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Picrorhiza kurroa

La Katuka (Picrorhiza kurroa Royle ex Benth.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Asteridae,
Ordine Plantaginales,
Famiglia Plantaginaceae,
Genere Picrorhiza,
Specie P. kurroa.
Sono sinonimi i termini:
– Picrorhiza lindleyana Steud.;
– Valeriana lindleyana Wall.;
– Veronica lindleyana Wall..

Etimologia –
Il termine Picrorhiza deriva dalle due parole grecehe pikrós ‘amaro’ e ῥίζα «radice», in latino –rhiza.
L’epiteto specifico kurroa è di orgine incerta e molto probabilmente legato al nome vernacolare della pianta.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Picrorhiza kurroa è una pianta originaria della regione himalayana, presente in un areale che va dal Kashmir al Sikkim e in Nepal, ad un’altitudine compresa tra 3500 e 4800 m. s.l.m..
Il suo habitat è quello in prossimità di sorgenti su rocce umide, dal limite del bosco agli ambienti di alta montagna dove predilige pendii umidi, relativamente meno esposti, esposti a nord-ovest.
Esistono due varietà di cui la varietà a foglia stretta si trova generalmente nella regione più elevata vicino a sorgenti, burroni rocciosi, pendii ripidi e su massi; la varietà a foglia larga si trova ad altitudini relativamente più basse sotto arbusti con condizioni umide e alto contenuto di humus.

Descrizione –
La Picrorhiza kurroa è una piccola erba perenne che si forma da rizomi legnosi lunghi 15-25 cm, articolati e zigzaganti, di colore bruno-grigiastri, cilindrici, irregolarmente curvi con ramificazione e radicazione ai nodi.
Le foglie sono lunghe 5–15 cm, quasi tutte alla base, spesso appassite; sono grossolanamente dentate, ristrette a un picciolo alato.
I fiori sono piccoli, di colore azzurro pallido o violaceo, portati in spighe cilindriche, su steli eretti quasi spogli; i fiori sono di circa 8 mm, con 5 lobi al centro e con stami molto più lunghi.
L’antesi è tra giugno ed agosto.
I frutti sono delle capsule sferiche bicellulari, striscianti, eretti alla fioritura, frondosi e leggermente pelosi, lunghe 1,3 cm.
I semi sono numerosi e di colore bianco.

Coltivazione –
La Katuka è una pianta che cresce bene in climi freschi e umidi. Predilige in terreno argilloso sabbioso ma che sia poroso per facilitare la diffusione orizzontale dei rizomi sottostanti, che producono germogli aerei dai nodi.
La pianta preferisce luoghi sufficientemente umidi e ombreggiati.
È una pianta di alta quota che manifesta comunque una forte mortalità durante piogge prolungate e intense.
La pianta può essere propagata tramite piantine da seme ma può anche essere propagata sia tramite rizomi che stoloni.
I semi possono essere raccolti in agosto-settembre per l’allevamento in vivaio. La vitalità dei semi è superiore al 60% per un periodo di circa sei mesi.
I letti del vivaio vengono piantati utilizzando rizomi e stoloni nel periodo di ottobre-novembre.
Il ceppo può essere allevato in sacchetti di plastica, vassoi di polistirolo o aiuole.
Tuttavia, i letti interrati dovrebbero essere preparati nel vivaio per conservare l’umidità durante il periodo di carenza d’acqua.
Ogni frammento di rizoma deve avere da due a tre nodi intatti per un migliore insediamento nel campo e sono adatti anche alla moltiplicazione in condizioni di coltivazione controllate con o senza trattamento ormonale.
I semi possono anche essere piantati in bancali o sacchetti di plastica per la germinazione. I semi non mostrano alcuna dormienza e germinano senza alcun pretrattamento.
Tuttavia, i semi trattati con 100 PPM e 200 PPM di GA3 (acido gibberellico) per 24 ore hanno rispettivamente un tasso di sopravvivenza del 95% e del 90%.
Quando la superficie del suolo è ricoperta di muschio, la percentuale di germinazione è massimizzata.
Per la coltivazione si consigliano circa 165.000 piantine per ettaro, il che significa che sono necessari 1-1,5 kg di semi per ettaro di terreno.
È stato riscontrato che i rizomi piantati a una distanza di 30 cm × 20 cm danno i migliori risultati in termini di resa.
Per la coltivazione il terreno va preparato con un dissodamento, reso friabile e poroso mediante ripetute arature in modo da facilitare lo spargimento orizzontale dei rizomi sottostanti.
Il campo viene lasciato aperto per una settimana per la solarizzazione. A questo si aggiunge del letame o lettiere di sottobosco ben decomposti che vanno mescolati al terreno in ragione di 6 tonnellate/ettaro almeno 15 giorni prima del trapianto.
Per un trapianto ottimale sono necessarie circa 110.000 piante ed il trapianto va effettuato ad una distanza di 20 cm × 30 o 30 cm × 30 cm. Se le pratiche agronomiche sono svolte correttamente, la densità delle piante può aumentare fino a 300.000 dopo la prima stagione di crescita.
La Picrorhiza kurroa è una pianta che si avvantaggia della conosciazione.
Per esempio si può attuare la consociazione con Foeniculum vulgare, patata e Digitalis purpurea con un discreto successo, poiché queste piante forniscono il microclima per una migliore crescita, cioè trattengono l’umidità più a lungo e forniscono ombra per una migliore crescita di P. kurroa .
Tuttavia, la consociazione con la patata necessita di cure particolari al momento della raccolta delle patate, poiché le piante possono essere sradicate durante il processo.
Dopo la raccolta della patata, è necessaria la zappatura seguita dalla rincalzatura del terreno alla base della pianta.
In consociazione con F. vulgare e D. purpurea, queste due specie vengono piantate ad una distanza di circa 60 cm, e talee di stoloni di specie Picrorhiza vengono trapiantate ad una distanza di 30 cm × 30 cm tra queste piante.
Per integrare i componenti fertilizzanti si può utilizzare urea che dovrebbe essere somministrata a una concentrazione dell’1,5% nel periodo di luglio e agosto per soddisfare le esigenze delle piante.
In caso di forti piogge, i terreni dovrebbero essere drenati scavando canali attraverso i campi.
Si ricorda che i campi di coltivazione devono essere irrigati a giorni alterni durante l’estate e secondo necessità durante l’inverno. I campi devono essere sempre mantenuti sufficientemente umidi.
Per le infestanti viene praticato il diserbo manuale che deve avvenire frequentemente ad un intervallo di cinque-sette giorni durante la prima stagione di crescita. Nelle fasi successive, si consiglia il diserbo insieme alla zappatura ad intervalli di un mese.
Tra le malattie si riporta che a quote più basse (1800-2500 m), le piante vengono infettate dall’oidio durante il periodo di crescita iniziale (marzo-maggio), che può essere controllato spruzzando Topsin-M (tiofinato di metile 0,1%) circa 15-20 giorni dopo l’inizio, seguito da un’altra irrorazione dopo 15 giorni. L’oidio compare anche dopo un eccesso di letame.
Al momento della fioritura e della formazione dei semi, l’irrorazione di insetticida (ecalux, 0,5%) due volte a intervalli di 10 giorni previene la perdita di semi a causa di insetti e afidi.
Nella fascia media, generalmente, non vi è invece incidenza di malattie di vario tipo ma esiste la possibilità di mortalità a causa delle forti piogge durante la stagione delle piogge.
Per quanto riguarda la raccolta la Picrorhiza kurroa ha un ciclo di vita di tre anni.
Dopo il completamento della fioritura, la fruttificazione inizia ad agosto e continua fino a settembre. La pianta ha bisogno di un anno per la completa maturazione del seme.
Le radici e i rizomi vengono raccolti manualmente a settembre, quando i germogli o le parti aeree iniziano ad appassire e seccare.
Le piante allevate per talea maturano quasi un anno prima di quelle allevate dalle piantine.
Tuttavia, per ottenere contenuti attivi più elevati, le piante devono essere raccolte prima che avvenga la fioritura.
Le radici e i rizomi devono essere essiccati all’ombra e, dopo un’adeguata essiccazione, il materiale deve essere imballato in sacchi di iuta foderati di polietilene per garantire la protezione dall’umidità.
Per quanto riguarda le rese viene riportato che la pianta produca circa 11 quintali/ettaro di radici secche e rizomi al terzo anno, quando la coltura viene allevata tramite rizomi; tuttavia, 10-11 quintali/ettaro di peso secco di radici e rizomi si ottengono in tempi minori quando la pianta viene propagata mediante stoloni.
La resa si riduce a circa 6 quintali/ettaro quando si utilizzano semi come materiale di propagazione. La resa aumenta proporzionalmente con l’elevazione.
Il costo della coltivazione è elevato a causa degli elevati costi di manutenzione a quote più elevate.

Usi e Tradizioni –
La Picrorhiza kurroa è uno dei principali prodotti forestali non legnosi che generano reddito nelle regioni dell’Himalaya nepalese. È una delle piante medicinali più antiche commerciate nella zona di Karnali. Conosciuta come kutki o कुटकी in nepalese, è un’erba perenne ed è usata come sostituto della genziana indiana (Gentiana kurroo).
Questa pianta si trova lontano dalle comunità abitate che impiegano ore o giorni per raggiungere a piedi il suo habitat di crescita naturale.
Questa pianta è un’erba ben nota nel sistema medico ayurvedico ed è stata tradizionalmente utilizzata per trattare i disturbi del fegato e delle vie respiratorie superiori, ridurre la febbre e trattare la dispepsia, la diarrea cronica e la puntura di scorpione.
I costituenti attivi si ottengono dalla radice e dai rizomi. La pianta è auto-rigenerante, ma la raccolta eccessiva non regolamentata l’ha portata quasi all’estinzione.
La ricerca attuale su Picrorhiza kurroa si è concentrata sulla sua attività epatoprotettiva, anticolestatica, antiossidante e immunomodulante.
Tra gli usi terapeutici si annovera i seguenti: antipiretico, antielmintico, carminativo, stomachico, epatoprotettore, antimalarico e lassativo a piccole dosi ma catartico a grandi dosi.
La pianta contribuisce a migliorare l’appetito e a stimolare le secrezioni gastriche.
È utile per l’asma, il raffreddore e la tosse e viene somministrata anche nei disturbi del fegato, nell’anemia e nell’ittero.
Tra i costituenti chimici contenuti nel rizoma si hanno: un glucoside resinoso marrone amaro, che contiene due glicosidi iridoidi C-9, picroside I e kutakoside, la picrorizina, e un glicone, la picrorizetina. La radice contiene il principio amaro kutkin, un prodotto non amaro kurrin, acido vanillico e kutkoli in quantità variabili.
Per quanto riguarda lo stato di conservazione di questa pianta, nel 1997 è stata elencata nell’appendice II della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES). Questo elenco è risultato, in ultima analisi, da una richiesta del governo indiano. Il motivo principale per l’inserimento nell’elenco è stato citato nello sfruttamento eccessivo delle specie selvatiche per uso medicinale. La specie non è ampiamente coltivata, anche se questo aspetto è stato discusso come un potenziale modo per preservare i popolamenti selvatici, soprattutto da quando il Dunagiri Foundation Trust, dal 2014, ha creato, implementato e impiegato con successo protocolli per produrla in modo etico e biologico di qualità da esportazione “Dunagiri Certified”.

Modalità di Preparazione –
La Picrorhiza kurroa è una pianta utilizzata allo stato naturale o tramite coltivazione e di cui si prelevano le radici e i rizomi che vengono raccolti manualmente a settembre, quando i germogli o le parti aeree iniziano ad appassire e seccare.
È un’erba nota da tempo nel sistema medico ayurvedico dove è stata tradizionalmente utilizzata per trattare i disturbi del fegato e delle vie respiratorie superiori, ridurre la febbre e trattare la dispepsia, la diarrea cronica e la puntura di scorpione.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Foto – fonte: https://scbb.ihbt.res.in/

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





[:en]

Picrorhiza kurroa

Katuka (Picrorhiza kurroa Royle ex Benth.) Is a herbaceous species belonging to the Plantaginaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Spermatophyta superdivision,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Subclass Asteridae,
Plantaginales Order,
Plantaginaceae family,
Genus Picrorhiza,
P. kurroa species.
The terms are synonymous:
– Picrorhiza lindleyana Steud .;
– Valeriana lindleyana Wall .;
– Veronica lindleyana Wall ..

Etymology –
The term Picrorhiza derives from the two Greek words pikrós ‘bitter’ and ῥίζα “root”, in Latin -rhiza.
The specific kurroa epithet is of uncertain origin and most likely linked to the vernacular name of the plant.

Geographic Distribution and Habitat –
Picrorhiza kurroa is a plant native to the Himalayan region, present in an area ranging from Kashmir to Sikkim and Nepal, at an altitude between 3500 and 4800 m. s.l.m ..
Its habitat is that near springs on humid rocks, from the edge of the wood to high mountain environments where it prefers humid slopes, relatively less exposed, facing north-west.
There are two varieties of which the narrow-leaved variety is generally found in the higher region near springs, rocky ravines, steep slopes and on boulders; the broadleaf variety is found at relatively lower altitudes under shrubs with humid conditions and high humus content.

Description –
Picrorhiza kurroa is a small perennial herb that is formed from 15-25 cm long, articulated and zigzagging woody rhizomes, of a grayish-brown color, cylindrical, irregularly curved with branching and rooting at the nodes.
The leaves are 5-15 cm long, almost all at the base, often withered; they are roughly toothed, restricted to a winged petiole.
The flowers are small, pale blue or purplish, carried in cylindrical spikes, on erect almost bare stems; the flowers are about 8 mm, with 5 lobes in the center and with much longer stamens.
The antesis is between June and August.
The fruits are spherical bicellular capsules, creeping, erect when flowering, leafy and slightly hairy, 1.3 cm long.
The seeds are numerous and white in color.

Cultivation –
Katuka is a plant that grows well in cool, humid climates. It prefers clayey, sandy but porous soil to facilitate the horizontal spread of the underlying rhizomes, which produce aerial shoots from the nodes.
The plant prefers sufficiently humid and shaded places.
It is a high altitude plant that still manifests a strong mortality during prolonged and intense rains.
The plant can be propagated via seedlings but can also be propagated via both rhizomes and stolons.
The seeds can be collected in August-September for nursery breeding. The viability of the seeds is greater than 60% for a period of approximately six months.
The nursery beds are planted using rhizomes and stolons in the period of October-November.
The strain can be grown in plastic bags, Styrofoam trays or flower beds.
However, basement beds should be prepared in the nursery to conserve moisture during the water shortage period.
Each rhizome fragment must have two to three nodes intact for better settlement in the field and are also suitable for multiplication under controlled cultivation conditions with or without hormonal treatment.
The seeds can also be planted in pallets or plastic bags for germination. The seeds show no dormancy and germinate without any pretreatment.
However, seeds treated with 100 PPM and 200 PPM of GA3 (gibberellic acid) for 24 hours have a survival rate of 95% and 90%, respectively.
When the soil surface is covered with moss, the germination rate is maximized.
About 165,000 seedlings per hectare are recommended for cultivation, which means 1-1.5 kg of seeds are needed per hectare of land.
It has been found that rhizomes planted at a distance of 30 cm × 20 cm give the best results in terms of yield.
For cultivation the soil must be prepared with a tilling, made friable and porous by repeated plowing in order to facilitate the horizontal spreading of the underlying rhizomes.
The field is left open for a week for sunburn. To this is added some manure or well decomposed undergrowth bedding that must be mixed with the soil at a rate of 6 tons / hectare at least 15 days before transplanting.
For an optimal transplant, about 110,000 plants are needed and the transplant must be carried out at a distance of 20 cm × 30 or 30 cm × 30 cm. If agronomic practices are done correctly, plant density can increase up to 300,000 after the first growing season.
Picrorhiza kurroa is a plant that benefits from knowledge.
For example, intercropping with Foeniculum vulgare, potato and Digitalis purpurea can be implemented with some success, as these plants provide the microclimate for better growth, i.e. they retain moisture longer and provide shade for better growth of P. kurroa. .
However, potato intercropping requires special care when harvesting potatoes, as the plants can be uprooted in the process.
After harvesting the potato, hoeing is necessary followed by tamping the soil at the base of the plant.
In intercropping with F. vulgare and D. purpurea, these two species are planted at a distance of about 60 cm, and stolon cuttings of Picrorhiza species are transplanted at a distance of 30 cm × 30 cm between these plants.
To integrate the fertilizing components, urea can be used which should be administered at a concentration of 1.5% in the period of July and August to meet the needs of the plants.
In case of heavy rain, the soils should be drained by digging channels through the fields.
Please note that cultivation fields must be irrigated every other day during the summer and as needed during the winter. The fields must always be kept sufficiently moist.
Manual weeding is practiced for weeds, which must occur frequently at an interval of five to seven days during the first growing season. In the later stages, weeding is recommended together with hoeing at monthly intervals.
Among the diseases it is reported that at lower elevations (1800-2500m), plants become infected with powdery mildew during the initial growth period (March-May), which can be controlled by spraying Topsin-M (methyl thiophinate 0, 1%) approximately 15-20 days after starting, followed by another spraying after 15 days. Powdery mildew also appears after an excess of manure.
At the time of flowering and seed formation, spraying insecticide (ecalux, 0.5%) twice at 10-day intervals prevents seed loss from insects and aphids.
In the middle range, on the other hand, there is generally no incidence of various types of diseases but there is the possibility of mortality due to heavy rains during the rainy season.
As for the harvest, Picrorhiza kurroa has a life cycle of three years.
After the completion of flowering, fruiting begins in August and continues until September. The plant needs a year for the complete maturation of the seed.
The roots and rhizomes are harvested manually in September, when the shoots or aerial parts begin to wither and dry out.
Plants raised by cuttings mature almost a year earlier than those raised from seedlings.
However, to obtain higher active contents, the plants must be harvested before flowering takes place.
The roots and rhizomes should be dried in the shade and, after proper drying, the material should be packed in jute bags lined with polyethylene to ensure protection from moisture.
As far as yields are concerned, it is reported that the plant produces about 11 quintals / hectare of dry roots and rhizomes in the third year, when the crop is grown using rhizomes; however, 10-11 quintals / hectare of dry weight of roots and rhizomes are obtained in less time when the plant is propagated by means of stolons.
The yield is reduced to about 6 quintals / hectare when seeds are used as propagation material. The yield increases proportionally with elevation.
The cost of cultivation is high due to the high maintenance costs at higher altitudes.

Customs and Traditions –
Picrorhiza kurroa is one of the main income-generating non-wood forest products in the Nepalese Himalayan regions. It is one of the oldest medicinal plants traded in the Karnali area. Known as kutki or कुटकी in Nepali, it is a perennial herb and is used as a substitute for Indian gentian (Gentiana kurroo).
This plant is found away from inhabited communities which take hours or days to walk to its natural growth habitat.
This plant is a well known herb in the Ayurvedic medical system and has traditionally been used to treat liver and upper respiratory ailments, reduce fever, and treat dyspepsia, chronic diarrhea, and scorpion sting.
The active constituents are obtained from the root and rhizomes. The plant is self-healing, but unregulated over-harvesting has nearly led to extinction.
Current research on Picrorhiza kurroa has focused on its hepatoprotective, anticolestatic, antioxidant and immunomodulatory activity.
Among the therapeutic uses are the following: antipyretic, anthelmintic, carminative, stomachic, hepatoprotective, antimalarial and laxative in small doses but cathartic in large doses.
The plant helps to improve appetite and stimulate gastric secretions.
It is useful for asthma, colds and coughs and is also given for liver disorders, anemia and jaundice.
Among the chemical constituents contained in the rhizome there are: a bitter brown resinous glycoside, which contains two C-9 iridoid glycosides, picroside I and kutakoside, picrorizin, and a glycone, picrorizetina. The root contains the bitter kutkin principle, a non-bitter kurrin product, vanillic acid and kutkoli in varying amounts.
As for the conservation status of this plant, in 1997 it was listed in Appendix II of the Convention on International Trade in Endangered Species (CITES). This list ultimately resulted from a request from the Indian government. The main reason for listing was cited in the overexploitation of wild species for medicinal use. The species is not widely cultivated, although this has been discussed as a potential way to preserve wild populations, especially since the Dunagiri Foundation Trust, since 2014, has successfully created, implemented and employed protocols to produce it ethically and “Dunagiri Certified” export quality organic.

Preparation Method –
Picrorhiza kurroa is a plant used in its natural state or through cultivation and from which the roots and rhizomes are taken and collected manually in September, when the shoots or aerial parts begin to wither and dry out.
It is a herb that has long been known in the Ayurvedic medical system where it has traditionally been used to treat liver and upper respiratory disorders, reduce fever, and treat dyspepsia, chronic diarrhea, and scorpion sting.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.
Photo – source: https://scbb.ihbt.res.in/

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Picrorhiza kurroa

Katuka (Picrorhiza kurroa Royle ex Benth.) Es una especie herbácea perteneciente a la familia Plantaginaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Superdivisión de espermatophyta,
División Magnoliophyta,
Clase Magnoliopsida,
Subclase Asteridae,
Orden Plantaginales,
Familia Plantaginaceae,
Género Picrorhiza,
Especies de P. kurroa.
Los términos son sinónimos:
– Picrorhiza lindleyana Steud.;
– Muro de Valeriana lindleyana.;
– Veronica lindleyana Wall.

Etimología –
El término Picrorhiza deriva de las dos palabras griegas pikrós ‘amargo’ y ῥίζα “raíz”, en latín -rhiza.
El epíteto específico de kurroa es de origen incierto y muy probablemente vinculado al nombre vernáculo de la planta.

Distribución geográfica y hábitat –
Picrorhiza kurroa es una planta originaria de la región del Himalaya, presente en un área que va desde Cachemira hasta Sikkim y Nepal, a una altitud entre 3500 y 4800 m. s.l.m ..
Su hábitat es el cercano a manantiales sobre rocas húmedas, desde el borde del bosque hasta ambientes de alta montaña donde prefiere las laderas húmedas, relativamente menos expuestas, orientadas al noroeste.
Hay dos variedades de las cuales la variedad de hoja estrecha se encuentra generalmente en la región más alta cerca de manantiales, barrancos rocosos, pendientes empinadas y sobre cantos rodados; la variedad de hoja ancha se encuentra a altitudes relativamente más bajas bajo arbustos con condiciones húmedas y alto contenido de humus.

Descripción –
Picrorhiza kurroa es una pequeña hierba perenne que se forma a partir de rizomas leñosos articulados y zigzagueantes de 15-25 cm de largo, de color marrón grisáceo, cilíndricos, irregularmente curvados con ramificación y enraizamiento en los nudos.
Las hojas miden 5-15 cm de largo, casi todas en la base, a menudo marchitas; tienen dientes toscos, restringidos a un pecíolo alado.
Las flores son pequeñas, azul pálido o violáceas, llevadas en espigas cilíndricas, sobre tallos erectos casi desnudos; las flores miden unos 8 mm, con 5 lóbulos en el centro y con estambres mucho más largos.
La antesis es entre junio y agosto.
Los frutos son cápsulas esféricas bicelulares, rastreras, erectas en la floración, frondosas y ligeramente pilosas, de 1,3 cm de largo.
Las semillas son numerosas y de color blanco.

Cultivo –
Katuka es una planta que crece bien en climas fríos y húmedos. Prefiere suelos arcillosos, arenosos pero porosos para facilitar la propagación horizontal de los rizomas subyacentes, que producen brotes aéreos desde los nudos.
La planta prefiere lugares suficientemente húmedos y sombreados.
Es una planta de altura que aún manifiesta una fuerte mortalidad durante lluvias prolongadas e intensas.
La planta se puede propagar a través de plántulas, pero también se puede propagar a través de rizomas y estolones.
Las semillas se pueden recolectar en agosto-septiembre para la cría en viveros. La viabilidad de las semillas es superior al 60% durante un período de aproximadamente seis meses.
Los semilleros se plantan con rizomas y estolones en el período de octubre a noviembre.
La cepa se puede cultivar en bolsas de plástico, bandejas de poliestireno o macizos de flores.
Sin embargo, las camas del sótano deben prepararse en el vivero para conservar la humedad durante el período de escasez de agua.
Cada fragmento de rizoma debe tener dos o tres nudos intactos para un mejor asentamiento en el campo y también son aptos para la multiplicación en condiciones de cultivo controladas con o sin tratamiento hormonal.
Las semillas también se pueden plantar en palés o bolsas de plástico para su germinación. Las semillas no muestran letargo y germinan sin ningún tratamiento previo.
Sin embargo, las semillas tratadas con 100 PPM y 200 PPM de GA3 (ácido giberélico) durante 24 horas tienen una tasa de supervivencia del 95% y 90%, respectivamente.
Cuando la superficie del suelo está cubierta de musgo, la tasa de germinación se maximiza.
Se recomiendan aproximadamente 165.000 plántulas por hectárea para el cultivo, lo que significa que se necesitan entre 1 y 1,5 kg de semillas por hectárea de tierra.
Se ha encontrado que los rizomas plantados a una distancia de 30 cm × 20 cm dan los mejores resultados en términos de rendimiento.
Para el cultivo, el suelo debe prepararse con una labranza, hacerse friable y poroso mediante arados repetidos para facilitar la distribución horizontal de los rizomas subyacentes.
El campo se deja abierto durante una semana para las quemaduras solares. A esto se le agrega un poco de estiércol o lecho de sotobosque bien descompuesto que se debe mezclar con el suelo a razón de 6 toneladas / hectárea al menos 15 días antes del trasplante.
Para un trasplante óptimo, se necesitan unas 110.000 plantas y el trasplante debe realizarse a una distancia de 20 cm × 30 o 30 cm × 30 cm. Si las prácticas agronómicas se realizan correctamente, la densidad de plantas puede aumentar hasta 300.000 después de la primera temporada de crecimiento.
Picrorhiza kurroa es una planta que se beneficia del conocimiento.
Por ejemplo, el cultivo intercalado con Foeniculum vulgare, papa y Digitalis purpurea se puede implementar con cierto éxito, ya que estas plantas proporcionan el microclima para un mejor crecimiento, es decir, retienen la humedad por más tiempo y brindan sombra para un mejor crecimiento de P. kurroa.
Sin embargo, el cultivo intercalado de papa requiere un cuidado especial al cosechar las papas, ya que las plantas pueden desarraigarse en el proceso.
Después de cosechar la papa, es necesario escardar seguido de apisonar la tierra en la base de la planta.
En cultivos intercalados con F. vulgare y D. purpurea, estas dos especies se plantan a una distancia de unos 60 cm, y los esquejes de estolones de la especie Picrorhiza se trasplantan a una distancia de 30 cm × 30 cm entre estas plantas.
Para integrar los componentes fertilizantes se puede utilizar urea que debe administrarse a una concentración del 1,5% en el período de julio y agosto para cubrir las necesidades de las plantas.
En caso de fuertes lluvias, los suelos deben drenarse cavando canales a través de los campos.
Tenga en cuenta que los campos de cultivo deben regarse cada dos días durante el verano y según sea necesario durante el invierno. Los campos deben mantenerse siempre suficientemente húmedos.
El deshierbe manual se practica para las malezas, que debe ocurrir con frecuencia en un intervalo de cinco a siete días durante la primera temporada de crecimiento. En las últimas etapas, se recomienda el deshierbe junto con el azadón a intervalos mensuales.
Entre las enfermedades se informa que en elevaciones más bajas (1800-2500m), las plantas se infectan con mildiú polvoroso durante el período de crecimiento inicial (marzo-mayo), que se puede controlar mediante la pulverización de Topsin-M (tiofinato de metilo 0, 1%) aproximadamente 15-20 días después de comenzar, seguido de otra pulverización después de 15 días. El mildiú polvoroso también aparece después de un exceso de estiércol.
En el momento de la floración y formación de semillas, rociar insecticida (ecalux, 0.5%) dos veces a intervalos de 10 días previene la pérdida de semillas por insectos y pulgones.
En el rango medio, por otro lado, generalmente no hay incidencia de varios tipos de enfermedades, pero existe la posibilidad de mortalidad debido a las fuertes lluvias durante la temporada de lluvias.
En cuanto a la cosecha, Picrorhiza kurroa tiene un ciclo de vida de tres años.
Una vez completada la floración, la fructificación comienza en agosto y continúa hasta septiembre. La planta necesita un año para la maduración completa de la semilla.
Las raíces y rizomas se recolectan manualmente en septiembre, cuando los brotes o partes aéreas comienzan a marchitarse y secarse.
Las plantas que se cultivan con esquejes maduran casi un año antes que las que se cultivan a partir de plántulas.
Sin embargo, para obtener mayores contenidos activos, las plantas deben cosecharse antes de que tenga lugar la floración.
Las raíces y rizomas deben secarse a la sombra y, después de un secado adecuado, el material debe empacarse en sacos de yute forrados con polietileno para asegurar la protección de la humedad.
En cuanto a los rendimientos, se informa que la planta produce alrededor de 11 quintales / hectárea de raíces secas y rizomas en el tercer año, cuando el cultivo se cultiva utilizando rizomas; sin embargo, se obtienen 10-11 quintales / hectárea de peso seco de raíces y rizomas en menos tiempo cuando la planta se propaga por medio de estolones.
El rendimiento se reduce a aproximadamente 6 quintales / hectárea cuando se utilizan semillas como material de propagación. El rendimiento aumenta proporcionalmente con la elevación.
El costo del cultivo es alto debido a los altos costos de mantenimiento a mayores altitudes.

Costumbres y tradiciones –
Picrorhiza kurroa es uno de los principales productos forestales no madereros que generan ingresos en las regiones nepalesas del Himalaya. Es una de las plantas medicinales más antiguas comercializadas en el área de Karnali. Conocida como kutki o कुटकी en nepalí, es una hierba perenne y se utiliza como sustituto de la genciana india (Gentiana kurroo).
Esta planta se encuentra lejos de comunidades habitadas que tardan horas o días en caminar hasta su hábitat de crecimiento natural.
Esta planta es una hierba muy conocida en el sistema médico ayurvédico y se ha utilizado tradicionalmente para tratar enfermedades del hígado y de las vías respiratorias superiores, reducir la fiebre y tratar la dispepsia, la diarrea crónica y la picadura de escorpión.
Los componentes activos se obtienen de la raíz y los rizomas. La planta es autocurativa, pero la recolección excesiva no regulada casi ha llevado a la extinción.
La investigación actual sobre Picrorhiza kurroa se ha centrado en su actividad hepatoprotectora, anticolestática, antioxidante e inmunomoduladora.
Entre los usos terapéuticos se encuentran los siguientes: antipirético, antihelmíntico, carminativo, estomacal, hepatoprotector, antimalárico y laxante en pequeñas dosis pero catártico en grandes dosis.
La planta ayuda a mejorar el apetito y estimular las secreciones gástricas.
Es útil para el asma, los resfriados y la tos y también se administra para los trastornos hepáticos, la anemia y la ictericia.
Entre los componentes químicos contenidos en el rizoma se encuentran: un glucósido resinoso de color marrón amargo, que contiene dos glucósidos iridoides C-9, picrosido I y kutacosido, picrorizina, y una glicona, picrorizetina. La raíz contiene el principio de kutkin amargo, un producto de kurrin no amargo, ácido vainílico y kutkoli en diferentes cantidades.
En cuanto al estado de conservación de esta planta, en 1997 fue incluida en el Apéndice II de la Convención sobre el Comercio Internacional de Especies Amenazadas (CITES). En última instancia, esta lista fue el resultado de una solicitud del gobierno indio. La principal razón para la inclusión en la lista se citó en la sobreexplotación de especies silvestres para uso medicinal. La especie no se cultiva ampliamente, aunque esto se ha discutido como una forma potencial de preservar las poblaciones silvestres, especialmente desde que Dunagiri Foundation Trust, desde 2014, ha creado, implementado y empleado con éxito protocolos para producirla de manera ética y con la calidad de exportación “Dunagiri Certified”. orgánico.

Método de preparación –
Picrorhiza kurroa es una planta utilizada en su estado natural o mediante cultivo y de la cual se extraen las raíces y rizomas y se recolectan manualmente en septiembre, cuando los brotes o partes aéreas comienzan a marchitarse y secarse.
Es una hierba que se conoce desde hace mucho tiempo en el sistema médico ayurvédico, donde tradicionalmente se ha utilizado para tratar trastornos hepáticos y respiratorios superiores, reducir la fiebre y tratar la dispepsia, la diarrea crónica y la picadura de escorpión.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.
Foto – fuente: https://scbb.ihbt.res.in/

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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