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Cassia aldabrensis

La Cassia sensibile (Cassia aldabrensis Hemsl.) è una specie arbustiva appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Fabales, Famiglia Fabaceae, Sottofamiglia Caesalpinioideae e quindi al Genere Cassia ed alla Specie C. aldabrensis.
Attualmente si ipotizzano sette varietà ma gli studi sistematici devono ancora verificare se si tratta di adattamenti, di sottospecie o di varietà, indipendenti dal punto di vista tassonomico.
È sinonimo il termini:
– Cassia mimosoides sensu Baker.

Etimologia –
Il termine Cassia proviene dal nome greco κασια casia usato da Dioscoride per una pianta appartenente a questo genere o uno affine, riprendendo il nome ebraico quetsi’oth.
L’epiteto specifico aldabrensis in quanto specie originarie di Aldabra, gruppo di isole nell’Oceano Indiano che costituiscono il secondo atollo corallino più grande del mondo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Cassia aldabrensis è originaria dell’Africa subequatoriale, in corrispondenza della Tanzania e, in riferimento al nome di Assunzione ed Aldabra (vicino alle Seychelles) che è il secondo più grande atollo corallino al mondo e che affiora nell’Oceano Indiano, ad est dell’Africa.
È diffusa, attaverso le differenti varietà dalle Mauritius e Seychelles, in tutta l’Africa orientale (Kenia, Mozambico, Namibia ecc), in alcune zone di Nigeria, Costa d’Avorio e Mali. Segue poi in India e perfino in Australia.
Il suo habitat è quello umido, tipico della foresta subtropicale.
La specie è minacciata per via della distruzione degli habitat.

Descrizione –
La Cassia aldabrensis è una leguminosa spontanea, annuale, suffrutice, che in condizioni ideali lignifica il suo caule ancora di più e diventando perenne. In tal caso può arrivare a misurare il metro e mezzo di altezza.
Il fusto di solito è pubescente con brevi peli ricurvi, più o meno densamente rivestito.
Ha foglie lineari o lineari-oblunghe, posizionate più o meno a lati paralleli. Presentano una ghiandola in prossimità del picciolo o tra il paio di foglioline più basse. Nel rachide ghiandolare, seghettato o crenato, sono inserite delle foglioline sessili, in coppie, da 16 a 80 di numero, dalla forma allungata o oblunga-ellittica.
Il frutto è ovviamente un legume allungato o ellissoidale, uniloculare, liberamente deiscente, sporgente dal calice. Internamente presenta dei setti a separare tra di loro i semi.
I semi sono bruni e di forma più o meno romboidali.

Coltivazione –
La Cassia aldabrensis è una pianta che cresce spontanea nelle radure nelle foreste, o ai suoi margini, nelle praterie boschive, nelle radure adibite a pascolo o nei terreni coltivati, addirittura tra i rifiuti abbandonati in aperta campagna. Lungo i laghi, le coste o i fiumi sabbiosi.
Cresce bene in clima umido anche se in Sudan è comune nei terreni sabbiosi e nel Queensland, in Australia, può essere uno dei legumi più abbondanti sulle black earths (terre nere) del Darling Downs.
La specie non è ancora coltivata in Europa, mentre nei paesi di origine raccoglie allo stato spontaneo, visto che è ancora relativamente abbondante, piuttosto che “sprecare” della terra alla sua coltivazione.
Le parti aeree della pianta vengono raccolte in autunno e lasciate essiccare, insieme alle radici.
Probabilmente non è stata messa in pratica alcuna tecnica di raccolta meccanizzata, visto lo scarso interesse suscitato da questa pianta negli anni passati, per cui avviene tutt’ora, semplicemente a mano.

Usi e Tradizioni –
La Cassia aldabrensis è conosciuta anche come makino, kawara-ketumei, ha-ma, japanese tea bush o senna sensibile
Purtroppo in Europa non si hanno notizie certe del suo uso in passato. È comunque risaputo di un suo uso nella medicina tradizionale orientale.
Il complesso fitoterapico è ancora in fase di studio, sebbene fino ad ora si sono isolati diversi composti con accertata azione lipasica. Tra i più interessanti vi sono dei dimeri flavanici, la (2S)-3′-4′-7′-triidrossiflavan-(4 alfa)-8-catechina; sono stati isolati anche la luteolina, delle catechine e dei polifenoli, che sebbene non abbiano azione diretta sulle cellule grasse, rendono più potente il fitocomplesso totale rispetto al singolo principio attivo.
Il dimero sopracitato sembra essere il responsabile dell’azione inibitoria della lipolisi enzimatica, ma non si esclude che nel fitocomplesso ci sia qualche altro componente che coadiuvi questa azione lipolitica.
I risultati clinici hanno dimostrato che questa pianta ha un potente effetto inibitorio sulla lipasi pancreatica. Ovvero riesce a bloccare questo enzima, deputato alla scissione dei grassi, che come tali non posso essere assorbiti dall’organismo; facendo questo ne impedisce la loro assimilazione, o meglio ne limita l’assorbimento fino al 30% del loro totale.
È quindi molto utile come fattore limitante nelle diete per il controllo del peso o soprappeso e anche nelle alterazione del quadro lipidico.
La sua azione pare sia ben più profonda, infatti sono stati osservati anche evidenti effetti positivi sulla steatosi epatica e sugli accumuli di grassi nel fegato, reni e cuore. Inibisce la produzione di fibre di collagene e dona protezione contro la dimetilnitrosamina, uno dei più pericolosi agenti chimici cancerosi, che si trovano nei gas di scarico dei motori diesel, nei cibi affumicati e salati, nel pesce fresco (è l’alimento in cui più facilmente si trovano) e nel fumo di sigaretta, per citarne alcuni.
Anche i livelli ematici di trigliceridi ed di colesterolo totale sono stati fortemente ridotti.
In fase di conferma, l’azione astringente delle radici, sfruttate come rimedio contro la dissenteria.
Ad oggi non sono stati riscontrati effetti tossici, né sono riportati effetti collaterali significativi.
Gli effetti e i componenti di questa pianta sono ancora sotto studio, utilizzarla con molta cautela e prima rivolgersi sempre al proprio medico o erborista di fiducia.
Da segnalare, comunque, la possibile interferenza con l’assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), a causa del blocco delle lipasi.
Inoltre si consiglia di non assumerla durante la gravidanza e l’allattamento.

Modalità di Preparazione –
La droga utile di questa pianta si ricava dalla corteccia, ricavata dagli alberi sempreverdi nell’Asia orientale.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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Cassia aldabrensis

The Cassia sensible (Cassia aldabrensis Hemsl.) Is a shrub species belonging to the Fabaceae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Kingdom Plantae, Magnoliophyta Division, Magnoliopsida Class, Fabales Order, Fabaceae Family, Caesalpinioideae Subfamily and therefore to the Cassia Genus and to the C. aldabrensis Species.
Currently seven varieties are hypothesized but the systematic studies have yet to verify whether they are adaptations, subspecies or varieties, independent from the taxonomic point of view.
The term is synonymous:
– Cassia mimosoides sensu Baker.

Etymology –
The term Cassia comes from the Greek name κασια casia used by Dioscorides for a plant belonging to this genus or a similar one, taking up the Hebrew name quetsi’oth.
The specific epithet aldabrensis as a species originating from Aldabra, a group of islands in the Indian Ocean that make up the second largest coral atoll in the world.

Geographic Distribution and Habitat –
Cassia aldabrensis is native to subequatorial Africa, in correspondence with Tanzania and, with reference to the name of Assumption and Aldabra (near the Seychelles) which is the second largest coral atoll in the world and which emerges in the Indian Ocean, east of ‘Africa.
It is widespread, through the different varieties from Mauritius and Seychelles, throughout East Africa (Kenya, Mozambique, Namibia, etc.), in some areas of Nigeria, Ivory Coast and Mali. It then follows in India and even in Australia.
Its habitat is humid, typical of the subtropical forest.
The species is threatened by habitat destruction.

Description –
Cassia aldabrensis is a spontaneous, annual, suffrutice legume, which under ideal conditions lignifies its caule even more and becomes perennial. In this case it can measure up to one meter and a half in height.
The stem is usually pubescent with short curved hairs, more or less densely coated.
It has linear or linear-oblong leaves, placed more or less on parallel sides. They have a gland near the petiole or between the lowest pair of leaflets. In the glandular rachis, serrated or crenate, sessile leaflets are inserted, in pairs, from 16 to 80 in number, with an elongated or oblong-elliptical shape.
The fruit is obviously an elongated or ellipsoidal legume, unilocular, freely dehiscent, protruding from the calyx. Internally it has septa to separate the seeds from each other.
The seeds are brown and more or less rhomboid in shape.

Cultivation –
Cassia aldabrensis is a plant that grows spontaneously in clearings in forests, or on its edges, in wooded grasslands, in clearings used for grazing or in cultivated land, even among the waste abandoned in the open countryside. Along lakes, coasts or sandy rivers.
It grows well in humid climates although in Sudan it is common in sandy soils and in Queensland, Australia it may be one of the most abundant legumes on the black earths of the Darling Downs.
The species is not yet cultivated in Europe, while in the countries of origin it collects spontaneously, since it is still relatively abundant, rather than “wasting” the land for its cultivation.
The aerial parts of the plant are harvested in autumn and left to dry, together with the roots.
Probably no mechanized harvesting technique has been put into practice, given the lack of interest aroused by this plant in past years, so it still happens simply by hand.

Customs and Traditions –
Cassia aldabrensis is also known as makino, kawara-ketumei, ha-ma, Japanese tea bush or sensitive senna
Unfortunately, in Europe there is no certain news of its use in the past. However, it is known for its use in traditional oriental medicine.
The phytotherapeutic complex is still under study, although up to now several compounds with proven lipase action have been isolated. Among the most interesting are some flavan dimers, (2S) -3′-4′-7′-trihydroxyflavan- (4 alpha) -8-catechin; luteolin, catechins and polyphenols have also been isolated, which although they do not have a direct action on fat cells, make the total phytocomplex more powerful than the single active ingredient.
The aforementioned dimer appears to be responsible for the inhibitory action of the enzymatic lipolysis, but it is not excluded that in the phytocomplex there is some other component that assists this lipolytic action.
Clinical results have shown that this plant has a potent inhibitory effect on pancreatic lipase. That is, it manages to block this enzyme, which is responsible for breaking down fats, which as such cannot be absorbed by the body; by doing this it prevents their assimilation, or rather limits their absorption up to 30% of their total.
It is therefore very useful as a limiting factor in diets for weight control or overweight and also in altering the lipid picture.
Its action seems to be much more profound, in fact evident positive effects have also been observed on hepatic steatosis and on the accumulation of fat in the liver, kidneys and heart. It inhibits the production of collagen fibers and gives protection against dimethylnitrosamine, one of the most dangerous cancer-causing chemicals, found in the exhaust gases of diesel engines, in smoked and salty foods, in fresh fish (it is the food in which most easily found) and in cigarette smoke, to name a few.
Blood levels of triglycerides and total cholesterol were also greatly reduced.
In the confirmation phase, the astringent action of the roots, used as a remedy for dysentery.
To date, no toxic effects have been found, nor are significant side effects reported.
The effects and components of this plant are still under study, use it with great caution and always contact your doctor or trusted herbalist first.
However, the possible interference with the absorption of fat-soluble vitamins (A, D, E, K), due to the blocking of lipases, should be noted.
It is also recommended not to take it during pregnancy and breastfeeding.

Preparation Method –
The useful drug of this plant is obtained from the bark, obtained from evergreen trees in East Asia.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (edited by), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.



[:es]

Cassia aldabrensis

La Cassia sensible (Cassia aldabrensis Hemsl.) Es una especie de arbusto perteneciente a la familia de las Fabaceae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al dominio Eukaryota, Reino Plantae, División Magnoliophyta, Clase Magnoliopsida, Orden Fabales, Familia Fabaceae, Subfamilia Caesalpinioideae y, por lo tanto, al Género Cassia y a la Especie C. aldabrensis.
Actualmente se hipotetizan siete variedades pero los estudios sistemáticos aún tienen que verificar si son adaptaciones, subespecies o variedades, independientes desde el punto de vista taxonómico.
El término es sinónimo:
– Cassia mimosoides sensu Baker.

Etimología –
El término Cassia proviene del nombre griego κασια casia usado por Dioscórides para una planta perteneciente a este género o similar, tomando el nombre hebreo quetsi’oth.
El epíteto específico aldabrensis como especie originaria de Aldabra, un grupo de islas en el Océano Índico que conforman el segundo atolón de coral más grande del mundo.

Distribución geográfica y hábitat –
Cassia aldabrensis es originaria del África subecuatorial, en correspondencia con Tanzania y, en referencia al nombre de Asunción y Aldabra (cerca de las Seychelles) que es el segundo atolón de coral más grande del mundo y que emerge en el Océano Índico, al este de ‘África.
Está muy extendido, a través de las diferentes variedades de Mauricio y Seychelles, en todo el Este de África (Kenia, Mozambique, Namibia, etc.), en algunas zonas de Nigeria, Costa de Marfil y Mali. Luego sigue en India e incluso en Australia.
Su hábitat es húmedo, típico del bosque subtropical.
La especie está amenazada por la destrucción del hábitat.

Descripción –
Cassia aldabrensis es una leguminosa espontánea, anual, suficiente, que en condiciones ideales lignifica aún más su caule y se vuelve perenne. En este caso puede medir hasta un metro y medio de altura.
El tallo suele ser pubescente con pelos cortos y curvos, con una capa más o menos densa.
Tiene hojas lineales u lineal-oblongas, colocadas más o menos en lados paralelos. Tienen una glándula cerca del pecíolo o entre el par más bajo de folíolos. En el raquis glandular, serrado o crenado, se insertan folíolos sésiles, en pares, de 16 a 80 en número, con forma alargada u oblongo-elíptica.
El fruto es obviamente una leguminosa alargada o elipsoidal, unilocular, libremente dehiscente, que sobresale del cáliz. Internamente tiene septos para separar las semillas entre sí.
Las semillas son marrones y de forma más o menos romboidal.

Cultivo –
Cassia aldabrensis es una planta que crece espontáneamente en los claros de los bosques, o en sus bordes, en los pastizales arbolados, en los claros de pastoreo o en las tierras cultivadas, incluso entre los desechos abandonados en el campo abierto. Por lagos, costas o ríos arenosos.
Crece bien en climas húmedos aunque en Sudán es común en suelos arenosos y en Queensland, Australia puede ser una de las leguminosas más abundantes en las tierras negras de Darling Downs.
La especie aún no se cultiva en Europa, mientras que en los países de origen recolecta espontáneamente, ya que todavía es relativamente abundante, en lugar de “desperdiciar” la tierra para su cultivo.
Las partes aéreas de la planta se recolectan en otoño y se dejan secar, junto con las raíces.
Probablemente no se haya puesto en práctica ninguna técnica de recolección mecanizada, dado el desinterés que ha despertado esta planta en los últimos años, por lo que todavía se realiza simplemente a mano.

Costumbres y tradiciones –
Cassia aldabrensis también se conoce como makino, kawara-ketumei, ha-ma, arbusto de té japonés o senna sensible
Desafortunadamente, en Europa no hay noticias seguras de su uso en el pasado. Sin embargo, es conocido por su uso en la medicina oriental tradicional.
El complejo fitoterapéutico aún se encuentra en estudio, aunque hasta ahora se han aislado varios compuestos con probada acción lipasa. Entre los más interesantes se encuentran algunos dímeros flavánicos, (2S) -3′-4′-7′-trihidroxiflavan- (4 alfa) -8-catequina; También se han aislado luteolina, catequinas y polifenoles, que aunque no tienen una acción directa sobre las células grasas, hacen que el fitocomplejo total sea más poderoso que el ingrediente activo único.
El citado dímero parece ser el responsable de la acción inhibidora de la lipólisis enzimática, pero no se excluye que en el fitocomplejo exista algún otro componente que ayude a esta acción lipolítica.
Los resultados clínicos han demostrado que esta planta tiene un potente efecto inhibidor sobre la lipasa pancreática. Es decir, logra bloquear esta enzima, que se encarga de descomponer las grasas, que como tales no pueden ser absorbidas por el organismo; al hacer esto evita su asimilación, o más bien limita su absorción hasta un 30% de su total.
Por tanto, es muy útil como factor limitante en dietas para control de peso o sobrepeso y también para alterar el cuadro lipídico.
Su acción parece ser mucho más profunda, de hecho también se han observado efectos positivos evidentes sobre la esteatosis hepática y sobre la acumulación de grasa en el hígado, riñones y corazón. Inhibe la producción de fibras de colágeno y brinda protección contra la dimetilnitrosamina, una de las sustancias químicas cancerígenas más peligrosas, que se encuentra en los gases de escape de los motores diesel, en los alimentos ahumados y salados, en el pescado fresco (es el alimento que más fácil de encontrar) y en el humo del cigarrillo, por nombrar algunos.
Los niveles sanguíneos de triglicéridos y colesterol total también se redujeron considerablemente.
En la fase de confirmación, la acción astringente de las raíces, utilizada como remedio para la disentería.
Hasta la fecha, no se han encontrado efectos tóxicos ni se han informado efectos secundarios significativos.
Los efectos y componentes de esta planta aún están en estudio, utilícela con mucha precaución y siempre contacte primero a su médico o herbolario de confianza.
Sin embargo, cabe señalar la posible interferencia con la absorción de vitaminas liposolubles (A, D, E, K), debido al bloqueo de las lipasas.
También se recomienda no tomarlo durante el embarazo y la lactancia.

Método de preparación –
La droga útil de esta planta se obtiene de la corteza, obtenida de árboles de hoja perenne en el este de Asia.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (editado por), 2005. Una lista de verificación anotada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y los usos alimúrgicos están indicados únicamente con fines informativos, no representan de ninguna manera una prescripción médica; por lo tanto, no se asume ninguna responsabilidad por su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.



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