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Carvi

Il Carvi o Cumino dei prati o, ancora, Cumino selvatico (Carum carvi L., 1753) è una spezia ricavata dai semi di questa pianta.

Origini e Storia –
Il Carvi è una pianta originaria dell’Arabia da dove ben presto si è diffusa nel nord e centro Europa ed in Asia.
L’etimologia del nome “Carvi” viene ricondotta da alcuni autori ad origini diverse; il nome potrebbe derivare dalla parola greca κάρον (káron) utilizzata da Dioscoride per identificare il Carum carvi oppure sempre dal termine greco κάρυον (káryon) per identificare il guscio legnoso del frutto; secondo Plinio invece il nome Carvi deriverebbe dal nome greco del paese di origine Κᾱρία (Karίa) in Asia Minore, nome poi latinizzato in “Carvi”; ancora il nome potrebbe derivare dall’arabo “Karwija” poi latinizzato in “Caria” per identificare l’antica regione dell’Asia Minore nel sud occidente della Turchia, definendo quindi la pianta, anche in questo caso, come originaria della “Caria”.
Come molte altre spezie dell’area mediterranea e medio orientale, ha una storia che si perde nella notte dei tempi. Di certo si sa che gli Egizi usavano già semi di carvi per tenere lontani gli spiriti cattivi dai loro morti. Nell’antica Roma e in Grecia veniva utilizzato sia come medicamento sia nel cibo.
Dioscoride, medico greco, lo prescriveva alle giovani donne per massaggiare la pelle e mantenere un bel colorito. I soldati di Giulio Cesare consumavano un pane fatto con le radici di carvi. Il Carvi è probabilmente una delle spezie che è stata usata di più in modo continuativo. Nel Medioevo il suo uso si era sparso anche in tutta la penisola Arabica e nell’Europa settentrionale e, a testimonianza del suo uso, sono stati trovati dei semi nei resti di rovine sprofondate in alcuni laghi svizzeri. Alcuni scritti del diciassettesimo secolo raccontano l’uso del carvi in pani, dolci e macedonie di frutta.

Descrizione –
Il Carvi si ottiene dai semi della pianta di Carum carvi. Spesso viene confusa con altre spezie, come il Cumino (Cuminum cyminum L.) da cui differisce poco o col Cumino nero (Nigella sativa L.) con cui differisce sia per aroma che per consistenza.
Questa spezia è ricavata dai semi della pianta omonima che è un arbusto alto fino a 50 cm, con foglie allungate e sottili, simili a quelle delle carote.
I fiori sono bianchi, carnicini, o di un rosa vivo, sono riuniti in infiorescenze a ombrella e sbocciano da maggio a settembre.
I frutti (la spezia vera e propria), chiamati impropriamente semi, sono neri affusolati agli estremi, lunghi circa 5 mm, rigati con 5 coste ben visibili e maturano in luglio-agosto.

Principi attivi –
I frutti del Carvi sono ricchi di oli essenziali (dal 3 al 7%) tra i quali il carvone, responsabile dell’aroma e il limonene.
Dai frutti del Carvi si ottengono diversi composti tra cui un olio essenziale (3-7%), acidi grassi (10-18%), proteine (20%), carboidrati (15%), acidi fenolici (acido caffeico), flavonoidi (quercetina, kempferolo); nell’estratto acquoso dei frutti si ritrovano analogamente tannini, alcaloidi e terpenoidi.
L’olio di Carvi è presente in tutte le parti di pianta, ma la sua concentrazione è più alta nei suoi frutti e la forma estrattiva generalmente impiegata è l’idro-distillazione.
Le condizioni ambientali di coltivazioni concorrono in modo determinante alla bio diversità del Carvi che produce frutti di bassa qualità quando la pianta cresce in climi eccessivamente caldi e secchi; le variabili della qualità dei frutti determinano una variazione della quantità delle componenti principali come ad esempio gli acidi grassi.
Uno studio comparativo sulle principali componenti di frutti di Carvi, di diverso ecotipo, ha ad esempio concluso che l’ecotipo tunisino conteneva una maggior quantità di acidi grassi (7,3%) rispetto all’ecotipo tedesco (5,7%) e a quello egiziano che è risultato il meno ricco di acidi grassi (2,9%). Analogamente è risultato per circa tutti i componenti fitochimici dei frutti.
Come detto, il carvone ed il limonene sono due dei componenti principali dell’olio essenziale di Carvi, che ne rappresentano circa il 95%. Il carvone è un terpenoide solubile in alcol e cloroformio. I suoi enantiomeri sono entrambi reperibili in natura, soprattutto nell’olio dei semi di Carvi dei prati (Carum carvi), del mentastro verde (Mentha spicata) e dell’aneto. Secondo la Farmacopea Europea i frutti del Carvi dovrebbero contenere minimo il 3% di olio essenziale contenente D-carvone (min. 50-65%) e limonene (fino al 45%) come componenti principali e contenere meno dell’1,5% di carveolo e diidrocarveolo. Il D-carvone, risulta il principale componente del Carvi, è il responsabile del suo profumo caratteristico.
Dal punto di vista nutrizionale i semi di carvi presentano caratteristiche interessanti: contengono una buona dose di proteine e grassi e sono anche ricchi di fibra alimentare.
Tra i sali minerali troviamo soprattutto concentrazioni di potassio, sodio, zinco, fosforo, rame, manganese, ferro, magnesio e calcio; tra le vitamine prevalgono quelle del gruppo A, B (in particolare B1, B2, B3, B6), C, E e folati.

Proprietà ed Usi –
In riferimento a questa pianta si fa parecchia confusione; spesso è chiamata cumino dei prati, per esempio in Francia; in Germania e in altri paesi del Nord è chiamata con nomi derivati dal cumino come per esempio: kummel. Anche in Turchia è chiamata “cumino tedesco” e tutto ciò genera un po’ di confusione.
I principali Paesi produttori del Carvi sono l’Olanda, seguita da Canada e Stati Uniti. Ma è coltivato in molti paesi dell’Europa continentale, che ne producono per il mercato interno. In Yugoslavia, fino a venti anni fa, se ne producevano forti quantità ed è per questo, che nel 1963, fu emesso un francobollo commemorativo.
Tra le curiosità si evidenzia come i semi di carvi erano messi vicino o dentro a un oggetto ritenuto prezioso perché si diceva che lo proteggesse dai furti. Per lo stesso motivo, veniva sparso anche nelle stie dei polli e piccioni. Da lì, con il tempo, l’uso si estese alle pozioni d’amore.
Dal punto di vista del suo utilizzo è una spezia con consumo pressoché mondiale.
Oltre ai semi si possono utilizzare comunque anche le radici da consumare lessate e le foglie, in insalata o come ingrediente aromatico di zuppe e salse.
La spezia viene venduta sia come frutti interi che come polvere ottenuta dalla loro macinazione.
La spezia ha un aroma pungente simile all’anice con sapore molto aromatico, dolce ma pungente, caldo. Scala di intensità: 3.
La spezia, come detto, è nota per le sue virtù digestive fin dall’antichità. Oltre a favorire i processi gastrici e stimolare l’appetito, aiuta il ripristino della quota ottimale di flora batterica e ha un’efficacia carminativa agevolando l’eliminazione di gas intestinali.
A beneficio dell’intestino, inoltre, questi semi presentano proprietà antibatteriche che li rendono adatti a combattere infezioni.
Anche l’apparato respiratorio può usufruire dell’attività benefica dei semi di carvi, grazie ai vapori dell’olio essenziale in essi contenuto.
Ha, inoltre, un effetto espettorante ideale in caso di tosse e raffreddore. Importante è anche l’azione di contrasto all’accumulo di colesterolo, dovuta alla quantità di fibra alimentare che diminuisce l’assorbimento del colesterolo LDL riducendone il livello.
L’olio essenziale, inoltre, che viene estratto per distillazione, entra nella preparazione di saponi e colonie.
Tra le controindicazioni si ricorda che l’assunzione dei semi di carvi e del relativo olio essenziale è controindicato ai bambini sotto i tre anni di età e alle donne in stato di gravidanza.
L’uso dell’olio essenziale, inoltre, è vietato in caso di patologie epatiche o di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti.
In generale, la dose consentita quotidianamente per evitare effetti collaterali va da 1,5 grammi fino ad un massimo di 6.

Preparazioni –
Per l’uso del Carvi si consiglia di acquistare i frutti, se possibile interi, perché, come tutte le spezie, ricche di oli essenziali tendono a perdere il loro profumo, se sono macinate da tempo.
Inoltre se considerate l’aroma del carvi troppo forte, mettete i semi in una pezzuola prima di aggiungerli ai piatti in cottura per poterli togliere alla fine. Far tostare leggermente i semi prima di aggiungerli a piatti a base di formaggio o patate o piselli con i quali si sposano particolarmente bene. Aggiunti negli ultimi 15 minuti di cottura, per evitare che si sprigioni un sapore leggermente amaro, a stufati, zuppe e crauti rendono questi piatti deliziosi. Spargeteli su dolci speziati prima dell’ingresso in forno.
Il frutto del Carvi è usato per insaporire carni in umido e altri piatti, specialmente nella cucina dell’Europa centrale e in Scandinavia. Viene anche usato per aromatizzare particolari tipi di formaggio e acquaviti.
Viene anche molto usato nel campo dell’erboristeria, come detto, per le sue virtù medicamentose capaci di facilitare la digestione ed eliminare il meteorismo e per il blando effetto antisettico intestinale.
Gli oli essenziali vengono poi utilizzati nell’industria cosmetica per la loro fragranza.
Le radici della pianta sono eduli e possono essere consumate bollite, come le carote.
In Libano è usato nel Meghli, un tipico budino con farina di riso, anice, cannella e, appunto, carum carvi. Solitamente si prepara per festeggiare la nascita di un bambino e viene offerto agli ospiti in coppette, in genere con sopra del cocco grattugiato e frutta secca.
Il Carvi, molto amato in Europa, sia settentrionale che centrale, entra nella composizione del pane di segale e di numerosi dolci, nei piatti di crauti, nella cole slaw, un insalata di cavolo. Sotto forma di estratto è usato per aromatizzare alcuni liquori (Kummel e Shnapps). È abbastanza usato in Nord Africa, soprattutto in Tunisia dove entra nella composizione dell’Harissa, una salsa a base di peperoncino, aglio e olio.
Questa spezia può essere assunta attraverso infusi o decotti, da preparare lasciando in infusione un cucchiaino di semi tritati all’interno di una tazza d’acqua bollente e poi filtrando la bevanda.

Guido Bissanti

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.





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Caraway

Caraway or, again, wild cumin (Carum carvi L., 1753) is a spice obtained from the seeds of this plant.

Origins and History –
Caraway is a plant native to Arabia from where it soon spread to northern and central Europe and Asia.
The etymology of the name “Caraway ” is traced back by some authors to different origins; the name could derive from the Greek word κάρον (káron) used by Dioscorides to identify the Carum carvi or always from the Greek term κάρυον (káryon) to identify the woody shell of the fruit; according to Pliny instead the name Carvi derives from the Greek name of the country of origin Κᾱρία (Karίa) in Asia Minor, a name later latinized in “Carvi”; still the name could derive from the Arabic “Karwija” then latinized in “Caria” to identify the ancient region of Asia Minor in the south west of Turkey, thus defining the plant, also in this case, as originating from the “Caria”.
Like many other spices from the Mediterranean and Middle Eastern area, it has a history that is lost in the mists of time. Certainly it is known that the Egyptians already used caraway seeds to keep bad spirits away from their dead. In ancient Rome and Greece it was used both as a medicine and in food.
Dioscorides, a Greek doctor, prescribed it to young women to massage the skin and maintain a beautiful complexion. Julius Caesar’s soldiers ate bread made from caraway roots. Caraway is probably one of the spices that has been used the most. In the Middle Ages its use had spread throughout the Arabian Peninsula and northern Europe and, as evidence of its use, seeds were found in the remains of ruins sunk in some Swiss lakes. Some seventeenth-century writings recount the use of caraway in bread, sweets and fruit salads.

Description –
Caraway is obtained from the seeds of the Carum carvi plant. It is often confused with other spices, such as cumin (Cuminum cyminum L.) from which it differs little or with black cumin (Nigella sativa L.) with which it differs both in aroma and consistency.
This spice is obtained from the seeds of the homonymous plant which is a shrub up to 50 cm tall, with elongated and thin leaves, similar to those of carrots.
The flowers are white, flesh-colored, or bright pink, gathered in umbrella-shaped inflorescences and bloom from May to September.
The fruits (the real spice), improperly called seeds, are black tapered at the ends, about 5 mm long, striped with 5 clearly visible ribs and ripen in July-August.

Active principles –
The Caraway fruits are rich in essential oils (3 to 7%) including carvone, responsible for the aroma and limonene.
From the Caraway fruits various compounds are obtained including an essential oil (3-7%), fatty acids (10-18%), proteins (20%), carbohydrates (15%), phenolic acids (caffeic acid), flavonoids ( quercetin, kempferol); tannins, alkaloids and terpenoids are similarly found in the aqueous fruit extract.
Caraway oil is present in all parts of the plant, but its concentration is higher in its fruits and the extractive form generally used is hydro-distillation.
The environmental conditions of crops contribute significantly to the bio diversity of Caraway which produces low quality fruits when the plant grows in excessively hot and dry climates; the fruit quality variables determine a variation in the quantity of the main components such as fatty acids.
A comparative study on the main components of Caraway fruits, of different ecotypes, has for example concluded that the Tunisian ecotype contained a greater amount of fatty acids (7.3%) than the German (5.7%) and Egyptian which was the least rich in fatty acids (2.9%). Similarly it was found for about all the phytochemical components of the fruits.
As mentioned, carvone and limonene are two of the main components of Caraway essential oil, which represent about 95% of it. Carvone is an alcohol and chloroform soluble terpenoid. Its enantiomers are both found in nature, especially in the oil of the caraway seeds of the meadows (Carum carvi), the green mint (Mentha spicata) and the dill. According to the European Pharmacopoeia, the Caraway fruits should contain at least 3% of essential oil containing D-carvone (min. 50-65%) and limonene (up to 45%) as main components and contain less than 1.5% of carveolus and dihydrocarveolus. The D-carvone, is the main component of the Caraway , is responsible for its characteristic perfume.
From a nutritional point of view, caraway seeds have interesting characteristics: they contain a good dose of protein and fat and are also rich in dietary fiber.

Among the mineral salts we find above all concentrations of potassium, sodium, zinc, phosphorus, copper, manganese, iron, magnesium and calcium; among the vitamins prevail those of the group A, B (in particular B1, B2, B3, B6), C, E and folate.

Properties and Uses –
In reference to this plant there is a lot of confusion; it is often called caraway, for example in France; in Germany and other northern countries it is called with names derived from cumin such as: kummel. In Turkey it is also called “German cumin” and this creates a bit of confusion.
The main producing countries of the Caraway are Holland, followed by Canada and the United States. But it is grown in many countries of continental Europe, which produce it for the domestic market. In Yugoslavia, up to twenty years ago, large quantities were produced and that is why, in 1963, a commemorative stamp was issued.
Among the curiosities it is highlighted how caraway seeds were placed near or inside an object considered valuable because it was said to protect it from theft. For the same reason, it was also spread in chickens and pigeons. From there, over time, the use extended to love potions.
From the point of view of its use, it is a spice with almost worldwide consumption.
In addition to the seeds, it is also possible to use the boiled roots and the leaves, in salads or as an aromatic ingredient in soups and sauces.
The spice is sold both as whole fruits and as powder obtained by grinding them.
The spice has a pungent aroma similar to anise with a very aromatic, sweet but pungent, warm flavor. Intensity scale: 3.
The spice, as mentioned, has been known for its digestive virtues since ancient times. In addition to promoting gastric processes and stimulating appetite, it helps restore the optimal share of bacterial flora and has a carminative efficacy by facilitating the elimination of intestinal gas.
For the benefit of the intestine, moreover, these seeds have antibacterial properties that make them suitable for fighting infections.
Even the respiratory system can take advantage of the beneficial activity of caraway seeds, thanks to the vapors of the essential oil contained in them.
It also has an ideal expectorant effect in case of cough and cold. The action to counteract the accumulation of cholesterol is also important, due to the amount of dietary fiber that decreases the absorption of LDL cholesterol by reducing its level.
Furthermore, the essential oil, which is extracted by distillation, enters the preparation of soaps and colonies.
Among the contraindications, it should be remembered that the intake of caraway seeds and the related essential oil is contraindicated for children under three years of age and pregnant women.
Furthermore, the use of essential oil is prohibited in the case of liver diseases or ascertained hypersensitivity to one or more components.
In general, the dose allowed daily to avoid side effects ranges from 1.5 grams up to a maximum of 6.

Preparations –
For the use of Caraway it ​​is advisable to buy the fruits, if possible whole, because, like all spices, rich in essential oils, they tend to lose their perfume, if they have been ground for some time.
Also if you consider the aroma of caraway too strong, put the seeds in a cloth before adding them to the dishes in cooking to be able to remove them at the end. Lightly toast the seeds before adding them to cheese or potato or pea dishes with which they go particularly well. Added in the last 15 minutes of cooking, to prevent a slightly bitter taste from spreading, stews, soups and sauerkraut make these dishes delicious. Spread them on spiced cakes before entering the oven.
The Caraway fruit is used to flavor stewed meats and other dishes, especially in the cuisine of Central Europe and Scandinavia. It is also used to flavor particular types of cheese and brandy.
It is also widely used in the field of herbal medicine, as mentioned, for its medicinal virtues capable of facilitating digestion and eliminating meteorism and for the mild intestinal antiseptic effect.
Essential oils are then used in the cosmetic industry for their fragrance.
The roots of the plant are edible and can be eaten boiled, like carrots.
In Lebanon it is used in Meghli, a typical pudding with rice flour, anise, cinnamon and, in fact, Carum carvi. Usually it is prepared to celebrate the birth of a child and is offered to guests in bowls, usually with grated coconut and dried fruit on top.
Caraway , much loved in Europe, both northern and central, enters the composition of rye bread and numerous desserts, sauerkraut dishes, cole slaw, a cabbage salad. In the form of an extract it is used to flavor certain liqueurs (Kummel and Shnapps). It is quite used in North Africa, especially in Tunisia where it enters the composition of Harissa, a sauce based on chili pepper, garlic and oil.
This spice can be taken through infusions or decoctions, to prepare by infusing a teaspoon of chopped seeds inside a cup of boiling water and then filtering the drink.

Guido Bissanti

Warning: The information shown is not medical advice and may not be accurate. The contents are for illustrative purposes only and do not replace medical advice.





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Alcaravea

Alcaravea o, nuevamente, comino silvestre (Carum carvi L., 1753) es una especia obtenida de las semillas de esta planta.

Orígenes e historia –
Alcaravea es una planta nativa de Arabia desde donde pronto se extendió al norte y centro de Europa y Asia.
La etimología del nombre “alcaravea” se remonta por algunos autores a diferentes orígenes; el nombre podría derivarse de la palabra griega κάρον (káron) utilizada por Dioscórides para identificar el Carum carvi o siempre del término griego κάρυον (káryon) para identificar la cáscara leñosa de la fruta; según Plinio, el nombre alcaravea deriva del nombre griego del país de origen Κᾱρία (Karίa) en Asia Menor, un nombre que luego se latinizó en “alcaravea”; aun así, el nombre podría derivarse del árabe “Karwija” luego latinizado en “Caria” para identificar la antigua región de Asia Menor en el suroeste de Turquía, definiendo así la planta, también en este caso, como originaria de la “Caria”.
Al igual que muchas otras especias del área del Mediterráneo y Medio Oriente, tiene una historia que se pierde en las brumas del tiempo. Ciertamente se sabe que los egipcios ya usaban semillas de alcaravea para mantener a los malos espíritus lejos de sus muertos. En la antigua Roma y Grecia se usaba tanto como medicina como en alimentos.
Dioscórides, un médico griego, lo recetó a mujeres jóvenes para que masajearan la piel y mantuvieran un cutis hermoso. Los soldados de Julio César comieron pan hecho de raíces de alcaravea. Alcaravea es probablemente una de las especias que más se ha usado. En la Edad Media, su uso se había extendido por toda la Península Arábiga y el norte de Europa y, como evidencia de su uso, se encontraron semillas en los restos de ruinas hundidas en algunos lagos suizos. Algunos escritos del siglo XVII relatan el uso de alcaravea en pan, dulces y ensaladas de frutas.

Descripción –
Alcaravea se obtiene de las semillas de la planta Carum carvi. A menudo se confunde con otras especias, como el comino (Cuminum cyminum L.) del cual difiere poco o con el comino negro (Nigella sativa L.) con el que difiere tanto en aroma como en consistencia.
Esta especia se obtiene de las semillas de la planta homónima, que es un arbusto de hasta 50 cm de altura, con hojas alargadas y delgadas, similares a las de las zanahorias.
Las flores son blancas, de color carne o rosa brillante, reunidas en inflorescencias en forma de paraguas y florecen de mayo a septiembre.
Los frutos (la especia real), llamados incorrectamente semillas, son cónicos negros en los extremos, de unos 5 mm de largo, rayados con 5 costillas claramente visibles y maduran en julio-agosto.

Ingredientes activos –
Las frutas Alcaravea son ricas en aceites esenciales (3 a 7%), incluida la carvona, responsable del aroma y el limoneno.
De las frutas Alcaravea se obtienen diversos compuestos que incluyen un aceite esencial (3-7%), ácidos grasos (10-18%), proteínas (20%), carbohidratos (15%), ácidos fenólicos (ácido cafeico), flavonoides ( quercetina, kempferol); Los taninos, alcaloides y terpenoides se encuentran de manera similar en el extracto acuoso de fruta.
El aceite de alcaravea está presente en todas las partes de la planta, pero su concentración es mayor en sus frutos y la forma extractiva generalmente utilizada es la destilación hidráulica.
Las condiciones ambientales de los cultivos contribuyen significativamente a la biodiversidad de Alcaravea, que produce frutos de baja calidad cuando la planta crece en climas excesivamente cálidos y secos; Las variables de calidad del fruto determinan una variación en la cantidad de los componentes principales, como los ácidos grasos.
Un estudio comparativo sobre los componentes principales de las frutas Alcaravea, de diferentes ecotipos, ha concluido, por ejemplo, que el ecotipo tunecino contenía una mayor cantidad de ácidos grasos (7.3%) que el ecotipo alemán (5.7%) y que Egipcio, que era el menos rico en ácidos grasos (2,9%). Del mismo modo, se encontró para todos los componentes fitoquímicos de las frutas.
Como se mencionó, la carvona y el limoneno son dos de los componentes principales del aceite esencial de Alcaravea, que representan aproximadamente el 95% de este. La carvona es un terpenoide soluble en alcohol y cloroformo. Sus enantiómeros se encuentran en la naturaleza, especialmente en el aceite de las semillas de alcaravea de los prados (Carum carvi), la menta verde (Mentha spicata) y el eneldo. Según la Farmacopea Europea, las frutas Alcaravea deben contener al menos un 3% de aceite esencial que contenga D-carvona (min. 50-65%) y limoneno (hasta 45%) como componentes principales y contener menos del 1.5% de carveolo y dihidrocarveolo. La D-carvona, es el componente principal de la Alcaravea, es responsable de su perfume característico.
Desde un punto de vista nutricional, las semillas de alcaravea tienen características interesantes: contienen una buena dosis de proteínas y grasas y también son ricas en fibra dietética.

Entre las sales minerales encontramos sobre todo concentraciones de potasio, sodio, zinc, fósforo, cobre, manganeso, hierro, magnesio y calcio; Entre las vitaminas prevalecen las del grupo A, B (en particular B1, B2, B3, B6), C, E y ácido fólico.

Propiedades y Usos –
En referencia a esta planta hay mucha confusión; a menudo se llama alcaravea, por ejemplo en Francia; en Alemania y otros países del norte se llama con nombres derivados del comino como: kummel. En Turquía también se llama “comino alemán” y esto crea un poco de confusión.
Los principales países productores de alcaravea son Holanda, seguidos de Canadá y Estados Unidos. Pero se cultiva en muchos países de Europa continental, que lo producen para el mercado interno. En Yugoslavia, hasta hace veinte años, se producían grandes cantidades y es por eso que, en 1963, se emitió un sello conmemorativo.
Entre las curiosidades se destaca cómo las semillas de alcaravea se colocaron cerca o dentro de un objeto considerado valioso porque se decía que lo protegía del robo. Por la misma razón, también se propagó en pollos y palomas. A partir de ahí, con el tiempo, el uso se extendió a las pociones de amor.
Desde el punto de vista de su uso, es una especia con un consumo casi mundial.
Además de las semillas, también es posible utilizar las raíces y las hojas hervidas, en ensaladas o como ingrediente aromático en sopas y salsas.
La especia se vende como frutas enteras y como polvo obtenido al molerlas.
La especia tiene un aroma picante similar al anís con un sabor muy aromático, dulce pero picante y cálido. Escala de intensidad: 3.
La especia, como se mencionó, ha sido conocida por sus virtudes digestivas desde la antigüedad. Además de promover procesos gástricos y estimular el apetito, ayuda a restaurar la parte óptima de la flora bacteriana y tiene una eficacia carminativa al facilitar la eliminación del gas intestinal.
Para el beneficio del intestino, además, estas semillas tienen propiedades antibacterianas que las hacen adecuadas para combatir infecciones.
Incluso el sistema respiratorio puede aprovechar la actividad beneficiosa de las semillas de alcaravea, gracias a los vapores del aceite esencial contenido en ellas.
También tiene un efecto expectorante ideal en caso de tos y resfriado. La acción para contrarrestar la acumulación de colesterol también es importante, debido a la cantidad de fibra dietética que disminuye la absorción de colesterol LDL al reducir su nivel.
Además, el aceite esencial, que se extrae por destilación, entra en la preparación de jabones y colonias.
Entre las contraindicaciones, debe recordarse que la ingesta de semillas de alcaravea y el aceite esencial relacionado está contraindicada para niños menores de tres años y mujeres embarazadas.
Además, el uso de aceite esencial está prohibido en el caso de enfermedades hepáticas o hipersensibilidad comprobada a uno o más componentes.
En general, la dosis permitida diariamente para evitar efectos secundarios varía desde 1,5 gramos hasta un máximo de 6.

Preparaciones –
Para el uso de Alcaravea se recomienda comprar las frutas, si es posible enteras, porque, como todas las especias, ricas en aceites esenciales, tienden a perder su aroma, si se han molido durante algún tiempo.
Además, si considera que el aroma de alcaravea es demasiado fuerte, coloque las semillas en un paño antes de agregarlas a los platos en la cocina para poder eliminarlas al final. Tostar ligeramente las semillas antes de agregarlas a los platos de queso o papa o guisantes con los que van particularmente bien. Agregados en los últimos 15 minutos de cocción, para evitar la propagación de un sabor ligeramente amargo, los guisos, sopas y chucrut hacen que estos platos sean deliciosos. Extiéndelos sobre pasteles con especias antes de entrar al horno.
La fruta Alcaravea se utiliza para dar sabor a carnes guisadas y otros platos, especialmente en la cocina de Europa Central y Escandinavia. También se usa para dar sabor a tipos particulares de queso y brandy.
También se usa ampliamente en el campo de la medicina herbal, como se mencionó, por sus virtudes medicinales capaces de facilitar la digestión y eliminar el meteorismo y por el leve efecto antiséptico intestinal.
Los aceites esenciales se utilizan en la industria cosmética por su fragancia.
Las raíces de la planta son comestibles y se pueden comer hervidas, como las zanahorias.
En el Líbano se usa en Meghli, un budín típico con harina de arroz, anís, canela y, de hecho, Carum carvi. Por lo general, está preparado para celebrar el nacimiento de un niño y se ofrece a los invitados en tazas, generalmente con coco rallado y frutas secas en la parte superior.
Alcaravea, muy querido en Europa, tanto en el norte como en el centro, entra en la composición del pan de centeno y numerosos postres, platos de chucrut, ensalada de repollo, ensalada de col. En forma de extracto, se utiliza para dar sabor a ciertos licores (Kummel y Shnapps). Es bastante utilizado en el norte de África, especialmente en Túnez, donde entra en la composición de Harissa, una salsa a base de ají, ajo y aceite.
Esta especia se puede tomar a través de infusiones o decocciones, para prepararse infundiendo una cucharadita de semillas picadas dentro de una taza de agua hirviendo y luego filtrando la bebida.

Guido Bissanti

Advertencia: La información que se muestra no es un consejo médico y puede no ser precisa. El contenido es solo para fines ilustrativos y no reemplaza el consejo médico.





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