario está ausente (la polinización es principalmente anemogama).
La antesis es entre mayo y julio – septiembre.
El fruto es una pícea con dehiscencia transversal, glabra de color marrón claro, 3-4 x 2 mm, con 2 semillas de 2.5-3.5 x 0.7-1.2 mm, subelipsoide, en forma de bote, acanalada en la superficie interna, brillante, de color marrón.

Cultivo –
Plantago indica es una planta que se cosecha en su estado natural para uso local como fuente de alimento y medicinas.
Esta planta crece en cualquier suelo moderadamente fértil pero en una posición soleada; además, esta especie se cultiva en muchas áreas por su semilla, que se utiliza, como se mencionó, en medicina.
La propagación se produce por semilla, y la siembra se realiza en primavera en un semillero sin calefacción. Una vez que las plántulas jóvenes han germinado, si ya son lo suficientemente grandes para ser manipuladas, deben colocarse en macetas individuales y luego trasplantarse al comienzo del verano.
Es posible sembrar directamente en campo abierto desde mediados hasta finales de la primavera si tiene suficientes semillas.

Costumbres y tradiciones –
Las semillas de Plantago indica, como se mencionó, se usan con fines médicos como laxante y también se usan para tratar el síndrome del intestino irritable (SII) y la diarrea extrayendo mucílagos del tegumento.
También se ha informado que el mucílago de semillas reduce el riesgo de enfermedad coronaria.
Plantago indica se utiliza en el sector alimentario donde se utilizan hojas tiernas tanto crudas como cocidas.
Sin embargo, el uso predominante es como un laxante seguro y eficaz utilizado durante miles de años en la medicina herbal occidental.
Tanto las semillas secas como las cáscaras de las semillas son emolientes, emolientes y purgantes.
Las semillas tienen una capa mucilaginosa y se hinchan hasta varias veces su volumen cuando se sumergen en agua.
Las semillas y hollejos contienen altos niveles de fibra que, expandiéndose y volviéndose muy gelatinosos al sumergirlos en agua, mantiene un alto contenido de agua dentro del intestino grueso, aumentando la masa de las heces, facilitando así su paso.
Su efecto regulador sobre el sistema digestivo hace que también se puedan utilizar en el tratamiento de la diarrea y ayudar a suavizar las heces al reducir la irritación debida a las hemorroides.
Además, el mucílago gelatinoso que se produce cuando las semillas se sumergen en agua tiene la capacidad de absorber toxinas dentro del intestino grueso, por lo que ayuda a eliminar las toxinas del cuerpo y se puede utilizar para reducir la autotoxicidad.

Método de preparación –
Las semillas del Psilio francés se utilizan, tanto en cocina como en medicina pero también, especialmente en los últimos tiempos, en cosmética.
En particular en cosmética se utiliza para uso externo para tratar la piel seca y enrojecida, pero también para aliviar la inflamación de la garganta o la irritación de las partes íntimas.
En la cocina, en cambio, la cutícula se utiliza como espesante; la harina para hacer pan, pasta y focaccia. Para uso alimentario, se vende en polvo en sobres.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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