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Ficus benghalensis

Il baniano (Ficus benghalensis L., 1753) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Moraceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Hamamelidae,
Ordine Urticales,
Famiglia Moraceae,
Genere Ficus,
Specie F. benghalensis.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Ficus banyana Oken;
– Ficus benghalensis var. krishnae (C. D. C.) Corner;
– Ficus chauvieri G. Nicholson;
– Ficus cotoneifolia Vahl;
– Ficus cotonifolia Stokes;
– Ficus crassinervia Kunth & C. D. Bouché;
– Ficus karet Baill.;
– Ficus krishnae C. D. C.;
– Ficus lancifolia Moench;
– Ficus lasiophylla Link;
– Ficus procera Salisb.;
– Ficus pubescens B. Heyne ex Roth;
– Ficus umbrosa Salisb.;
– Perula benghalensis Raf.;
– Urostigma benghalense (L.) Gasp.;
– Urostigma crassirameum Miq.;
– Urostigma procerum Miq.;
– Urostigma pseudorubrum Miq.;
– Urostigma rubescens Miq.;
– Urostigma sundaicum Miq.;
– Urostigma tjiela Miq..

Etimologia –
Il termine Ficus è il nome in latino classico del fico, genere già noto allora, di probabile derivazione dall’ebraico.
L’epiteto specifico benghalensis, proviene da Bengala, regione del subcontinente indiano suddivisa tra India e Bangladesh: per via delle sue origini.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il baniano è una pianta originaria di un’area del est dell’ Asia e del subcontinente indiano.
L’albero si è naturalizzato nell’Australia nord-orientale, dove è considerato invasivo.
Il suo habitat è quello delle zone monsoniche e delle foreste pluviali e foreste di pianura ad altitudini comprese tra 500 e 1.200 metri.

Descrizione –
Il Ficus benghalensis è un albero sempreverde, perenne, con portamento che si riscontra soltanto in poche specie dello stesso genere: dalla sua ramificazione espansa si dipartono radici aeree, che dapprima assorbono umidità dall’aria, ma quando raggiungono il terreno lo penetrano trasformando i tessuti, di modo che la parte rimasta diviene a sua volta un fusto colonnare munito di radici proprie, pur rimanendo attaccato alla pianta primigenia.
La pianta di solito inizia la vita come epifita, crescendo nel ramo di un altro albero; con l’avanzare dell’età manda verso il basso radici aeree che, quando raggiungono il suolo, formano rapidamente radici e diventano molto più spesse e vigorose. Forniscono sostanze nutritive al fico, permettendogli di crescere più velocemente dell’albero ospite. Le radici aeree circondano gradualmente l’albero ospite, impedendone l’espansione del tronco principale, mentre allo stesso tempo il fogliame soffoca il fogliame dell’ospite. Alla fine l’ospite muore, lasciando che il fico continui a crescere senza concorrenza.
La chioma è ampia e diffusa e può raggiungere un’altezza di 20-30 metri o più.
Le foglie sono coriacee, ovate, verde scuro con nervature pallide, lunghe circa 20 centimetri.
I fiori, piccoli e verdastri, sono riuniti in grappoli che si dipartono dalla parte ascellare delle foglie.
Come tutte le specie appartenenti al genere Ficus, produce un’infiorescenza molto particolare che prende il nome di sìconio. Si tratta di un ricettacolo piriforme carnoso al cui interno sono custoditi sia i fiori maschili (ridotti a singoli stami) sia i fiori femminili (ridotti a singoli pistilli). Alla sommità è presente una piccola apertura, detta ostiolo, dalla quale entrano gli impollinatori pronubi. Una volta che i fiori femminili sono stati fecondati si sviluppa un’infruttescenza, anche questa chiamata sìconio, che per aspetto richiama il fico comune (Ficus carica L.). Al suo interno sono presenti i veri frutti costituiti da dei piccoli acheni che sono rossi e rotondi.

Coltivazione –
Il Ficus benghalensis è una pianta che cresce bene nelle regioni a clima mite e predilige esposizioni soleggiate, caldo – umide. Resistente alla siccità ma teme il gelo.
Il clima preferito è quello con temperature diurne annuali comprese tra 26 e 36 °C, ma può tollerare 9 – 40 °C.
Le piante mature non tollerano temperature inferiori a -2 °C ma la crescita delle piante giovani è danneggiata a -1 °C.
Preferisce una piovosità media annua nell’intervallo 1.000 – 2.500 mm, ma tollera 500 – 4.000 mm.
Le piante giovani tollerano abbastanza l’ombra, ma richiedono quantità crescenti di luce solare man mano che diventano più grandi.
Preferisce un terreno fertile, da leggero a medio, con pH compreso tra 5,5 e 7, tollerando 4,5 – 8,5.
Queste piante hanno una forma unica di riproduzione che si basa su una singola specie di vespa altamente specializzata che è a sua volta totalmente dipendente da quella specie di fico per riprodursi. Gli alberi producono tre tipi di fiori: maschio, una femmina macrostile e un fiore femminile microstile, spesso chiamato fiore del fiele. Tutti e tre i tipi di fiore sono contenuti all’interno della struttura che di solito pensiamo come il frutto.
La vespa femmina del fico entra in un fico e depone le uova sui fiori femminili microstili mentre impollina i fiori femminili microstili. Le vespe di fico maschio senza ali emergono per prime, inseminano le femmine emergenti e quindi perforano i tunnel di uscita dal fico per le femmine alate. Le femmine emergono, raccolgono il polline dei fiori maschili e volano via alla ricerca dei fichi i cui fiori femminili sono ricettivi. Per sostenere una popolazione del suo impollinatore, gli individui di un Ficus spp. deve fiorire in modo asincrono. Una popolazione deve superare una dimensione minima critica per garantire che in qualsiasi momento dell’anno almeno alcune piante abbiano la sovrapposizione di emissione e ricezione di vespe di fico. Senza questa sovrapposizione temporale le vespe impollinatrici di breve durata si estingueranno localmente.
La propagazione può avvenire per seme che germina meglio a una temperatura di circa 20 °C o per talee di punta lunghe circa 4 – 12 cm, prelevate dai rami laterali.

Usi e Tradizioni –
Il Ficus benghalensis è simbolo nazionale dell’India ed è considerato sacro. Un esemplare gigantesco fu descritto da Nearco durante la spedizione di Alessandro Magno lungo le sponde del fiume Narmada.
L’albero viene raccolto allo stato naturale per i suoi frutti commestibili e per usi medicinali. Fornisce anche un legname e un materiale per legare.
L’albero oltre ad essere considerato sacro dagli indù è comunemente piantato per scopi religiosi, viene coltivato anche come ornamentale e per fornire ombra lungo le strade così come nei parchi e nei grandi giardini.
I fichi prodotti dall’albero vengono mangiati da uccelli come la myna indiana. I semi di fico che passano attraverso il sistema digerente degli uccelli hanno maggiori probabilità di germogliare e germogliare prima.
Nel Buddismo Theravada, si dice che questo albero sia stato usato come albero per l’illuminazione raggiunta, o Bodhi, dal ventiquattresimo Buddha chiamato “Kassapa – කස්සප”. La pianta sacra è conosciuta come “Nuga – නුග” o “Maha nuga – මහ නුග” in Sri Lanka.
È l’albero sotto il quale Lord Adhinath, il primo Jain Tirthankara, raggiunse Kewal Gyan o l’illuminazione spirituale.
I giganteschi baniani dell’India sono gli alberi più grandi del mondo per area di copertura della chioma.
L’esemplare di albero più grande e conosciuto al mondo in termini di area bidimensionale coperta dalla sua chioma è Thimmamma Marrimanu nell’Andhra Pradesh, in India, che copre 19.107 metri quadrati. Questo albero è anche l’esemplare di albero più grande e conosciuto al mondo in termini di lunghezza del suo perimetro, che misura 846 metri.
Nearchus, un ammiraglio di Alessandro Magno, descrisse un grande esemplare sulle rive del fiume Narmada nella contemporanea Bharuch, Gujarat, India; potrebbe aver descritto l’esemplare attualmente denominato “Kabirvad”. La chioma dell’esemplare descritto da Nearchus era così estesa da ospitare 7.000 uomini. James Forbes in seguito lo descrisse nelle sue Memorie orientali (1813-15) con quasi 610 m di circonferenza e con più di 3.000 tronchi. Attualmente l’area della sua tettoia è di 17.520 metri quadrati) con un perimetro di 641 metri.
Altri esemplari indiani degni di nota includono The Great Banyan nel Jagadish Chandra Bose Botanic Garden a Shibpur, Howrah, che ha una superficie di 18.918 metri quadrati e ha circa 250 anni, e Dodda Aladha Mara a Kettohalli, Karnataka, che ha una superficie della tettoia di 12.000 metri quadrati e ha circa 400 anni.
In Europa un esemplare notevole si trova al Giardino Inglese di Palermo dove, nelle calde domeniche d’estate, si può spesso assistere ad un raccogliersi sotto la sua chioma di intere famiglie di origine indiana, srilankese o pakistana, che si radunano con teli e coperte di colori accesi sotto il loro baniano, sentendosi, per un momento, a casa.
Tra gli usi commestibili si ricorda i suoi frutti possono essere mangiati sia cotti che crudi; questi hanno un sapore dolciastro ed apprezzato particolarmente dai bambini ma generalmente consumato solo quando non sono disponibili cibi migliori.
Il Ficus benghalensis trova impiego anche per usi medicinali.
Le foglie servono come rimedio per dissenteria e diarrea. Si usano in un decotto con riso tostato come diaforetico.
Le foglie giovani vengono riscaldate e usate come impiastro. Vengono applicate agli ascessi come impiastro per risolvere suppurazioni e secrezione di pus.
Il lattice concentrato, unito al frutto, è afrodisiaco e viene utilizzato per curare la spermatorrea e la gonorrea. Mescolato con lo zucchero, è usato come trattamento per la dissenteria nei bambini.
Il lattice della pianta viene applicato localmente per trattare mal di denti, contusioni, aree doloranti, articolazioni reumatiche e lombalgia.
Viene fatto gocciolare nelle ferite per uccidere o espellere i germi e viene applicato per trattare il sanguinamento e il gonfiore delle gengive.
La corteccia è tonica e diuretica. Un infuso è antidiabetico e un decotto è usato come astringente nel trattamento della leucorrea.
Dalle fibre della radice si ottiene un decotto che è utile come trattamento contro la gonorrea, mentre le estremità tenere delle radici aeree sono utilizzate in caso di vomito persistente.
Un infuso ricavato dai rametti è un utile rimedio per l’emottisi.
Il lattice viene utilizzato contro dolori e febbre, reumatismi e lombalgie, mal di denti e applicato su suole screpolate e infiammate.
Il frutto è tonico e ha un effetto rinfrescante.
Tra gli altri usi si ricordano quelli agroforestali.
Questa specie però può essere considerata una pianta infestante e nociva nella foresta, occupando una grande quantità di spazio ad esclusione di specie più utili. Inoltre, è molto distruttiva per qualsiasi muro o edificio in cui cresce a poca distanza ed è estremamente difficile da sradicare.
Le radici aeree sono usate per leganti temporanei. La corteccia e le foglie contengono tannini.
Il lattice ottenuto da tutte le parti della pianta può essere utilizzato per produrre una gomma di qualità inferiore.
Il legno è leggero, resistente all’acqua ma è di bassa qualità, non è adatto per un uso generale, ma potrebbe essere impiegato per lavori di falegnameria secondari, come i rivestimenti di cassetti e armadi.
Viene utilizzato localmente per pali, carrelli, mobili e per rivestire pozzi.

Modalità di Preparazione –
I frutti del Ficus benghalensis possono essere mangiati sia cotti che crudi.
Ma questa pianta trova impiego anche per usi medicinali. In questo caso vengono utlizzatte varie parti della pianta:
– le foglie, in forma di decotto, con riso tostato come diaforetico, servono come rimedio per dissenteria e diarrea;
– le foglie giovani vengono riscaldate e usate come impiastro ed applicate agli ascessi per risolvere suppurazioni e secrezione di pus;
– il lattice concentrato, unito al frutto, è afrodisiaco e viene utilizzato per curare la spermatorrea e la gonorrea; viene mescolato con lo zucchero, è usato come trattamento per la dissenteria nei bambini;
– inoltre il lattice viene applicato localmente per trattare mal di denti, contusioni, aree doloranti, reumatismi, dolori articolari e lombalgia;
– il lattice viene fatto anche gocciolare nelle ferite per uccidere o espellere i germi e viene applicato per trattare il sanguinamento e il gonfiore delle gengive.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





[:en]

Ficus benghalensis

The banyan (Ficus benghalensis L., 1753) is an arboreal species belonging to the Moraceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Subclass Hamamelidae,
Urticales Order,
Moraceae family,
Genus Ficus,
F. benghalensis species.
The following terms are synonymous:
– Ficus banyana Oken;
– Ficus benghalensis var. krishnae (C. D. C.) Corner;
– Ficus chauvieri G. Nicholson;
– Ficus Cotoneifolia Vahl;
– Ficus cotonifolia Stokes;
– Ficus crassinervia Kunth & C. D. Bouché;
– Ficus karet Baill .;
– Ficus krishnae C. D. C .;
– Ficus lancifolia Moench;
– Ficus lasiophylla Link;
– Ficus procera Salisb .;
– Ficus pubescens B. Heyne ex Roth;
– Ficus umbrosa Salisb .;
– Perula benghalensis Raf .;
– Urostigma benghalense (L.) Gasp .;
– Urostigma crassirameum Miq .;
– Urostigma procerum Miq .;
– Urostigma pseudorubrum Miq .;
– Urostigma rubescens Miq .;
– Urostigma sundaicum Miq .;
– Urostigma tjiela Miq ..

Etymology –
The term Ficus is the classical Latin name of the fig, a genus already known then, probably derived from Hebrew.
The specific epithet benghalensis comes from Bengal, a region of the Indian subcontinent divided between India and Bangladesh: due to its origins.

Geographic Distribution and Habitat –
The banyan is a plant native to an area of ​​eastern Asia and the Indian subcontinent.
The tree has naturalized in northeastern Australia, where it is considered invasive.
Its habitat is that of monsoon areas and rainforests and lowland forests at altitudes between 500 and 1,200 meters.

Description –
Ficus benghalensis is an evergreen, perennial tree, with a habit that is found only in a few species of the same genus: aerial roots branch off from its expanded branching, which at first absorb moisture from the air, but when they reach the ground they penetrate it, transforming the tissues , so that the remaining part becomes in turn a columnar stem with its own roots, while remaining attached to the primitive plant.
The plant usually begins life as an epiphyte, growing on the branch of another tree; as it ages it sends down aerial roots which, when they reach the ground, quickly form roots and become much thicker and more vigorous. They provide nutrients to the fig tree, allowing it to grow faster than the host tree. The aerial roots gradually surround the host tree, preventing its main trunk from expanding, while at the same time the foliage suffocates the host’s foliage. Eventually the host dies, letting the fig tree continue to grow without competition.
The canopy is wide and widespread and can reach a height of 20-30 meters or more.
The leaves are leathery, ovate, dark green with pale veins, about 20 centimeters long.
The flowers, small and greenish, are gathered in clusters that branch off from the axillary part of the leaves.
Like all species belonging to the genus Ficus, it produces a very particular inflorescence that takes the name of siconio. It is a fleshy pyriform receptacle inside which both the male flowers (reduced to single stamens) and the female flowers (reduced to single pistils) are kept. At the top there is a small opening, called ostiolo, from which pollinators pollinators enter. Once the female flowers have been fertilized, an infructescence develops, also called silicon, which in appearance recalls the common fig (Ficus carica L.). Inside there are the real fruits made up of small achenes that are red and round.

Cultivation –
Ficus benghalensis is a plant that grows well in regions with a mild climate and prefers sunny, warm – humid exposures. Resistant to drought but fears frost.
The preferred climate is that with annual daytime temperatures between 26 and 36 ° C, but can tolerate 9 – 40 ° C.
Mature plants do not tolerate temperatures below -2 ° C but the growth of young plants is damaged at -1 ° C.
It prefers an average annual rainfall in the range of 1,000 – 2,500 mm, but tolerates 500 – 4,000 mm.
Young plants are quite shade tolerant, but require increasing amounts of sunlight as they get larger.
It prefers a fertile, light to medium soil, with a pH between 5.5 and 7, tolerating 4.5 – 8.5.
These plants have a unique form of reproduction that relies on a single highly specialized wasp species that is itself totally dependent on that fig species to reproduce. Trees produce three types of flowers: male, a long-styled female, and a short-styled female flower, often called a gall flower. All three types of flower are contained within the structure that we usually think of as the fruit.
The female fig wasp enters a fig tree and lays eggs on the short-styled female flowers while pollinating the short-styled female flowers. Wingless male fig wasps emerge first, inseminate emerging females, and then pierce the exit tunnels from the fig tree for winged females. The females emerge, collect the pollen of the male flowers and fly away in search of the figs whose female flowers are receptive. To support a population of its pollinator, individuals of a Ficus spp. it must flourish asynchronously. A population must exceed a critical minimum size to ensure that at any time of the year at least some plants have the emission and reception overlap of fig wasps. Without this temporal overlap, short-lived pollinating wasps will become locally extinct.
Propagation can take place by seed which germinates better at a temperature of about 20 ° C or by tip cuttings about 4 – 12 cm long, taken from the lateral branches.

Customs and Traditions –
Ficus benghalensis is a national symbol of India and is considered sacred. A gigantic specimen was described by Nearchus during Alexander the Great’s expedition along the banks of the Narmada River.
The tree is harvested in its natural state for its edible fruit and for medicinal uses. It also provides a lumber and binding material.
In addition to being considered sacred by Hindus, the tree is commonly planted for religious purposes, it is also grown as an ornamental and to provide shade along the streets as well as in parks and large gardens.
Figs produced from the tree are eaten by birds such as the Indian myna. Fig seeds that pass through the digestive system of birds are more likely to germinate and sprout earlier.
In Theravada Buddhism, this tree is said to have been used as the tree for attained enlightenment, or Bodhi, by the twenty-fourth Buddha called “Kassapa – කස්සප”. The sacred plant is known as “Nuga – නුග” or “Maha nuga – මහ නුග” in Sri Lanka.
It is the tree under which Lord Adhinath, the first Jain Tirthankara, attained Kewal Gyan or spiritual enlightenment.
The giant banyan trees of India are the largest trees in the world by canopy coverage area.
The largest and most well-known tree specimen in the world in terms of the two-dimensional area covered by its canopy is Thimmamma Marrimanu in Andhra Pradesh, India, which covers 19,107 square meters. This tree is also the largest and best-known tree in the world in terms of the length of its perimeter, which measures 846 meters.
Nearchus, an admiral of Alexander the Great, described a large specimen on the banks of the Narmada River in contemporary Bharuch, Gujarat, India; he may have described the specimen currently referred to as “Kabirvad”. The foliage of the specimen described by Nearchus was so large that it housed 7,000 men. James Forbes later described it in his Oriental Memoirs (1813-15) with almost 610 m in circumference and with more than 3,000 trunks. Currently the area of ​​its canopy is 17,520 square meters) with a perimeter of 641 meters.
Other noteworthy Indian specimens include The Great Banyan in the Jagadish Chandra Bose Botanic Garden in Shibpur, Howrah, which has an area of ​​18,918 square meters and is about 250 years old, and Dodda Aladha Mara in Kettohalli, Karnataka, which has a canopy area of 12,000 square meters and is about 400 years old.
In Europe, a notable specimen is found in the English Garden of Palermo where, on hot summer Sundays, it is often possible to witness a gathering under its foliage of entire families of Indian, Sri Lankan or Pakistani origin, who gather with towels and blankets. of bright colors under their banyan, feeling, for a moment, at home.
Among the edible uses, its fruits can be eaten both cooked and raw; these have a sweetish taste and are particularly appreciated by children but generally consumed only when better foods are not available.
Ficus benghalensis is also used for medicinal uses.
The leaves serve as a remedy for dysentery and diarrhea. They are used in a decoction with toasted rice as a diaphoretic.
The young leaves are heated and used as a poultice. They are applied to abscesses as a poultice to resolve suppuration and pus secretion.
The concentrated latex, combined with the fruit, is aphrodisiac and is used to treat spermatorhea and gonorrhea. Mixed with sugar, it is used as a treatment for dysentery in children.
The latex of the plant is applied topically to treat toothaches, bruises, painful areas, rheumatic joints and low back pain.
It is dripped into wounds to kill or expel germs and is applied to treat bleeding and swelling of the gums.
The bark is tonic and diuretic. An infusion is antidiabetic and a decoction is used as an astringent in the treatment of leukorrhea.
From the fibers of the root a decoction is obtained which is useful as a treatment against gonorrhea, while the tender ends of the aerial roots are used in case of persistent vomiting.
An infusion made from the twigs is a useful remedy for hemoptysis.
Latex is used against pain and fever, rheumatism and back pain, toothache and applied to chapped and inflamed soles.
The fruit is tonic and has a cooling effect.
Other uses include agroforestry ones.
However, this species can be considered a weed and harmful plant in the forest, occupying a large amount of space to the exclusion of more useful species. Furthermore, it is very destructive to any wall or building it grows in close proximity and is extremely difficult to eradicate.
Aerial roots are used for temporary binders. The bark and leaves contain tannins.
The latex obtained from all parts of the plant can be used to produce a lower quality rubber.
The wood is light, water resistant but of low quality, not suitable for general use, but could be used for secondary woodworking, such as drawer and cabinet linings.
It is used locally for poles, trolleys, furniture and for lining wells.

Preparation Method –
The fruits of Ficus benghalensis can be eaten both cooked and raw.
But this plant is also used for medicinal uses. In this case, various parts of the plant are used:
– the leaves, in the form of a decoction, with toasted rice as a diaphoretic, serve as a remedy for dysentery and diarrhea;
– the young leaves are heated and used as a poultice and applied to the abscesses to resolve suppuration and pus secretion;
– the concentrated latex, combined with the fruit, is aphrodisiac and is used to treat spermatorea and gonorrhea; it is mixed with sugar, it is used as a treatment for dysentery in children;
– also the latex is applied locally to treat toothache, bruises, painful areas, rheumatism, joint pain and low back pain;
Latex is also dripped into wounds to kill or expel germs and is applied to treat bleeding and swelling of the gums.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Ficus benghalensis

El baniano (Ficus benghalensis L., 1753) es una especie arbórea perteneciente a la familia Moraceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Plantae,
División Magnoliophyta,
Clase Magnoliopsida,
Subclase Hamamelidae,
Orden Urticales,
Familia Moraceae,
Género Ficus,
Especies de F. benghalensis.
Los siguientes términos son sinónimos:
– Ficus banyana Oken;
– Ficus benghalensis var. Krishnae (C. D. C.) Esquina;
– Ficus chauvieri G. Nicholson;
– Ficus Cotoneifolia Vahl;
– Ficus cotonifolia Stokes;
– Ficus crassinervia Kunth y C. D. Bouché;
– Ficus karet Baill.;
– Ficus krishnae C. D. C.;
– Ficus lancifolia Moench;
– Enlace Ficus lasiophylla;
– Ficus procera Salisb.;
– Ficus pubescens B. Heyne ex Roth;
– Ficus umbrosa Salisb.;
– Perula benghalensis Raf.;
– Urostigma benghalense (L.) Gasp.;
– Urostigma crassirameum Miq.;
– Urostigma procerum Miq.;
– Urostigma pseudorubrum Miq.;
– Urostigma rubescens Miq.;
– Urostigma sundaicum Miq.;
– Urostigma tjiela Miq ..

Etimología –
El término Ficus es el nombre latino clásico del higo, un género ya conocido entonces, probablemente derivado del hebreo.
El epíteto específico benghalensis proviene de Bengala, una región del subcontinente indio dividida entre India y Bangladesh: debido a sus orígenes.

Distribución geográfica y hábitat –
El baniano es una planta originaria de una zona del este de Asia y el subcontinente indio.
El árbol se ha naturalizado en el noreste de Australia, donde se considera invasivo.
Su hábitat es el de las zonas de monzón y las selvas tropicales y los bosques de tierras bajas en altitudes entre 500 y 1200 metros.

Descripción –
Ficus benghalensis es un árbol perenne de hoja perenne, con un hábito que se encuentra solo en unas pocas especies del mismo género: las raíces aéreas se ramifican desde su ramificación expandida, que al principio absorben la humedad del aire, pero cuando llegan al suelo penetrarla, transformando los tejidos, de modo que la parte restante se convierte a su vez en un tallo columnar con sus propias raíces, sin dejar de estar adherido a la planta primitiva.
La planta generalmente comienza su vida como una epífita, creciendo en la rama de otro árbol; a medida que envejece envía raíces aéreas que, cuando llegan al suelo, rápidamente forman raíces y se vuelven mucho más gruesas y vigorosas. Proporcionan nutrientes a la higuera, lo que le permite crecer más rápido que el árbol huésped. Las raíces aéreas rodean gradualmente al árbol huésped, evitando que su tronco principal se expanda, mientras que al mismo tiempo el follaje sofoca el follaje del huésped. Finalmente, el anfitrión muere, dejando que la higuera continúe creciendo sin competencia.
El dosel es ancho y extenso y puede alcanzar una altura de 20-30 metros o más.
Las hojas son coriáceas, ovadas, de color verde oscuro con venas pálidas, de unos 20 centímetros de largo.
Las flores, pequeñas y verdosas, se agrupan en racimos que se ramifican desde la parte axilar de las hojas.
Como todas las especies del género Ficus, produce una inflorescencia muy particular que toma el nombre de siconio. Es un receptáculo piriforme carnoso en cuyo interior se guardan tanto las flores masculinas (reducidas a estambres individuales) como las femeninas (reducidas a pistilos individuales). En la parte superior hay una pequeña abertura, llamada ostiolo, por la que entran los polinizadores. Una vez fecundadas las flores femeninas, se desarrolla una infrutescencia, también llamada siconio, que en apariencia recuerda al higo común (Ficus carica L.). En su interior se encuentran los frutos reales formados por pequeños aquenios que son rojos y redondos.

Cultivo –
Ficus benghalensis es una planta que crece bien en regiones con un clima templado y prefiere exposiciones soleadas, cálidas y húmedas. Resistente a la sequía pero teme a las heladas.
El clima preferido es aquel con temperaturas diurnas anuales entre 26 y 36 ° C, pero puede tolerar entre 9 y 40 ° C.
Las plantas maduras no toleran temperaturas inferiores a -2 ° C pero el crecimiento de las plantas jóvenes se daña a -1 ° C.
Prefiere una precipitación anual promedio en el rango de 1,000 – 2,500 mm, pero tolera 500 – 4,000 mm.
Las plantas jóvenes son bastante tolerantes a la sombra, pero requieren mayores cantidades de luz solar a medida que crecen.
Prefiere un suelo fértil, ligero a medio, con un pH entre 5,5 y 7, tolerando 4,5 – 8,5.
Estas plantas tienen una forma única de reproducción que se basa en una sola especie de avispa altamente especializada que depende totalmente de esa especie de higuera para reproducirse. Los árboles producen tres tipos de flores: macho, una hembra de estilo largo y una flor hembra de estilo corto, a menudo llamada flor de agalla. Los tres tipos de flores están contenidos dentro de la estructura que solemos considerar la fruta.
La avispa del higo hembra entra en una higuera y pone huevos en las flores femeninas de estilo corto mientras poliniza las flores femeninas de estilo corto. Las avispas macho sin alas emergen primero, inseminan a las hembras emergentes y luego perforan los túneles de salida de la higuera para las hembras aladas. Las hembras emergen, recogen el polen de las flores masculinas y vuelan en busca de los higos cuyas flores femeninas son receptivas. Para mantener una población de su polinizador, los individuos de Ficus spp. debe florecer de forma asincrónica. Una población debe exceder un tamaño mínimo crítico para garantizar que en cualquier época del año al menos algunas plantas tengan el traslapo de emisión y recepción de las avispas del higo. Sin esta superposición temporal, las avispas polinizadoras de vida corta se extinguirán localmente.
La propagación puede tener lugar por semilla que germina mejor a una temperatura de unos 20 ° C o por esquejes de punta de unos 4 – 12 cm de largo, tomados de las ramas laterales.

Costumbres y tradiciones –
Ficus benghalensis es un símbolo nacional de la India y se considera sagrado. Nearchus describió un espécimen gigantesco durante la expedición de Alejandro Magno a lo largo de las orillas del río Narmada.
El árbol se cosecha en su estado natural por su fruto comestible y para usos medicinales. También proporciona madera y material de encuadernación.
Además de ser considerado sagrado por los hindúes, el árbol se planta comúnmente con fines religiosos, también se cultiva como ornamental y para proporcionar sombra a lo largo de las calles, así como en parques y grandes jardines.
Los higos producidos del árbol son consumidos por aves como el myna indio. Las semillas de higo que pasan por el sistema digestivo de las aves tienen más probabilidades de germinar y brotar antes.
En el budismo Theravada, se dice que este árbol fue utilizado como el árbol para alcanzar la iluminación, o Bodhi, por el vigésimo cuarto Buda llamado “Kassapa – කස්සප”. La planta sagrada se conoce como “Nuga – නුග” o “Maha nuga – මහ නුග” en Sri Lanka.
Es el árbol bajo el cual Lord Adhinath, el primer Jain Tirthankara, alcanzó Kewal Gyan o iluminación espiritual.
Los árboles de higuera gigantes de la India son los árboles más grandes del mundo por área de cobertura del dosel.
El árbol más grande y conocido del mundo en términos del área bidimensional cubierta por su dosel es Thimmamma Marrimanu en Andhra Pradesh, India, que cubre 19,107 metros cuadrados. Este árbol es también el árbol más grande y conocido del mundo en cuanto a la longitud de su perímetro, que mide 846 metros.
Nearchus, almirante de Alejandro Magno, describió un gran espécimen a orillas del río Narmada en la actual Bharuch, Gujarat, India; puede haber descrito el espécimen al que se hace referencia actualmente como “Kabirvad”. El follaje del espécimen descrito por Nearchus era tan grande que albergaba a 7.000 hombres. James Forbes lo describió más tarde en sus Memorias orientales (1813-15) con casi 610 m de circunferencia y con más de 3.000 troncos. Actualmente el área de su marquesina es de 17.520 metros cuadrados) con un perímetro de 641 metros.
Otros especímenes indios notables incluyen The Great Banyan en el jardín botánico Jagadish Chandra Bose en Shibpur, Howrah, que tiene un área de 18,918 metros cuadrados y tiene unos 250 años, y Dodda Aladha Mara en Kettohalli, Karnataka, que tiene un dosel. área de 12.000 metros cuadrados y tiene unos 400 años de antigüedad.
En Europa, un ejemplar notable se encuentra en el Jardín Inglés de Palermo donde, en los calurosos domingos de verano, a menudo es posible presenciar una reunión bajo su follaje de familias enteras de origen indio, esrilanqués o paquistaní, que se reúnen con toallas y mantas. . de colores brillantes bajo su baniano, sintiéndose, por un momento, como en casa.
Entre los usos comestibles, sus frutos se pueden consumir tanto cocidos como crudos; tienen un sabor dulce y son particularmente apreciados por los niños, pero generalmente se consumen solo cuando no hay mejores alimentos disponibles.
Ficus benghalensis también se utiliza con fines medicinales.
Las hojas sirven como remedio para la disentería y la diarrea. Se utilizan en decocción con arroz tostado como diaforético.
Las hojas tiernas se calientan y se utilizan como cataplasma. Se aplican a los abscesos como cataplasma para resolver la supuración y la secreción de pus.
El látex concentrado, combinado con la fruta, es afrodisíaco y se utiliza para tratar la espermatorrea y la gonorrea. Mezclado con azúcar, se utiliza como tratamiento para la disentería en niños.
El látex de la planta se aplica tópicamente para tratar dolores de muelas, hematomas, zonas dolorosas, articulaciones reumáticas y lumbalgia.
Se gotea en las heridas para matar o expulsar los gérmenes y se aplica para tratar el sangrado y la inflamación de las encías.
La corteza es tónica y diurética. Una infusión es antidiabética y una decocción se utiliza como astringente en el tratamiento de la leucorrea.
De las fibras radiculares se obtiene una decocción que es útil como tratamiento contra la gonorrea, mientras que los extremos tiernos de las raíces aéreas se utilizan en caso de vómitos persistentes.
Una infusión hecha con ramitas es un remedio útil para la hemoptisis.
El látex se usa contra el dolor y la fiebre, el reumatismo y el dolor de espalda, el dolor de muelas y se aplica en las plantas de los pies agrietadas e inflamadas.
La fruta es tónica y tiene un efecto refrescante.
Otros usos incluyen los agroforestales.
Sin embargo, esta especie puede considerarse una maleza y planta dañina en el bosque, ocupando una gran cantidad de espacio con exclusión de especies más útiles. Además, es muy destructivo para cualquier muro o edificio que crezca en las proximidades y es extremadamente difícil de erradicar.
Las raíces aéreas se utilizan como aglutinantes temporales. La corteza y las hojas contienen taninos.
El látex obtenido de todas las partes de la planta se puede utilizar para producir un caucho de menor calidad.
La madera es liviana, resistente al agua pero de baja calidad, no apta para uso general, pero podría usarse para trabajos secundarios de madera, como revestimientos de cajones y gabinetes.
Se utiliza localmente para postes, carritos, muebles y para revestir pozos.

Método de preparación –
Los frutos de Ficus benghalensis se pueden comer tanto cocidos como crudos.
Pero esta planta también se utiliza para usos medicinales. En este caso, se utilizan varias partes de la planta:
– las hojas, en forma de decocción, con arroz tostado como diaforético, sirven como remedio para la disentería y la diarrea;
– las hojas tiernas se calientan y se usan como cataplasma y se aplican a los abscesos para resolver la supuración y secreción de pus;
– el látex concentrado, combinado con la fruta, es afrodisíaco y se utiliza para tratar la espermatorea y la gonorrea; se mezcla con azúcar, se usa como tratamiento para la disentería en niños;
– también el látex se aplica localmente para tratar el dolor de muelas, hematomas, zonas dolorosas, reumatismo, dolor en las articulaciones y lumbalgia;
El látex también se gotea en las heridas para matar o expulsar los gérmenes y se aplica para tratar el sangrado y la inflamación de las encías.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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