La Farm to Fork faccia tesoro della Legge Siciliana

La Farm to Fork faccia tesoro della Legge Siciliana

Il 20 ottobre del 2021 è una ulteriore tappa di avvicinamento per gli obiettivi della Strategia Farm to Fork, cioè di quel programma dell’Unione Europea per riscrivere il modello di produrre e di consumare all’interno del suo territorio.
In questa data, infatti, il Parlamento europeo ha approvato il testo a larga maggioranza (con 452 voti a favore, 170 contrari e 76 astenuti) per cui, adesso, si lavorerà su importanti obiettivi come la riduzione dei pesticidi e del consumo di carne, l’aumento dei terreni agricoli bio e una maggiore cautela rispetto ai nuovi OGM.
Per chiarezza di lettura sottolineiamo come la Strategia mira ad accelerare la transizione verso un sistema alimentare sostenibile che, come è ben spiegato sul sito della Commissione Europea, dovrebbe:
– avere un impatto ambientale neutro o positivo;
– contribuire a mitigare il cambiamento climatico e adattarsi ai suoi impatti;
– invertire la perdita di biodiversità;
– garantire la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica, assicurandosi che tutti abbiano accesso a cibo sufficiente, sicuro, nutriente e sostenibile;
– preservare l’accessibilità dei prodotti alimentari, generando al contempo ritorni economici più equi, promuovendo la competitività del settore dell’approvvigionamento dell’Ue e promuovendo il commercio equo.
Siamo all’anno zero della ricostruzione; dopo le varie Conferenze (vedi Cork del 1996) e vari atti di indirizzo, finalmente siamo di fronte ad una vera e propria Costituzione in campo Agroalimentare (ricordiamo che Farm to Fork significa dall’azienda al consumatore).
L’approvazione è andata avanti nonostante le pressioni delle lobby del settore, come ad esempio Copa-Cogeca, l’associazione europea dell’agroalimentare, che ha addirittura accusato la Commissione UE di non aver preso in considerazione alcuni studi che evidenzierebbero l’impatto negativo della strategia.
La Farm to Fork, tra i vari punti, si pone l’obiettivo del dimezzamento dell’uso di pesticidi e una drastica riduzione anche dei fertilizzanti. Per quanto riguarda l’agricoltura biologica, invece, la proposta è quella di arrivare ad almeno il 25% di terreni agricoli nell’UE coltivati con il metodo biologico.
A corollario di questi obiettivi è prevista l’attuazione di misure volte a ridurre il consumo di carne ma anche di alimenti ricchi di sale, zuccheri e grassi; l’eliminazione graduale degli allevamenti in gabbia e, più in generale, la realizzazione di indicatori comuni e scientificamente validi relativi al benessere degli animali.
Insomma un modello di produzione che guarda non solo alla salute dell’ecosistema, fortemente incrinato da un sistema di agricoltura (e non solo) energeticamente improponibile ma anche della salute umana sempre più gravata da nuove emergenze sanitarie che, pandemia da COVID-19 a parte, rappresentano altresì, per tutti gli Stati, un incremento esponenziale della spesa sanitaria.
La Farm to Fork Strategy si prefigge, in un sol colpo, di ridare salute ad ambiente, umanità e salute economica dei Paesi membri dell’UE.

Tutto facile? Per niente; adesso si dovrà passare alla fase delle proposte di legge in ambito nazionale che, anche qui, si scontreranno con resistenze di chi vede in questo nuovo sistema la perdita di poteri e privilegi acquisiti.
Quello che affermiamo non è solo una visione profetica di quello che potrà succedere e di quelle che saranno le prese di posizioni contrarie. È già successo. È il caso della Legge 21 del 29 luglio 2021 della Regione siciliana che, in maniera pionieristica (è stata concepita proprio su quanto previsto dalla strategia Farm ti Fork), è stata recentemente approvata.
La Legge è stata impugnata in alcuni articoli, proprio quelli che prevedono la riduzione di sostanze pericolose per l’ambiente.
La proposta di impugnativa, ratificata dal Consiglio dei Ministri, è partita da una nota del Ministero della Salute che, tra le altre motivazioni avanzate, a proposito dell’obiettivo della L.R. 21/2021 di limitare queste sostanze si esprime, e lo cito testualmente, “a tal proposito, un intervento, come quello della norma de qua, così limitativo dell’utilizzo di biocidi su un territorio così esteso dello Stato si traduce inevitabilmente in una misura restrittiva del mercato …”. In definitiva il Ministero della Salute si preoccupa, nella sua nota, non degli aspetti di sua competenza, e cioè quelli della salute pubblica, ma del libero mercato dei Biocidi.
Al di la di varie considerazioni che qui andrebbero fatte, e che lasciamo alla riflessione del lettore, quello che più ci preoccupa è che in ambito Ministeriale, per fare un paragone, siamo rimasti alla meccanica Newtoniana mentre altrove si lavora da tempo con la meccanica quantistica.
Siamo coscienti che all’interno del Farm to Fork ci siano punti ancora da chiarire e delineare ma siamo certi, così come ha sostenuto la relatrice della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI), Anja Hazekamp, che “il voto ha rappresentato un vero e proprio cambiamento di paradigma”.
Infatti la strategia chiede anche maggiore cautela sull’apertura ai nuovi OGM. Su quest’ultimo punto sappiamo che l’Europa sembra al contrario intenzionata a deregolamentare i nuovi OGM ma qui il Parlamento richiama al Principio di Precauzione.
Inoltre il testo non prende posizione sul Nutriscore, il sistema di etichettatura già in vigore in Francia, molto criticato e osteggiato nel nostro Paese.
C’è tanto lavoro ma si risolve solo cambiamento veramente il paradigma di pensiero. Noi, cioè l’umanità, non siamo i padroni del pianeta e ce lo ricorda una delle più utilizzate citazioni estratte dal discorso che nel 1852, Capo Seattle pronunciò in risposta alla richiesta del Governo degli Stati Uniti d’America, relativamente alla volontà di comprare le terre del suo popolo, gli indiani d’America: “La Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”.
Sappiamo la fine che fecero gli Indiani d’America, una fine determinata dallo stesso modello economico che adesso sta corrodendo una realtà ancora più grande: il Pianeta stessa su cui viviamo.
Se qualcuno pensa di attuare le bellissime strategie dell’UE, pur con tutte le loro imperfezioni, senza cambiare l’anima della Politica dovrà fare i conti (così come li sta facendo la Legge siciliana) con i detentori di una visione che non ha più futuro.
Qui non siamo di fronte a questioni tecniche e normative, che pur tra tante difficoltà riusciamo a seguire; siamo di fronte alla necessità di un cambio di paradigma che non investe la sfera del sapere ma quella della Coscienza, senza la quale, produrremo politiche farisaiche, vestite di abiti splendenti ma tarlate dentro.

Guido Bissanti




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