Tetrao urogallus

Tetrao urogallus

Il gallo cedrone o anche urogallo (Tetrao urogallus Linnaeus, 1758) è un uccello appartenente alla famiglia dei Phasianidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Classe Aves,
Sottoclasse Neornithes,
Superordine Neognathae,
Ordine Galliformes,
Famiglia Phasianidae,
Sottofamiglia Tetraoninae,
Genere Tetrao,
Specie T. urogallus,
All’interno di questa specie si riconoscono le seguenti sottospecie:
– Tetrao urogallus aquitanicus;
– Tetrao urogallus cantabricus;
– Tetrao urogallus karelicus;
– Tetrao urogallus lonnbergi;
– Tetrao urogallus major;
– Tetrao urogallus obsoletus;
– Tetrao urogallus pleskei;
– Tetrao urogallus rudolfi;
– Tetrao urogallus uralensis;
– Tetrao urogallus urogallus;
– Tetrao urogallus volgensis.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il gallo cedrone è un uccello diffuso su un vastissimo areale che copre un’ampia parte della ecozona paleartica, che è in costante diminuzione in tutto il continente europeo, diventando più frequente soltanto nei vasti boschi di Scandinavia e Russia. I suoi confini non si sono ridotti, ma lo si incontra in numero notevolmente minore.
In Italia la specie si è estinta sulle Alpi occidentali mentre è ancora presente nelle zone montuose di Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli.
Sulle Alpi il gallo cedrone, un tempo, era presente in modo continuo. Il suo areale ha subito nel tempo una forte contrazione ed è praticamente in estinzione sulle Alpi Occidentali. La sua presenza è andata riducendosi anche nelle Alpi Centrali, dove è presente solo localmente e con consistenze particolarmente basse. Anche sulle Alpi Orientali, dove ad oggi (2007) la specie è ancora distribuita con sufficiente continuità, le consistenze sono progressivamente andate diminuendo in modo preoccupante. Passando da ovest verso est, le prime popolazioni consistenti sull’Arco alpino si trovano in Trentino, in particolare all’interno del Parco Naturale Adamello-Brenta.
Il suo habitat è quello che va dai boschi di montagna a quelli di pianura, con alberi di alto fusto – soprattutto quelli resinosi – in zone abbondantemente irrigate e ricche di cespugli e bassi arbusti con bacche; ama pure i terreni paludosi. Sulle Alpi vive prevalentemente ad una quota fra i 1.200 e i 1.700 metri, in boschi maturi di conifere (eventualmente miste a faggio), con piante secolari, ma con densità rada o fitti con radure, con strato arbustivo discontinuo. Si tratta di boschi un tempo abbondanti, ma ora, a causa della riduzione dei tagli selvicolturali, hanno lasciato il posto a fitti boschi, in cui il gallo cedrone non riesce più a vivere.

Descrizione –
Tetrao urogallus è un uccello di con presenza di dimorfismo sessuale ed in cui il maschio misura 75-95 cm, di lunghezza e la femmina 58-68 cm. il peso è rispettivamente fino a 5 Kg nel maschio e fino a 2 Kg nella femmina.
Ha un’apertura alare di 1,30 m ed una coda di 35 cm.
Il dimorfismo sessuale è evidente: la femmina presenta un piumaggio di un colore bruno uniforme; il maschio si presenta invece con un collo e una coda nera, mentre le ali sono di color bruno, ha una macchia bianca sulla spalla e e una rossa sopra l’occhio; i maschi mostrano, inoltre, una barba ispida nella sulla gola.
L’occhio è bruno, la membrana perioculare rossa e il becco bianco-corneo.
I giovani, da una muta all’altra presentano varie tinteggiature.
I piccoli, infatti appena nati, sono di colore generalmente giallo-ruggine, con le redini marginate da due strisce brune longitudinali e con una macchia bruna collocata tra di esse; una striatura bruna passa in forma di arco al di sopra degli occhi, tra i quali se ne scorgono altre due, bruno-nere, che si congiungono posteriormente; l’occipite è segnato all’indietro da una fascia nerastra sulla quale è disposta verticalmente una striscia che scende lungo la linea mediana del collo; le piume del dorso hanno macchie e striature brune e nerastre e quelle dell’addome sono grigio-giallo zolfo, più chiare sulla gola. L’occhio è azzurrognolo, la pupilla color piombo, la mascella superiore scura, l’inferiore color corno-chiaro; dita ed unghie delle zampe, già coperte di piumino, hanno colore gialliccio.
Dopo pochi giorni iniziano a spuntare le remiganti, poi le piume del dorso e del petto e quelle del capo, cosicché, in breve, il primo abito è compiuto. In esso tutte le piume del capo, della parte posteriore del collo e del dorso sono nerastre alla base, bianchicce in punta, striate di giallo-ruggine lungo il fusto e macchiate trasversalmente di questo stesso colore e di nero; le remiganti sono nero-grigie con fasce e macchie giallo-ruggine, le copritrici superiori delle ali sono simili alle piume del dorso, e le parti inferiori sono giallo-ruggine con macchie e fasce brune.
Anche queste piume cadono ben presto ed il pulcino avrà così una seconda muta.
Il capo e la parte posteriore del collo diventano giallo-grigi con linee trasversali e ondulate brune e nerastre, il dorso mostra il medesimo disegno su un fondo bruno-ruggine, lo spazio sotto l’occhio è bruniccio e macchiato di bianco, la gola grigiastra con margini e macchie trasversali più scure, e la parte anteriore del collo bianco-gialliccia con striature trasversali nerastre e un margine color ruggine, talvolta fiancheggiato da un altro margine nerastro. L’ingluvie è giallo-ruggine con macchie bianchicce, il resto delle parti inferiori appare rivestito di piume bianche, giallicce e brune, striate trasversalmente con un disegno molto irregolare. L’occhio è azzurrognolo, la pupilla grigia, il becco corneo; le dita sono grigie, e i tarsi ancora rivestiti di piumino grigio. Fino a questo punto maschio e femmina vestono i medesimi colori, ma nel volume si osserva già una differenza. La femmina veste quindi gradatamente l’abito definitivo senza fare notevoli mutazioni, mentre il maschio indossa un terzo abito. In esso il capo è grigio-nero con sfumature rugginose e ondeggiature cinerine sulla metà anteriore, la parte posteriore del collo ed i lati del medesimo sono grigi e sfumano insensibilmente nel grigio-giallo del groppone; la parte superiore del dorso è bruno-ruggine con linee a zig-zag bruno-nere; le remiganti hanno forma poco acuta e colore nero-grigio con margini e macchie giallo-ruggine; le piume della gola sono biancastre con punte più scure, quelle della parte anteriore del collo bianchicce con macchie e ondeggiamenti nerastri o cinerini; sul centro del petto tutte le piume appaiono nere con spruzzi e macchie rugginose e punte bianche, sul ventre e sulle tibie sono miste di bianco e grigiastro. L’occhio è nero, la pupilla bruna, il becco corneo – più chiaro in basso e al margine – i tarsi sono vestiti fino alla base delle dita di piumino grigiastro e le dita stesse sono di color corneo.
Giunto alla metà della sua mole ordinaria, il gallo cedrone inizia a mettere le piume dell’abito completo, principiando dall’ala e dalla coda e proseguendo sui fianchi, sul petto e sulle altre parti del corpo. Crescono così lentamente che, quando l’abito è compiuto, l’uccello ha già raggiunto il suo completo sviluppo. Nel tardo autunno la giovane famiglia si divide per sessi, le femmine restano con la madre, i maschi gironzolano in compagnia, fanno già udire di quando in quando la loro voce e talvolta lottano: nella primavera successiva hanno già tutti i costumi dell’adulto.
Per quanto riguarda i richiami del Tetrao urogallus, la femmina emette dei versi come il fagiano, simile ad un “koc”; il maschio ha invece un canto molto più modulato, che inizia con una specie di “ticap” e termina con un “pop” ed altre note.

Biologia –
Il gallo cedrone inizia la stagione degli amori verso il periodo di aprile-maggio, in cui i maschi inscenano, nei luoghi semiaperti della foresta, delle spettacolari parate amorose per attirare le femmine, con esibizioni canore, movimenti rituali e lo sfoggio delle piume della coda.
Il gallo cedrone è senza dubbio uno dei gallinacei che mostra la maggiore e più caratteristica attività nel periodo degli amori; tale manifestazione comincia quando il bosco è ancora silenzioso e per gli altri uccelli la primavera non è ancora comparsa; i suoi giochi singolari iniziano non appena all’orizzonte sono comparsi i primi albori
In questi giochi, gli uccelli sembrano aver perduto completamente l’udito, probabilmente per la forte pressione esercitata sull’atmosfera circostante e per la straordinaria eccitazione da cui sono dominati. È una forma di iperattività che arriva alle manifestazioni più singolari: l’uccello si spinge fino ad affrontare gravi pericoli, certi esemplari non temono di collocarsi nelle zone frequentate dall’uomo e di accostarlo, inseguirlo, beccarlo, rinnegando completamente la propria timida natura. Certe superstizioni parlano addirittura di uno spirito maligno che si introduce nel corpo dell’animale. Non sempre il gallo cedrone arriva a questi eccessi, ma è certo, tuttavia, che sfoggia in ogni caso un’indole fortemente bellicosa. Gli adulti non tollerano che i giovani si stabiliscano nei loro paraggi, e combattono da veri cavalieri, ove occorra, fino all’ultimo sangue: i giovani diventano timidi e cantano sommessi quando sanno che nelle vicinanze c’è qualche vecchio campione.
In quest’epoca è pure più facile udire il verso di questi uccelli, vivacissimo allorché spunta il giorno e sensibile anche nelle ore notturne. All’alba i maschi si chetano e si recano presso le femmine che si trastullano a qualche distanza: dopo averle raggiunte, rinnovano le grida, girano loro intorno e alla fine le costringono a cedere ai loro voleri. A volte le femmine mostrano delle predilezioni per questo o quel maschio, e da ciò nascono accanite lotte; certi maschi non riescono a raggiungere il loro scopo e gridano per amore ancora in maggio, giugno e perfino luglio. Dopo qualche settimana, i galli cedroni ritornano soddisfatti alle loro sedi e le femmine si mettono ad edificare il nido. Ciascuna sceglie un luogo adatto e si scosta dalle altre; il nido consiste in una depressione poco profonda rivestita sommariamente di ramoscelli secchi e contiene un numero di uova variabile in rapporto con l’età della madre che, se giovane, non ne depone più di sei o otto, se adulta, da dieci a dodici. Le uova sono relativamente piccole, a guscio lucente e sottile e su fondo grigio-giallo o giallo-bruniccio; sono sparse di macchie e punti più scuri. Vengono covate con cura commovente dalla madre che non lascia il nido nemmeno in caso di gravissimo pericolo e, specialmente negli ultimi giorni, può essere agevolmente afferrata con le mani. Sfortunatamente non sempre è abbastanza prudente nello scegliere i luoghi meno esposti ai rapaci.
Dopo l’accoppiamento la femmina depone dalle 5 alle 10 uova che vengono poste in una depressione del terreno e talvolta al riparo di un cespuglio o di una giovane conifera dai rami bassi.
Il periodo di cova dura circa 4 settimane.
I piccoli, appena nati, sono subito in grado di seguire la madre; la nidiata si scioglie in autunno.
Dopo poche settimane i nuovi nati sono già abbastanza ricoperti di piume e penne per potersi sollevare nell’aria, ma non vestono l’abito completo che molto più tardi, secondo un susseguirsi di mutazioni come descritto sopra.
Il successo delle covate dipende dalle condizioni meteorologiche nel periodo riproduttivo e soprattutto da interferenze del suo ambiente (attività forestali, attività turistiche – es. lavori sulle piste e impianti sciistici, ecc.).

Ruolo Ecologico –
Il gallo cedrone è un uccello stanziale che si sposta dalle sedi abituali solo dal sopravvenire di forti freddi e di abbondanti nevicate che rendono impossibile il reperimento del cibo: ma non appena la stagione migliora, riprende la via dei luoghi preferiti.
In certi casi, quando il suo territorio è completamente coperto dalla neve, si ritira sui rami degli alberi, e vi trascorre lunghi periodi nutrendosi di foglie.
In generale trascorre le sue giornate sul terreno, in continue corse fra gli sterpi e i bassi arbusti dove va in cerca di alimento, levandosi in volo soltanto di fronte a qualcosa di sorprendente.
La sua alimentazione è costituita da gemme d’albero, foglie, bacche, semi, trifoglio ed insetti. Nel periodo dell’amore il gallo cedrone si accontenta di cibi più grossolani, e sembra non volersi quasi dar pena di cercare alimento; in ciò si differenzia dalla femmina, e da ciò proviene forse quella tenace fibrosità che rende le carni del maschio adulto quasi immangiabili, mentre quelle della femmina sono delicatissime e saporose.
In inverno si nutre soprattutto aghi di conifere, in primavera di gemme e germogli del sottobosco, in estate e autunno di bacche e frutti come lamponi, fragole mirtilli, ribes, uva ursina. Le femmine e pulcini si nutrono, inoltre, di insetti e altri invertebrati.
Per digerire il cibo ha bisogno di sabbia o di finissima ghiaia, e si accosta all’acqua più volte durante il giorno.
Come già accennato questo uccello, pur se presente su un vasto areale è in continua diminuzione e per questo motivo questa specie è protetta da diverse normative europee e nazionali.
Tra i nemici naturali di questo uccello ricordiamo la volpe e l’astore, che deve, tuttavia, guardarsi da molti altri avversari. Gli adulti, molto prudenti, si difendono bene, ma i giovani e ancor più le uova vengono spesso distrutti.
Le cause di decremento del Tetrao urogallus, come per quelle degli altri tetraonidi alpini, sono poco chiare e probabilmente molteplici (le principali sembrano essere il disturbo antropico legato soprattutto ai flussi turistici e i cambiamenti climatici). Proprio per entrare nel merito di queste cause, il parco Naturale Adamello-Brenta, nel 2007, con la collaborazione del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, ha avviato una ricerca pluriennale sui galliformi, e in particolare sul Tetrao urogallus.
Al momento, comunque, secondo la IUCN, questa specie è classificata come a rischio minimo di estinzione.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

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