Ajuga chamaepitys

Ajuga chamaepitys

Il camepizio, conosciuto anche come canapicchio o iva artritica (Ajuga chamaepitys (L.) Screb., 1774) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Lamiales, Famiglia Lamiaceae, Sottofamiglia Ajugoideae e quindi al Genere Ajuga ed alla Specie A. chamaepitys.
Sono sinonimi i termini:
– Teucrium chamaepitys L.;
– Ajuga pseudochia Schostak.;
– Chamaepitys trifida Dumort.

Etimologia –
Il termine Ajuga deriva dal prefisso privativo greco α- a- e da jugum giogo: probabile riferimento all’assenza del labbro superiore della corolla. Secondo Plinio il nome potrebbe essere la corruzione di abigo espellere, riferimento alle proprietà medicinali del genere.
L’epiteto specifico chamaepitys proviene dal prefisso greco χᾰμαι- chamai- a terra, strisciante, in basso, nano e da πίτυς pítys pino: piccolo pino, per l’aspetto delle foglie.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il camepizio è una specie mediterranea di antica introduzione ai limiti settentrionali dell’areale, presente in tutte le regioni d’Italia. Fuori dall’Italia, nelle Alpi, questa specie si trova in Francia (tutti i dipartimenti alpini), in Svizzera (cantoni Vallese, Ticino e Grigioni), in Austria (Länder della Stiria e Austria Inferiore). Sugli altri rilievi europei collegati alle Alpi si trova nella Foresta Nera, Massiccio del Giura, Massiccio Centrale, Pirenei, Monti Balcani e Carpazi.
Il suo habitat è quello dei prati aridi, i pascoli e gli incolti; ma anche i campi e coltivi, dove predilige un substrato calcareo ma anche calcareo/siliceo con pH basico/neutro, bassi valori nutrizionali del terreno, con una distribuzione altimetrica dal livello del mare ai 1500 m circa.

Descrizione –
L’ Ajuga chamaepitys è una pianta erbacea annua, pelosa che cresce tra 5 e 20 cm.
Il fusto è ramoso con portamento prostrato e ascendente all’apice, con sezione quadrangolare con fasci collenchimatici posti agli angoli.
Le radici sono del tipo fascicolato (fittonanti).
Le foglie sono disposte in maniera esposta lungo il caule, con quelle basali che sono picciolate, mentre quelle superiori sono sessili. La lamina fogliare è completamente divisa in tre lacinie lineari triforcate, ed è almeno 5-6 volte più lunga che larga. Non sono presenti stipole. Le lacinie hanno una larghezza di 1 – 2 mm e lunghezza di 15 – 20 mm.
Le infiorescenze sono delle spighe a verticillo con fiori per lo più solitari. Ogni fascetto è provvisto di 2 brattee simili alle foglie.
I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetrameri (4-ciclici), ossia con quattro verticilli (calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (5-meri: la corolla e il calice sono a 5 parti). Lunghezza del fiore: 10 – 17 mm.
Il calice è gamosepalo con cinque denti (la base del calice è un tubo gozzuto); il tipo di calice è più o meno attinomorfo. La superficie è pubescente e sparsamente ghiandolosa. Lunghezza del tubo gozzuto: 4 mm; lunghezza dei denti: 2 – 3 mm.
La corolla, con parte basale a forma più o meno cilindrica, è gamopetala con apici lobati. L’androceo possiede quattro stami didinami, due grandi e due piccoli e tutti fertili (un quinto stame posteriore è sempre abortito). I filamenti sono adnati alla corolla. Gli stami sono parzialmente sporgenti dal tubo corollino. Le teche sono del tipo da divergenti a divaricate (confluiscono nella zona della deiscenza). I granuli pollinici sono del tipo tricolpato o esacolpato.
Il gineceo ha l’ovario supero formato da due carpelli saldati (ovario bicarpellare) ed è 4-loculare per la presenza di falsi setti. La placentazione è assile. Gli ovuli sono 4 (uno per ogni presunto loculo), hanno un tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell’ovulo, ridotta a poche cellule).[13] Lo stilo inserito alla base dell’ovario (stilo ginobasico) è del tipo filiforme bifido; gli stigmi (sono due) sono semplici. Il nettario è abbondante.
L’antesi è da aprile a ottobre.
Il frutto è un microbasario (tetranucula) con mericarpi (nucule) ovoidi di circa 3 mm, reticolate, con foveole ben evidenti.

Coltivazione –
Il camepizio è una pianta spontanea che cresce su suoli calcarei o calcareo-silicei con pH tra il basico ed il neutro, tendenzialmente aridi e poveri di sostanze nutritive. Può crescere fino a 1500 m s.l.m. circa.
La coltivazione di questa piccola pianta è facile, sia in terreno aperto sia in vaso o cassetta. Si semina all’inizio della primavera direttamente a dimora, in file distanti 15 cm. Si opera un diradamento quando le piantine hanno raggiunto l’altezza di 3-4 cm, lasciando sulla fila una pianta ogni 7-8 cm.
Concimazioni azotate e periodiche irrigazioni perméttono uno sviluppo migliore della pianta.

Usi e Tradizioni –
Il Canapicchio, è una pianta Pianta utilizzata fin dai tempi antichi, sotto il nome di «cipresso dei campi», le cui prime descrizioni medicinali furono ad opera di Dioscoride, medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone. Anche Gaio Plinio Secondo che fu scrittore, ammiraglio e naturalista romano, conosceva questa pianta con il nome di “Abiga”.
L’ Ajuga chamaepitys è una pianta interamente e fortemente aromatica, in quanto sono presenti delle ghiandole che contengono oli eterici; secondo la medicina è una pianta con proprietà medicamentose: viene usata come antireumatica, in quanto attenua i dolori dovuti all’infiammazione delle articolazioni, diuretica, antigottosa, coleretica, emmenagoga e stimolante, in quanto rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare.
Nella farmacopea ufficiale italiana questa pianta compare con il nome di Ivae arteticae herba ed un tempo veniva usata come diuretica e depurativa del sangue.
Per l’uso terapeutico si utilizza tutta la parte aerea della pianta.
I principi attivi della pianta sono: resine, sostanze amare, tannini, sali di acidi organici ed inorganici.

Modalità di Preparazione –
L’ Ajuga chamaepitys si utilizza sia per uso interno che esterno.
Per uso interno si utilizzano l’infuso e la tintura alcoolica.
L’infuso si prepara con 30-40 g di parte aerea della pianta secca per litro di acqua bollente. Si lascia a riposo per 5-10 minuti, quindi si filtra. Si prende a tazze: 2-3 al giorno come diuretico e depurativo.
Si può utilizzare anche come regolatore dei flussi mestruali, ma in questo caso va preso per tre giorni prima del presunto inizio delle mestruazioni. Nelle dismenorree si prende appena iniziato il ciclo mestruale.
La tintura si prepara con 200 g di parti della pianta secca per litro di alcool a 50°. Si lascia a macero per una settimana, quindi si filtra e si lascia riposare per una decina di giorni. Si somministra alla dose di 40 gocce al giorno in due volte, secondo le indicazioni descritte per l’infuso.
Per uso esterno si utilizza il decotto, preparato con 50-100 g di pianta per litro di acqua. Si lascia bollire per 10 minuti, poi si filtra a freddo. Il decotto serve per lavaggi o per preparare compresse sulle pelli lese o ulcerate. E utile ripetere il trattamento, specie nelle ferite profonde, 2-3 volte al giorno.
II camepizio si raccoglie al momento della fioritura (tempo balsamico ottimale) da maggio a luglio in giornate asciutte, quando la rugiada è scomparsa. Si recide con una forbice la pianta appena sopra la radice. È inutile prestare attenzione alla parte radicale, perché trattandosi di pianta generalmente annuale, dopo la fruttificazione va incontro a morte.
Per l’essiccamento si dispone la parte aerea della pianta su graticciati, all’ombra, in locali ben aerati. La pianta secca va conservata in sacchetti di carta o di tela, e va rinnovata ogni anno.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Acquisto suggerito



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *