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Oenothera biennis

L’Enagra comune o Enotera comune (Oenothera biennis L., 1753) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Onagraceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Rosidae,
Ordine Myrtales,
Famiglia Onagraceae,
Sottofamiglia Onagroideae,
Tribù Onagreae,
Genere Oenothera,
Specie O. biennis.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Brunyera biennis Bubani;
– Lysimachia lutea-corniculata Moris;
– Oenothera cambrica Rostanski, 1977;
– Oenothera carinthiaca;
– Oenothera chicaginensis de Vries ex Renner & Cleland
– Oenothera chicagoensis Renner ex R.E.Cleland & Blakeslee
– Oenothera communis Lèveillè, 1910;
– Oenothera grandiflora L’Hér.;
– Oenothera muricata L.;
– Oenothera pycnocarpa Atk. & Bartlett;
– Oenothera renneri H.Scholz;
– Oenothera rubricaulis Kleb.;
– Oenothera stenopetala E.P. Bicknell;
– Oenothera suaveolens Desfontaines;
– Oenothera suaveolens Pers.
– Onagra biennis (L.) Scopoli;
– Onagra europaea Spach, 1835;
– Onagra muricata (L.) Moench;
– Onagra vulgaris Spach, 1835.
L’Enagra comune presenta un’alta variabilità genetica; di seguito si riporta un elenco in cui vengono indicate alcune varietà e sottospecie. Si sottolinea che l’elenco può non essere completo e alcuni nominativi vengono considerati da alcuni autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie:
– Oenothera biennis L. fo. argillicola (Mack.) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. Biennis;
– Oenothera biennis L. fo. grandiflora (L’Hér.) D.S. Carp. (1937);
– Oenothera biennis L. fo. hookeri (Torr. & A. Gray) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. muricata (L.) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. stenopetala (E.P. Bicknell) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. subsp. austromontana Munz (1965) (sinonimo = O. nutans G. F. Atk. & Bartlett);
– Oenothera biennis L. subsp. baurii (Boodijn) Tischler (1950) (sinonimo = O. villosa);
– Oenothera biennis L. subsp. biennis;
– Oenothera biennis L. subsp. caeciarum Munz (sinonimo = O. biennis subsp. biennis);
– Oenothera biennis L. subsp. centralis Munz (1965) (sinonimo = O. chicagoensis Renner ex R.E.Cleland & Blakeslee);
– Oenothera biennis L. subsp. muricata sensu (1894) (sinonimo = O. parviflora);
– Oenothera biennis L. subsp. rubricaulis (Klebahn) Stomps (1948) (sinonimo = O. rubricaulis);
– Oenothera biennis L. subsp. suaveolens (Desf. ex Pers.) Bonnier (1921) (sinonimo = O. suaveolens);
– Oenothera biennis L. var. austromontana (Munz) Cronquist (1991);
– Oenothera biennis L. var. biennis;
– Oenothera biennis L. var. canescens Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. cruciata (Nutt. ex G. Don) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. grandiflora (L’Hér.) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. hirsutissima A. Gray (1849);
– Oenothera biennis L. var. hirsutissima A. Gray ex S. Watson (1873) (sinonimo = O. elata subsp. hirsutissima (A. Gray ex S. Watson) W. Dietr.);
– Oenothera biennis L. var. hookeri (Torr. & A. Gray) B. Boivin (1967);
– Oenothera biennis L. var. muricata (L.) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. nutans (G.F. Atk. & Bartlett) Wiegand (1924);
– Oenothera biennis L. var. oakesiana A. Gray (1867) (sinonimo = O. oakesiana);
– Oenothera biennis L. var. parviflora Abromeit (1898) (sinonimo = O. rubricaulis);
– Oenothera biennis L. var. parviflora (L.) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. pycnocarpa (Atk. & Bartlett) Wiegand (1924);
– Oenothera biennis L. var. strigosa (Rydb.) Cronquist (1992);
– Oenothera biennis L. var. sulfurea Kleb.;
– Oenothera biennis L. var. vulgaris Torr. & A. Gray (1840).
Questa specie, inoltre, tende a formare alcuni ibridi con altre specie, di cui se ne riportano alcuni:
– Oenothera ×braunii Döll (1862) – Ibrido fra: O. biennis e O. parviflora;
– Oenothera ×fallax Renner (1917) – Ibrido fra: O. biennis e O. glazioviana;
– Oenothera ×punctulata Rostanski & Gutt (1971) – Ibrido fra: O. biennis e O. pycnocarpa.

Etimologia –
Il termine Oenothera proviene dal greco οἶνος óinos vino e da θήρ thér selvatico: perché se ne ricercava la radice per insaporire il vino.
L’epiteto specifico biennis viene da biennale, dal prefisso bis- due volte e da annuus, annuale: in quanto specie che hanno un ciclo vitale di due anni.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’ Oenothera biennis è una pianta Subcosmopolita o secondo altri Autori originaria del Nord America orientale e centrale, da Terranova ad ovest ad Alberta, a sud-est della Florida e da sud-ovest al Texas, e ampiamente naturalizzata altrove nelle regioni temperate e subtropicali.
La pianta è presente anche in Europa e fuori dal vecchio continente si trova in quasi tutte le zone dell’emisfero boreale (Asia e America), ma anche America del sud, isole del Pacifico, Nuova Zelanda e Australia.
In Italia è presente nel nord, nella pianura Padana ma anche al centro e sull’Appennino.
Sull’arco alpino si trova ovunque ad eccezione della provincia di Cuneo. Sui rilievi montani, fuori dall’Italia si trova sui Pirenei, Massiccio Centrale, Massiccio del Giura, Vosgi, Foresta Nera, Carpazi e Monti Balcani.
Il suo habitat è ovviamente molto vario ma in generale tende ad essere presente in suoli incoerenti tipo scarpate o bordi delle strade e massicciate ferroviarie; viene considerata pianta colonizzatrice, che si trova spesso in terreni poveri e ghiaiosi dei corsi d’acqua, sabbiosi (di tipo alluvionale) ed esposti in genere. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo, con terreno a pH neutro, medi valori nutrizionali e piuttosto secco.
La sua diffusione altitudinale può arrivare fino a 1200 m s.l.m., frequentando quindi i piani vegetazionali collinare e in parte montano.

Descrizione –
L’Enagra comune è una pianta erbacea biennale che raggiunge un’altezza di 1,6 m.
Le foglie sono lanceolate, lunghe 8–18 cm e larghe 2–6 cm; sono prodotte in una rosetta stretta il primo anno e a spirale su uno stelo il secondo anno.
I fiori sono gialli, di 2,5-5 cm di diametro, con quattro petali bilobati. La struttura del fiore ha fluorescenze invisibili ad occhio nudo ma evidente sotto la luce ultravioletta e visibile ai suoi impollinatori, come falene, farfalle e api.
I fiori sono ermafroditi, prodotti su una spiga alta e durano solo fino al mezzogiorno successivo. Si aprono visibilmente velocemente ogni sera producendo uno spettacolo unico.
La fioritura dura dalla tarda primavera alla fine dell’estate.
Il frutto è una capsula lunga 2-4 cm e larga 4-6 mm, che contenente numerosi semi lunghi 1-2 mm, rilasciati quando la capsula si divide in quattro sezioni a maturità.
I semi sono un alimento importante per gli uccelli e per alcuni insetti.

Coltivazione –
L’Oenothera biennis è una pianta biennale che viene raccolto anche allo stato naturale per l’uso locale come cibo, medicina e fonte di materiali.
La pianta è coltivabile su terreni sabbiosi, ben drenati e asciutti con esposizione soleggiata e clima caldo; tollera comunque molti tipi di terreno purché non siano pesanti ed asfittici.
Le piante oramai attecchite sono resistenti alla siccità.
La pianta veniva coltivata, soprattutto nei tempi passati, per le sue radici commestibili, mentre adesso viene coltivata per l’olio contenuto nel suo seme che contiene alcuni acidi grassi essenziali ed è un preziosissimo complemento alla dieta.
Il seme però è molto piccolo e difficile da raccogliere e va fatto a mano. Le rese complessive sono basse, rendendo l’olio molto costoso da produrre. Sono state suggerite rese teoriche di 2,5 tonnellate per ettaro, ma le rese effettive sono comprese tra 0,49 e 1,2 tonnellate per ettaro.
I fiori si aprono la sera e sono fortemente profumati con un delizioso profumo dolce che attira le falene impollinatrici.
Per quanto riguarda la propagazione le piante di solito si auto seminano liberamente se crescono in una posizione adatta e possono diffondersi e naturalizzarsi nei terreni circostanti.
La semina va effettuata in situ nel periodo dalla tarda primavera all’inizio dell’estate.

Usi e Tradizioni –
L’Enagra comune o Enotera comune, conosciuta anche con altri nomi quali: Rapunzia, Prosciutto di Sant’Antonio, Blattaria.
La coltivazione di questa pianta si può far risalire a metà del 1600 quando iniziò ad essere coltivata come pianta commestibile, sia delle parti ipogee, come insalata che le radici giovani che anch’esse possono essere consumate come insalata. La radice grande invece, a termine fioritura, può essere bollita, al pari di una carota o barbabietola, e consumata come contorno.
Di questa pianta, come detto, si mangia la radice cotta e mangiata come la scorzonera. È di consistenza carnosa, dolce e succulenta ed è sana e nutriente, con un gusto pepato che ricorda un po’ la scorzonera o la pastinaca.
Si possono mangiare anche i giovani germogli, crudi o cotti. Sono un po’ mucillaginosi, dal sapore pepato e vanno usati con parsimonia: secondo altre fonti si dice che i germogli non dovrebbero essere mangiati.
Anche i fiori sono dolci e vengono usati in insalata o come guarnizione.
I baccelli giovani vengono cotti al vapore e mangiati.
I seme, che contiene il 28% di un olio essiccante, è commestibile de è un’ottima fonte di acido gamma-linolenico, un acido grasso essenziale che non si trova in molte fonti vegetali e svolge numerose funzioni vitali nell’organismo. Il seme contiene più del 70% di acido linoleico e circa il 10% di acido gamma linolenico.
L’ Oenothera biennis trova impiego anche in campo medicinale.
La corteccia e le foglie sono astringenti e sedative.
Si sono rivelate utili nel trattamento di disturbi gastrointestinali di origine funzionale, pertosse e asma.
Uno sciroppo a base di fiori è anche un trattamento efficace per la pertosse.
La corteccia viene privata del gambo fiorito ed essiccata per un uso successivo, anche le foglie vengono raccolte ed essiccate.
L’olio di questa pianta è diventato un noto integratore alimentare dagli anni ’80. La ricerca suggerisce che l’olio è potenzialmente molto prezioso nel trattamento della sclerosi multipla, della tensione premestruale, dell’iperattività, ecc.
Viene anche assunto internamente nel trattamento di eczema, acne, unghie fragili, artrite reumatoide e danni al fegato correlati all’alcol.
Un consumo regolare dell’olio aiuta a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e ad abbassare la pressione sanguigna.
Il seme è una buona fonte di acido gamma-linolenico, un acido grasso insaturo che coadiuva la produzione di sostanze simili agli ormoni.
Questo processo è comunemente bloccato nel corpo, causando disturbi che colpiscono i muscoli uterini, il sistema nervoso e il metabolismo.
Nel dettaglio, dal punto di vista biochimico, i semi contengono dal 7% al 10% di acido γ-linolenico, appartenente alla famiglia degli acidi grassi omega-6; l’olio estratto è oggetto di studi per approfondire i suoi benefici. Altri composti sono mucillagini, fitosterolo, alcol cerilico, flavonoidi e tannino.
La radice impiastricciata viene applicata su emorroidi e contusioni.
Dalle radici si ricava un tè che viene utilizzato nel trattamento dell’obesità e dei dolori intestinali.
Tra gli altri usi si ricorda che, l’olio del seme viene aggiunto ai preparati per la pelle e ai cosmetici. È spesso combinato con la vitamina E per prevenire l’ossidazione.
Dai fiori si ottiene una tintura gialla.
Una polvere finemente macinata ricavata dagli steli fioriti che viene utilizzata cosmeticamente nelle maschere per il viso per contrastare le pelli arrossate.
Questa pianta trova impiego anche nel giardinaggio in quanto specie decorativa e di facile impianto. Esiste una varietà (o cultivar) a grandi fiori.
Infine, nell’industria, dai petali si può ottenere una buona tintura gialla; e da altre parti della pianta si ottengono anche dei prodotti per la cosmetica (infatti tra le altre proprietà, l’”Olio di Enotera” è indicato per mantenere l’elasticità della pelle e prevenire l’insorgere delle rughe).

Modalità di Preparazione –
L’Enagra comune è una pianta che viene utilizzata sia per fini alimentari, medicinale che per usi cosmetici, industriali e come pianta ornamentale.
Le parti usate della piante sono un po’ tutte, ma soprattutto le radici; il periodo di raccolta consigliato è quello autunnale.
Per uso alimentare si mangia la radice che viene cotta ed ha un gusto pepato che ricorda un po’ la scorzonera o la pastinaca.
Si consumano anche i giovani germogli, crudi o cotti.
Anche i fiori sono dolci e vengono usati in insalata o come guarnizione.
I baccelli giovani vengono cotti al vapore e mangiati.
L’olio trova invece impiego, oltre che in campo alimentare, anche in campo medicinale e cosmetico.
Dalle radici si ricava un tè che viene utilizzato nel trattamento dell’obesità e dei dolori intestinali ed altre preparazioni come specificato prima.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





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Oenothera biennis

The common evening-primrose (Oenothera biennis L., 1753) is a herbaceous species belonging to the Onagraceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Spermatophyta superdivision,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Subclass Rosidae,
Order Myrtales,
Onagraceae family,
Subfamily Onagroideae,
Onagreae Tribe,
Genus Oenothera,
Species O. biennis.
The following terms are synonymous:
– Brunyera biennis Bubani;
– Lysimachia lutea-corniculata Moris;
– Oenothera cambrica Rostanski, 1977;
– Oenothera carinthiaca;
– Oenothera chicaginensis de Vries ex Renner & Cleland
– Oenothera chicagoensis Renner ex R.E.Cleland & Blakeslee
– Oenothera communis Lèveillè, 1910;
– Oenothera grandiflora L’Hér .;
– Oenothera muricata L .;
– Oenothera pycnocarpa Atk. & Bartlett;
– Oenothera renneri H. Scholz;
– Oenothera rubriculis Kleb .;
– Oenothera stenopetala E.P. Bicknell;
– Oenothera suaveolens Desfontaines;
– Oenothera suaveolens Pers.
– Onagra biennis (L.) Scopoli;
– Onagra europaea Spach, 1835;
– Onagra muricata (L.) Moench;
– Onagra vulgaris Spach, 1835.
The common Enagra has a high genetic variability; below is a list indicating some varieties and subspecies. It is emphasized that the list may not be complete and some names are considered by some authors to be synonyms of the main species or even of other species:
– Oenothera biennis L. fo. clay (Mack.) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. Biennis;
– Oenothera biennis L. fo. grandiflora (L’Hér.) D.S. Carp. (1937);
– Oenothera biennis L. fo. hookeri (Torr. & A. Gray) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. muricata (L.) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. stenopetala (E.P. Bicknell) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. subsp. austromontana Munz (1965) (synonym = O. nutans G. F. Atk. & Bartlett);
– Oenothera biennis L. subsp. baurii (Boodijn) Tischler (1950) (synonym = O. villosa);
– Oenothera biennis L. subsp. biennis;
– Oenothera biennis L. subsp. caeciarum Munz (synonym = O. biennis subsp. biennis);
– Oenothera biennis L. subsp. centralis Munz (1965) (synonym = O. chicagoensis Renner ex R.E.Cleland & Blakeslee);
– Oenothera biennis L. subsp. muricata sensu (1894) (synonym = O. parviflora);
– Oenothera biennis L. subsp. Rubriculis (Klebahn) Stomps (1948) (synonym = O. Rubriculis);
– Oenothera biennis L. subsp. suaveolens (Desf. ex Pers.) Bonnier (1921) (synonym = O. suaveolens);
– Oenothera biennis L. var. austromontana (Munz) Cronquist (1991);
– Oenothera biennis L. var. biennis;
– Oenothera biennis L. var. canescens Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. cruciata (Nutt. ex G. Don) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. grandiflora (L’Hér.) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. hirsutissima A. Gray (1849);
– Oenothera biennis L. var. hirsutissima A. Gray ex S. Watson (1873) (synonym = O. elata subsp. hirsutissima (A. Gray ex S. Watson) W. Dietr.);
– Oenothera biennis L. var. hookeri (Torr. & A. Gray) B. Boivin (1967);
– Oenothera biennis L. var. muricata (L.) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. nutans (G.F. Atk. & Bartlett) Wiegand (1924);
– Oenothera biennis L. var. oakesiana A. Gray (1867) (synonym = O. oakesiana);
– Oenothera biennis L. var. parviflora Abromeit (1898) (synonym = O. Rubriculis);
– Oenothera biennis L. var. parviflora (L.) Torr. & A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. pycnocarpa (Atk. & Bartlett) Wiegand (1924);
– Oenothera biennis L. var. strigosa (Rydb.) Cronquist (1992);
– Oenothera biennis L. var. sulphurous Kleb .;
– Oenothera biennis L. var. vulgaris Torr. & A. Gray (1840).
This species also tends to form some hybrids with other species, some of which are reported:
– Oenothera × braunii Döll (1862) – Hybrid between: O. biennis and O. parviflora;
– Oenothera × fallax Renner (1917) – Hybrid between: O. biennis and O. glazioviana;
– Oenothera × punctulata Rostanski & Gutt (1971) – Hybrid between: O. biennis and O. pycnocarpa.

Etymology –
The term Oenothera comes from the Greek οἶνος óinos vino and from wild θήρ thér: because the root was sought to flavor the wine.
The specific epithet biennis comes from biennial, from the prefix bis- twice and from annuus, annual: as a species that have a life cycle of two years.

Geographic Distribution and Habitat –
Oenothera biennis is a Subcosmopolitan plant or according to other authors native to eastern and central North America, from Newfoundland to the west to Alberta, to the south-east of Florida and from the south-west to Texas, and widely naturalized elsewhere in the temperate and subtropical regions .
The plant is also present in Europe and outside the old continent it is found in almost all areas of the northern hemisphere (Asia and America), but also in South America, the Pacific islands, New Zealand and Australia.
In Italy it is present in the north, in the Po Valley but also in the center and in the Apennines.
In the Alps it is found everywhere except the province of Cuneo. On the mountain ranges, outside Italy it is located in the Pyrenees, Massif Central, Massif of Jura, Vosges, Black Forest, Carpathians and Balkan Mountains.
Its habitat is obviously very varied but in general it tends to be present in incoherent soils such as escarpments or edges of roads and railway embankments; it is considered a colonizing plant, which is often found in poor and gravelly soils of water courses, sandy (alluvial type) and generally exposed. The preferred substrate is both calcareous and siliceous, with soil having a neutral pH, medium nutritional values ​​and rather dry.
Its altitudinal diffusion can reach up to 1200 m s.l.m., thus frequenting the hilly and partly mountainous vegetation plans.

Description –
The common evening-primrose is a biennial herbaceous plant that reaches a height of 1.6 m.
The leaves are lanceolate, 8–18 cm long and 2–6 cm broad; they are produced in a narrow rosette the first year and spirally on a stem the second year.
The flowers are yellow, 2.5-5 cm in diameter, with four bilobed petals. The flower structure has fluorescences that are invisible to the naked eye but evident under ultraviolet light and visible to its pollinators, such as moths, butterflies and bees.
The flowers are hermaphroditic, produced on a high spike and last only until the next noon. They visibly open quickly every night producing a unique show.
Flowering lasts from late spring to late summer.
The fruit is a capsule 2-4 cm long and 4-6 mm wide, containing numerous 1-2 mm long seeds, released when the capsule divides into four sections when ripe.
Seeds are an important food for birds and some insects.

Cultivation –
Oenothera biennis is a biennial plant that is also harvested in its natural state for local use as a food, medicine and source of materials.
The plant can be grown on sandy, well-drained and dry soils with a sunny exposure and a warm climate; however, it tolerates many types of soil as long as they are not heavy and asphyxiated.
The plants that have now taken root are resistant to drought.
The plant was cultivated, especially in the past, for its edible roots, while now it is cultivated for the oil contained in its seed which contains some essential fatty acids and is a very precious complement to the diet.
The seed, however, is very small and difficult to collect and must be done by hand. Overall yields are low, making the oil very expensive to produce. Theoretical yields of 2.5 tons per hectare have been suggested, but actual yields are between 0.49 and 1.2 tons per hectare.
The flowers open in the evening and are heavily scented with a lovely sweet scent that attracts pollinating moths.
As far as propagation is concerned, plants usually self-sow freely if they grow in a suitable position and can spread and naturalize in the surrounding land.
Sowing must be done in situ in the period from late spring to early summer.

Customs and Traditions –
The cultivation of this plant can be traced back to the mid-1600s when it began to be cultivated as an edible plant, both in the underground parts, as a salad, and the young roots that can also be eaten as a salad. The large root, on the other hand, at the end of flowering, can be boiled, like a carrot or beet, and eaten as a side dish.
As mentioned, the root of this plant is eaten cooked and eaten like salsify. It is meaty, sweet and succulent in texture and is healthy and nutritious, with a peppery taste that is somewhat reminiscent of salsify or parsnips.
Young shoots, raw or cooked, can also be eaten. They are a little mucilaginous, with a peppery taste and should be used sparingly: according to other sources it is said that the sprouts should not be eaten.
The flowers are also sweet and are used in salads or as a garnish.
Young pods are steamed and eaten.
The seed, which contains 28% of a drying oil, is edible and is an excellent source of gamma-linolenic acid, an essential fatty acid that is not found in many plant sources and performs many vital functions in the body. The seed contains more than 70% linoleic acid and about 10% gamma linolenic acid.
Oenothera biennis is also used in the medicinal field.
The bark and leaves are astringent and sedative.
They have proved useful in the treatment of gastrointestinal disorders of functional origin, pertussis and asthma.
A flower-based syrup is also an effective treatment for whooping cough.
The bark is deprived of the flowering stem and dried for later use, the leaves are also collected and dried.
The oil from this plant has become a well-known dietary supplement since the 1980s. Research suggests that the oil is potentially very valuable in treating multiple sclerosis, premenstrual tension, hyperactivity, etc.
It is also taken internally to treat eczema, acne, brittle nails, rheumatoid arthritis, and alcohol-related liver damage.
Regular consumption of the oil helps reduce blood cholesterol levels and lower blood pressure.
The seed is a good source of gamma-linolenic acid, an unsaturated fatty acid that aids in the production of hormone-like substances.
This process is commonly blocked in the body, causing disorders that affect the uterine muscles, nervous system, and metabolism.
In detail, from a biochemical point of view, the seeds contain from 7% to 10% of γ-linolenic acid, belonging to the family of omega-6 fatty acids; the extracted oil is being studied to investigate its benefits. Other compounds are mucilage, phytosterol, ceryl alcohol, flavonoids and tannin.
The smeared root is applied to hemorrhoids and bruises.
From the roots a tea is obtained which is used in the treatment of obesity and intestinal pains.
Among other uses, it should be remembered that the seed oil is added to skin preparations and cosmetics. It is often combined with vitamin E to prevent oxidation.
From the flowers a yellow dye is obtained.
A finely ground powder obtained from flowering stems that is used cosmetically in face masks to counteract reddened skin.
This plant is also used in gardening as a decorative and easy to plant species. There is a variety (or cultivar) with large flowers.
Finally, in industry, a good yellow dye can be obtained from the petals; and from other parts of the plant are also obtained products for cosmetics (in fact, among other properties, the “Evening Primrose Oil” is indicated to maintain the elasticity of the skin and prevent the onset of wrinkles).

Preparation Method –
The common evening-primrose is a plant that is used both for food, medicinal and cosmetic, industrial uses and as an ornamental plant.
The parts of the plants used are almost all, but above all the roots; the recommended harvesting period is autumn.
For food use, the root is eaten which is cooked and has a peppery taste that is somewhat reminiscent of salsify or parsnips.
Young shoots are also consumed, raw or cooked.
The flowers are also sweet and are used in salads or as a garnish.
Young pods are steamed and eaten.
The oil, on the other hand, is used not only in the food sector, but also in the medicinal and cosmetic fields.
From the roots a tea is obtained which is used in the treatment of obesity and intestinal pain and other preparations as specified above.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Oenothera biennis

La onagra común (Oenothera biennis L., 1753) es una especie herbácea perteneciente a la familia Onagraceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Plantae,
Subarign Tracheobionta,
Superdivisión de espermatophyta,
División Magnoliophyta,
Clase Magnoliopsida,
Subclase Rosidae,
Orden Myrtales,
Familia Onagraceae,
Subfamilia Onagroideae,
Tribu Onagreae,
Género Oenothera,
Especie O. biennis.
Los siguientes términos son sinónimos:
– Brunyera biennis Bubani;
– Lysimachia lutea-corniculata Moris;
– Oenothera cambrica Rostanski, 1977;
– Oenothera carinthiaca;
– Oenothera chicaginensis de Vries ex Renner & Cleland
– Oenothera chicagoensis Renner ex R.E.Cleland & Blakeslee
– Oenothera communis Lèveillè, 1910;
– Oenothera grandiflora L’Hér.;
– Oenothera muricata L.;
– Oenothera pycnocarpa Atk. & Bartlett;
– Oenothera renneri H. Scholz;
– Oenothera rubriculis Kleb.;
– Oenothera stenopetala E.P. Bicknell;
– Oenothera suaveolens Desfontaines;
– Oenothera suaveolens Pers.
– Onagra biennis (L.) Scopoli;
– Onagra europaea Spach, 1835;
– Onagra muricata (L.) Moench;
– Onagra vulgaris Spach, 1835.
El Enagra común tiene una alta variabilidad genética; a continuación se muestra una lista que indica algunas variedades y subespecies. Se destaca que la lista puede no estar completa y algunos autores consideran que algunos nombres son sinónimos de las principales especies o incluso de otras especies:
– Oenothera biennis L. fo. arcilla (Mack.) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. Biennis;
– Oenothera biennis L. fo. grandiflora (L’Hér.) D.S. Carpa. (1937);
– Oenothera biennis L. fo. hookeri (Torr. y A. Gray) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. muricata (L.) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. fo. stenopetala (E.P. Bicknell) B. Boivin (1966);
– Oenothera biennis L. subsp. austromontana Munz (1965) (sinónimo = O. nutans G. F. Atk. & Bartlett);
– Oenothera biennis L. subsp. baurii (Boodijn) Tischler (1950) (sinónimo = O. villosa);
– Oenothera biennis L. subsp. biennis;
– Oenothera biennis L. subsp. caeciarum Munz (sinónimo = O. biennis subsp. biennis);
– Oenothera biennis L. subsp. centralis Munz (1965) (sinónimo = O. chicagoensis Renner ex R.E.Cleland & Blakeslee);
– Oenothera biennis L. subsp. muricata sensu (1894) (sinónimo = O. parviflora);
– Oenothera biennis L. subsp. Rubriculis (Klebahn) Stomps (1948) (sinónimo = O. Rubriculis);
– Oenothera biennis L. subsp. suaveolens (Desf. ex Pers.) Bonnier (1921) (sinónimo = O. suaveolens);
– Oenothera biennis L. var. austromontana (Munz) Cronquist (1991);
– Oenothera biennis L. var. biennis;
– Oenothera biennis L. var. canescens Torr. Y A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. cruciata (Nutt. ex G. Don) Torr. Y A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. grandiflora (L’Hér.) Torr. Y A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. hirsutissima A. Gray (1849);
– Oenothera biennis L. var. hirsutissima A. Gray de S. Watson (1873) (sinónimo = O. elata subsp. hirsutissima (A. Gray de S. Watson) W. Dietr.);
– Oenothera biennis L. var. hookeri (Torr. y A. Gray) B. Boivin (1967);
– Oenothera biennis L. var. muricata (L.) Torr. Y A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. nutans (G.F. Atk. y Bartlett) Wiegand (1924);
– Oenothera biennis L. var. oakesiana A. Gray (1867) (sinónimo = O. oakesiana);
– Oenothera biennis L. var. parviflora Abromeit (1898) (sinónimo = O. Rubriculis);
– Oenothera biennis L. var. parviflora (L.) Torr. Y A. Gray (1840);
– Oenothera biennis L. var. pycnocarpa (Atk. y Bartlett) Wiegand (1924);
– Oenothera biennis L. var. strigosa (Rydb.) Cronquist (1992);
– Oenothera biennis L. var. Kleb sulfuroso;
– Oenothera biennis L. var. vulgaris Torr. Y A. Gray (1840).
Esta especie también tiende a formar algunos híbridos con otras especies, algunas de las cuales se reportan:
– Oenothera × braunii Döll (1862) – Híbrido entre: O. biennis y O. parviflora;
– Oenothera × fallax Renner (1917) – Híbrido entre: O. biennis y O. glazioviana;
– Oenothera × punctulata Rostanski & Gutt (1971) – Híbrido entre: O. biennis y O. pycnocarpa.

Etimología –
El término Oenothera proviene del griego οἶνος óinos vino y del salvaje θήρ thér: porque se buscaba la raíz para dar sabor al vino.
El epíteto específico biennis proviene de biennial, del prefijo bis- dos veces y de annuus, anual: como una especie que tiene un ciclo de vida de dos años.

Distribución geográfica y hábitat –
Oenothera biennis es una planta subcosmopolita o según otros autores nativa del este y centro de América del Norte, de Terranova al oeste de Alberta, al sureste de Florida y del suroeste a Texas, y ampliamente naturalizada en otros lugares de las zonas templadas. y regiones subtropicales.
La planta también está presente en Europa y fuera del viejo continente se encuentra en casi todas las zonas del hemisferio norte (Asia y América), pero también en América del Sur, las islas del Pacífico, Nueva Zelanda y Australia.
En Italia está presente en el norte, en el valle del Po pero también en el centro y en los Apeninos.
En los Alpes se encuentra en todas partes excepto en la provincia de Cuneo. En las cadenas montañosas, fuera de Italia, se encuentra en los Pirineos, Macizo Central, Macizo del Jura, Vosgos, Selva Negra, Cárpatos y Balcanes.
Su hábitat es obviamente muy variado pero en general suele estar presente en suelos incoherentes como escarpes o bordes de carreteras y terraplenes de vías férreas; se considera una planta colonizadora, que se encuentra frecuentemente en suelos pobres y grava de cursos de agua, arenosos (tipo aluvial) y generalmente expuestos. El sustrato preferido es tanto calcáreo como silíceo, con un suelo que tiene un pH neutro, valores nutricionales medios y bastante seco.
Su difusión altitudinal puede llegar hasta los 1200 m s.l.m., frecuentando así los planos de vegetación montañosos y en parte montañosos.

Descripción –
La onagra común es una planta herbácea bienal que alcanza una altura de 1,6 m.
Las hojas son lanceoladas, de 8 a 18 cm de largo y de 2 a 6 cm de ancho; se producen en una estrecha roseta el primer año y en espiral sobre un tallo el segundo año.
Las flores son amarillas, de 2,5 a 5 cm de diámetro, con cuatro pétalos bilobulados. La estructura de la flor tiene fluorescencias que son invisibles a simple vista pero evidentes bajo la luz ultravioleta y visibles para sus polinizadores, como polillas, mariposas y abejas.
Las flores son hermafroditas, se producen en una espiga alta y duran solo hasta el mediodía siguiente. Se abren visiblemente rápidamente todas las noches produciendo un espectáculo único.
La floración dura desde finales de primavera hasta finales de verano.
El fruto es una cápsula de 2-4 cm de largo y 4-6 mm de ancho, que contiene numerosas semillas de 1-2 mm de largo, que se liberan cuando la cápsula se divide en cuatro secciones cuando está madura.
Las semillas son un alimento importante para las aves y algunos insectos.

Cultivo –
Oenothera biennis es una planta bienal que también se cosecha en su estado natural para uso local como alimento, medicina y fuente de materiales.
La planta se puede cultivar en suelos arenosos, bien drenados y secos con una exposición soleada y un clima cálido; sin embargo, tolera muchos tipos de suelo siempre que no sean pesados ​​y asfixiados.
Las plantas que ahora han echado raíces son resistentes a la sequía.
La planta fue cultivada, especialmente en el pasado, por sus raíces comestibles, mientras que ahora se cultiva por el aceite contenido en su semilla, que contiene algunos ácidos grasos esenciales y es un complemento muy valioso para la dieta.
La semilla, sin embargo, es muy pequeña y difícil de recolectar y debe hacerse a mano. Los rendimientos generales son bajos, lo que hace que el aceite sea muy caro de producir. Se han sugerido rendimientos teóricos de 2,5 toneladas por hectárea, pero los rendimientos reales están entre 0,49 y 1,2 toneladas por hectárea.
Las flores se abren por la noche y están fuertemente perfumadas con un aroma dulce y encantador que atrae a las polillas polinizadoras.
En cuanto a la propagación, las plantas generalmente se auto sembran libremente si crecen en una posición adecuada y pueden extenderse y naturalizarse en la tierra circundante.
La siembra debe realizarse in situ en el período comprendido entre finales de primavera y principios de verano.

Costumbres y tradiciones –
El cultivo de esta planta se remonta a mediados del siglo XVII cuando comenzó a cultivarse como planta comestible, tanto en las partes subterráneas, como ensalada, como las raíces jóvenes que también se pueden comer como ensalada. La raíz grande, por otro lado, al final de la floración, puede hervirse, como una zanahoria o remolacha, y comerse como guarnición.
Como se mencionó, la raíz de esta planta se come cocida y se come como salsifí. Es carnoso, dulce y de textura suculenta y es saludable y nutritivo, con un sabor picante que recuerda algo a salsifí o chirivía.
Los brotes tiernos, crudos o cocidos, también se pueden comer. Son un poco mucilaginosos, con un sabor picante y deben usarse con moderación: según otras fuentes se dice que los brotes no deben comerse.
Las flores también son dulces y se utilizan en ensaladas o como guarnición.
Las vainas tiernas se cuecen al vapor y se comen.
La semilla, que contiene un 28% de aceite secante, es comestible y es una excelente fuente de ácido gamma-linolénico, un ácido graso esencial que no se encuentra en muchas fuentes vegetales y que realiza muchas funciones vitales en el cuerpo. La semilla contiene más del 70% de ácido linoleico y aproximadamente un 10% de ácido gamma linolénico.
Oenothera biennis también se utiliza en el campo medicinal.
La corteza y las hojas son astringentes y sedantes.
Han demostrado su utilidad en el tratamiento de trastornos gastrointestinales de origen funcional, tos ferina y asma.
Un jarabe a base de flores también es un tratamiento eficaz para la tos ferina.
La corteza se priva del tallo floral y se seca para su uso posterior, las hojas también se recogen y se secan.
El aceite de esta planta se ha convertido en un suplemento dietético muy conocido desde la década de 1980. La investigación sugiere que el aceite es potencialmente muy valioso en el tratamiento de la esclerosis múltiple, la tensión premenstrual, la hiperactividad, etc.
También se toma internamente para tratar el eccema, el acné, las uñas quebradizas, la artritis reumatoide y el daño hepático relacionado con el alcohol.
El consumo regular del aceite ayuda a reducir los niveles de colesterol en sangre y la presión arterial.
La semilla es una buena fuente de ácido gamma-linolénico, un ácido graso insaturado que ayuda en la producción de sustancias similares a las hormonas.
Este proceso comúnmente se bloquea en el cuerpo y causa trastornos que afectan los músculos uterinos, el sistema nervioso y el metabolismo.
En detalle, desde un punto de vista bioquímico, las semillas contienen de un 7% a un 10% de ácido γ-linolénico, perteneciente a la familia de los ácidos grasos omega-6; el aceite extraído se está estudiando para investigar sus beneficios. Otros compuestos son mucílagos, fitosterol, alcohol cerílico, flavonoides y taninos.
La raíz untada se aplica a hemorroides y hematomas.
De la raíz se obtiene un té que se utiliza en el tratamiento de la obesidad y los dolores intestinales.
Entre otros usos, conviene recordar que el aceite de semilla se añade a preparaciones para la piel y cosméticos. A menudo se combina con vitamina E para prevenir la oxidación.
De las flores se obtiene un tinte amarillo.
Polvo finamente molido obtenido de tallos florales que se utiliza cosméticamente en mascarillas para contrarrestar el enrojecimiento de la piel.
Esta planta también se utiliza en jardinería como especie decorativa y fácil de plantar. Existe una variedad (o cultivar) con flores grandes.
Finalmente, en la industria, se puede obtener un buen tinte amarillo de los pétalos; y de otras partes de la planta también se obtienen productos para la cosmética (de hecho, entre otras propiedades, el “Evening Primrose Oil” está indicado para mantener la elasticidad de la piel y prevenir la aparición de arrugas).

Método de preparación –
La onagra común es una planta que se utiliza tanto para uso alimentario, medicinal y cosmético, industrial como ornamental.
Las partes de las plantas utilizadas son casi todas, pero sobre todo las raíces; el período de recolección recomendado es el otoño.
Para uso alimenticio, se come la raíz cocida y tiene un sabor picante que recuerda algo a salsifí o chirivía.
Los brotes jóvenes también se consumen, crudos o cocidos.
Las flores también son dulces y se utilizan en ensaladas o como guarnición.
Las vainas tiernas se cuecen al vapor y se comen.
El aceite, por otro lado, se utiliza no solo en el sector alimentario, sino también en los campos medicinal y cosmético.
De las raíces se obtiene un té que se utiliza en el tratamiento de la obesidad y el dolor intestinal y otras preparaciones como se especifica anteriormente.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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