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Come si coltiva il Noce del Brasile

Il Noce del Brasile o noce amazzonica (Bertholletia excelsa Humb. & Bonpl.) è un albero delle foreste dell’Amazzonia, alto circa 30-50 metri, della delle Lecythidaceae .
I grandi frutti legnosi delle dimensioni di una noce di cocco, noti in botanica come pixidii, si maturano tra dicembre e marzo, periodo che corrisponde alla stagione di maggiori precipitazioni piovose.
Questa pianta cresce allo stato spontaneo nelle foreste dell’Amazzonia meridionale, comprese tra Brasile, Perù e Bolivia e finora ha resistito a qualsiasi tentativo di addomesticamento. Pertanto la produzione di noci del Brasile deriva tutta da piante selvatiche.
Il Noce del Brasile cresce solo nei climi tropicali con temperature sempre elevate, che difficilmente scendono sotto i 20 °C, e l’umidità relativa è prossima alla saturazione, grazie ad una piovosità continua ed abbondante che oscilla tra 1500 e 2500 mm all’anno.
Questo è il motivo per cui il noce del Brasile vegeta spontaneamente soltanto nelle aree in cui la stagione asciutta dura da 3 a 5 mesi.
Infatti la coltivazione in impianti industriali è molto rara, in alcune aree della Malesia i risultati sono stati poco incoraggianti; alcuni esemplari si trovano nei giardini botanici tropicali al di fuori dei luoghi d’origine.
Dal punto di vista biologico il noce del Brasile è una specie autosterile, per cui necessita dell’impollinazione incrociata,operata da alcuni insetti imenotteri che, a differenza dell’ape comune e di altri pronubi, sono selvatici e si trovano soltanto nella foresta amazzonica dei luoghi di origine.
Il periodo di fioritura, che avviene alla fine della stagione delle piogge, inizia nel mese di settembre e finisce a febbraio, con un picco nei mesi di ottobre, novembre e dicembre.
Dalla fioritura alla maturazione delle noci devono trascorrere circa 15 mesi, maturazione che avviene tra dicembre e marzo, periodo in cui si concentra la maggior parte delle precipitazioni; in questo modo sulla stessa pianta possono essere presenti sia fiori che frutti in diversi stadi di accrescimento.
A seguito della pioggia l’epicarpo spugnoso del frutto si gonfia e, successivamente, per il peso e l’azione del vento cade al suolo. Dopo alcuni giorni, per gli effetti di microrganismi e insetti, le parti spugnose sono rimosse restando il grosso guscio legnoso del frutto. Allo stato naturale questo frutto viene aperto solo dall’aguti, un grosso roditore della foreste e in un periodo più lungo dalle termiti. All’interno della capsula legnosa a forma di spicchio sono contenute in media tra 12 e 20 semi commestibili, le noci vere e proprie. Queste ultime sono anch’esse protette da un guscio legnoso.

Tecnica di coltivazione –
Come detto, fino ad oggi, tutti i tentativi di coltivazione al di fuori del suo areale naturale non hanno avuto successo.
Si stanno tentando delle coltivazioni in Malesia ed in altre zone ricorrendo alla tecnica dell’innesto in modo da anticipare la messa a frutto, che avviene al 10-12° anno raggiungendo produzioni elevate soltanto al 30° anno.
L’innesto viene praticato direttamente in pieno campo sui semenzali a due anni dalla messa a dimora ed i sesti d’impianto sono in quadro di 10 X 10 m.
Questa tecnica permette l’entrata in produzione avviene al sesto anno, però la produzione degli anni seguenti si aggira intorno a decine di kg per pianta, mentre un albero sviluppatosi spontaneamente intorno al 30° anno produce 200-400 kg di noci.
Inoltre per risolvere il problema degli insetti impollinatori specifici bisogna piantare delle orchidee, tuttavia rispetto all’ambiente forestale, essendo in presenza di una mionore biodiversità, gli alberi fruttificano molto di meno.
Questo problema sarebbe superato con lo sviluppo di piante autofertili che faciliterebbe la coltivazione del noce del Brasile in quanto non sarebbe più necessaria la presenza di questi insetti impollinatori.
I pixidii sono raccolti dagli indigeni che da dicembre a marzo fanno un controllo periodico al di sotto degli alberi. Le capsule intatte vengono ammucchiate ed aperte con particolari lame; le noci possono essere vendute nei mercati locali o internazionali con o senza guscio.
La tecnica di estrazione delle noci viene eseguita con delle macchine sgusciatrici dopo aver immerso i pixidii in acqua per un giorno intero ed in seguito ad una bollitura di 3-5 minuti per ammorbidire il guscio; la resa in sgusciato si aggira intorno al 30 %.
Le noci contengono il 65-70 % di grassi, per cui sono utilizzate anche per la produzione di olio commestibile che tuttavia non è serbevole e irrancidisce facilmente.
Inoltre la noce, il cui sapore è a metà fra quelli della noce comune e del cocco è molto apprezzata per il loro valore calorico e per la ricchezza di aminoacidi.





[:en]

How the Brazil nut is grown

The Brazil nut or Amazon nut (Bertholletia excelsa Humb. & Bonpl.) Is a tree of the Amazonian forests, about 30-50 meters high, of the Lecythidaceae.
The large woody fruits the size of a coconut, known in botany as pixidii, ripen between December and March, the period that corresponds to the season of greatest rainfall.
This plant grows wild in the forests of the southern Amazon, between Brazil, Peru and Bolivia and has so far resisted any attempt at domestication. Therefore the production of Brazil nuts derives entirely from wild plants.
The Brazil nut grows only in tropical climates with always high temperatures, which hardly fall below 20 ° C, and the relative humidity is close to saturation, thanks to a continuous and abundant rainfall that oscillates between 1500 and 2500 mm per year .
This is why the Brazil nut grows spontaneously only in areas where the dry season lasts from 3 to 5 months.
In fact, cultivation in industrial plants is very rare, in some areas of Malaysia the results were not very encouraging; some specimens are found in tropical botanical gardens outside their places of origin.
From a biological point of view, the Brazil nut is a self-sterile species, for which it requires cross-pollination, operated by some hymenoptera insects which, unlike the common bee and other pollinators, are wild and are found only in the Amazon rainforest of places of origin.
The flowering period, which occurs at the end of the rainy season, begins in September and ends in February, with a peak in October, November and December.
About 15 months must pass from flowering to maturation of the walnuts, maturation which occurs between December and March, the period in which most of the rainfall is concentrated; in this way both flowers and fruits can be present on the same plant in different stages of growth.
Following the rain, the spongy epicarp of the fruit swells and, subsequently, due to the weight and action of the wind, it falls to the ground. After a few days, due to the effects of microorganisms and insects, the spongy parts are removed, remaining the large woody shell of the fruit. In its natural state this fruit is opened only by aguti, a large rodent of the forest and in a longer period by termites. Inside the woody clove-shaped capsule there are on average between 12 and 20 edible seeds, the real nuts. The latter are also protected by a woody shell.

Cultivation technique –
As mentioned, up to now, all cultivation attempts outside its natural range have not been successful.
Cultivations are being attempted in Malaysia and other areas using the grafting technique in order to anticipate fruiting, which takes place in the 10-12th year, reaching high yields only in the 30th year.
Grafting is carried out directly in the open field on the seedlings two years after planting and the planting spans are in a framework of 10 X 10 m.
This technique allows the entry into production occurs in the sixth year, but the production of the following years is around tens of kg per plant, while a tree that develops spontaneously around the 30th year produces 200-400 kg of walnuts.
Furthermore, to solve the problem of specific pollinating insects, orchids must be planted, however compared to the forest environment, being in the presence of a lower biodiversity, the trees bear much less fruit.
This problem would be overcome with the development of self-fertile plants which would facilitate the cultivation of the Brazil nut as the presence of these pollinating insects would no longer be necessary.
Pixidii are collected by the natives who periodically check under the trees from December to March. The intact capsules are piled up and opened with special blades; walnuts can be sold in local or international markets with or without shell.
The walnut extraction technique is performed with shelling machines after immersing the pixidii in water for a whole day and then boiling for 3-5 minutes to soften the shell; the shelled yield is around 30%.
Walnuts contain 65-70% fat, so they are also used for the production of edible oil which, however, is not storable and easily rancid.
In addition, walnut, whose flavor is halfway between that of common walnut and coconut, is highly appreciated for their caloric value and for the richness of amino acids.





[:es]

Cómo se cultiva la nuez de Brasil

La avellana del Brasil (Bertholletia excelsa Humb. & Bonpl.) Es un árbol de los bosques amazónicos, de unos 30-50 metros de altura, de las Lecythidaceae.
Los frutos grandes y leñosos del tamaño de un coco, conocidos en botánica como pixidii, maduran entre diciembre y marzo, período que corresponde a la estación de mayor precipitación.
Esta planta crece de forma silvestre en los bosques del sur de la Amazonía, entre Brasil, Perú y Bolivia y hasta ahora ha resistido cualquier intento de domesticación. Por lo tanto, la producción de nueces de Brasil se deriva completamente de plantas silvestres.
La castaña crece solo en climas tropicales con temperaturas siempre altas, que apenas descienden de los 20 ° C, y la humedad relativa está próxima a la saturación, gracias a una lluvia continua y abundante que oscila entre 1500 y 2500 mm por año. .
Es por esto que la castaña crece espontáneamente solo en áreas donde la estación seca dura de 3 a 5 meses.
De hecho, el cultivo en plantas industriales es muy raro, en algunas áreas de Malasia los resultados no fueron muy alentadores; algunos ejemplares se encuentran en jardines botánicos tropicales fuera de sus lugares de origen.
Desde el punto de vista biológico, la castaña es una especie autoestéril, para lo cual requiere polinización cruzada, operada por algunos insectos himenópteros que, a diferencia de la abeja común y otros polinizadores, son silvestres y se encuentran únicamente en la selva amazónica de lugares de origen.
El período de floración, que se produce al final de la temporada de lluvias, comienza en septiembre y finaliza en febrero, con un pico en octubre, noviembre y diciembre.
Deben pasar unos 15 meses desde la floración hasta la maduración de las nueces, maduración que se produce entre diciembre y marzo, período en el que se concentra la mayor parte de las lluvias; de esta manera tanto flores como frutos pueden estar presentes en la misma planta en diferentes etapas de crecimiento.
A raíz de la lluvia, el epicarpio esponjoso del fruto se hincha y, posteriormente, por el peso y la acción del viento, cae al suelo. Pasados ​​unos días, debido a los efectos de los microorganismos e insectos, se retiran las partes esponjosas, dejando la gran cáscara leñosa del fruto. En su estado natural este fruto es abierto solo por aguti, un gran roedor del bosque y en un período más largo por termitas. Dentro de la cápsula leñosa en forma de clavo hay en promedio entre 12 y 20 semillas comestibles, las verdaderas nueces. Estos últimos también están protegidos por una concha leñosa.

Técnica de cultivo –
Como se mencionó, hasta ahora, todos los intentos de cultivo fuera de su área de distribución natural no han tenido éxito.
Se están intentando cultivos en Malasia y otras áreas utilizando la técnica de injerto para anticipar la fructificación, que tiene lugar en el año 10-12, alcanzando altos rendimientos solo en el año 30.
El injerto se realiza directamente en campo abierto sobre las plántulas dos años después de la siembra y los vanos de siembra están en un marco de 10 X 10 m.
Esta técnica permite que la entrada en producción se produzca en el sexto año, pero la producción de los años siguientes ronda las decenas de kg por planta, mientras que un árbol que se desarrolla espontáneamente alrededor del año 30 produce 200-400 kg de nueces.
Además, para resolver el problema de insectos polinizadores específicos, se deben plantar orquídeas, sin embargo en comparación con el medio forestal, al estar en presencia de una menor biodiversidad, los árboles dan mucho menos fruto.
Este problema se superaría con el desarrollo de plantas autofértiles que facilitarían el cultivo de la castaña, ya que la presencia de estos insectos polinizadores ya no sería necesaria.
Pixidii son recolectados por los nativos que revisan periódicamente debajo de los árboles de diciembre a marzo. Las cápsulas intactas se apilan y se abren con cuchillas especiales; las nueces se pueden vender en los mercados locales o internacionales con o sin cáscara.
La técnica de extracción de nueces se realiza con descascaradoras después de sumergir los pixidii en agua durante todo un día y luego hervir durante 3-5 minutos para ablandar la cáscara; el rendimiento sin cáscara es de alrededor del 30%.
Las nueces contienen entre un 65 y un 70% de grasa, por lo que también se utilizan para la producción de aceite comestible que, sin embargo, no se puede almacenar y se rancia fácilmente.
Además, la nuez, cuyo sabor se encuentra a medio camino entre el de la nuez común y el coco, es muy apreciada por su valor calórico y por la riqueza de aminoácidos.





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