[:it] Maranta arundinacea [:en] Maranta arundinacea [:es] Maranta arundinacea [:]

[:it]

Maranta arundinacea

La Maranta (Maranta arundinacea L.) è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Marantaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota;
Regno Plantae;
Divisione Magnoliophyta;
Classe Liliopsida;
Ordine Zingiberales;
Famiglia Marantaceae;
Genere Maranta;
Specie M. arundinacea
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Maranta indica Tussac;
– Maranta minor Chantrier ex André;
– Maranta ramosissima Wall.;
– Maranta sylvatica Roscoe ex Sm.;
– Maranta tessellata var. kegeljanii E.Morren;
– Phrynium variegatum N.E.Br., nom. illeg..

Etimologia –
Il termine Maranta del genere è stato dedicato da Linneo a Bartolomeo Maranta (~1500-1571), medico e botanico italiano, attivo soprattutto presso l’Orto Botanico di Napoli.
L’epiteto specifico arundinacea viene da arúndo, -dinis canne e giunchi in genere: simile a una canna.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Maranta arundinacea è una pianta originaria del Messico, dell’America Centrale, delle Indie Occidentali (Cuba, Hispaniola, Porto Rico, Trinidad, Piccole Antille) e del Sud America (Brasile, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Suriname, Guyana, Guyana francese).
Questa pianta è ampiamente coltivata in molti paesi caldi ed è considerata naturalizzato in Giamaica, Bahamas, Bermuda, Antille Olandesi, India, Sri Lanka, Cina (Guangdong, Guangxi, Hainan, Yunnan), Taiwan, Isole Vulcano, Mauritius, Réunion, Guinea Equatoriale, Gabon, Florida, Cambogia, Indonesia e Filippine.
Il suo habitat in natura è quello delle foreste umide sempreverdi o decidue, spesso in radure dove i livelli di luce sono relativamente alti.

Descrizione –
La Maranta arundinacea è una pianta perenne che cresce fino a un’altezza compresa tra 0,3 m e 1,5 m la cui parte commestibile è il rizoma. I rizomi sono carnosi, cilindrici e crescono da 20 cm a 45 cm di lunghezza.
Ha foglie grandi e lanceolate.
I fiori, piccoli e bianchi, sono riuniti in grappoli e sbocciano circa 90 giorni dopo la semina.
La pianta produce raramente semi e la riproduzione avviene in genere piantando parte di un rizoma con una gemma.

Coltivazione –
La Maranta arundinacea, probabilmente, ha avuto origine nella foresta pluviale amazzonica del Brasile nord-occidentale e nei paesi vicini.
Questa pianta cresce meglio tra temperature di 23 °C e 29 °C, con precipitazioni annue tra 150 cm e 200 cm. I rizomi dormienti possono resistere a temperature fino a 5 °C.
Inoltre i rizomi sono pronti per la raccolta 10-12 mesi dopo la semina, nel momento in cui le foglie della pianta iniziano ad appassire e morire.
Questa pianta viene coltivata anche per scopo ornamentale in alcune zone degli Stati Uniti e di altri Paesi.
Per quanto riguarda invece la produzione per l’ottenimento dei rizomi è l’area insulare caraibica di St. Vincent e Grenadine dove avviene la più grande coltivazione al mondo.
In Kerala, in India, questa pianta, chiamata localmente bilathi koova, viene coltivata per produrre un amido facilmente digeribile.
Questa pianta viene inoltre raccolta allo stato naturale, oltre che essere ampiamente coltivata nelle regioni tropicali.
Per la sua coltivazione bisogna scegliere un terreno fertile, umido e ben drenato in una posizione soleggiata o parzialmente ombreggiata e con un pH nell’intervallo 5,5 – 6,5, tollerando 5 – 8; per un migliore sviluppo dei suoi rizomi è preferibile scegliere terreni sciolti che, tra l’altro, agevolano la raccolta.
Questa pianta viene fatta ritornare sullo stesso appezzamento per 5 – 6 anni e le rese possono essere comprese entro 5 – 6 anni tra 10 – 35 tonnellate per ettaro di rizomi, da cui si possono ottenere 2,5 – 7,5 tonnellate di amido.
La pianta si può propagare per seme o per divisione di cespi.

Usi e Tradizioni –
La Maranta arundinacea è stata una delle prime piante da cibo ad essere addomesticate nel nord del Sud America, con prove di sfruttamento o coltivazione della pianta risalenti all’8200 aC.
Tale dato viene confermato dalla datazione al radiocarbonio. Questa pianta, unitamente alla Calathea allouia, alla Cucurbita moschata ed alla Lagenaria siceraria divennero piante coltivate nel nord del Sud America e a Panama tra l’8200 aC e il 5600 aC.
Alcuni archeologi ritengono che la Maranta arundinacea sia stata usata per la prima volta dai nativi americani non come cibo ma come impiastro per estrarre il veleno dalle ferite causate da lance o frecce.
Le prove come suo di cibo (risalenti all’8200 aC) sono state trovate nel sito archeologico di San Isidro nell’alta valle del fiume Cauca in Colombia, vicino alla città di Popayán. I grani di amido di questa pianta sono stati trovati sugli strumenti di molatura. Non è chiaro se la pianta venisse solo raccolta o coltivata, sebbene l’elevazione del sito di 1.700 metri sia probabilmente al di fuori del normale intervallo di elevazione a cui M. arundinacea cresce allo stato selvatico. Pertanto, la pianta potrebbe essere stata introdotta a San Isidro dalle vicine aree di foresta pluviale di pianura in una prima pionieristica coltivazione.
Inoltre sono state trovate zappe di pietra per la coltivazione di piante risalenti al 7700 a.C. nella media valle del Cauca, 150 chilometri a nord di San Isidro.
L’addomesticamento di questa pianta in questo primo periodo era, probabilmente, su piccola scala, con un sistema di coltivazione su gradoni e giardini di poche piante piantate in terreni alluvionali vicino a corsi d’acqua per garantire il costante apporto di umidità necessaria durante la stagione di crescita.
Lo sfruttamento della Maranta arundinacea è stato probabilmente complicato dalla difficoltà di estrarre l’amido dalle radici fibrose. Le radici devono essere prima pestate o macinate e poi messe a bagno in acqua per separare l’amido dalle fibre. L’amido è ottimo per la digeribilità.
Ai giorni nostri l’amido di questa pianta viene utilizzato nelle preparazioni alimentari e dolciarie e per applicazioni industriali come cosmetici e colle. Il residuo dell’estrazione dell’amido ha un alto contenuto di fibre e può essere somministrato al bestiame.
Gli usi commestibili di questa pianta riguardano l’uso delle radici sia crude che cotte. I rizomi sono fonte, come detto, di un amido commestibile di alta qualità, ottenuto macinando la radice in una polvere fine; inoltre a differenza della farina, non aggiunge un gusto farinoso.
La Maranta arundinacea trova impiego anche in campo medicinale.
Infatti i rizomi sono facilmente digeribili, giovano ai convalescenti e a chi ha una digestione debole, aiutando ad alleviare acidità, indigestione e coliche. Sono leggermente lassativi.
Dalle radici si ottiene un’infusione che è stata tradizionalmente utilizzata per trattare le infezioni urinarie.
La radice è stata usata anche come antidoto per il veleno.
La radice in polvere è stata usata come unguento o cataplasma, specialmente in combinazione con un’erba antisettica come la mirra (Commiphora spp.).
Inoltre la radice in polvere è stata tradizionalmente trasformata in un impiastro per il trattamento delle piaghe da vaiolo.
Tra gli altri usi si ricordano quelli agroforestali in quanto queste piante possono essere coltivate come tappezzanti.
Infine l’amido ottenuto dalla radice viene utilizzato anche come base per ciprie e in alcuni tipi di colla.

Modalità di Preparazione –
La Maranta arundinacea è una pianta che da tempi remoti viene impiegata sa per fini alimentari che medicinali.
Tra gli usi commestibili di questa pianta si hanno quelli di utilizzo delle radici sia crude che cotte.
Con le stesse si ottiene un’infusione, tradizionalmente utilizzata per trattare le infezioni urinarie. Inoltre la radice è stata usata anche come antidoto per il veleno.
La radice in polvere è stata usata come unguento o cataplasma, specialmente in combinazione con un’erba antisettica come la mirra (Commiphora spp.) e tradizionalmente trasformata in un impiastro per il trattamento delle piaghe da vaiolo.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Acquisto suggerito





[:en]

Maranta arundinacea

The Arrowroot (Maranta arundinacea L.) is a perennial herbaceous species belonging to the Marantaceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota domain;
Kingdom Plantae;
Magnoliophyta Division;
Liliopsida class;
Zingiberales Order;
Marantaceae family;
Genus Maranta;
M. arundinacea species
The following terms are synonymous:
– Maranta indicates Tussac;
– Maranta minor Chantrier ex André;
– Maranta ramosissima Wall .;
– Maranta sylvatica Roscoe ex Sm .;
– Maranta tessellata var. kegeljanii E.Morren;
– Phrynium variegatum N.E.Br., nom. illeg ..

Etymology –
The term Maranta of the genus was dedicated by Linnaeus to Bartolomeo Maranta (~ 1500-1571), an Italian physician and botanist, active mainly in the Botanical Garden of Naples.
The specific arundinacea epithet comes from arúndo, -dinis reeds and rushes in general: similar to a reed.

Geographic Distribution and Habitat –
Maranta arundinacea is a plant native to Mexico, Central America, the West Indies (Cuba, Hispaniola, Puerto Rico, Trinidad, Lesser Antilles) and South America (Brazil, Peru, Ecuador, Colombia, Venezuela, Suriname, Guyana, French Guiana).
This plant is widely cultivated in many hot countries and is considered naturalized in Jamaica, Bahamas, Bermuda, Netherlands Antilles, India, Sri Lanka, China (Guangdong, Guangxi, Hainan, Yunnan), Taiwan, Volcano Islands, Mauritius, Reunion, Equatorial Guinea , Gabon, Florida, Cambodia, Indonesia and the Philippines.
Its habitat in nature is that of evergreen or deciduous humid forests, often in clearings where light levels are

relativamente alti.

Description –
Maranta arundinacea is a perennial plant that grows to a height between 0.3 m and 1.5 m whose edible part is the rhizome. The rhizomes are fleshy, cylindrical and grow from 20cm to 45cm in length.
It has large, lanceolate leaves.
The small, white flowers are gathered in clusters and bloom about 90 days after sowing.
The plant rarely produces seeds, and reproduction typically occurs by planting part of a rhizome with a bud.

Cultivation –
Maranta arundinacea probably originated in the Amazon rainforest of northwestern Brazil and neighboring countries.
This plant grows best between temperatures of 23 ° C and 29 ° C, with annual rainfall between 150 cm and 200 cm. The dormant rhizomes can withstand temperatures up to 5 ° C.
Furthermore, the rhizomes are ready for harvesting 10-12 months after sowing, when the leaves of the plant begin to wither and die.
This plant is also grown for ornamental purposes in some areas of the United States and other countries.
As for the production for obtaining rhizomes, it is the Caribbean island area of ​​St. Vincent and the Grenadines where the largest cultivation in the world takes place.
In Kerala, India, this plant, locally called bilathi koova, is grown to produce an easily digestible starch.
This plant is also harvested in its natural state, as well as being widely cultivated in tropical regions.
For its cultivation it is necessary to choose a fertile, humid and well drained soil in a sunny or partially shaded position and with a pH in the range 5.5 – 6.5, tolerating 5 – 8; for a better development of its rhizomes it is preferable to choose loose soils which, among other things, facilitate harvesting.
This plant is returned to the same plot for 5 – 6 years and the yields can be included within 5 – 6 years between 10 – 35 tons per hectare of rhizomes, from which 2.5 – 7.5 tons of starch can be obtained.
The plant can be propagated by seed or by division of tufts.

Customs and Traditions –
Maranta arundinacea was one of the first food plants to be domesticated in northern South America, with evidence of exploitation or cultivation of the plant dating back to 8200 BC.
This data is confirmed by radiocarbon dating. This plant, together with Calathea allouia, Cucurbita moschata and Lagenaria siceraria became plants cultivated in the north of South America and in Panama between 8200 BC and 5600 BC.
Some archaeologists believe that Maranta arundinacea was first used by Native Americans not as food but as a poultice to extract poison from wounds caused by spears or arrows.
Evidence of food as his (dating back to 8200 BC) was found at the archaeological site of San Isidro in the upper valley of the Cauca River in Colombia, near the city of Popayán. The starch grains of this plant were found on grinding tools. It is unclear whether the plant was only harvested or cultivated, although the site’s elevation of 1,700 meters is likely outside the normal elevation range at which M. arundinacea grows in the wild. Therefore, the plant may have been introduced to San Isidro from nearby lowland rainforest areas in an early pioneering cultivation.
In addition, stone hoes have been found for growing plants dating back to 7700 BC. in the middle Cauca valley, 150 kilometers north of San Isidro.
The domestication of this plant in this early period was probably on a small scale, with a system of cultivation on steps and gardens of a few plants planted in alluvial soils near waterways to ensure the constant supply of moisture necessary during the growing season.
The exploitation of Maranta arundinacea was probably complicated by the difficulty in extracting starch from the fibrous roots. The roots must first be pounded or ground and then soaked in water to separate the starch from the fibers. Starch is great for digestibility.
Nowadays, the starch of this plant is used in food and confectionery preparations and for industrial applications such as cosmetics and glues. The residue from starch extraction has a high fiber content and can be fed to livestock.
The edible uses of this plant concern the use of both raw and cooked roots. The rhizomes are a source, as mentioned, of a high quality edible starch, obtained by grinding the root into a fine powder; moreover, unlike flour, it does not add a floury taste.
Maranta arundinacea is also used in the medicinal field.
In fact, the rhizomes are easily digestible, they are beneficial to convalescents and to those with weak digestion, helping to relieve acidity, indigestion and colic. They are mildly laxative.
An infusion is obtained from the roots which has traditionally been used to treat urinary infections.
The root has also been used as an antidote for poison.
The powdered root has been used as an ointment or poultice, especially in combination with an antiseptic herb such as myrrh (Commiphora spp.).
Additionally, the powdered root has traditionally been made into a poultice for the treatment of smallpox sores.
Other uses include agroforestry as these plants can be grown as ground cover.
Finally, the starch obtained from the root is also used as a base for powders and in some types of glue.

Preparation Method –
Maranta arundinacea is a plant that has been used since ancient times for both food and medicinal purposes.
Among the edible uses of this plant there are those of using both raw and cooked roots.
With them, an infusion is obtained, traditionally used to treat urinary infections. In addition, the root has also been used as an antidote for poison.
The powdered root has been used as an ointment or poultice, especially in combination with an antiseptic herb such as myrrh (Commiphora spp.) And traditionally made into a poultice for the treatment of smallpox sores.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Maranta arundinacea

La Arrurruz (Maranta arundinacea L.) es una especie herbácea perenne perteneciente a la familia Marantaceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota;
Kingdom Plantae;
División Magnoliophyta;
Clase de Liliopsida;
Orden Zingiberales;
Familia Marantaceae;
Género Maranta;
Especies de M. arundinacea
Los siguientes términos son sinónimos:
– Maranta indica Tussac;
– Maranta minor Chantrier ex André;
– Muro de Maranta ramosissima.;
– Maranta sylvatica Roscoe ex Sm.;
– Maranta tessellata var. kegeljanii E. Morren;
– Phrynium variegatum N.E.Br., nom. ileg ..

Etimología –
El término Maranta del género fue dedicado por Linneo a Bartolomeo Maranta (~ 1500-1571), un médico y botánico italiano, activo principalmente en el Jardín Botánico de Nápoles.
El epíteto específico de arundinacea proviene de arúndo, -dinis cañas y juncos en general: similar a una caña.

Distribución geográfica y hábitat –
Maranta arundinacea es una planta originaria de México, América Central, las Indias Occidentales (Cuba, Hispaniola, Puerto Rico, Trinidad, Antillas Menores) y América del Sur (Brasil, Perú, Ecuador, Colombia, Venezuela, Surinam, Guyana, Guayana Francesa).
Esta planta se cultiva ampliamente en muchos países cálidos y se considera naturalizada en Jamaica, Bahamas, Bermudas, Antillas Holandesas, India, Sri Lanka, China (Guangdong, Guangxi, Hainan, Yunnan), Taiwán, Islas Volcán, Mauricio, Reunión, Guinea Ecuatorial. , Gabón, Florida, Camboya, Indonesia y Filipinas.
Su hábitat en la naturaleza es el de los bosques húmedos de hoja perenne o caducifolios, a menudo en claros donde los niveles de luz son

Descripción –
Maranta arundinacea es una planta perenne que alcanza una altura de entre 0,3 my 1,5 m cuya parte comestible es el rizoma. Los rizomas son carnosos, cilíndricos y crecen de 20 a 45 cm de longitud.
Tiene hojas grandes y lanceoladas.
Las pequeñas flores blancas se juntan en racimos y florecen unos 90 días después de la siembra.
La planta rara vez produce semillas y la reproducción se produce típicamente plantando parte de un rizoma con una yema.

Cultivo –
Maranta arundinacea probablemente se originó en la selva amazónica del noroeste de Brasil y países vecinos.
Esta planta crece mejor entre temperaturas de 23 ° C y 29 ° C, con precipitaciones anuales entre 150 cm y 200 cm. Los rizomas inactivos pueden soportar temperaturas de hasta 5 ° C.
Además, los rizomas están listos para la cosecha 10-12 meses después de la siembra, cuando las hojas de la planta comienzan a marchitarse y morir.
Esta planta también se cultiva con fines ornamentales en algunas áreas de los Estados Unidos y otros países.
En cuanto a la producción para la obtención de rizomas, es la zona caribeña de San Vicente y las Granadinas donde se realiza el cultivo más grande del mundo.
En Kerala, India, esta planta, llamada localmente bilathi koova, se cultiva para producir un almidón de fácil digestión.
Esta planta también se cosecha en su estado natural, además de ser ampliamente cultivada en regiones tropicales.
Para su cultivo es necesario elegir un suelo fértil, húmedo y bien drenado en una posición soleada o parcialmente sombreada y con un pH en el rango de 5.5 – 6.5, tolerando 5 – 8; para un mejor desarrollo de sus rizomas es preferible optar por suelos sueltos que, entre otras cosas, faciliten la recolección.
Esta planta se devuelve a la misma parcela durante 5 – 6 años y los rendimientos se pueden incluir en 5 – 6 años entre 10 – 35 toneladas por hectárea de rizomas, de las cuales se pueden obtener 2,5 – 7,5 toneladas de almidón.
La planta se puede propagar por semilla o por división de mechones.

Costumbres y tradiciones –
Maranta arundinacea fue una de las primeras plantas alimenticias en ser domesticadas en el norte de América del Sur, con evidencia de explotación o cultivo de la planta que se remonta al 8200 a. C.
Estos datos están confirmados por la datación por radiocarbono. Esta planta, junto con Calathea allouia, Cucurbita moschata y Lagenaria siceraria se convirtieron en plantas cultivadas en el norte de Sudamérica y en Panamá entre 8200 a.C. y 5600 a.C.
Algunos arqueólogos creen que Maranta arundinacea fue utilizada por primera vez por los nativos americanos no como alimento sino como cataplasma para extraer veneno de heridas causadas por lanzas o flechas.
En el sitio arqueológico de San Isidro en el valle alto del río Cauca en Colombia, cerca de la ciudad de Popayán, se encontró evidencia de comida como la suya (que data de 8200 aC). Los granos de almidón de esta planta se encontraron en herramientas de molienda. No está claro si la planta solo se cosechó o cultivó, aunque es probable que la elevación del sitio de 1.700 metros esté fuera del rango de elevación normal en el que M. arundinacea crece en la naturaleza. Por lo tanto, es posible que la planta haya sido introducida a San Isidro desde áreas cercanas de selva tropical de tierras bajas en un cultivo pionero temprano.
Además, se han encontrado azadas de piedra para el cultivo de plantas que se remontan al 7700 a. C. en el valle medio del Cauca, 150 kilómetros al norte de San Isidro.
La domesticación de esta planta en este período temprano fue probablemente a pequeña escala, con un sistema de cultivo en escalones y jardines de algunas plantas plantadas en suelos aluviales cerca de cursos de agua para asegurar el suministro constante de humedad necesaria durante la temporada de crecimiento.
La explotación de Maranta arundinacea probablemente se complicó por la dificultad de extraer el almidón de las raíces fibrosas. Primero se deben triturar o moler las raíces y luego remojarlas en agua para separar el almidón de las fibras. El almidón es excelente para la digestibilidad.
Hoy en día, el almidón de esta planta se utiliza en preparaciones alimentarias y de repostería y para aplicaciones industriales como cosmética y colas. El residuo de la extracción de almidón tiene un alto contenido de fibra y se puede alimentar al ganado.
Los usos comestibles de esta planta se refieren al uso de raíces tanto crudas como cocidas. Los rizomas son una fuente, como se mencionó, de un almidón comestible de alta calidad, obtenido triturando la raíz en un polvo fino; además, a diferencia de la harina, no aporta sabor a harina.
Maranta arundinacea también se utiliza en el campo medicinal.
De hecho, los rizomas son de fácil digestión, son beneficiosos para los convalecientes y con digestión débil, ayudando a aliviar la acidez, la indigestión y los cólicos. Son ligeramente laxantes.
De las raíces se obtiene una infusión que tradicionalmente se ha utilizado para tratar infecciones urinarias.
La raíz también se ha utilizado como antídoto para el veneno.
La raíz en polvo se ha utilizado como ungüento o cataplasma, especialmente en combinación con una hierba antiséptica como la mirra (Commiphora spp.).
Además, la raíz en polvo se ha convertido tradicionalmente en una cataplasma para el tratamiento de las llagas de la viruela.
Otros usos incluyen la agrosilvicultura, ya que estas plantas se pueden cultivar como cobertura del suelo.
Finalmente, el almidón obtenido de la raíz también se utiliza como base para polvos y en algunos tipos de cola.

Método de preparación –
Maranta arundinacea es una planta que se ha utilizado desde la antigüedad tanto con fines alimentarios como medicinales.
Entre los usos comestibles de esta planta se encuentran los de utilizar raíces tanto crudas como cocidas.
Con ellos se obtiene una infusión, tradicionalmente utilizada para tratar infecciones urinarias. Además, la raíz también se ha utilizado como antídoto para el veneno.
La raíz en polvo se ha utilizado como ungüento o cataplasma, especialmente en combinación con una hierba antiséptica como la mirra (Commiphora spp.) Y tradicionalmente se ha convertido en cataplasma para el tratamiento de las llagas de la viruela.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.