Reddito di Ruralità Responsabile

Reddito di Ruralità Responsabile

L’abbandono ed il disagio che sta attraversando l’intero mondo rurale è un fenomeno sotto gli occhi di tutti e che, diversamente da quello che si può pensare, ci tocca tutti direttamente: dagli agricoltori, ai sempre minori residenti delle campagne o dei piccoli borghi rurali, fino agli abitanti delle grandi metropoli.
Campagne sempre meno sicure, sempre più oggetto di devastazioni, di atti di vandalismo, di furti e, non certo ultimi, di incendi, che ogni anno, come catastrofe oramai annunciata, e a cui la politica della liberista Unione Europea non sa porre rimedio, stanno trascinando con loro sistema sociale ed ecologico verso un pericoloso punto di non ritorno.
Una desertificazione del territorio che non è solo quella legata alla perdita di fertilità dei suoli e della biodiversità; una desertificazione che sta distruggendo gradualmente una civiltà contadina che era il luogo di osmosi tra i doni della Natura e i bisogni umani.
Una civiltà contadina che è stata la madre della storia, dell’arte, della bellezza, della via umana verso la comprensione della Vita.
Tutto cancellato, dopo 10.000 anni di storia, da un modello liberista, colonialista e capitalista che ha ridotto l’umanità ad una povertà di valori e di condizioni in nome di un benessere subdolo e bugiardo.
Una umanità che distruggendo la propria madre, la Natura, sta perdendo proprio quei principi e quei doni che la nostra Terra ha elargito fin qui.
Il disastro sociale, con il conseguente impoverimento dei suoi valori, è oramai palese trascinando con se una crisi culturale, ideologica e politica da cui non si esce se non si recuperano i luoghi dell’osmosi tra Natura ed Umanità.
Un recupero che non può essere pensato ed attuato con semplici politiche economiche e finanziarie, almeno non da sole, per non aggravare il grande baratro che il sistema liberista, come un vortice, sta alimentando.
Basti pensare che, secondo le previsioni redatte dalle Nazioni Unite, nel 2050 a vivere in aree urbanizzate saranno due terzi degli abitanti del nostro pianeta, con una crescita attesa del 1,84 % annuo da qui al 2020, dell’1,63 % nel periodo 2020-2025 e dell’1,44 % annuo dal 2025 al 2030.
Città sempre più abitate, sempre più energivore e sempre più invivibili e campagne sempre più desolate e deserte e rapporti tra città e campagna sempre più flebili ed ecosistema sempre più a rischio.
Un altro dato che va messo in relazione col precedente è che tutto ciò sta portando al collasso di interi ecosistemi. Secondo la FAO, negli ultimi dieci anni sono stati distrutti mediamente 13 milioni di ettari di foreste (una superficie pari a quella della Grecia) l’anno. In più altri milioni di ettari ogni anno sono degradati dal prelievo di legname, dalla costruzione di miniere, dighe, strade.
A tal proposito un articolo del 2010 sulla rivista scientifica Science rivela che gli indicatori dei principali fattori di pressione della biodiversità (la distruzione degli habitat, l’inquinamento da azoto dei suoli e delle acque, la diffusione delle specie aliene invasive, i cambiamenti climatici, il sovra-sfruttamento delle risorse naturali) hanno mantenuto la loro intensità o l’hanno addirittura aumentata.

E così secondo il Living Planet Report (che viene pubblicato ogni 2 anni dal World Wide Fund for Nature dal 1998) la riduzione delle popolazioni globali di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci mostra, al 2020, un calo medio di due terzi avvenuto in meno di mezzo secolo, causato in gran parte dalla distruzione degli ecosistemi; fattore che sta anche contribuendo all’emergere di malattie zoonotiche come il COVID-19.
Il Living Planet Index (LPI), fornito dalla Zoological Society of London (ZSL), mostra infatti che i fattori ritenuti in grado di aumentare la vulnerabilità del pianeta alle pandemie, come il cambiamento dell’uso del suolo e l’utilizzo e il commercio di fauna selvatica, sono gli stessi che hanno determinato il crollo delle popolazioni di specie di vertebrati tra il 1970 e il 2016 il cui valore medio globale si attesta intorno al 68% di perdita.
A questo punto cosa bisogna fare?
A questa domanda non possiamo dare risposte semplicistiche e basate sugli stessi meccanismi con cui abbiamo generato questo disastro; per comprendere tale aspetto possiamo richiamare la frase attribuita ad A. Einstein: “Non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati.”
Ciò equivale a dire che dobbiamo cambiare gradualmente, ma con sollecitudine, il nostro approccio al problema e, per farlo, dobbiamo intanto prendere quelle medicine che ci portino pian piano verso un nuovo riassetto e riequilibrio delle cose.
Molti pongono il dito sulla questione che siamo troppi sul pianeta e lo saremo ancora di più nei prossimi decenni. Come al solito è una falsa verità in quanto non è un problema di risorse ma di come queste sono distribuite ed utilizzate.
In tempi di pandemia serve un vaccino. Questo vaccino deve “inoculare” nuovamente le persone nei territori rurali con una presenza attiva. Questo vaccino deve creare e ripristinare, anche culturalmente, quelle sentinelle del territorio che sono i contadini.
Questo vaccino deve riportare soprattutto le giovani generazioni verso la terra e non con modelli liberisti e capitalisti che guardano semplicemente alla produzione ed ai mercati (come la PAC ed il PSR) ma con quei criteri di “ecologia integrale” a cui fa riferimento Papa Francesco.
Per fare questo bisogna partire da un Reddito di Ruralità Responsabile (RRR) che si contrapponga a quel pericoloso reddito di cittadinanza che, pur se azione meritoria per sostenere quanti non hanno di che vivere, conduce ad una sempre maggiore alienazione le persone ed il loro ruolo attivo e costruttivo nella società.
Un RRR a cui devono essere abbinate responsabilità, compiti, mansioni, ruoli.
Un RRR che, come un vaccino, permetta di “inoculare” i giovani nel tessuto rurale e che preveda azioni anche a favore di quanti sono proprietari di fondi rurali oramai incolti o abbandonati.
Un RRR che non sia solo un premio monetario (altrimenti reiteriamo gli errori del liberismo) ma che contempli la creazione di un pacchetto di sostegno (formazione, assistenza, integrazione, ecc.) che riporti la Vita dentro i territori rurali e riequilibri quella pericolosa deriva a cui siamo destinati se non si pongono seri rimedi.
Un RRR che consenta di produrre cibo sano e tutela della Natura, madre e fertilità della Civiltà, ed allontani e combatta la cancrena delle mafie.
Diceva a tal proposito, quasi due secoli fa, il filosofo Henry David Thoreau, nella sua opera “Life in the Woods”: “La sopravvivenza di una città non dipende dalla rettitudine degli uomini che vi risiedono, ma dai boschi e dalle paludi che la circondano.”
È tempo di rimettere le cose a posto ripartendo da un punto di vista diverso.

Guido Bissanti

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