Maranta arundinacea

Maranta arundinacea

La Maranta (Maranta arundinacea L.) è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Marantaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota;
Regno Plantae;
Divisione Magnoliophyta;
Classe Liliopsida;
Ordine Zingiberales;
Famiglia Marantaceae;
Genere Maranta;
Specie M. arundinacea
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Maranta indica Tussac;
– Maranta minor Chantrier ex André;
– Maranta ramosissima Wall.;
– Maranta sylvatica Roscoe ex Sm.;
– Maranta tessellata var. kegeljanii E.Morren;
– Phrynium variegatum N.E.Br., nom. illeg..

Etimologia –
Il termine Maranta del genere è stato dedicato da Linneo a Bartolomeo Maranta (~1500-1571), medico e botanico italiano, attivo soprattutto presso l’Orto Botanico di Napoli.
L’epiteto specifico arundinacea viene da arúndo, -dinis canne e giunchi in genere: simile a una canna.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Maranta arundinacea è una pianta originaria del Messico, dell’America Centrale, delle Indie Occidentali (Cuba, Hispaniola, Porto Rico, Trinidad, Piccole Antille) e del Sud America (Brasile, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Suriname, Guyana, Guyana francese).
Questa pianta è ampiamente coltivata in molti paesi caldi ed è considerata naturalizzato in Giamaica, Bahamas, Bermuda, Antille Olandesi, India, Sri Lanka, Cina (Guangdong, Guangxi, Hainan, Yunnan), Taiwan, Isole Vulcano, Mauritius, Réunion, Guinea Equatoriale, Gabon, Florida, Cambogia, Indonesia e Filippine.
Il suo habitat in natura è quello delle foreste umide sempreverdi o decidue, spesso in radure dove i livelli di luce sono relativamente alti.

Descrizione –
La Maranta arundinacea è una pianta perenne che cresce fino a un’altezza compresa tra 0,3 m e 1,5 m la cui parte commestibile è il rizoma. I rizomi sono carnosi, cilindrici e crescono da 20 cm a 45 cm di lunghezza.
Ha foglie grandi e lanceolate.
I fiori, piccoli e bianchi, sono riuniti in grappoli e sbocciano circa 90 giorni dopo la semina.
La pianta produce raramente semi e la riproduzione avviene in genere piantando parte di un rizoma con una gemma.

Coltivazione –
La Maranta arundinacea, probabilmente, ha avuto origine nella foresta pluviale amazzonica del Brasile nord-occidentale e nei paesi vicini.
Questa pianta cresce meglio tra temperature di 23 °C e 29 °C, con precipitazioni annue tra 150 cm e 200 cm. I rizomi dormienti possono resistere a temperature fino a 5 °C.
Inoltre i rizomi sono pronti per la raccolta 10-12 mesi dopo la semina, nel momento in cui le foglie della pianta iniziano ad appassire e morire.
Questa pianta viene coltivata anche per scopo ornamentale in alcune zone degli Stati Uniti e di altri Paesi.
Per quanto riguarda invece la produzione per l’ottenimento dei rizomi è l’area insulare caraibica di St. Vincent e Grenadine dove avviene la più grande coltivazione al mondo.
In Kerala, in India, questa pianta, chiamata localmente bilathi koova, viene coltivata per produrre un amido facilmente digeribile.
Questa pianta viene inoltre raccolta allo stato naturale, oltre che essere ampiamente coltivata nelle regioni tropicali.
Per la sua coltivazione bisogna scegliere un terreno fertile, umido e ben drenato in una posizione soleggiata o parzialmente ombreggiata e con un pH nell’intervallo 5,5 – 6,5, tollerando 5 – 8; per un migliore sviluppo dei suoi rizomi è preferibile scegliere terreni sciolti che, tra l’altro, agevolano la raccolta.
Questa pianta viene fatta ritornare sullo stesso appezzamento per 5 – 6 anni e le rese possono essere comprese entro 5 – 6 anni tra 10 – 35 tonnellate per ettaro di rizomi, da cui si possono ottenere 2,5 – 7,5 tonnellate di amido.
La pianta si può propagare per seme o per divisione di cespi.

Usi e Tradizioni –
La Maranta arundinacea è stata una delle prime piante da cibo ad essere addomesticate nel nord del Sud America, con prove di sfruttamento o coltivazione della pianta risalenti all’8200 aC.
Tale dato viene confermato dalla datazione al radiocarbonio. Questa pianta, unitamente alla Calathea allouia, alla Cucurbita moschata ed alla Lagenaria siceraria divennero piante coltivate nel nord del Sud America e a Panama tra l’8200 aC e il 5600 aC.
Alcuni archeologi ritengono che la Maranta arundinacea sia stata usata per la prima volta dai nativi americani non come cibo ma come impiastro per estrarre il veleno dalle ferite causate da lance o frecce.
Le prove come suo di cibo (risalenti all’8200 aC) sono state trovate nel sito archeologico di San Isidro nell’alta valle del fiume Cauca in Colombia, vicino alla città di Popayán. I grani di amido di questa pianta sono stati trovati sugli strumenti di molatura. Non è chiaro se la pianta venisse solo raccolta o coltivata, sebbene l’elevazione del sito di 1.700 metri sia probabilmente al di fuori del normale intervallo di elevazione a cui M. arundinacea cresce allo stato selvatico. Pertanto, la pianta potrebbe essere stata introdotta a San Isidro dalle vicine aree di foresta pluviale di pianura in una prima pionieristica coltivazione.
Inoltre sono state trovate zappe di pietra per la coltivazione di piante risalenti al 7700 a.C. nella media valle del Cauca, 150 chilometri a nord di San Isidro.
L’addomesticamento di questa pianta in questo primo periodo era, probabilmente, su piccola scala, con un sistema di coltivazione su gradoni e giardini di poche piante piantate in terreni alluvionali vicino a corsi d’acqua per garantire il costante apporto di umidità necessaria durante la stagione di crescita.
Lo sfruttamento della Maranta arundinacea è stato probabilmente complicato dalla difficoltà di estrarre l’amido dalle radici fibrose. Le radici devono essere prima pestate o macinate e poi messe a bagno in acqua per separare l’amido dalle fibre. L’amido è ottimo per la digeribilità.
Ai giorni nostri l’amido di questa pianta viene utilizzato nelle preparazioni alimentari e dolciarie e per applicazioni industriali come cosmetici e colle. Il residuo dell’estrazione dell’amido ha un alto contenuto di fibre e può essere somministrato al bestiame.
Gli usi commestibili di questa pianta riguardano l’uso delle radici sia crude che cotte. I rizomi sono fonte, come detto, di un amido commestibile di alta qualità, ottenuto macinando la radice in una polvere fine; inoltre a differenza della farina, non aggiunge un gusto farinoso.
La Maranta arundinacea trova impiego anche in campo medicinale.
Infatti i rizomi sono facilmente digeribili, giovano ai convalescenti e a chi ha una digestione debole, aiutando ad alleviare acidità, indigestione e coliche. Sono leggermente lassativi.
Dalle radici si ottiene un’infusione che è stata tradizionalmente utilizzata per trattare le infezioni urinarie.
La radice è stata usata anche come antidoto per il veleno.
La radice in polvere è stata usata come unguento o cataplasma, specialmente in combinazione con un’erba antisettica come la mirra (Commiphora spp.).
Inoltre la radice in polvere è stata tradizionalmente trasformata in un impiastro per il trattamento delle piaghe da vaiolo.
Tra gli altri usi si ricordano quelli agroforestali in quanto queste piante possono essere coltivate come tappezzanti.
Infine l’amido ottenuto dalla radice viene utilizzato anche come base per ciprie e in alcuni tipi di colla.

Modalità di Preparazione –
La Maranta arundinacea è una pianta che da tempi remoti viene impiegata sa per fini alimentari che medicinali.
Tra gli usi commestibili di questa pianta si hanno quelli di utilizzo delle radici sia crude che cotte.
Con le stesse si ottiene un’infusione, tradizionalmente utilizzata per trattare le infezioni urinarie. Inoltre la radice è stata usata anche come antidoto per il veleno.
La radice in polvere è stata usata come unguento o cataplasma, specialmente in combinazione con un’erba antisettica come la mirra (Commiphora spp.) e tradizionalmente trasformata in un impiastro per il trattamento delle piaghe da vaiolo.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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