[:it] Ampelografia [:en] Ampelography [:es] Ampelografía [:]

[:it]

Ampelografia

Il termine ampelografia deriva dal greco ἂμπελος (ampelos)= vite + γραφὶα (grafia)= descrizione; a sua volta il nome deriva da quello del giovane satiro Ampelo amato dal dio Dioniso.
L’ampelografia è quindi la disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni, basandosi sul riconoscimento delle caratteristiche morfologiche della varietà di vite e mettendola in relazione alla zona di provenienza, quando possibile.
Nell’ampelografia la terminologia e le modalità di impiego sono stabilite a livello internazionale. La tecnica ampelografica descrittiva è affiancata da tecniche morfometriche e ampelometriche atte a misurare gli organi vegetali. Le misure trovate vengono poi convertite in indici biometrici.
Nel processo in divenire della scienza ampelografia, tra i sistemi di classificazione italiani sono da ricordare quelli di Giuseppe di Rovasenda e di G. Molon.
Possiamo quindi distinguere un’ampelografia di tipo tradizionale, che si basa sulla diversità morfologica tra le diverse varietà, e un’ampelografia molecolare, basata sugli studi del DNA.
A livello storico i primi ampelografi furono Plinio il Vecchio, che riportò le prime descrizioni nella sezione botanica del suo monumentale trattato “Naturalis Historia” pubblicato nel 77 d.C., e il suo contemporaneo Lucio Giunio Moderato Columella nel suo De Re Rustica, le cui fonti originali sono andate purtroppo perdute, e ci si rifà pertanto a trascrizioni postume.
Si arriva così al 1500 con l’agronomo lombardo, Agostino Gallo, che tratta dell’uva e dei processi fermentativi per la sua trasformazione in vino, e al 1700 quando appare, infine, il primo vero trattato ampelografico, scritto dall’Abate François Rozier, e che si trova alla voce “Vin” del suo monumentale dizionario agrario.
Successivamente, tra il 1800 e il 1900, l’invasione della Fillossera costringe il reimpianto pressoché totale dei vigneti europei, fino ad allora su piede franco, ossia originario della varietà ed attaccato dall’insetto, utilizzando dei portainnesti ottenuti da vitigni ibridi provenienti da incroci tra viti europee ed americane, resistenti a questi attacchi.
Lo studio finalizzato alla ricerca di vitigni ibridi adeguati ai terreni delle diverse regioni della viticoltura europea, che siano adatti agli specifici vitigni di quella regione, di cui favoriscano lo sviluppo senza alternarne i pregi organolettici, impone un immenso lavoro che è alle basi dell’ampelografia moderna.
È del 1877 il saggio “Ampelografia Universale”, di Giuseppe Di Rovasenda, che collaborò alla stesura dell’opera di Victor Pulliat “Le Vignoble”.

La scienza ampelografica è strettamente correlata all’esistenza di una molteplicità di vitigni. Tale molteplicità deriva dal fenomeno della variabilità genetica, il meccanismo per cui da ogni incrocio nascono organismi leggermente differenti da entrambi i genitori, di cui ricombinano variamente i caratteri.
Oltre che dalla variabilità all’incrocio nuovi vitigni possono derivare da mutazioni gemmarie, che si realizzano, cioè, indipendentemente da un processo di accoppiamento di elementi riproduttivi maschili e femminili.
Una volta ottenuto un nuovo vitigno, come per qualunque nuova pianta da frutto, questo deve essere propagato per via “agamica”, cioè mediante innesto, per evitare il ricombina mento dovuto al processo gamico.
I processi di conservazione e riproduzione di queste tipologie genetiche ha finito per creare quindi una innumerevole base ampelografia.
Nell’ampelografia tradizionale l’analisi si basa sullo studio degli organi più importanti della vite e cioè: germogli, foglie, frutto e vinaccioli; meno importanti sono tralci, tronco, radici e fiori. Per ogni vitigno si creano delle schede che ne elencano i descrittori ampelografici. I vari organi della pianta vengono descritti tramite nel corso delle diverse fasi di crescita per mezzo di descrittori standard. In particolare:
Le foglie (pampini), sono semplici e costituite da un numero variabile di lobi principali più o meno profondi, su una forma di base a cuore. Le foglie sono un carattere molto importante per il riconoscimento dei vitigni (Ampelografia) all’interno della specie cui appartiene la vite coltivata europea (Vitis vinifera sativa).
I frutti sono delle bacche (acini) di forma e colore variabile: gialli, viola o bluastri, raggruppati in grappoli. Presentano un esocarpo spesso pruinoso (buccia), un mesocarpo con cellule piene di succo da cui si ricava il mosto (polpa) ed un endocarpo formato da uno strato di cellule che delimita le logge contenenti i semi (vinaccioli).
La terminologia e le modalità di impiego sono stabilite a livello internazionale da organismi come l’OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin). Il numero totale di descrittori per la vite supera i 140, noi ci siamo limitati a quelli di più immediata comprensione e rimandiamo al sito dell’OIV per una trattazione completa.
L’Ampelografia di tipo tradizionale, nel corso degli anni, ha dimostrato però i propri limiti. Infatti, le caratteristiche delle piante sono fortemente influenzate dall’ambiente e dal loro stato nutrizionale e sanitario. Inoltre le varietà viticole presenti nel mondo sono diverse migliaia, cosa che rende estremamente difficile operare un’identificazione mediante le sole caratteristiche morfologiche.
Si passa così, soprattutto negli ultimi tempi, all’ampelografia molecolare.
In questa disciplina i nuovi metodi di identificazione varietale per le viti si basano sull’analisi del DNA. Infatti, tutte le caratteristiche della vite incluse quelle descritte nell’ambito dell’Ampelografia hanno la stessa base genetica e quindi, essendo il DNA uguale in tutte le cellule che compongono la pianta, il materiale genetico utile all’identificazione può essere preso indistintamente da foglie, radici, tralci, ecc…
L’identificazione varietale si basa sul riconoscimento di particolari marcatori (cioè porzioni della molecola di DNA).

Guido Bissanti





[:en]

Ampelography

The term ampelography derives from the Greek ἂμπελος (ampelos) = grapevine + γραφὶα (handwriting) = description; in turn the name derives from that of the young satyr Ampelo loved by the god Dionysus.
Ampelography is therefore the discipline that studies, identifies and classifies the varieties of vines, based on the recognition of the morphological characteristics of the vine variety and putting it in relation to the area of ​​origin, when possible.
In ampelography, terminology and methods of use are established internationally. The descriptive ampelographic technique is flanked by morphometric and ampelometric techniques designed to measure plant organs. The measurements found are then converted into biometric indices.
In the ongoing process of ampelography science, among the Italian classification systems are those of Giuseppe di Rovasenda and G. Molon.
We can therefore distinguish a traditional ampelography, which is based on the morphological diversity between the different varieties, and a molecular ampelography, based on DNA studies.
Historically, the first ampelographers were Pliny the Elder, who reported the first descriptions in the botanical section of his monumental treatise “Naturalis Historia” published in 77 AD, and his contemporary Lucio Giunio Moderato Columella in his De Re Rustica, whose original sources unfortunately they have been lost, and therefore we refer to posthumous transcriptions.
This leads to the 1500s with the Lombard agronomist, Agostino Gallo, who deals with grapes and the fermentation processes for their transformation into wine, and to the 1700s when, finally, the first true ampelographic treatise written by Abbot François Rozier appears , and which is found in the “Vin” entry of its monumental agricultural dictionary.
Subsequently, between 1800 and 1900, the invasion of the phylloxera forced the almost total replanting of European vineyards, until then on a free foot, that is, originating from the variety and attacked by the insect, using rootstocks obtained from hybrid vines from crosses. between European and American screws, resistant to these attacks.
The study aimed at finding hybrid vines suitable for the soils of the different regions of European viticulture, which are suitable for the specific vines of that region, whose development they favor without alternating their organoleptic qualities, requires an immense work that is at the basis of ampelography modern.
The essay “Universal Ampelography” by Giuseppe Di Rovasenda dates back to 1877 and he collaborated in the drafting of Victor Pulliat’s work “Le Vignoble”.

Ampelographic science is closely related to the existence of a multiplicity of vines. This multiplicity derives from the phenomenon of genetic variability, the mechanism by which slightly different organisms are born from each cross by both parents, whose characters recombine variously.
In addition to the variability at the crossroads, new vines can derive from bud mutations, which occur, that is, independently of a process of coupling male and female reproductive elements.
Once a new grape variety has been obtained, as with any new fruit plant, it must be propagated via the “agamic” route, ie by grafting, to avoid recombination due to the gamic process.
The conservation and reproduction processes of these genetic typologies ended up creating an innumerable ampelography base.
In traditional ampelography, the analysis is based on the study of the most important organs of the vine, namely: shoots, leaves, fruit and pips; less important are branches, trunk, roots and flowers. For each grape variety, cards are created which list the ampelographic descriptors. The various organs of the plant are described through the different growth stages by means of standard descriptors. In particular:
The leaves (vine leaves) are simple and made up of a variable number of more or less deep main lobes, on a basic heart shape. The leaves are a very important character for the recognition of the vines (Ampelography) within the species to which the European cultivated vine belongs (Vitis vinifera sativa).
The fruits are berries (berries) of variable shape and color: yellow, purple or bluish, grouped in clusters. They have an often pruinose exocarp (peel), a mesocarp with cells full of juice from which the must (pulp) is obtained and an endocarp formed by a layer of cells that delimits the loggias containing the seeds (grape seeds).
The terminology and methods of use are established internationally by bodies such as the OIV (Organization Internationale de la Vigne et du Vin). The total number of descriptors for the vine exceeds 140, we have limited ourselves to those of more immediate understanding and refer to the OIV website for a complete discussion.
Over the years, traditional Ampelography has proven its limits. In fact, the characteristics of the plants are strongly influenced by the environment and by their nutritional and health status. In addition, the grape varieties present in the world are several thousand, which makes identification by means of morphological characteristics extremely difficult.
This is the way, especially in recent times, to molecular ampelography.
In this discipline, the new varietal identification methods for vines are based on DNA analysis. In fact, all the characteristics of the vine including those described in the scope of Ampelography have the same genetic basis and therefore, since the DNA is the same in all the cells that make up the plant, the genetic material useful for identification can be taken indistinctly from leaves , roots, branches, etc …
Varietal identification is based on the recognition of particular markers (i.e. portions of the DNA molecule).

Guido Bissanti





[:es]

Ampelografía

El término ampelografía deriva del griego ἂμπελος (ampelos) = vid + γραφὶα (escritura a mano) = descripción; a su vez, el nombre deriva del del sátiro joven Ampelo amado por el dios Dioniso.
La ampelografía es, por lo tanto, la disciplina que estudia, identifica y clasifica las variedades de vid, basándose en el reconocimiento de las características morfológicas de la variedad de vid y poniéndola en relación con el área de origen, cuando sea posible.
En ampelografía, la terminología y los métodos de uso se establecen internacionalmente. La técnica ampelográfica descriptiva está flanqueada por técnicas morfométricas y ampelométricas diseñadas para medir los órganos de las plantas. Las medidas encontradas se convierten en índices biométricos.
En el proceso en curso de la ciencia de la ampelografía, entre los sistemas de clasificación italianos se encuentran los de Giuseppe di Rovasenda y G. Molon.
Por lo tanto, podemos distinguir una ampelografía tradicional, que se basa en la diversidad morfológica entre las diferentes variedades, y una ampelografía molecular, basada en estudios de ADN.
Históricamente, los primeros ampeógrafos fueron Plinio el Viejo, quien informó las primeras descripciones en la sección botánica de su monumental tratado “Naturalis Historia” publicado en el año 77 DC, y su contemporáneo Lucius Junius Columella moderada en su De Re Rustica, cuyas fuentes originales lamentablemente se han perdido y, por lo tanto, nos referimos a transcripciones póstumas.
Esto lleva a la década de 1500 con el agrónomo lombardo Agostino Gallo, que se ocupa de las uvas y los procesos de fermentación para su transformación en vino, y a la década de 1700 cuando, finalmente, aparece el primer verdadero tratado ampelográfico escrito por el abad François Rozier. , y que se encuentra en la entrada “Vin” de su monumental diccionario agrícola.
Posteriormente, entre 1800 y 1900, la invasión de la filoxera forzó la replantación casi total de los viñedos europeos, hasta entonces con un pie libre, es decir, originario de la variedad y atacado por el insecto, utilizando portainjertos obtenidos de vides híbridas de cruces. entre tornillos europeos y americanos, resistentes a estos ataques.
El estudio tuvo como objetivo encontrar vides híbridas adecuadas para los suelos de las diferentes regiones de la viticultura europea, que son adecuadas para las vides específicas de esa región, cuyo desarrollo favorecen sin alternar sus cualidades organolépticas, requiere un inmenso trabajo que se basa en la ampelografía. moderno.
El ensayo “Ampelografía universal” de Giuseppe Di Rovasenda se remonta a 1877 y colaboró ​​en la redacción de la obra de Victor Pulliat “Le Vignoble”.

La ciencia ampelográfica está estrechamente relacionada con la existencia de una multiplicidad de vides. Esta multiplicidad deriva del fenómeno de la variabilidad genética, el mecanismo por el cual nacen organismos ligeramente diferentes de cada cruce por ambos padres, cuyos caracteres se recombinan de manera diversa.
Además de la variabilidad en la encrucijada, las nuevas vides pueden derivarse de las mutaciones de brotes, que se llevan a cabo, es decir, independientemente de un proceso de acoplamiento de elementos reproductores masculinos y femeninos.
Una vez que se ha obtenido una nueva variedad, como para cualquier nueva planta frutal, esta debe propagarse por vía “agámica”, es decir, mediante injerto, para evitar la recombinación debido al proceso gámico.
Los procesos de conservación y reproducción de estas tipologías genéticas terminaron creando una innumerable base de ampelografía.
En la ampelografía tradicional, el análisis se basa en el estudio de los órganos más importantes de la vid, a saber: brotes, hojas, frutos y pepitas; menos importantes son las ramas, el tronco, las raíces y las flores. Para cada variedad de uva, se crean tarjetas que enumeran los descriptores ampelográficos. Los diversos órganos de la planta se describen a través de las diferentes etapas de crecimiento mediante descriptores estándar. En particular:
Las hojas (hojas de parra) son simples y están formadas por un número variable de lóbulos principales más o menos profundos, en forma de corazón básico. Las hojas son un personaje muy importante para el reconocimiento de las vides (Ampelografía) dentro de las especies a las que pertenece la vid cultivada europea (Vitis vinifera sativa).
Los frutos son bayas (bayas) de forma y color variables: amarillo, morado o azulado, agrupados en racimos. Tienen un exocarpio (cáscara) a menudo pruinoso, un mesocarpio con células llenas de jugo del que se obtiene el mosto (pulpa) y un endocarpio formado por una capa de células que delimita las logias que contienen las semillas (semillas de uva).
La terminología y los métodos de uso son establecidos internacionalmente por organismos como la OIV (Organización Internacional de Vigne et du Vin). El número total de descriptores para la vid supera los 140, nos hemos limitado a los de comprensión más inmediata y nos remitimos al sitio web de la OIV para una discusión completa.
Con los años, la Ampelografía tradicional ha demostrado sus límites. De hecho, las características de las plantas están fuertemente influenciadas por el medio ambiente y por su estado nutricional y de salud. Además, las variedades de uva presentes en el mundo son de varios miles, lo que hace que sea extremadamente difícil de identificar utilizando solo las características morfológicas.
Este es el camino, especialmente en los últimos tiempos, a la ampelografía molecular.
En esta disciplina, los nuevos métodos de identificación de variedades para vides se basan en el análisis de ADN. De hecho, todas las características de la vid, incluidas las descritas en el alcance de la ampelografía, tienen la misma base genética y, por lo tanto, dado que el ADN es el mismo en todas las células que componen la planta, el material genético útil para la identificación se puede tomar indistintamente de las hojas. , raíces, ramas, etc.
La identificación de variedades se basa en el reconocimiento de marcadores particulares (es decir, porciones de la molécula de ADN).

Guido Bissanti





[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *