Saxitossina

Saxitossina

La saxitossina, il cui termine nella nomenclatura ufficiale IUPAC è: [(3aS, 4R, 10aS) -10,10-diidrossi-2,6-diiminoottaidro-1H, 8H-pirrolo [1,2-c] purin-4-il] metil carbammato è un alcaloide.
La saxitossina ha formula bruta o molecolare: C10H17N7O4 ed è neurotossina idrosolubile prodotta in natura da alcune specie di dinoflagellati marini (Alexandrium sp., Gymnodinium sp., Pyrodinium sp.) e cianobatteri d’acqua dolce (Dolichospermum cicinale sp., alcuni Aphanizomenon spp., Cylindrospermopsis sp., Lyngbya sp., Planktoth).
Inoltre la sassitossina è stata trovata anche in almeno 12 specie di pesci palla marini in Asia e in una tilapia di pesce d’acqua dolce in Brasile.
Degli oltre 20 agenti tossici responsabili della sindrome paralitica dovuta a molluschi bivalvi (PSP), la saxitossina è uno dei più potenti, insieme alla neosaxitossina e alla gonyautossina.
La saxitossina si caratterizza per la presenza di due gruppi funzionali guanidinici carichi positivamente. Attraverso questi gruppi essa si lega saldamente e blocca il canale del sodio, interagendo con un gruppo carbossilico ionizzato (COO-) disposto all’ingresso del canale, sul versante citosolico.
La saxitossina è una tossina che provoca intossicazione per ingestione provocando una varietà di sintomi, che dipendono dalla quantità di tossina assunta, soprattutto a livello neurologico, tra cui formicolio, parestesia alla bocca, labbra, lingua e alle estremità degli arti, profonda astenia muscolare, impossibilità a mantenere la stazione eretta, andatura atassica. Sintomi a livello gastrointestinale sono possibili ma meno comuni.

I sintomi della sua ingestione sono alquanto rapidi tanto che nei primi 5 – 30 minuti si ha già ipotermia e formicolio della zona orofaringea. In meno di un’ora il formicolio si diffonde a tutto il corpo. La morte, nei casi fatali, giunge dopo 3–12 ore ed è causata dalla paralisi respiratoria. I pazienti che superano le prime 12 ore di solito si riprendono rapidamente senza effetti secondari. Non essendo conosciuti antidoti, il trattamento applicato è sintomatico e consiste in lavanda gastrica (all’occorrenza) e respirazione artificiale.
La saxitossina è una sostanza termostabile e non degrada con la normale cottura del cibo ma solo dopo ore di bollitura a pH 3.
La saxitossina è stata inizialmente isolata e caratterizzata da ricerche militari in virtù della sua DL50 estremamente bassa e quindi come possibile uso come arma chimica.
In passato, è stata presa in considerazione, per uso militare dagli Stati Uniti.
La saxitossina, per fortuna, si è rivelata invece un prezioso strumento di ricerca nello studio della cellula e della funzione dei canali del sodio.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.

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