Aposematismo

Aposematismo

Con il termine aposematismo si intende la colorazione che può assumere un animale, in parte o tutto il corpo, come funzione di avvertimento contro i possibili predatori. Non sono noti invece esempi di aposematismo nel regno vegetale.
Il termine aposematismo proviene dal greco ἀπό “da” e σῆμα -ατος “segno”, ἀποσεμαίνω “dare un segno contrario” e fu coniato da Edward Poulton nel suo saggio del 1890 The colours of Animals.
In senso più ampio il termine indica l’ emissione di segnali di avvertimento da parte di un organismo.
In generale gli animali che utilizzano colori aposematici sono tossici o velenosi, oppure hanno un sapore sgradevole per le specie che potrebbero utilizzarli come nutrimento.
La colorazione ha pertanto la funzione di allontanare il predatore ancora prima che incominci il suo attacco, con evidente beneficio della preda per cui anche un semplice morso potrebbe essere fatale.
Il meccanismo dell’aposematismo non fa perno sulla memoria genetica delle specie di predatori, quanto semmai alla memoria individuale dei singoli animali; infatti molte creature aposematiche, una volta individuate da un predatore, ostentano visibilità e lentezza di movimenti.
Pare che tale comportamento serva a fornire un forte stimolo visivo al predatore, così da favorire il ricordo di eventuali passate esperienze negative con animali della stessa specie aposematica o anche della stessa colorazione.
In natura i colori aposematici utilizzati dalle varie specie sono pochi: tra i colori principali ci sono il giallo, il rosso, l’arancio e l’azzurro; questi sono in genere collocati su uno sfondo tale da esaltarne il contrasto: lo sfondo può essere nero o bianco, oppure un altro dei colori aposematici. Accostamenti particolarmente diffusi sono il rosso e il nero e, ancora di più, il giallo e il nero.

Per di più questi colori si concentrano in zone particolarmente vulnerabili o attaccabili dai predatori, per esempio il ventre delle salamandre, oppure diventano più o meno vividi ed evidenti in funzione di determinati fattori ambientali, come per esempio la temperatura.
Inoltre, di frequente, per specie simili o imparentate, non solo i colori, ma anche le forme diventano analoghe. Si è ipotizzato che questo espediente faciliti la sopravvivenza delle specie aposematiche che possono così contare sul precedente “addestramento” del predatore da parte di altre specie aposematiche che usano i loro stessi colori.
L’aposematismo è ampiamente diffuso nel regno animale:
Tra i gasteropodi numerose specie di nudibranchi;
Tra gli insetti: l’ape, la vespa, la coccinella, numerose farfalle tra cui le zigenidi, la cimice rossonera e alcune specie di formiche come la formica di fuoco. Inoltre i bruchi di diverse specie fanno uso di colori aposematici.
Tra i ragni: la malmignatta
Tra i pesci: i pesci chirurgo;
Tra gli anfibi sono aposematiche numerosissime specie di rane tropicali, tra cui le cosiddette “arrow frog” usate dagli indigeni per avvelenare le loro frecce, e di salamandre, tra cui la nota salamandra pezzata di colore giallo/nero;
Tra i rettili: il temuto serpente corallo;
Tra i mammiferi: la moffetta americana dal ben noto colore bianco e nero.

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