Centaurea benedicta

Centaurea benedicta

Il cardo santo o cardo benedetto (Centaurea benedicta (L.) L., 1763) è una specie erbacea, annuale, appartenente alla famiglia delle Asteracee.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Asteraceae, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Cichorioideae, Tribù Cardueae, Sottotribù Centaureinae e quindi al Genere Centaurea ed alla Specie C. benedicta.
Sono sinonimi i termini:
– Benedicta officinalis Bernh.;
– Carbenia benedicta (L.) Arch.,;
– Calcitrapa lanuginosa Lamk.;
– Carduus benedictus Blak.;
– Carduus benedictus Brunsf.;
– Cnicus benedictus L..

Etimologia –
Il termine Centaurea è assonante con il greco κέντρον céntron pungolo, sprone: per la forma del bocciolo, oppure da Centaurus, greco κένταυρος céntauros centauro, figura mitologica metà uomo e metà cavallo; secondo alcuni autori, questo genere sarebbe dedicato a Chirone che, al contrario degli altri centauri, aveva un’indole saggia e mite: esperto nelle scienze e nella medicina era considerato maestro di Esculapio, di Achille e di altri eroi.
L’epiteto specifico benedicta è il participio di benedico benedire: benedetto, probabile riferimento a possibili proprietà terapeutiche.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il cardo santo è una pianta originaria dei paesi del bacino del Mediterraneo; comune in Italia soprattutto in pianura, in particolare nelle zone tirreniche.
Il suo habitat è quello degli incolti o dei terreni profondi, sciolti e fertili, dove lo si ritrova ance tra ruderi ed in campi a riposo, da 0 a 800 m.

Descrizione –
La Centaurea benedicta è una pianta erbacea annuale provvista di radice bianca fittonante, con un’altezza 20-60 cm.
Il fusto è villoso-lanuginoso, di color porpora-rossastro, eretto, divaricato-ramoso, foglioso sino all’apice.
Le foglie sono di colore verde pallido, glandoloso-lanose, alterne, sinuato-pennatifide, con rachide a nervatura bianca, quelle basali brevemente picciolate, lunghe fino 30 cm, quelle del caule semiabbraccianti o brevemente scorrenti sul fusto, tutte a segmenti triangolari dentato-spinulosi.
Le infiorescenze sono riunite in capolini solitari, di circa 2-3 cm di Ø, situati all’apice dei fusti, circondati da un insieme di grandi brattee fogliacee, inserite sotto il capolino stesso.
L’involucro globoso- ragnateloso presenta una serie di squame variabili, ovate acute, rosso-giallastre, dentato-spinose, terminanti con una lunga appendice spinosa pennata.
La corolla è di colore giallo con venature porporine o verdastre, è formata da fiori tutti tubulosi, gli esterni sterili, gli interni ermafroditi.
L’antesi è nel periodo di maggio – giugno.
I frutti sono degli acheni cilindrici, leggermente ricurvi, di 8-11 mm, provvisti di ca 20 coste longitudinali, sormontati da un pappo composto da una coroncina membranosa e da 2 serie di peli: gli interni da setole brevi, i mediani da setole rigide.

Coltivazione –
Il cardo santo un tempo veniva anche coltivato, con semina ad aprile in file con sesto di 60–70 cm x 30 cm. Le piante venivano tagliate all’inizio fioritura in estate, con possibilità di effettuare un secondo sfalcio in autunno.
È una pianta che si adatta bene a terreni profondi, sciolti e fertili.

Usi e Tradizioni –
Il cardo santo viene impiegato nei casi di inappetenza, per favorire i processi digestivi, stimolando l’intestino e la cistifellea, per aumentare la diuresi e depurare l’organismo. Per le proprietà amaro-toniche ed aromatizzanti, viene impiegato nella preparazione di wermouth e di amari digestivi.
Uno dei principi attivi, la cnicina, ha proprietà antibiotiche e antinfiammatorie.
Oltre alla cnicina contiene olio etereo, zuccheri, mucillagini, sostanze tanniniche, resinose e gommose, lascia abbondanti ceneri con presenza di sali di potassio, calcio e magnesio.
L’uso è controindicato per i soggetti affetti da iperacidità gastrica ed allergici alla asteracee, dosi elevate possono provocare vomito e diarrea, a seguito di irritazione della mucosa gastrica.
Una leggenda tramanda che quest’erba fu introdotta dalle Indie verso la metà del 1400 e donata all’imperatore Fedrico III, il quale guarì dalla sua emicrania, che a seguito di questi effetti benefici la nominò benedetta.
Era anche molto in voga nel XVI secolo, Shakespeare la decantava come ottimo rimedio contro le palpitazioni.

Modalità di Preparazione –
La Centaurea benedicta viene impiegata in fitoterapia; si utilizza la pianta essiccata intera, togliendo le parti più grandi e del fusto, e fiorita: ha con proprietà amare, toniche, stimolanti, emagoghe, diuretiche, diaforetitiche, il sovradosaggio, come detto, provoca bruciori tracheo-esofagei, vomito e coliche accompagnatte da diarrea. È sconsigliata per chi soffre di ipercloridria o manifesta lesioni renali.
Inoltre viene inoltre utilizzata anche in liquoreria.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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