Civiltà Entropica

Civiltà Entropica

L’entropia (dal greco antico ἐν en, “dentro”, e τροπή tropé, “trasformazione”) è quella grandezza che rappresenta una misura del disordine presente in un sistema fisico qualsiasi, come il nostro mondo e, nel caso limite, l’Universo.
Come è noto il concetto di entropia fu introdotto agli inizi del XIX secolo, nell’ambito della termodinamica, per descrivere una caratteristica (la cui generalità fu osservata per la prima volta da Sadi Carnot nel 1824) di tutti i sistemi allora conosciuti, nei quali si osservava che le trasformazioni avvenivano spontaneamente in una sola direzione, quella verso il maggior disordine.
Senza addentarci negli aspetti fisici e matematici di questa grandezza, cosa che richiede un vero e proprio trattato di termodinamica, sia classica che quantistica, tuttavia il concetto di entropia è indissolubilmente collegato alla natura delle costanti fisiche del nostro Universo in cui non esiste il moto perpetuo, in quanto in contraddizione con i principi della termodinamica.
Detto in parole povere significa che ogni azione, dalla più microscopica, all’interno degli atomi, alla più macroscopica, dei nostri sistemi sociali, crea sempre un’aliquota di entropia che, energeticamente, non può più essere recuperata.
Ricordiamo, inoltre, che alla grandezza dell’entropia è collegata la dimensione del tempo.
A livello macroscopico, infatti, vige la seconda legge della termodinamica, o legge di entropia, secondo la quale il grado di disordine in un sistema isolato aumenta con il tempo in modo spontaneamente irreversibile. In questo senso l’entropia può essere usata per indicare la direzione verso cui si muove il tempo.
in definitiva, più un sistema produce aliquote di entropia maggiore, più tende al disordine (e quindi alla irrecuperabilità dell’energia) e, parallelamente, più aumenta la velocità del tempo.
Ovviamente nella nostra esperienza quotidiana non abbiamo modo di percepire in maniera sensibile questo stato della dimensione spaziotemporale ma la fisica non è opinabile: è questa.
Come nella termodinamica classica anche la Storia obbedisce agli stessi principi; la storia altro non è che la sommatoria di tutte le reazioni, azioni, dinamiche, sentimenti, ecc., tutti sottoposti alle medesime leggi della fisica.
Queste considerazioni diventano fondamentali e vincolanti per comprendere che il tentativo odierno della transizione ecologica si basa su un modello entropico irresponsabile, ponendo l’accento sul cambio tecnologico invece di incardinarlo su quello di stili di vita entropicamente più corretti.
Tra l’altro la civiltà odierna è stata generata, con tutte le sue tecnologie e con i suoi modelli produttivi ed industriali, sulla grande disponibilità di energie derivanti dal sistema fossile (petrolio, carbonio, ecc.).
Abbiamo plasmato una civiltà che andava bene se quel sistema, fosse stato perpetuo, ma quel sistema, proprio per le leggi della termodinamica, non poteva esserlo in quanto a rapido esaurimento.
Adesso si vorrebbe perpetuare questo modello di civiltà cambiando le fonti energetiche ma non intervenendo sul sistema sociale. Una transizione termodinamicamente improponibile.

Tra l’altro si parla, impropriamente, di transizione ecologica, mettendo in piedi un ossimoro in quanto l’ecologia basa i suoi principi su un modello termodinamico non sincrono e, per certi versi, diametralmente opposto a quello sociale industriale e post industriale.
In ecologia vige il criterio della minima produzione di entropia dei processi termodinamici (in alcuni casi si parla di una vera e propria neghentropia = entropia negativa) per cui ogni singolo componente della matrice ecosistemica interagisce con i suoi prossimi con relazioni ed interrelazioni di complessa ma fondamentale “collaborazione”.
Noi siamo invece la civiltà della concorrenza, della sfida tra i sistemi, della prevaricazione, dei sistemi economici che premiamo l’aumento di produzione invece che della conservazione dei prodotti e dei processi e così via.
I nostri stili di vita non sono consoni al modello ecologico; la nostra civiltà, con il falso teorema del positivismo e del liberismo, vorrebbe vincere la sfida con le leggi della fisica ma nulla può porsi al di la o al di sopra della fisica e questa civiltà, se non comprende la vera sfida che deve affrontare, è destinata a soccombere.
Tutte le teorie liberiste, neoliberiste, marxiste e così via del secolo scorso sono state, pur con le loro differenziazioni, rami dello stesso albero.
Un albero meccanico, brutto a vedersi, ad elevata entropia e al di fuori dei sistemi ecologici e, pertanto, anche negazione di un modello umano compatibile con le leggi della Natura.
Eppure le leggi della termodinamica, e soprattutto la meccanica quantistica, ci hanno chiarito, una volta per tutte, che questo modello energetico – economico non può basarsi sul modello newtoniano (in termodinamica 2+2 non fa mai, energeticamente, 4).
Purtroppo, ancora oggi, la transizione ecologica è portata avanti da troppi uomini e politici (ed anche troppi scienziati) che parlano questo linguaggio sostenendo che tecnologie nuove e più raffinate continueranno a creare risorse sempre maggiori, sostituendo l’energia umana di scarso rendimento con energia non umana a maggiore rendimento, con il risultato di ridurre le difficoltà della vita umana. Una bugia di immani proporzioni, dove il concetto del rendimento fa a pugni con la termodinamica.
La vera transizione della Storia non è né di natura tecnologica né di natura energetica ma prioritariamente di ordine sociologico.
Bisogna agire sui modelli sociali, sui suoi rapporti con l’ecologia, con modelli sincroni, dove l’umanità recuperi il suo ruolo all’interno della natura riprendendo il cammino storico che illuminismo e positivismo hanno interrotto o, per lo meno, deviato.
Non abbiamo bisogno di una Transizione Ecologica ma di una Conversione Ecologica; quest’ultima ha fondamenti di natura non solo squisitamente filosofici ma affonda le sue radici su quelle leggi dell’Universo a cui nessuno può sfuggire.
Nessuno vuole crocifiggere e condannare la tecnologia ma questa non può, con le sue esigenze e necessità neoliberiste, oltrepassare i bisogni umani ed il loro ruolo nella Storia.
Il risultato finale, sancito dalla termodinamica, è che: stiamo impoverendo umanità, ambiente ed accorciando la storia a disposizione per i nostri figli.
Chi dice il contrario o è in mala fede o ignora la dimensione spaziotemporale in cui viviamo.

Guido Bissanti




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *