Come si propaga il Pistacchio

Come si propaga il Pistacchio

Il pistacchio (Pistacia vera – L.) è un albero da frutto della famiglia delle Anacardiaceae il cui frutto è una drupa con un endocarpo ovale a guscio sottile e duro, contenente il seme, chiamato comunemente “pistacchio” che ha colore verde vivo sotto una buccia viola.
Il pistacchio è una pianta a foglie caduche originaria del Medio Oriente. È un albero coltivato da tempi remoti in Egitto, Grecia e a Roma. In Italia viene coltivato quasi esclusivamente in Sicilia.
Il pistacchio è una pianta dioica ed ha fiori unisessuali per cui vi sono piante con soli fiori maschili e piante con soli fiori femminili (che producono i frutti). I fiori sono a petali e raccolti in cime.
Per un buon impianto di pistacchio si ricorda che un albero maschile può produrre abbastanza polline per fecondare fino a 10 piante femminili. La fioritura avviene nel mese di aprile e la raccolta dei frutti avviene a settembre-ottobre.
Il clima ottimale per la coltivazione del pistacchio è il clima temperato e secco, anche con una lunga e calda estate. Allo stesso tempo richiede inverni con un minimo di 800 ore di freddo, sotto i 7°C, per abbandonare la fase di latenza.
Questa pianta cresce su un gran numero di terreni, perfino poveri, benché in quelli ricchi e profondi la produzione possa arrivare a raddoppiare.

Inoltre è una specie che si avvantaggia nei suoli calcarei per una buona qualità dei frutti.
Per quanto riguarda la moltiplicazione, il pistacchio si moltiplica tramite piantine innestate su Pistacia terebinthus, e si piantano in un sesto di 6 x 7 m, o anche più larghi (in alcuni casi si arriva al 10 x 10).
Si sottolinea, comunque, che il portainnesto influenza sensibilmente la produttività e il vigore della pianta. Il Pistacchio, di norma, viene moltiplicato per innesto a gemma vegetante sia su terebinto spontaneo, originando gli impianti “naturali”, sia sui semenzali di pistacchio e terebinto e su polloni radicati di terebinto, originando gli impianti artificiali. Se innestato su terebinto è in grado di vegetare anche in terreni poco profondi o rocciosi.
Un’altra forma di innesto adottata è quello ad anello o a “flauto”. In questo caso l’innesto si preleva da una varietà che si vuole propagare operando nella marza scelta due incisioni circolari parallele, a distanza di 2-3 cm, si ottiene così un anello di corteccia, che deve contenere una gemma, che si può sfilare agevolmente dalla marza. L’anello verrà poi posto sul portainnesto (sulla porzione con diametro identico) in cui si è tolta un identico settore di corteccia. L’anello viene poi assicurato con della raffia sopra e sotto, lasciando la gemma ben scoperta e ponendo del mastice nella parte terminale del portainnesto per evitare infiltrazioni di acqua. Per una spiegazione più dettagliata di questa tecnica si rimanda alla seguente scheda.
Si ricorda poi che il primo anno, la piantina innestata si pota all’altezza a cui si desidera sviluppare la chioma, formata dai rami principali, secondari e terziari.
Per quanto riguarda le cultivar di pistacchio, queste non sono molte ed inoltre esiste una grande varietà di popolazioni.
Comunque le varietà di pistacchio più comuni sono: Bianca o Napoletana (la piu’ diffusa), Cerasola o Femminella, Cappuccia, Insolia, Agostina e Natalora. Le prime due sono coltivate un po’ dovunque, le altre hanno diffusione prevalentemente locale.

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